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  • Televisione digitale terrestre - che cosa è (da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    La televisione digitale terrestre, in sigla TDT (o DTT, dall'inglese Digital Terrestrial Television), spesso abbreviata in digitale terrestre, è la televisione terrestre rappresentata in forma digitale. Da un punto di vista tecnico infatti, il segnale televisivo è un'informazione elettronica e, in quanto tale, può essere rappresentato in forma analogica oppure in forma digitale.

    Anche la rappresentazione analogica è utilizzata per la televisione terrestre. Tale televisione terrestre è chiamata televisione analogica terrestre e, proprio per il tipo di rappresentazione utilizzata per l'informazione elettronica, si contrappone alla televisione digitale terrestre.

    Indice

     

    Confronto con la televisione analogica terrestre

    Nel confronto fra la trasmissione analogica e quella digitale dei canali televisivi valgono le stesse considerazioni che possono essere effettuate in generale sul confronto fra tecnologie analogiche e digitali: i segnali analogici sono maggiormente soggetti a disturbi, in quanto il ricevitore non ha modo di distinguere una variazione di segnale dovuta a disturbo da un reale contenuto informativo; viceversa, il segnale digitale è per sua natura immune ai disturbi fintantoché rimangono di lieve entità. Tuttavia, mentre il segnale analogico degrada in modo continuo e, anche se fortemente disturbato, presenta comunque un contenuto almeno in parte comprensibile ad un osservatore umano, il segnale digitale oltre una certa soglia di disturbo diventa indecifrabile e perde qualsiasi valore di informazione.

     

    Vantaggi rispetto alla televisione analogica terrestre

    I principali benefici derivanti dall'introduzione della DTT sono [1]:

    • un maggior numero di programmi disponibili
    • una migliore qualità immagine/audio
    • possibilità di programmi interattivi

     

    Efficienza spettrale e flessibilità

    I principali vantaggi della trasmissione digitale sono il miglioramento dell'efficienza spettrale[1][2] e l'introduzione di flessibilità nell'uso della banda disponibile[2]: grazie alla possibilità di impiegare algoritmi di compressione è possibile trasmettere quattro canali digitali al posto di uno analogico dall'equivalente qualità. Le emittenti televisive possono inoltre scegliere di utilizzare una certa quantità di banda per trasmettere pochi canali con un'elevata qualità oppure molti canali con una qualità più bassa.

    Ad esempio, se la banda a disposizione è 24 Mb/s si possono trasmettere quattro canali da 6 Mb/s l'uno, oppure dodici canali da 2 Mb/s; ovviamente nel secondo caso la qualità risulterà minore. I canali possono essere anche trasmessi con caratteristiche differenti[2]: è possibile trasmettere sia canali in alta definizione che canali ottimizzati per i piccoli schermi dei cellulari.

     

    Interattività

    Le persone abituate ad usare servizi televideo sanno che assieme ai comuni programmi televisivi possono essere trasmessi dati aggiuntivi. L'occasione del passaggio al digitale terrestre può essere usata per l'introduzione di nuovi standard che sfruttano la possibilità di ricevere dati aggiuntivi per offrire servizi interattivi prima inesistenti come l'EPG che sarebbe una apposita guida TV presente nei canali Rai e Mediaset. Già in passato lo spettatore aveva la possibilità di "dialogare" con le emittenti televisive, per esempio inviando voti con delle telefonate; i nuovi standard consentono un'interazione più semplice e coinvolgente grazie al fatto che lo spettatore maneggia unicamente il suo telecomando e può osservare i risultati delle sue azioni sullo schermo del proprio televisore.

    È da notare che una vera interazione richiede che lo spettatore possa trasmettere dei dati verso l'emittente televisiva, trasmissione che non può, per ragioni tecniche, avvenire con la stessa tecnologia ed infrastruttura usata per la diffusione dei canali televisivi. È da notare che l'invio di dati all'emittente può costituire una spesa per lo spettatore[3].

    Esempi di standard per i servizi interattivi sono MHP (Multimedia Home Platform, usato in Italia) e MHEG-5.

     

    Isofrequenza

    Va inoltre evidenziata la possibilità di trasmettere in isofrequenza, tecnica che non era possibile implementare nelle trasmissioni televisive analogiche. Questa evoluzione tecnologica permette di inviare lo stesso segnale sulla medesima frequenza contemporaneamente da più siti trasmittenti. Sebbene al momento in Italia pare non sia stata ancora adottata su vasta scala per via dell'impossibilità di trovare uno stesso canale libero su un ampio territorio (ad esempio una regione), sarebbe auspicabile un futuro utilizzo in tal senso sia per liberare canali che per un'ottica di tv/radio mobile. Infatti se ad esempio a livello di regione venisse utilizzata una stessa frequenza, ci si potrebbe spostare senza necessità di risintonizzazione e inoltre ci sarebbe la possibilità di fornire il servizio anche alle zone montane peggio servite, utilizzando appunto piccoli trasmettitori in isofrequenza.

     

    Passaggio da televisione analogica terrestre a televisione digitale terrestre

    La televisione analogica terrestre è la forma di televisione più diffusa al mondo, ricevibile attraverso le normali antenne non paraboliche.

    Nella televisione satellitare la transizione da televisione analogica satellitare a televisione digitale satellitare è ormai quasi del tutto completata, questo perché la televisione satellitare è diffusa da pochi anni, solo dopo la televisione terrestre e la televisione via cavo. Inoltre la televisione satellitare è sempre stata molto legata alla televisione a pagamento. La televisione satellitare infatti permette di diffondere un numero di canali decisamente maggiore rispetto alla televisione terrestre e alla televisione via cavo, per questo è sempre stata scelta dalle televisioni a pagamento. E le televisioni a pagamento satellitari sono quasi sempre state fornite attraverso un ricevitore proprietario, spesso a noleggio, quindi, in caso di passaggio della televisione a pagamento da televisione analogica satellitare a televisione digitale satellitare il ricevitore viene sostituito dall'azienda della televisione a pagamento stessa senza costi aggiuntivi per l'utente.

    La televisione via cavo ha seguito una simile evoluzione, in quanto, anche se si è diffusa molti anni prima della televisione satellitare, è sempre stata legata alla formula della televisione a pagamento.

    Il discorso è invece completamente diverso per la televisione analogica terrestre. Prima tipologia di televisione a diffondersi nel mondo, è sempre stata la tipologia più diffusa, legata soprattutto alla televisione gratuita, in particolare alla televisione pubblica. Nei Paesi dove la televisione pubblica ha un ruolo rilevante il passaggio dall'analogico al digitale necessita, per gli utenti, di dotarsi di un nuovo apparecchio per poter continuare a fruire del servizio pubblico. Per questo la transizione da televisione analogica terrestre a televisione digitale terrestre sarà inevitabilmente lenta, legata al normale ciclo di sostituzione degli apparecchi televisivi, anche se spesso vengono programmate dai governi degli Stati delle scadenze per tali transizioni (sovente procrastinate).

     

    Disposizioni di legge

    In accordo a recenti normative europee, gli stati dell'Unione stanno convertendo o convertiranno le loro infrastrutture per la diffusione dei canali televisivi, passando da sistemi analogici a sistemi digitali, secondo tempi decisi autonomamente dalle autorità dei vari Paesi.

     

    Problemi legati alla transizione

     

    Nuovi apparecchi

    Decoder per la televisione digitale terrestre prodotto da TeleSystem

    Decoder per la televisione digitale terrestre con supporto per smart card

    Per il normale spettatore lo svantaggio principale del digitale terrestre è dato dalla necessità di acquistare dei nuovi apparecchi atti alla sua ricezione. È possibile sostituire i propri televisori con nuovi modelli in grado di ricevere autonomamente le trasmissioni digitali oppure affiancare ai televisori già posseduti dei ricevitori esterni (decoder). Oltre che un costo in termini economici questo costituisce una difficoltà pratica per le persone che, come molti anziani, non hanno dimestichezza con la tecnologia: l'uso di una nuova televisione richiede un cambiamento di abitudini consolidate e l'uso di un decoder implica anche un telecomando in più.

    Anche se i televisori più recenti integrano il sintonizzatore digitale terrestre[4], spesso si tratta di modelli base: non consentono di usufruire dei servizi a pagamento (come Mediaset Premium, Dahlia TV e Pangea) o lo consentono solo in seguito all'acquisto di un componente aggiuntivo (modulo CAM); tipicamente, inoltre, non supportano l'interattività. Ciò significa che per usufruire dei vantaggi del digitale terrestre può essere necessario affiancare un decoder anche alle televisioni recenti.

    Oltre ai televisori, in generale qualunque apparecchio per la ricezione di canali televisivi, ad esempio videoregistratori e schede tv per computer, deve disporre di un decoder esterno o essere sostituito. Televisione e videoregistratore possono condividere un unico decoder, ma questo fa sì che registrare un programma mentre se ne guarda un altro sul televisore non sia più possibile

     

    Adeguamento degli impianti di antenna

    Tipica antenna per la ricezione di canali televisivi

    L'impianto d'antenna richiesto dal digitale terrestre è lo stesso già usato per le trasmissioni analogiche e quindi già presente in tutte le abitazioni; alcuni impianti, particolarmente i più vecchi, possono però richiedere una revisione: l'Agcom ritiene infatti che per i sistemi centralizzati sia da prevedere la necessità di un intervento tecnico di adeguamento almeno nel 20/30% dei casi[5]. I costi legati anche all'adeguamento degli impianti d'antenna sono quindi rilevanti.

    Inoltre non è possibile ricevere il segnale digitale terrestre con antenne che ricevono poco segnale per esempio quelle antenne a forma di v che tutti conosciamo date in omaggio con i televisori analogici, sopratutto 14 pollici, o acquistate per pochi euro in quanto se si amplifica uno scarso segnale analogico si ottiene un segnale analogico accettabile ma se si amplifica uno scarso segnale digitale si ottiene solo lo scarso segnale di prima.

     

    Maggiori consumi di energia elettrica

    L'utilizzo di decoder esterni porta ad un aumento dei consumi di energia elettrica: se un sintonizzatore televisivo è integrato all'interno di un televisore lo spegnimento del televisore implica anche lo spegnimento completo del sintonizzatore, ciò però non accade se il sintonizzatore è esterno (cioè se si usa un decoder). Non solo può essere facile dimenticare acceso il decoder, bisogna anche considerare che esso non si spegne completamente a meno di non staccare fisicamente la spina, questo comportamento è dettato da ragioni di comodità: rimanendo così il decoder in uno stato di stand-by può mantenere attivi alcuni componenti e permettere la riaccensione tramite telecomando. Se è vero che i consumi possono diminuire quando un decoder è in stand-by, è altrettanto vero che non si azzerano: mentre gli apparecchi più virtuosi esibiscono consumi inferiori al watt[6], quelli più economici possono consumare anche 5 o più watt. Per un ipotetico nucleo famigliare dotato di due decoder questo si traduce in un consumo di 87,6 kWh/anno (circa 20 €/anno secondo le tariffe tipiche)[7], tenendo poi presente l'elevato numero di persone che si sono dotate o si doteranno di decoder si ottiene che il quantitativo di corrente elettrica sprecato nella sola Italia è dell'ordine del megawatt.

    Questo problema andrà a sparire mano a mano che l'obsolescenza tecnologica spingerà gli utenti a sostituire le vecchie televisioni con nuove televisioni dotate di decoder digitale integrato che quindi renderanno inutile la presenza del decoder esterno.

     

    Modem obsoleti

    Fra i decoder attuali quelli che supportano l'interattività si avvalgono di connessioni "56k" per la creazione del canale di ritorno. Tali connessioni sono comunemente considerate obsolete e usate per l'accesso ad internet solo in assenza di alternative o in casi particolari: sono lente (meno di 50 kb/s in trasmissione), occupano la linea telefonica ed espongono al rischio di truffe "da 899". In principio anche tecnologie differenti dal "56k" potrebbero essere impiegate, ad esempio sfruttando connessioni ADSL.

     

    Scarsa copertura del territorio

    Essendo l'infrastruttura per il digitale terrestre in fase di realizzazione, la copertura del territorio può non essere completa ed affidabile. In Italia per esempio essa è tutt'altro che completa e molte zone sono soggette a temporanee perdite di segnale o ricezione corrotta, soprattutto in caso di pioggia[8]. Queste problematiche di ricezione sono chiaramente destinate a sparire con il tempo.

     

    Costi per le emittenti

    Ancora, i costi non sono esclusivamente per gli spettatori, ma anche per le emittenti televisive: la RAI nel 2008 ha chiesto un importante aumento del canone giustificato anche dai costi del passaggio al digitale[9].

     

    Situazione attuale

    Per approfondire, vedi la voce Transizione alla televisione digitale.

    L'immagine rappresenta la situazione attuale in termini di transizione dalla televisione analogica terrestre a quella digitale.

    ██ Transizione completata

    ██ Transizione in corso

    ██ Transizione non iniziata

    ██ Transizione non pianificata

    L'Italia ha cominciato a trasmettere col digitale terrestre nel 2003 in Sardegna e poi nella Valle d'Aosta. Dal 27 ottobre 2008 in Sardegna è stata completata la transizione al digitale con spegnimento del segnale analogico. Dal 16 giugno 2009 è iniziata la transizione per il Piemonte e per Roma, con l'eliminazione di Rai2 e Rete4 dal sistema analogico. Entro un paio di anni si auspica la conversione totale. Il Governo ha già approvato il piano per il passaggio di tutte le regioni italiane al digitale terrestre che verrà completato nel 2012, come da raccomandazioni comunitarie.

     

    Standard

    Per approfondire, vedi la voce Diffusione degli standard televisivi nel mondo.

     

    Standard trasmissivi

    I principali standard usati per la trasmissione della televisione digitale terrestre sono:

    Sono colorati in viola i paesi che adottano più standard.

     

    Standard interattivi

    Gli standard interattivi si aggiungono a quelli trasmissivi per fornire servizi aggiuntivi, i più noti sono:

    • MHP: è basato sul linguaggio di programmazione Java ed esiste in due versioni, DVB-HTML (poco fortunato perché molto complesso) e DVB-J; sviluppato inizialmente soprattutto in Italia ed in Corea è oggi impiegato anche in numerosi altri paesi;
    • MHEG-5;
    • BML;
    • Ginga.

    L'implementazione di questi standard nei sintonizzatori è opzionale: i modelli più economici, proprio per ragioni di costi, spesso non li supportano, permettendo quindi di ricevere correttamente le trasmissioni televisive ma non consentendo l'uso di servizi interattivi. È da notare che questi standard devono essere in primo luogo adottati dalle emittenti, altrimenti gli utenti non possono in ogni caso trarne beneficio.

     

    Codifiche video

    Nella maggior parte dei paesi la codifica video è effettuata secondo lo standard MPEG-2, ma il più efficiente standard H.264 (conosciuto anche come MPEG-4 AVC) ha cominciato ad essere popolare ove il lancio della televisione digitale è stato più recente. Alcuni paesi adottano entrambi gli standard: in Francia, per esempio, MPEG-2 è usato per le trasmissioni gratuite mentre H.264 è impiegato per trasmissioni a pagamento e in alta definizione.

     

    Storia della televisione digitale terrestre

    Già dagli anni '70 negli Stati Uniti ed in Regno Unito dal 1998 iniziarono le prime prove con le trasmissioni televisive digitali terrestri con alterne fortune.

    Recentemente la DGTVi ha siglato un accordo con numerose aziende elettroniche per incentivare l'uso del digitale terrestre; una di queste iniziative riguarda la diffusione delle cam per i servizi a pagamento. Ad oggi hanno aderito al progetto Finlux, Innohit, Graetz, Panasonic, Samsung, Telefunken[10].

     

    Cronologia dell'introduzione del digitale terrestre nel mondo

    Molti paesi hanno regolamentato a livello nazionale la transizione dalle trasmissioni analogiche a quelle digitali, la tabella seguente riassume le varie tempistiche (per semplicità sono indicati solo gli anni).

    Legenda:

    • lancio ufficiale: anno in cui la televisione digitale terrestre è stata o sarà ufficialmente lanciata (non l'anno di inizio delle trasmissioni di prova);
    • inizio transizione: anno in cui si è cominciato o si comincerà a cessare le trasmissioni analogiche;
    • fine transizione: anno in cui le trasmissioni analogiche sono o saranno cessate completamente.

    In aggiunta sono indicati anche gli standard correntemente adottati:

    Paese  ↓ Lancio ufficiale  ↓ Inizio transizione  ↓ Fine transizione  ↓ Sistema  ↓ Interattività  ↓ Compressione  ↓
    Albania 2004   2012 DVB-T   MPEG-2
    Andorra     2007 DVB-T MHP MPEG-2
    Australia 2001 2010 2013 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Austria 2006 2007   DVB-T MHP  
    Belgio 2002 2008 2011 DVB-T Nessuno MPEG-2
    Brasile 2007   2016 ISDB-T Ginga MPEG-4
    Bulgaria 2004 2009 2012 DVB-T MHP MPEG-4
    Canada     2011 ATSC   MPEG-2 e MPEG-4
    Cina 2007     DMB-T/H   MPEG-2
    Corea del sud 2001   2012 ATSC   MPEG-2 e MPEG-4
    Croazia 2002 2008 2011 DVB-T    
    Danimarca 2006 2009   DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Estonia 2006 2008 2010 DVB-T   MPEG-4
    Isole Fær Øer 2002 2002   DVB-T    
    Filippine 2010 2010 2015 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Finlandia 2001 2007 2007 DVB-T   MPEG-2
    Francia 2005 2008 2011 DVB-T   MPEG-2 e MPEG-4
    Germania 2002 2003 2008 DVB-T   MPEG-2
    Giappone 2003   2011 ISDB-T BML MPEG-2
    Grecia 2006     DVB-T    
    Hong Kong 2007   2012 DMB-T/H MHEG-5 MPEG-2 e MPEG-4
    Irlanda 2009 2012 2013 DVB-T MHEG-5 MPEG-4
    Israele 2009 2011   DVB-T   MPEG-4
    Italia 2003 2008 2012 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Lituania 2006     DVB-T   MPEG-4
    Lussemburgo 2006 2006 2006 DVB-T Nessuno MPEG-2
    Malesia 2006   2015 DVB-T MHEG-5 MPEG-4
    Marocco 2007     DVB-T    
    Messico 2004   2022 ATSC   MPEG-2 e MPEG-4
    Norvegia 2007 2008 2009 DVB-T   MPEG-4
    Nuova Zelanda 2008 2012 2013 DVB-T MHEG-5 MPEG-4
    Paesi Bassi 2003   2006 DVB-T    
    Polonia 2009   2012 DVB-T   MPEG-4
    Portogallo 2009 2011 2012 DVB-T   MPEG-4
    Regno Unito 1998 2007 2012 DVB-T MHEG-5 MPEG-2 e MPEG-4
    Repubblica Ceca 2004 2007 2010 DVB-T MHP MPEG-2
    Romania 2005   2012 DVB-T   MPEG-4
    Russia 2010 2015   DVB-T   MPEG-4
    Slovenia 2007 2010 2011 DVB-T   MPEG-4
    Spagna 2000 2009 2010 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Stati Uniti 1998 2007 2009 ATSC   MPEG-2 e MPEG-4
    Sudafrica 2006 2008 2011 DVB-T   MPEG-4
    Svezia 1999 2005 2007 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Svizzera 2001 2002 2009 DVB-T    
    Taiwan 2006 2008 2010 DVB-T MHP MPEG-2 e MPEG-4
    Turchia       DVB-T    
    Ucraina 2008 2012 2015 DVB-T Nessuno MPEG-4
    Ungheria 2008   2011 DVB-T   MPEG-4

     

    Note

    1. ^ Passaggio alla TV digitale - Piemonte Digitale. URL consultato il 22-5-2009.
    2. ^ a b c Libro bianco dell'Agcom sul digitale terrestre, pagina 1
    3. ^ L'interattività - Piemonte Digitale. URL consultato il 22-5-2009.
    4. ^ [Tv digitale: da domani in vendita solo televisori con decoder integrato - Adnkronos CyberNews 22-5-2009]
    5. ^ Libro bianco dell'Agcom sul digitale terrestre, pagina 17
    6. ^ Scheda tecnica del decoder Philips DTR4610/08. URL consultato il 10-05-2009.
    7. ^ Articolo de Il Sole 24 Ore. URL consultato il 10-5-2009.
    8. ^ Digitale Terrestre - Segnale scarso: che fare? eurosat-online.it
    9. ^ La RAI chiede un importante aumento del Canone Punto Informatico, venerdì 05 dicembre 2008.
    10. ^ http://www.dgtvi.it/stat/Consumer_Info/Bollino_DGTVi.html

     

    Bibliografia

    • Hervé Benoît, Manuale della televisione digitale: MPEG-1, MPEG-2 e principi del sistema DVB, Milano, Hoepli, 2003.
    • Gian Maria Corazza e Sergio Zenatti, Introduzione alla televisione digitale: dall'analogico al numerico, Roma, Gremese, 2008.
    • Maurizio Costanzo, La TV secondo me. Il futuro della televisione nella rivoluzione digitale, Milano, Il sole 24 ore, 2002.
    • Jean Noel Dibie, La sfida della televisione: pubblica, digitale, senza frontiere. Prospettive mediterranee, Milano, Jaca Book, 2004. ISBN 8816436271.
    • Aldo Frignani, Elena Poddighe, Vincenzo Zeno-Zencovich (a cura di), La televisione digitale: temi e problemi. Commento al D. lgs. 177/05, T.U. della radiotelevisione, Milano, Giuffrè, 2006. ISBN 8814124981
    • Giorgio Manzoli, Televisione digitale: via satellite, cavo, ponte radio terrestre, Milano, Delfino, 2006.
    • Antonio Pascotto, La televisione senza palinsesto: contenuti nella tivu dell'era digitale, Avellino, De Angelis, 2007.
    • Pamela Maria Pinna, Televisione digitale terrestre: storia, tecnologie e sviluppi della nuova televisione, Roma, Gremese, 2008. ISBN 9788884404695.
    • Enrico Pulcini, Click TV: come internet e il digitale cambieranno la televisione, Milano, Franco Angeli, 2006. ISBN 8846472438.
    • Riccardo Rovescalli, Il cinema e le sue sorelle: l'evoluzione digitale nella tecnica e nel linguaggio del cinema, della televisione e della radio, Milano, Franco Angeli, 2000. ISBN 884642302X.

     

    Voci correlate

     

    Collegamenti esterni


     


    Parte del contributo iniziale per questo articolo è tratto da questa pagina del sito Televisione Digitale Terrestre, col consenso dell'autore.



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