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  • DICO - Che cosa sono i DICO (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    DICO è una sigla che significa "DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi" e viene riferita comunemente al disegno di legge finalizzato al riconoscimento nell'ordinamento giuridico italiano di taluni diritti e doveri discendenti dai rapporti di "convivenza" registrati: l'iter legislativo è in corso.

     

    Il percorso legislativo

    Il testo del disegno di legge è stato varato dal Consiglio dei Ministri l'8 febbraio 2007, è stato redatto dagli staff legislativi dei due Ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia).

    È stato quindi presentato all'esame del Senato della Repubblica, in quanto in quell'Aula erano già stati presentati provvedimenti simili.

    In commissione Giustizia del Senato, il 10 luglio, il relatore (e presidente della commissione) Cesare Salvi presentò un suo testo, che prevedeva pure la modifica del nome con il quale indicare la futura legge, da Di.co (diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi), che era il nome scaturito dal ddl Pollastrini-Bindi, in quello di Cus (contratto di unione solidale), proposto dallo stesso Salvi. La commissione, nella seduta del 23 ottobre, ha deciso di riprendere l'esame del testo base del relatore, fissando i tempi del suo iter: gli emendamenti debbono essere presentati entro il 12 novembre. In quella data, cioè appena votata la finanziaria e chiusa la "sessione di bilancio", inizierà la fase finale del cammino, con votazioni previste per la fine dello stesso novembre 2007.

     

    Stesura

    Il ministro Bindi, in un'intervista[1] ha tenuto a precisare, a seguito delle numerose critiche provenienti dagli ambienti cattolici, che alla stesura del testo del decreto «hanno collaborato molti giuristi cattolici», guidati dai proff. Renato Balduzzi, presidente del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e Stefano Ceccanti, ex presidente della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana).

     

    Normativa

     

    Chi potrebbe utilizzare i DICO

    Potrebbero beneficiare degli effetti del disegno di legge, qualora approvato dalle Camere, i conviventi ovvero «due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, affiliazione, tutela.».

     

    Il riconoscimento

    Il disegno di legge è finalizzato al riconoscimento giuridico alle "convivenze" che verranno iscritte nei registri anagrafici di ogni comune, con il conseguente riconoscimento di taluni diritti e doveri a seconda della rispettiva durata della convivenza:

    • dopo tre anni, vengono riconosciuti i diritti e le tutele del lavoro;
    • dopo nove anni, sono riconosciuti i diritti di successione.

     

    Diritti previsti e loro fruibilità

    I diritti immediatamente fruibili nell'attuale proposta sono:

    • Decisioni in materia di salute e in caso di morte - ciascun convivente può designare l'altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti, per quanto attiene alle decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti. E la designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono. Inoltre, in caso di assistenza o visite riservate ai soli familiari, come avviene di consueto in casi particolari negli ospedali, tali soggetti potranno superare questa barriera burocratica ed avere il diritto di farlo, questo perché nei peggiori dei casi si è visto negare la sua presenza al convivente da parte dei familiari e non è stato potuto evitare da parte dell'altro convivente ricoverato in quanto in stato di coma.
    • Permesso di soggiorno - si consente al convivente straniero (comunitario e extracomunitario) che è già legalmente in Italia per altri motivi (ad es. turistici) di ottenere il permesso di soggiorno per ragioni affettive.
    • Alloggi di edilizia pubblica - la materia rientra nelle competenze regionali; varie regioni stanno già introducendo punteggi aggiuntivi per i conviventi. La norma di principio introduce un vincolo per tutte le Regioni, un livello essenziale dei diritti, le modalità sono scelte dalle Regioni.
    • Utili di impresa - il convivente partecipa agli utili dell'impresa dell'altro convivente, come avevano riconosciuto i giudici, ma solo recentemente.
    • Tassa di successione - oggi per il convivente è fissata all'8%, scende al 5% .

    I diritti fruibili dopo un determinato periodo di tempo sono:

    • Contratto di locazione - in caso di morte di uno dei conviventi, che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l'altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni. La disposizione si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.
    • Agevolazioni in materia di lavoro con tre anni di convivenza sono facilitati trasferimenti e assegnazioni di sede dei conviventi.
    • Trattamenti previdenziali e pensionistici - questo diritto verrà regolamentato dalla prossima riforma delle pensioni, con l'intenzione del legislatore di garantire diritti soprattutto a favore dei conviventi più deboli.
    • Diritti di successione - con nove anni di convivenza, fatti salvi i diritti dei cosiddetti legittimari (quelli i cui diritti sono comunque intangibili) al convivente spettano i diritti di abitazione nella casa adibita a residenza della convivenza e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni. Quando si fa testamento non cambia nulla rispetto ad oggi; si può disporre liberamente, salvi i diritti intangibili dei riservatari (la cosiddetta riserva, dove invece il convivente non è ricompreso). Quando manca il testamento, il convivente ha dei diritti ereditari significativi ma non del tutto equivalenti al coniuge. Sicché accade che il convivente ha diritto a:
    1. un terzo dell'eredità, se concorre un solo figlio;
    2. un quarto dell'eredità, se concorrono due o più figli;
    3. metà in caso di concorso con ascendenti legittimi (genitori o nonni) o con fratelli e sorelle;
    4. tutta l'eredità in mancanza di figli, di ascendenti (genitori o nonni), di fratelli o sorelle e, in assenza di altri parenti entro il terzo grado.

     

    Doveri previsti

    • Autocertificazione - Il primo dovere nasce dalla scelta stessa di due persone, anche dello stesso sesso, di regolare il loro vincolo affettivo con un DICO, e si sostanzia quindi nell'obbligo di prestarsi reciproca assistenza e solidarietà materiale e morale.
    • Obbligo alimentare - L'assegno alimentare qui disciplinato vuole garantire al soggetto in situazioni di disagio economico, che verosimilmente ha prestato affidamento sul perdurare della convivenza, un sostegno economico di sopravvivenza «per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza» sempre che la convivenza duri da almeno tre anni. L'assegno pertanto risponde a ragioni meramente solidaristiche ed è assimilabile a quello pure previsto a carico dei congiunti (ascendenti, discendenti etc.). L'obbligo alimentare invece non può essere assimilato a quello che grava sul divorziato che deve invece sempre mantenere per l'ex coniuge il tenore di vita precedente.

     

    Effetto retroattivo

    La legge avrà effetto retroattivo e i conviventi avranno nove mesi per mettersi in regola.

     

    Le critiche

      « È difficile dire dei no, porre dei paletti in ordine al bene quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso. Se l'unico criterio diventa quello dell'opinione generale perché dire no, oggi a forme di convivenza stabile alternative alla famiglia, ma domani alla legalizzazione dell'incesto o della pedofilia tra persone consenzienti? »
     
    (Angelo Bagnasco, Genova, incontro con gli animatori della comunicazione della diocesi, 30 marzo 2007)

    Il percorso del disegno di legge è stato caratterizzato (così come lo è l'iter parlamentare in corso) da accese polemiche, sia in ambito politico (da parte dell'opposizione di governo e all'interno della stessa maggioranza) che in alcuni settori della società italiana. In estrema sintesi, le critiche espresse nel dibattito in corso possono essere così schematizzate:

    • su un versante: contrarietà alla istituzione di "una specie di matrimonio", espressa dalla gerarchia della Chiesa Cattolica ed in sostanza fatta propria, seppure in diverse misure e sfumature, da alcuni partiti, politici, associazioni di ispirazione cattolica;
    • sul versante opposto: insoddisfazione per l'eccessiva "prudenza" del testo, soprattutto in riferimento ai diritti previsti, da parte di alcuni partiti, politici, associazioni laiche (sinistra radicale, associazioni LGBT, etc.);

    Queste le principali contestazioni sul primo versante:

    • gli stessi diritti si potrebbero ottenere, senza attese e senza una legge apposita, attraverso il diritto privato ed il codice civile [2][3];
    • sarebbero «un attacco all'istituto della famiglia» e un atto di «laicismo gratuito»[4];
    • sarebbero il frutto di potenti lobby anticlericali[5];
    • costituirebbero un legame valido anche se la dichiarazione di convivenza non è stata resa contestualmente da entrambi i conviventi[6];
    • istituirebbero un "piccolo matrimonio" (Ruini et al) o "un matrimonio di serie B" (Berlusconi et al) in concorrenza con quello tradizionale, in cui si reclamano dei diritti senza adeguati doveri;[7][3];
    • indebolirebbero la famiglia così com'è intesa nella Costituzione Italiana (art. 29) (secondo le sentenze interpretative attuali della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione), minando le basi della società[8] [9][3];
    • i figli sarebbero meno tutelati in una forma di unione che è vista meno stabile del matrimonio;
    • relativizzerebbero il matrimonio, aprendo la porta a quello islamico (fino a 4 mogli)[10];
    • sarebbero un primo passo verso il matrimonio omosessuale o verso le adozioni per le coppie gay[7][5];
    • la semplice convivenza, socialmente e legalmente, non sarebbe equiparabile alla famiglia fondata sul matrimonio[3];
    • la coppia omosessuale non creerebbe famiglia, lo impedirebbe la sua costitutiva sterilità[7][11];
    • non sarebbero richiesti dalle persone conviventi/i registri civili non avrebbero avuto adesioni significative[7].

    Queste le principali contestazioni sul secondo versante:

    • il periodo di attesa per il diritto all'eredità sarebbe eccessivo[12];
    • vi sarebbe impossibilità di adesione nel caso in cui uno dei partner sia extracomunitario e privo di permesso di soggiorno, il che per le coppie gay rappresenterebbe un rischio di "separazione forzata" in quanto non sussiste la possibilità di congiungersi contraendo matrimonio[12];
    • sarebbe impossibile recedere senza continuare a condividere il domicilio, incertezze sulle modalità di annullamento[12].

    Si aggiungono preoccupazioni sui rischi di abuso, nel caso di una persona che dichiari la convivenza all'insaputa dell'altra persona coinvolta. Molti editorialisti e politici hanno infatti evidenziato come nell'ultima versione del testo del disegno di legge sia stato rimosso l'obbligo, precedentemente presente, di dichiarazione congiunta all'anagrafe del Comune di residenza. Allo stato attuale delle cose quindi, la dichiarazione potrebbe essere fatta da una sola persona, con effetto retroattivo, dietro comunicazione tramite raccomandata all'altro convivente. Raccomandata che però potrebbe essere materialmente intercettata e siglata dallo stesso primo dichiarante all'insaputa dell'altro, se effettivamente coabitante.

     

    Note

     

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