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  • Emancipazione femminile - che cosa è (Da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    Le discriminazioni femminili ci sono sempre state e ci sono ancora. Ad esempio, nell'antichità greco-romana e ancora oggi in certi paesi del Terzo Mondo le ragazze venivano vendute dalla famiglia al marito e si trovavano a dipendere da lui, che perlopiù poteva sposare più donne e ripudiarle.

    Il termine emancipazione vuol dire in questo caso liberazione della condizione di inferiorità. Secondo l'ONU, oggi non c'è paese al mondo che tratti le donne come gli uomini, anche se almeno in Occidente sulla carta vengono garantiti tutti i diritti.

    La parità dei diritti è negata dalla legge in quasi tutti i paesi islamici: però oggi la Tunisia, la Turchia e il Marocco concedono alle donne il diritto di scegliersi il marito e valere in famiglia quanto lui, dimostrando che l'emancipazione femminile si può conciliare con la religione musulmana. Ma altresì in altre Nazioni esse sono oggetto di discriminazioni: per esempio in Africa si vendono le bambine al futuro consorte; in Cina e in India la nascita di una femmina è spesso una disgrazia ed è diffuso l'aborto selettivo; in India sono ancora molte le vedove "convinte" a gettarsi sul rogo dove bruciano le spoglie del marito, e vengono considerate impure.

    Anche in Italia, il panorama è abbastanza negativo, però: le donne sono apprezzate in molte professioni, ma non riescono a fare carriera. Hanno meno tempo libero perché sentono il peso dei lavori domestici e i dati relativi alle elezioni del 2001 ci hanno collocato come il paese più "sessista" dell'Unione Europea.

     

    Le rivendicazioni alla fine dell'Ottocento in Europa

    L'emancipazione femminile è iniziata in modo concreto verso la seconda metà del 19° secolo, anche se la strada da percorrere ancora oggi è molto lunga. Si pensi infatti che in una società prevalentemente maschilista, agli albori del femminismo, alle donne venivano negati il diritto di voto, di istruzione, svolgevano lavori meno qualificati degli uomini ed erano considerate delle minorenni come i figli; appartenevano prima al padre, poi al marito. Le università non le ammettevano perché temevano che una donna istruita si ribellasse al volere del marito, e poi ritenevano che il loro unico compito fosse allevare i figli e badare alla casa.

    Non tutti condividevano quest'opinione, però: sia perché volevano compagne con cui poter dialogare, sia perché pensavano che fosse importante farle accedere agli studi superiori per avere una vera democrazia. Nonostante ciò, l'analfabetismo femminile in tutta Europa, specie nei paesi cattolici, rimase molto alto. Spesso in questo periodo si formarono società segrete di donne e ragazze (dette anche suffragette) che cominciarono a far sentire la loro voce: sottolinearono quanto fosse importante per una madre essere istruita per crescere i figli, e a partire dal 1890 in molti Stati vennero ammesse all'università.

    Poi in Francia dal 1907 esse poterono disporre direttamente del proprio stipendio di lavoratrici senza dover dipendere dal marito. I sindacati femminili organizzarono scioperi e proteste di massa, fecero firmare petizioni, fondarono giornali e si riunivano in grandi congressi nazionali ed internazionali. Un'altra grande rivendicazione fu il diritto di votare. In Inghilterra vi fu un movimento chiamato Woman Suffrage Association, che però venne realizzato solo a livello locale (consigli comunali, 1969; consigli di contea, 1880). Solo la Nuova Zelanda e l'Australia fecero ottenere il voto nel 1800. Nei paesi dell'Europa occidentale alcune leggi ridussero la disparità all'interno della famiglia, ma in nessuno si ebbe un'effettiva parità. Anzi, dappertutto vi fu un'opposizione maschile: a Lione nel 1903, i tipografi scesero in piazza per manifestare contro Emma Corieau, colpevole di voler aderire al sindacato; quando Emilia Pardon Bazan ottenne -prima nella storia- la nomina di docente di letteratura all'università di Madrid (1916) le sue lezioni vennero boicottate dagli studenti di sesso maschile; Marie Curie, premio nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911 non fu ammessa all'Accademia delle Scienze,in Francia, perché era una donna.

     

    La Repubblica Italiana

    Fu solo nel 1946 che, con la fine della Seconda Guerra Mondiale, che le donne in Italia poterono votare. Infatti venne dichiarata la parità di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, lingua, razza, opinioni politiche e via dicendo (Articolo 3). Più che mai, però, negli anni Cinquanta, le donne vennero costrette a fare le casalinghe, perché si diffuse l'immagine di una moglie provetta, e le classi a scuola furono ancora separate.

     

    I gruppi femministi degli anni 70

    Dopo la rivolta studentesca del '68, molte ragazze che erano state favorevoli all'evento, divennero protagoniste di nuove proteste. Richiesero l'aborto, che allora veniva praticato clandestinamente e metteva in pericolo la loro stessa vita, ottennero finalmente la parità all'interno delle famiglie, e fra gli slogan femministi ricorse spesso la parola scelta. Le donne vogliono decidere per se stesse.



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