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  • Commercio equo e solidale (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    Con Commercio equo e solidale (o semplicemente Commercio equo, Fair trade in inglese) si intende quella forma di attività commerciale, nella quale l'obiettivo primario non è la massimizzazione del profitto, bensì la lotta allo sfruttamento e alla povertà legate a cause economiche, politiche o sociali.

    È, dunque, una forma di commercio internazionale nella quale si cerca di garantire ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso, e si contrappone alle pratiche di commercio basate sullo sfruttamento che si ritiene spesso applicate dalle aziende multinazionali.

    Il documento che costituisce una sorta di "manifesto" del commercio equo solidale italiano è la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale.

     

    Le motivazioni

    Raccoglitori di quinoa certificata fair trade

    Raccoglitori di quinoa certificata fair trade

    Ipotesi di base per tale politica economica praticata soprattutto da associazioni e cooperative, con un elevata presenza di volontariato nei paesi ricchi, sono idee quali:

    • i prezzi vengono stabiliti da soggetti forti (multinazionali, catene commerciali) indipendentemente dai costi di produzione che sono a carico di soggetti deboli (contadini, artigiani, emarginati);
    • l'incertezza di sbocchi commerciali dei prodotti impedisce a contadini e artigiani di programmare seriamente il proprio futuro;
    • il ritardo dei pagamenti, ovvero il fatto che gli acquirenti paghino la merce molti mesi dopo la consegna e spesso anni dopo che sono stati sostenuti i costi necessari alla produzione (infrastrutture, semenza, nuovi impianti arborei, materie prime), favorisce l'indebitamento di soggetti economicamente deboli e un circolo vizioso che porta spesso all'usura;
    • i produttori conoscono i mercati nei quali vengono venduti i loro prodotti e dunque non riescono ad adeguarsi e tanto meno a prevedere mutamenti nei consumi;
    • al fine di ridurre i costi, vengono impiegate tecniche di produzione che nel medio-lungo periodo si rivelano particolarmente negative per il produttore e/o la sua comunità;
    • al fine di aumentare i quantitativi prodotti, si fa ricorso al lavoro di fasce della popolazione che nei paesi ricchi viene particolarmente tutelata (bambini, donne incinte, ...) e si rinuncia alla formazione dei giovani;
    • persone con scarsa produttività (rispetto alla concorrenza) non hanno di fatto possibilità di sopravvivere sul mercato;

     

    Le regole

    Il commercio equo-solidale interviene creando canali commerciali alternativi a quelli dominanti, al fine di offrire degli sbocchi commerciali a prezzi minimi a coloro che producono in condizioni ritenute più sostenibili.

    I principali vincoli da osservare sono i seguenti:

    • divieto del lavoro minorile
    • impiego di materie prime rinnovabili
    • spese per la formazione/scuola
    • cooperazione tra produttori
    • sostegno alla propria comunità
    • creazione, laddove possibile, di un mercato interno dei beni prodotti

    Gli acquirenti (importatori diretti o centrali di importazione) dei paesi ricchi, si assumono impegni quali:

    • Prezzi minimi garantiti (determinati in accordo con gli stessi produttori; il prezzo corrisposto deve permettere una vita dignitosa ai produttori e permettere investimenti nel campo sociale)
    • quantitativi minimi garantiti
    • contratti di lunga durata (pluriennali)
    • consulenza rispetto ai prodotti e le tecniche di produzione
    • prefinanziamento

     

    I prodotti

    Tè e tisane del commercio equo e solidale

    Tè e tisane del commercio equo e solidale

    Tipici prodotti del commercio equo sono il caffè, il , lo zucchero di canna, il cacao e prodotti dell'artigianato.

    Altri prodotti agricoli sono: il miele, la quinoa, l'orzo, frutta secca (anacardi, uvetta, mango, ...), infusi (karkadè, camomilla, menta, ...), spezie (pepe, cannella, chiodi di garofano, noce moscata, ...) le banane e altri.

    Questi vengono trasformati in: cioccolata e cioccolatini, torrone, caramelle, biscotti, crema di nocciole, bibite solubili, succhi di frutta, muesli, ecc.

    La produzione biologica sempre più presente tra i prodotti alimentari è dovuta da un lato alle scelte dei consumatori del Nord per un cibo più sano, ma anche per evitare ai contadini e operai di esporsi a prodotti nocivi per l'uomo e per motivi di salvaguardia dell'ambiente. A volte sono gli stessi contadini a decidere per l'agricoltura biologica quale tecnica tradizionale di coltivazione.

     

    Dimensioni del fenomeno

    Nel 2003 le università Cattolica e Bicocca di Milano hanno avviato un'ambiziosa ricerca - i cui risultati sono stati presentati nel maggio 2006 - al fine di fotografare le dimensioni del commercio equo e solidale sul mercato italiano e sui paesi in via di sviluppo, ipotizzando che tale commercio possa diventare una possibile politica per lo sviluppo dei paesi arretrati.

    Durante il 2005 nella sola Unione Europea il commercio equo e solidale ha raggiunto un fatturato record di 660 milioni di euro, due volte e mezzo maggiore rispetto allo stesso nel 2001. Sempre nell'UE, sono più di 79 mila i punti vendita che trattano merci solidali (57 mila di questi sono supermercati comuni che vendono anche prodotti equi) mentre sono circa 2800 le botteghe del mondo presso cui offrono il loro servizio circa 100 mila volontari.

     

    In Italia

    Il dato italiano sulla spesa pro-capite è il più basso d'Europa: 35 centesimi di euro a testa. Le botteghe solidali sono circa 600 in tutta Italia e sono concentrate prevalentemente nel nord-ovest e nel nord-est, rispettivamente il 38% e il 22,6% del totale. Sono specializzate (40% del totale) in prodotti artigianali di fascia medio-alta provenienti da più di 50 paesi del sud del mondo. Il 52,2% delle botteghe ha lo status di associazione mentre il 24,% sono cooperative. Da notare che l'88% di esse si trova nelle grandi città. Le persone coinvolte nelle botteghe tra dipendenti, volontari, soci e cooperative, sono 60 mila. I prodotti del commercio equo, specialmente quelli alimentari, si trovano in molte catene della grande distribuzione come Coop Italia, Crai, Auchan, Lidl. I punti vendita che trattano prodotti equosolidali in Italia sono sono più di 5.000.

     

    Costi e ricavi

    Sempre nel 2005 le botteghe del mondo,a fronte di un mercato in continua espansione, sono in leggera perdita (pari a 121 mila euro): 54,51 milioni di euro i costi, 54,39 milioni di euro i ricavi. Essa in gran parte è dovuta al sottodimensionamento e all'inefficienza economica nei punti vendita numerosi, ma di piccole dimensioni.

     

    Prodotti

    La vendita di riso equo solidale ha avuto un incremento del 190% tra il 2004 e il 2005. Hanno aumenti di vendita ragguardevoli anche caffè (+8%), tè (+11%), banane (+20%) e zucchero (+50%). Percentuali incoraggianti che però vanno controbilanciate con i dati in valore assoluto, poco edificanti se confrontati a livello europeo: ad es. in Gran Bretagna nel 2005 sono arrivate 3300 tonnellate di caffè equo solidale, mentre in Italia solo 223.

     

    Critiche al modello

    Secondo alcuni economisti e filosofi, tra cui Fritjof Capra, il modello di mercato proposto dal commercio equo-solidale non è né efficace né efficiente negli scopi che si propone. Ad esempio, l'agricoltura biologica in Brasile deve comunque essere fatta a scapito della foresta amazzonica, ed il suolo ottenuto dal disboscamento resta fertile solo per pochi anni. Altro esempio: per irrigare territori desertici, spesso si causa la mineralizzazione eccessiva del terreno, vedi deserto del Mojave.

     

    Organizzazioni e importatori

    Per approfondire, vedi la voce Commercio equo-solidale/importatori.
    Organizzazioni internazionali
    • IFAT[1] (International Federation of Alternative Trade), federazione internazionale del commercio alternativo
    • EFTA[2] (European Fair Trade Association), associazione europea commercio equo
    • Fairtrade Labelling Organization[3] (Fairtrade Labelling Organization), organismo internazionale di certificazione dei prodotti del Commercio equo e solidale
    • NEWS![4] (Network European World Shops), rete europea delle botteghe del mondo
    • FINE[5], coordinamento informale di FLO, IFAT, NEWS!, EFTA
    Organizzazioni in Italia
    Importatori
    Organizzazioni di consulenza

     

    Voci correlate

     

    Altri progetti

     

    Collegamenti esterni


     

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