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Fusione nucleare fredda TERZA PARTE (da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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Conferenze internazionali

ICCF (International Conference on Cold Fusion)

Dal 1989 ad oggi, col titolo di "ICCF" (International Conference on Cold Fusion), si è tenuta una serie di conferenze internazionali nelle quali non si è parlato soltanto di Fusione fredda in senso stretto, ma anche di nuove energie. Elenco delle conferenze svolte[122]:

  1. ICCF-1 Bandiera degli Stati Uniti Salt Lake City, marzo 1990
  2. ICCF-2 Bandiera dell'Italia Como, Villa Olmo, giugno-luglio 1991
  3. ICCF-3 Bandiera del Giappone Nagoya, ottobre 1992
  4. ICCF-4 Bandiera degli Stati Uniti Hawaii, dicembre 1993
  5. ICCF-5 Bandiera di Monaco Monte Carlo, aprile 1995
  6. ICCF-6 Bandiera del Giappone Sapporo, ottobre 1996
  7. ICCF-7 Bandiera del Canada Vancouver, aprile 1998
  8. ICCF-8 Bandiera dell'Italia Lerici, maggio 2000
  9. ICCF-9 Bandiera della Cina Pechino
  10. ICCF-10 Bandiera degli Stati Uniti Cambridge (USA), agosto 2003
  11. ICCF-11 Bandiera della Francia Marsiglia[123], ottobre-novembre 2004
  12. ICCF-12 Bandiera del Giappone Yokohama[124], novembre 2005
  13. ICCF-13 Bandiera della Russia Mosca[125], giugno 2007
  14. ICCF-14 Bandiera degli Stati Uniti Washington ICCF-14 Washington, 10-15 agosto 2008[126][120].
  15. ICCF-15 Bandiera dell'Italia Roma, 5-9 ottobre 2009[127].
  16. ICCF-16 Bandiera dell'India Chennai, India, 6-11 febbraio 2011[128]

Note

  1. ^ Seata, Peter N.; Schaffer, Michael J.; Morrison, Douglas R.O.; Heeter, Robert F. "What is the current scientific thinking on cold fusion? Is there any possible validity to this phenomenon?", Scientific American (21 ottobre, 1999).
  2. ^ F. Scaramuzzi, “"Ten Years of Cold Fusion: an Eye-witness Account"”. Accountability in Research, 8, 77 (2000); una versione in italiano è stata pubblicata su Energia, Ambiente e Innovazione, 5,21 (2001)
  3. ^ Jones, Steven Earl. "Muon-catalysed fusion revisited". Nature. Nature Publishing Group, 1986.
  4. ^ a b Fleischmann, M., S. Pons, and M. Hawkins. "Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium". J. Electroanal. Chem., 1989. 261: p. 301 and errata in Vol. 263.
  5. ^ Si definisce caricamento il rapporto tra il numero di atomi di idrogeno diffusi all'interno di una matrice cristallina rispetto agli atomi che costituiscono tale matrice.
  6. ^ a b F. Celani, A. Spallone et al.”Evidence of anomalous tritium excess in D/Pd overloading. experiments”. LNF-02/013 (P), 2 luglio 2002.
  7. ^ a b c d U.S. Department of Energy (1989). "A Report of the Energy Research Advisory Board to the United States Department of Energy", Washington US (25 May 2008)
  8. ^ Britannico di nascita austriaca
  9. ^ Paneth, F., and K. Peters (1926), Nature, 118, 526.
  10. ^ Kowalski, Ludwik (2004), "Jones’s manuscript on History of Cold Fusion at BYU", Montclair, NJ: csam.montclair.edu.
  11. ^ Fleischmann, Martin (2003), “Background to cold fusion: the genesis of a concept”, Tenth International Conference on Cold Fusion, Cambridge, MA: World Scientific Publishing, ISBN 978-981-256-564-8
  12. ^ a b Gai, M.; Rugari, S. L.; France, R. H.; Lund, B. J.; Zhao, Z.; Davenport, A. J.; Isaacs, H. S. & Lynn, K. G. (1989), “Upper limits on neutron and big gamma-ray emission from cold fusion”, Nature 340: 29–34
  13. ^ Leggett, A.J. (1989), “Exact upper bound on barrier penetration probabilities in many-body systems: Application to ‘‘cold fusion”, Phys. Rev. Lett. (no. 63): 191-194.
  14. ^ Fleischmann, Martin e Pons, Stanley (1989), “Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium'”, Journal of Electroanalytical Chemistry 261 (2A): 301–308.
  15. ^ Browne, M. (May 3, 1989), “Physicists Debunk Claim Of a New Kind of Fusion”, New York Times. Retrieved on 25 May 2008.
  16. ^ Wilson, R. H. (1992), “Analysis of experiments on the calorimetry of LiOD-D2O electrochemical cells”, Journal of Electroanalytical Chemistry 332: 1–31.
  17. ^ Shkedi, Zvi; McDonald, R.C.; Breen, J.J.; Maguire, S.J. & Veranth, J. (1995), “Calorimetry, Excess Heat, and Faraday Efficiency in Ni-H2O Electrolytic Cells.”, Fusion Technology 28 (4): 1720-1731.
  18. ^ a b Jones, J. E.; Hansen, L. D.; Jones, S. E.; Shelton, D. S. & Thorne, J. M. (1995), “Faradaic efficiencies less than 100% during electrolysis of water can account for reports of excess heat in "cold fusion" cells”, Journal of Physical Chemistry 99 (18): 6973-6979
  19. ^ Will, F. G. (1997), “Hydrogen + oxygen recombination and related heat generation in undivided electrolysis cells”, Journal of Electroanalytical Chemistry 426 (1): 177–184.
  20. ^ Storms, Edmund (2007), Science of Low Energy Nuclear Reaction: “A Comprehensive Compilation of Evidence and Explanations”, Singapore: World Scientific, ISBN 981-270-620-8.
  21. ^ M. Fleischmann e S. Pons, "Electrochemically induced nuclear fusion of deuterium", Journal of Electroanalytical Chemistry and Interfacial Electrochemistry (10 April 1989), 261, 301.
  22. ^ (EN) Steven Krivit, "MIT Attack on Fleischmann and Pons".
  23. ^ (EN) Robert L. Park, Voodoo Science: The Road from Foolishness to Fraud, Oxford University Press; Reprint edition (Oct 2001). ISBN 0-19-514710-3.
  24. ^ Fleischmann, Martin & Pons, Stanley, Journal of Electroanalytical Chemistry 261 (2A), 1989. pp. 301-308.
  25. ^ Dopo il 1989 i media iniziarono a presentare seri dubbi sulla realtà del fenomeno; vedi ad esempio l'articolo in data 20 ottobre 1991 uscito sul giornale La Repubblica dal titolo Signori scienziati perché ci truffate? Lo scandalo dei ricercatori che contrabbandano autentici bidoni per grandi scoperte. Si approfondì sul rapporto tra la responsabilità dello scienziato che genera informazione scientifica ed i media che la devono divulgare verso il grande pubblico. Questa responsabilità, specie per temi molto caldi come l'energia, la salute, le conseguenze della manipolazione genetica e tanto altro, non sempre viene posta davanti alla necessità dello scienziato di pubblicare quanto prima i suoi lavori, al fine di poterne trarre i massimi benefici di carriera ed economici. Benefici che spesso si legano anche agli interessi economici dell'istituzione alla quale lo scienziato appartiene. Simili considerazioni sono state approfondite ad esempio dalla giornalista Francesca Gatti nell'articolo del 18 dicembre 2002, Il flop della fusione fredda pubblicato sulla rivista dell'ENEL Emporion. In questo articolo vengono riportate alcune considerazioni sul comportamento dei ricercatori Fleischmann, Martin & Pons, Stanley: L'aver convocato un'improvvisa conferenza stampa anziché aver diffuso ed analizzato le teorie attraverso i canali tradizionali delle riviste e dei congressi, ad esempio. A questo, si aggiungeva una certa ritrosia nel divulgare i dettagli degli esperimenti, sembra a causa di alcuni problemi legati agli sponsor e ai brevetti. E, soprattutto, venne meno una delle basi della ricerca scientifica: la riproducibilità di un fenomeno. Per essere considerato valido, un esperimento deve ripetersi – nelle stesse condizioni – con regolarità. Le sperimentazioni delle teorie di Pons e Fleischmann, al contrario, non diedero mai risultati coerenti. Nessuno dei molti laboratori che, in tutto il mondo, cercarono di mettere in pratica le teorie riuscì a raggiungere una stabilità sperimentale accettabile
  26. ^ Il rapporto di caricamento è un valore numerico dato dalla quantità di atomi di idrogeno o deuterio presenti all'interno di un certo volume rispetto agli atomi di un metallo, come ad esempio il palladio, presenti nello stesso volume. Ad esempio se in un certo volume vi sono 100 atomi di palladio e 90 atomi di deuterio, il rapporto di caricamento è pari a 0,90. La determinazione analitica di questo rapporto non è una impresa facile e ciò è dimostrato da molti lavori che si concentrano solo sulla determinazione di tale parametro, ad esempio: E.Del Giudice, A.De Ninno, M.Fleischmann, A.Frattolillo, G.Mengoli. "Loading of H(D) in a Pd lattice". Proc. of 9th International Conference on Cold Fusion, ICCF9 Bejing (Cina), 19-24 maggio, 2002
  27. ^ Se il rapporto di caricamento deve essere elevato, è necessario, per il palladio, dedicare alla preparazione un tempo piuttosto lungo (giorni o settimane). Ma non basta: un rapporto così alto produce un grave stress alla struttura del metallo e, in generale, lo danneggia al punto da far ben presto ridiscendere la concentrazione di deuterio al di sotto di quel livello. Finché non verrà trovata una tecnologia efficace per mantenere il rapporto di caricamento a livelli utili, i successi resteranno dunque del tutto sporadici.
  28. ^ Dalla biografia inserita nella rivista cerncourier.com e scritta dai due colleghi, Peter Schmid e Gottfried Kellner, viene descritto il suo atteggiamento verso il fenomeno della Fusione Fredda: L'analisi della affermazioni fatte da alcuni suoi colleghi della comunità scientifica che avevano asserito di aver scoperto l'evidenza della fusione fredda, occupò le facoltà di critica di Morrison nel corso di molti anni. Anche se lui fu inizialmente assai entusiasmato da questo fenomeno, trovò poi rapidamente molti punti deboli e contraddizioni negli argomenti dei suoi colleghi e quindi divenne pronto ad esprimere la propria opinione, dedicandosi all'opposizione di tali affermazioni. Un altro paragrafo della sua biografia fa riferimento al fatto che Morrison fu citato come testimone della difesa per un processo di diffamazione a causa di un articolo scritto sul quotidiano La Repubblica: I suoi forti sentimenti sulla questione, portarono Morrison a testimoniare in un caso giudiziario che era stato avviato da parte di un gruppo di fisici contro il giornale italiano La Repubblica. Prendendo la Fusione fredda come esempio chiave, Morrison sviluppò poi una sua formulazione di "scienza patologica" tramite una serie di articoli e presentazioni.
  29. ^ Douglas R.O. Morrison. "Review of cold fusion". Sov. Phys. Usp. 34 1055-1060 begin_of_the_skype_highlighting            34 1055-1060      end_of_the_skype_highlighting (1991). Abstract dell'articolo: I Risultati sperimentali sulla Fusione Fredda sono stati passati in rassegna. La maggior parte degli esperimenti non rilevano nessun effetto ed i limiti superiori sono apprezzabilmente più bassi degli effetti positivi annunciati in alcuni esperimenti. È possibile concludere che: (a) Non vi è produzione di calore di eccesso e (b) è evidente che il bilancio finale è fortemente contro la presenza di prodotti di fusione. È stata osservata una curiosa regionalizzazione dei risultati, in alcune parti del mondo sono stati trovati solo risultati negativi, e solo risultati positivi in altre parti. Inoltre il rapporto dei risultati positivi rispetto ai negativi varia con il tempo. Studi precedenti sul palladio indicano che la fusione non dovrebbe accadere nel metallo. La Fusione fredda si spiega meglio come un esempio di Scienza Patologica
  30. ^ M. Gai, S. L. Rugari, R. H. France, B. J. Lund, Z. Zhao, A. J. Davenport, H. S. Isaacs and K. G. Lynn, "Upper limits on neutron and γ-ray emission from cold fusion", Nature (6 July 1989), 340, 29.
  31. ^ D. E. Williams, D. J. S. Findlay, D. H. Craston, M. R. Sené, M. Bailey, S. Croft, B. W. Hooton, C. P. Jones, A. R. J. Kucernak, J. A. Mason and R. I. Taylor, "Upper bounds on 'cold fusion' in electrolytic cells", Nature (23 November 1989), 342, 375.
  32. ^ (EN) "Cold Fusion Research", A Report of the Energy Research Advisory Board to the United States Department of Energy, November 1989.
  33. ^ M. Fleischmann, S. Pons, M. W. Anderson, Lian-Jun Li, and M. Hawkins, "Calorimetry of the palladium-deuterium-heavy water system", Journal of Electroanalytical Chemistry and Interfacial Electrochemistry (25 July 1990), 287, 293.
  34. ^ Steven Krivit, "Controversial M.I.T. Cold Fusion Graphs"
  35. ^ Eugene Mallove. Fire From Ice. Infinite Energy Press, 1999. ISBN 1-892925-02-8. Il libro sostiene che il gruppo di lavoro composto da Stanley Pons e Martin Fleischmann presso l'università dello Utah abbia realmente prodotto una quantità di energia superiore all'unità con un esperimento replicato in diverse occasioni, ma che i risultati siano stati soppressi attraverso l'organizzazione di una campagna di ridicolizzazione da gruppi di potere accademici, compresi quelli che studiano la fusione termonucleare controllata, al fine di cercare di proteggere le loro attività di ricerca e di finanziamento.
  36. ^ E. Mallove, "MIT and cold fusion: a special report", 1999.
  37. ^ "The pressure for conformity is enormous. I have experienced it in editors' rejection of submitted papers, based on venomous criticism of anonymous referees. The replacement of impartial reviewing by censorship will be the death of science." Schwinger, J.,"Cold fusion: Does it have a future?", Evol. Trends Phys. Sci., Proc. Yoshio Nishina Centen. Symp., Tokyo 1990, 1991. 57: p. 171.
  38. ^ Antonella del Ninno, Antonio Frattolillo, Antonietta Rizzo
    Rapporto Tecnico ENEA RT2002/41/FUS
    ENEA - Unità Tecnico Scientifica Fusione;Centro Ricerche Frascati, Roma, 2002
  39. ^ Roberto Germano, "Fusione fredda. Moderna storia d'inquisizione e d'alchimia", Bibliopolis, 2003. ISBN 88-7088-436-8.
  40. ^ Camillo Franchini. "Che fine ha fatto la fusione fredda ?". Scienza & paranormale (Rivista del CICAP), marzo-Aprile 2008, pp. 26-42. L'articolo, a pag. 41, si conclude con questi paragrafi: "..Insomma la strana vicenda della fusione fredda ha dimostrato che l'esistenza di un fenomeno non è un impedimento per continuare la ricerca. Finché saranno disponibili fondi, la ricerca continuerà. I finanziamenti saranno sempre trovati, perché i ricercatori sono poco incentivati a presentare risultati risultati scarsi o negativi, per non perdere i finanziamenti. La chiusura della ricerca sulla fusione nell'Università dello Utah non è servita per accelerare il declino asintotico della fusione fredda. La ricerca è semplicemente continuata da altre parti."
  41. ^ Seminario L’energia “fredda” e le fonti rinnovabili - In ricordo di Giuliano Preparata, 24 ottobre 2000, Roma.
  42. ^ a b Lettera di risposta della rivista Science che giustifica il rifiuto di pubblicazione del Rapporto 41 a suo tempo richiesta dal gruppo di Antonella Del Ninno. La lettera inizia con la frase "Poiché il suo manoscritto non ha ricevuto un alto punteggio di priorità durante il processo iniziale di valutazione, non possiamo rinviarlo per una analisi approfondita (in-depth review)".
  43. ^ A. De Ninno, A. Frattolillo, G. Lollobattista, L. Martinis, M. Martone, L. Mori, S. Podda, F. Scaramuzzi. "Emissione di neutroni da un sistema Deuterio-Titanio". Nota presentata nella seduta del 22 aprile 1989 del socio U. Colombo, Atti Acc. Lincei Rend. fis., (8) LXXXIII (1989), 221 (1990)
    A. De Ninno, A. Frattolillo, F. Scaramuzzi, da "Understanding Cold Fusion Phenomena". "Neutron emission from a Titanium-Deuterium System" ed. by R. A. Ricci, F. De Marco, E. Sindoni, Conference Proc. (Varenna, 15-16 Sept. 1989) Italian Phys. Soc., 41 (1990)
    A. De Ninno, A. Frattolillo, F. Lanza, S. Migliori, C. Pontorieri, S. Scaglione, F. Scaramuzzi, P. Zeppa. "The production of Neutron and Tritium in the Deuterium gas-Titanium interaction" da "The Science of Cold Fusion ", Proc. of II Int. Conf. on Cold Fusion, Como, June 29-July 4, 1991, ed. T. Bressani, E. Del Giudice, G. Preparata, Società Italiana di Fisica, 445 (1991)
  44. ^ Caricamento maggiore o uguale al 100%
  45. ^ [Fritz G. Will, Krystyna Cedzynska, Denton C. Linton, Tritium generation in palladium cathodes with hight deuterium loading. The Fourth International Conference on Cold Fusion (ICCF-4), Lahaina, Maui, 6-9 dicembre 1993. La pubblicazione riporta alcuni esperimenti di caricamento di deuterio su celle elettrolitiche composte da un filo di palladio immerso in una soluzione di 1N D2SO4 (Soluzione 1 Normale di Acido solforico per il quale al posto dell'atomo di idrogeno vi è del deuterio) rispetto ad un gruppo di controllo costituito dalle stesse celle con acido solforico comune 1N H2SO4. Nel primo caso si ha una chiara emissione di trizio mentre per il gruppo di controllo non ne viene rilevata nessuna emissione. Da notare poi che per la prima cella, l'emissione di trizio è possibile solo per valori di caricamento, del deuterio rispetto al palladio, uguali o maggiori all'unità.. Va anche notato che l'autore dell'articolo, si dichiari comunque contrario all'ipotesi che nella cella possa avvenire una fusione nucleare, in quanto non è riuscito a rilevare un flusso neutronico generato da quella che definisce: la reazione sconosciuta, ossia quella reazione che produrrebbe il trizio.
  46. ^ Ricercatori presso la Hokkaido University, Sapporo (Giappone).
  47. ^ E. Mallove. "Ohmori Mizuno experiment replicated". New Energy News (NEN), luglio1998, vol. 6, No. 3, pp. 1-2.
    T. Ohmori and T. Mizuno. "Excess Energy Evolution and Transmutation...". Infinite Energy Magazine, giugno-Luglio 1998, No. 20, pp. 14-17.
  48. ^ Ohmori, T. and T. Mizuno. "Strong Excess Energy Evolution, New Element Production, and Electromagnetic Wave and/or Neutron Emission in the Light Water Electrolysis with a Tungsten Cathode". The Seventh International Conference on Cold Fusion (ICCF-7). Vancouver (Canada), 1998.
  49. ^ a b c Scott R. Little, H. E. Puthoff Ph.D, Marissa Little. "The Incandescent W Experiment". ErthTech International Inc. (ETI), August 1998. Nella prima serie di prove, nonostante l'esecuzione di ben 10 esperimenti, con gli elettrodi di tungsteno puro forniti direttamente dai ricercatori giapponesi Ohmori e Mizuno, non fu riscontrato nessun eccesso di produzione di calore. Successivamente i ricercatori ricontattarono Mizuno al fine di poter avere maggiori informazioni sul processo, e proprio grazie a tali informazioni si accorsero di un errore da essi commesso legato al fatto che avevano mal interpretato la configurazione sperimentale pubblicata dai due ricercatori giapponesi, invertendo quindi la polarità delle celle. Corressero immediatamente e svolsero quindi una nuova tornata sperimentale. Questo lavoro andò avanti fino al gennaio del 2000, ma nonostante tutti i loro sforzi dovettero con loro grande costernazione riscontrare che nessun chiaro eccesso di calore era stato da loro riscontrato. Perciò interruppero gli esperimenti ed asserirono, con ragionevole certezza, che l'elettrolisi al plasma, nelle condizioni proposte da Ohmori e Mizuno non era capace di produrre un misurabile eccesso di calore e che quindi i due ricercatori giapponesi avevano commesso errori nella misura della effettiva energia elettrica impiegata dalla cella durante la reazione.
  50. ^ Mizuno, T., T. Akimoto, and T. Ohmori. "Confirmation of anomalous hydrogen generation by plasma electrolysis". 4th Meeting of Japan CF Research Society. 2003. Iwate, Japan: Iwate University.
  51. ^ La variante più comune, dell'esperimento di Ohmori e Mizuno, è quella di modificare la composizione della soluzione elettrolitica con altri composti
  52. ^ J.F. Fauvarque, P.P. Clauzon, G.J-M. Lalleve (CNAM di Parigi). "Abnormal excess heat observed during MIZUNO-type experiments". Documento presentato al ICCF12 Conference (Yokohama, Giappone), novembre 2005.
    P. Clauzon- J.F. Fauvarque- G. Lallevé (CNAM Electrochimie Industrielle) e G. Le Buzit (CNAM, Laboratoire de Sciences Nucléaires). "A boiling - water calorimeter for the study of the abnormal excess heat observed during MIZUNO-like experiments". 13th International Conference on Condensed Matter Nuclear Science (ICCF-13) at Dagomys, Sochi (Russia), 25 giugno - 1 luglio, 2007.
  53. ^ T Ohmori, T Mizuno. "Strong Excess Energy Evolution, New Element Production, and Electromagnetic Wave and/or Neutron...". The Seventh International Conference on Cold Fusion, 1998
  54. ^ D. Cirillo, A.Dattilo, V. Iorio, "Trasmutation of metal to low energy in confined plasma in the water", aprile 2004
  55. ^ U.S. Navy, Technical Report 1862. "Thermal and Nuclear Aspects of the Pd-D2O System". S. Szpak, P.A. Mosier-Boss (editor), SSC San Diego CA (USA), Febbraio 2002.
  56. ^ Nella relazione si pone l'accento sul fatto che molti critici hanno affermato che l'elio 4 possa essere entrato attraverso le pareti di vetro della cella, il relatore afferma che ciò non è possibile in quanto l'esperimento è stato fatto in parallelo ad un'altra cella del tutto uguale alla prima e posta nelle medesime condizioni fisiche, ma nella quale non avvenivano reazioni di fusione fredda. In questa seconda cella non è stata mai rilevata la presenza di elio 4.
  57. ^ Nella relazione viene ipotizzato che questi inaspettati successi, sono stati spiegati, con l'ipotesi che il boro ritardi la possibilità del deuterio di uscire dal palladio durante la reazione.
  58. ^ Dalla Intervista del ricercatore ENEA Vittorio Violante, paragrafo A che punto siete quindi? del documento ENEA "Che fine ha fatto la fusione fredda": ...A cambiare le carte in tavola è stato l'evento scientifico dell'agosto 2003, la Conferenza internazionale sulla fusione fredda tenutasi a Boston. Io e altri ricercatori di istituti stranieri, tra questi alcuni che avevano utilizzato i materiali messi a punto dall'ENEA, presentammo i risultati positivi, che convinsero alcuni accademici americani a sottoporre nuovamente la questione al DoE...
  59. ^ Peter L. Hagelstein, Michael C. H. McKubre, David J. Nagel, Talbot A. Chubb, Randall J. Hekman. "New Physical Effects in Metal Deuterides". Department of Energy (DoE), 2004. Documento che riporta lo stato dell'arte sugli studi della fusione fredda, al 2003, redatto tra alcuni dei più qualificati ricercatori, selezionati dal DoE in funzione di ottenere una chiara valutazione scientifica del fenomeno.
  60. ^ a b U.S. Department of Energy (2004) (PDF), "Report of the Review of Low Energy Nuclear Reactions". Washington, DC: U.S. Department of Energy, retrieved on 19 July 2008. Il protocollo prevedeva di far commentare, nel tempo di un mese, da parte di 9 ricercatori selezionati dal DoE la documentazione raccolta; il 23 agosto 2004 altri 9 ricercatori avrebbero letto la documentazione anonimamente inviata dagli altri 9 esaminatori e quindi ascoltato 6 presentazioni di un'ora fatte da altrettanti gruppi di ricercatori, in modo da ottenere 18 commenti che avrebbero permesso di redigerne il rapporto definitivo.
  61. ^ Il DoE non ha mai ufficialmente rilasciato i 18 commenti sui lavori presentati.
  62. ^ a b U.S. Department of Energy (2004) (PDF), "Report of the Review of Low Energy Nuclear Reactions,". Washington, DC: U.S. Department of Energy, retrieved on 19 July 2008.
    Questo rapporto del U.S. Department of Energy (DOE) ha sollevato ampie critiche da parte della comunità dei ricercatori che operano nel settore delle reazioni LENR, critiche ampiamente riportate nel documento The U.S. Department of Energy 1989 Cold Fusion and 2004 LENR Reviews scritto nella rivista internet di settore www.newenergytimes.com
  63. ^ Vittorio Violante, ricercatore europeo che ha partecipato alla presentazione verbale con i membri della commissione del DoE, nella intervista: "Che fine ha fatto la Fusione Fredda" alla domanda: Insomma un ripensamento, nel quale il DOE ha ammesso lo sbaglio del passato?, così interpreta le conclusioni della commissione:
    ..Non proprio, piuttosto l'approvazione di un processo di revisione. Ossia la presa d'atto che la situazione è oggi diversa da quella iniziale del 1989, e che il lavoro fatto nei quindici anni successivi dai vari laboratori di ricerca, come quello dell'ENEA, ha cambiato i termini della questione.
  64. ^ Energy Efficiency and Renewable Energy
    Sezione del DoE specializzata allo studio di metodi per il risparmio energetico ed alla promozione di energia rinnovabili.
  65. ^ EERE Network News. "DOE Report on "Cold Fusion" Studies Recommends More Research". 8 dicembre 2004. Vittorio Violante. "Che fine ha fatto la Fusione Fredda". Ufficio Stampa ENEA, ENEA Frascati (Roma). Vittorio Violante, come del resto altri ricercatori che studiano i fenomeni legati alla fusione fredda, hanno sempre lamentato l'interpretazione completamente negativa che molti media hanno riportato sulla valutazione fatta dal DoE nel 2004. In realtà, fanno notare, la maggioranza dei recensori ha solo ammesso di non avere in mano prove certe sulla esistenza di tali fenomeni e che quindi vi è la necessità di avviare nuove e più approfondite attività di ricerca, sulla base delle quali poi procedere ad un nuovo ciclo di analisi.
  66. ^ Arata, Yoshiaki, Zhang Yue-Chang. "Anomalous difference between reaction energies generated within D20-cell and H20 Cell", Japanese Journal of Applied Physics 37 (11A): L1274-L1276. 1998.
    L'esperimento è stato realizzato con una coppia di particolari celle ad altissima pressione, dette DS Cell (“Double-Structures Cathode”), alimentate in serie, di cui una cella era posta in una soluzione di deuterio, l'altra in una soluzione a base di acqua. Le misure sono state fatte come confronto tra le emissioni di calore delle due celle, considerando la cella posta nella soluzione a base di acqua, la cella di riferimento, ovvero quella con assenza di fenomeni di fusione fredda (Comunque vi è da notare che Arata, nella pubblicazione "Critical condition to induce "excess-energy" within DS-H20 cell" del 12 aprile 1999, evidenzia che in condizioni critiche, anche nella cella posta nella soluzione a base di acqua, possono avvenire dei fenomeni di fusione fredda di una certa intensità). Il metodo per confronto utilizzato da Arata, dovrebbe permettere di semplificare la dimostrazione di un eventuale fenomeno di riscaldamento anomalo per semplice confronto, senza dover introdurre complicati calcoli termodinamici.
  67. ^ La cella di Arata (DS Cell) era stata concepita tra il 1954 ed il 1955 per ottenere deuterio o idrogeno ad altissima pressione, utilizzabile per gli esperimenti di fusione calda, intrapresi in quegli anni dal Giappone. La cella, tramite lo sfruttamento di microcavità e difetti reticolari normalmente presenti negli elettrodi di palladio, per mezzo di particolari fenomeni elettro-fisici può portare il deuterio inglobato a raggiungere pressioni enormi, tali da favorire le migliori condizioni per l'innesco di reazioni di fusione fredda
  68. ^ Francesco Celani, A. Spallone, P. Marini, V. Di Stefano, M. Nakamura. "Electrochemical compression of hydrogen inside a Pd-Ag thin wall tube, by alcohol-water electrolyte". LNF 06/20 (P), 17 luglio 2006.
  69. ^ Yoshiaki Arata, M.J.A. Yue-Chang Zhang. "Development of Compact Nuclear Fusion Reactor Using Solid Pycnodeuterium as Nuclear Fuel". 10° International Conference on Cold Fusion (ICCF-10), Cambridge (USA), agosto 2003.
  70. ^ Yoshiaki Arata, M.J.A. Yue-Chang Zhang. "Development of "DS-Reactor" as a practical reactor of "Cold Fusion" based on the "DS-cell" with "DS-Cathode". 12° International Conference on Cold Fusion (ICCF-12), Yokohama, Giappone, 27 novembre - 2 dicembre 2005
  71. ^ Ludovica Manusardi Carlesi, Fusione fredda alla riscossa, Sole 24 Ore On Line, 15 maggio 2008.
    Giuseppe Caravita, Fusione fredda: è vicina la soluzione del mistero?, Sole 24 Ore On Line, 15 maggio 2008.
  72. ^ Il protocollo utilizzato da Yoshiaki Arata è stato brevettato il 10 ottobre 2003, con un brevetto europeo EP1551032 dal titolo Hydrogen Condensate and Method of Generating Heat Therewith.
  73. ^ Il gruppo di Francesco Celani, dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF), sulla traccia degli esperimenti di Arata, ha realizzato nel 2006-2007, un protocollo più semplice per la fabbricazione di tali nano-particelle, utilizzando una tecnologia simile a quella necessaria per la fabbricazione delle marmitte catalitiche, questa tecnologia si basa su del materiale nano-poroso (gamma-allumina) che viene riempito con sali solubili di Palladio. Tutto il dispositivo viene poi sottoposto ad vari cicli ad alta temperatura (500-600 °C) di calcinazione e riduzione del composito.
  74. ^ Francesco Celani. "Esperimento DIAFF". Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Frascati (Roma), 2006.
  75. ^ La copertura giornalistica dell'evento è stata prevalentemente Giapponese, questo ha impedito, in un primo momento, di ottenere notizie precise sui giornali occidentali. Comunque Steven B. Krivit di New Energy Times era uno dei pochi occidentali presenti all'avvenimento lo ha descritto in un articolo uscito il giorno successivo ed ha inserito anche un elenco di tutti gli articoli che hanno parlato dell'evento, tra i quali quello di uno dei principali giornali economici giapponesi, Nikkan Kogyo Shimbun.
  76. ^ Steven B. Krivit. "Arata-Zhang LENR Demonstration", New Energy Times, 2008. L'articolo riporta la testimonianza diretta dell'autore che era presente alla conferenza di Arata del 22 maggio 2008.
  77. ^ Ludovica Manusardi Carlesi. "Nucleare, la fusione fredda funziona", Sole 24 Ore On Line, 22 maggio 2008.
    Giuseppe Caravita. "La rivincita del Samurai", Sole 24 Ore On Line, 22 maggio 2008.
  78. ^ Necessario per dimostrare la presenza di 4He (elio 4), come eventuale residuo della reazione di fusione
  79. ^ Il deuterio, essendo un isotopo dell'idrogeno, si comporta chimicamente allo stesso modo
  80. ^ Secondo Arata l'avvelenamento della sua reazione avviene in quanto la reazione di origine termonucleare che trasforma il deuterio in elio si svolge all'interno delle nano particelle utilizzate, l'elio prodotto, dopo un certo tempo, tende a diffondersi all'interno del reticolo metallico di palladio occupando in questo modo le aree in cui prima era presente il deuterio, abbassando in questo modo il rapporto tra atomi di deuterio ed atomi di palladio (caricamento) e quindi riducendo in modo progressivamente crescente la capacità del sistema nel produrre ulteriori reazioni di fusione.
  81. ^ Camillo Franchini. "La fusione fredda di Arata". Scienza & Paranormale N. 80 (14 ottobre 2008).
  82. ^ ENEA, il Dipartimento FUS è la sede ufficiale deputata agli studi sulla Fusione Nucleare
  83. ^ S. Martellucci, A. Rosati, F. Scaramuzzi, F. Violante "Fusione Fredda, Storia della Ricerca in Italia". ENEA, Focus tecnologie, cap: 2.2 ed. 2008.
    Il gruppo di Criogenia aveva immediatamente individuato la strada di utilizzare un metallo, ad esempio il titanio capace di assorbire idrogeno/deuterio in quanto negli anni aveva accumulato una grossa esperienza con le pompe getter utilizzate al fine di ottenere vuoti estremamente spinti, tali pompe sono realizzate proprio sfruttando dei metalli assorbitori di idrogeno/deuterio, come il titanio.
  84. ^ La necessità di raffreddare il contenitore in acciaio era nata dalla esigenza di generare una condizione di non stazionarietà in quanto tale condizione sembrava essere uno degli elementi fondamentali che potevano portare alla produzione del fenomeno di fusione. Tale condizione poteva essere raggiunta variando, ungo il corso dell'esperimento, un parametro sperimentale (ad esempio la temperatura e/o la pressione).
  85. ^ Steven B. Krivit e Nadine Winocur, Psy.D. . Prefazione Alla Versione Italiana, in (Trad. italiana a cura di Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo, Antonietta Rizzo) "Rapporto Sulla Fusione Fredda". Los Angeles (USA), New Energy Times, 2004. p. 4. Continuando la lettura del capitolo, ad un certo punto, viene spiegato il prosieguo della vicenda. La testimonianza riassume alcuni aspetti del dibattito che si aprì successivamente all'annuncio ed alle prime difficoltà nella replicazione dei risultati, difficoltà che portarono ad una accesa divisione tra gli scienziati, generando due distinti gruppi:
    Il primo gruppo che affermava la realtà del fenomeno, anche se era costretto ad ammettere che sussisteva una evidente difficoltà di replica e quindi della oggettiva impossibilità di ottenere, in tempi brevi, una dimostrazione scientificamente valida.
    Il secondo gruppo, invece, ne negava l'assoluta esistenza e che quindi qualsiasi studio su di esso non meritava un approfondito scientifico.
    Poche volte nella scienza si sono avuti due partiti così nettamente divisi su questioni scientifiche tanto fondamentali, ma ciò fu quello che capitò in quei particolari momenti del 1989:
    ... Il seguito della vicenda italiana, ricalca fedelmente quello che successe negli Stati Uniti, dopo alcuni mesi di ispezioni al laboratorio dell'ENEA da parte di organismi scientifici internazionali e di società private come la British Petroleum, venne decretato che si era in realtà trattato di una “bufala” e che era meglio non parlarne più. Anche l'ENEA fece marcia indietro, al Prof. Scaramuzzi venne sì concessa la dirigenza, ma al suo gruppo non vennero assegnati che pochi fondi per l'anno in corso e più nulla nei successivi. Molti ricercatori che avevano tentato di salire sul carro dei trionfatori, si affrettarono a scenderne vista la “mala parata” e ritrattarono i loro risultati, unendosi immediatamente dopo al coro dei detrattori.
    Questo rapido cambiamento di fronte si realizzò in soli 6 mesi. Già nell'autunno del 1989 era fortemente sconsigliato in ENEA e nel resto della comunità scientifica dire di avere qualcosa a che fare con la fusione fredda.
    Da questo momento in poi le notizie che sono filtrate sulla fusione fredda sono state molto scarse e questo ha contribuito al nascere di una leggenda: molti si chiedono se si è trattato davvero di una bufala o se è all'opera una congiura per tenere nascosta una ricerca scomoda.
    La gente, si sa, ama le leggende e la scarsità di informazioni ha paradossalmente aiutato la fusione fredda a rimanere viva nell'immaginario collettivo.
    Pochi sanno, ad esempio, che già nella primavera del 1989, tre fisici italiani: Giuliano Preparata, Emilio Del Giudice e Tullio Bressani, pubblicarono un articolo sulla rivista Il Nuovo Cimento in cui venivano gettate le basi per una teoria predittiva della fusione fredda.
  86. ^ T. Bressani, E. Del Giudice, G. Preparata. "First steps Toward Understanding Cold Fusion". Il Nuovo Cimento, 101A, pp. 845-849, 1989
  87. ^ La relazione che c'è tra il "caricamento" e la probabilità che si registrino effetti riconducibili alla fusione fredda, è comunemente nota come "Effetto Preparata" o più formalmente come effetto "Cöhn-Aharonov"
  88. ^ Steven B. Krivit e Nadine Winocur, Psy.D. . Prefazione Alla Versione Italiana, in (Trad. italiana a cura di Antonella De Ninno, Antonio Frattolillo, Antonietta Rizzo) Rapporto Sulla Fusione Fredda. Los Angeles (USA), New Energy Times, 2004. p. 5
    Perché il fenomeno avvenisse e la completa deformazione del noto schema dei canali di decadimento della reazione nucleare studiata, una reazione di fusione d+d, che non prevedeva più la massiccia produzione di neutroni e particelle cariche, ma doveva avere un forte sbilanciamento verso la produzione dell'4He (elio-4).
    Il capitolo poi prosegue affermando che la conoscenza di una efficace teoria, alla base del fenomeno, impediva, da parte degli sperimentatori, di riprodurre in modo corretto gli esperimenti di Fleischmann e Pons:
    Queste previsioni erano disponibili per la comunità scientifica già nel maggio del 1989. Tutte le relazioni tecniche che confutavano la realtà dell'effetto Fleischmann e Pons, pubblicate entro l'autunno dello stesso anno non contengono nessuna indicazione sul caricamento raggiunto ed utilizzano la circostanza della totale mancanza di neutroni e particelle cariche come prova della fraudolenza delle affermazioni di Fleischmann, Pons e di tutta la banda di coloro che, da allora vengono chiamati i “believers” (i credenti).
    Le previsioni della teoria di Preparata, Del Giudice e Bressani furono confermate, nel giro di alcuni mesi, dai laboratori in cui si erano “rintanati” coloro che continuavano a credere più alle loro osservazioni che ai sacri testi del moderno aristotelismo.
  89. ^ I detrattori delle teorie di Preparata fanno però notare che tutta la sua teoria si fonda su equazioni con un numero elevatissimo di variabili, equazioni quindi assolutamente difficili, se non impossibili, da risolvere. Mentre la semplificazioni introdotte da Preparata, per risolvere tali equazioni, sono spesso aleatorie e praticamente impossibili dimostrare.
  90. ^ Giovanni Maria Pace. «Signori scienziati, perché ci truffate?». la Repubblica, 21 10 1991. URL consultato in data 2/1/2009.
  91. ^ S.Casillo F. Di Trocchio. Falsi scoop e scienza spettacolo nei quotidiani, in Falsi Giornalistici, Alfredo Guidi Editore, 1997. pp 153-154. ISBN 88-7188-142-7
    Il giudizio espresso dal tribunale di Roma aggiunge poi:
    lo stesso comportamento tenuto da Fleischmann Martin e Pons Stanley, che in più occasioni fornirono dati tra loro contrastanti, l'omessa citazione del contributo fornito dal professore Jones a quegli stessi studi; le dichiarazioni rilasciate agli organi di informazione sulle prospettive e gli sviluppi della ricerca, assolutamente privi di qualsiasi riscontro nella realtà, suscitano non poche perplessità circa la correttezza dei due scienziati. Si deve quindi ritenere che le espressioni di severa critica usate negli articoli da Giovanni Maria Pace nei confronti dei fautori della Fusione fredda sono giustificate dall'esistenza di una rilevante contestazione da parte della stessa comunità scientifica non soltanto nei riguardi dell'impostazione teorica della ricerca, ma anche per il modo in cui sono stati condotti gli esperimenti, sono stati divulgati dati relativi, sono state trattate le conclusioni sui futuri sviluppi della ricerca...
  92. ^ Sentenza n. 3864/01 del 23 ottobre 2001 da parte della Corte d'Appello di Roma Prima sezione Civile.in quanto aveva accertato l'illecito commesso dall'autore dell'articolo (in relazione all'art. 595 c.p.).
  93. ^ Sul risarcimento la sentenza così dispose:
    Condanna la Società Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.a., Eugenio Scalfari e Giovanni Maria Pace, in solido tra loro, al risarcimento del danno nei confronti dei detti appellanti, che liquida il L. 100.000.000 in favore di ciascuno di essi, nonché al rimborso delle spese etc..
  94. ^ Il perito del tribunale di Roma, Professor Giovanni Lichieri, ordinario di chimica fisica Università di Stato, è autore della Consulenza Tecnica d'ufficio (Sentenza 3864/01 della Corte d'Appello di Roma, 2001, pp. 5.): ..tra l'aprile 1989 e il settembre 1992 sono stati dedicati, sulle riviste scientifiche, 743 articoli, dei quali 332 a carattere sperimentale, di questi 115 si sono espressi favorevolmente, 147 in modo negativo, 70 non hanno descritto risultati decisivi in un senso o nell'altro; dei 183 articoli a contenuto teorico, 76 hanno espresso opinioni favorevoli, 32 contrari, 75 non hanno preso posizione; dei 104 lavori di rassegna e discussione, 20 hanno dato giudizio positivo, 35 negativi, 49 hanno concluso nel dubbio.. Di fatto il tribunale, con il riesame degli atti, ha rivalutato la consulenza tecnica di ufficio redatta dal Professor Giovanni Lichieri e depositata il 3 marzo 1994. Sullo stato di avanzamento delle ricerche nel settore della fusione fredda tra il 1989 al 1992, negando che ..vi fossero elementi sufficienti per riconoscere il fallimento della ricerca.. negava pure che nelle successive precisazioni-correzioni fornite da M. Fleischmann, S. Pons, ..vi fossero manipolazioni, da cui inferire un loro tentativo di sottile inganno verso la comunità degli scienziati e verso la società.
  95. ^ Roberto Germano. "Aqua. L'acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure", Bibliopolis, 2007. ISBN 978-88-7088-517-0
    Nel libro è riportata delle testimonianze e la valutazione della sentenza che conclude con questa frase:
    ..l'articolo è stato giudicato diffamatorio, Fleischmann e Pons hanno ricevuto un risarcimento che ha coperto anche le nostre spese legali. La Corte, però, ecco perché è una sentenza di compromesso, non ha obbligato il giornale a pubblicare il testo della sentenza..
  96. ^ Focardi, F. Piantelli. "Produzione di energia e reazioni nucleari in sistemi Ni-H a 400 C". Università di Bologna, Conferenza nazionale sulla politica energetica in Italia, Bologna (18-19 aprile 2005).
  97. ^ Gangliosidi) posti in atmosfera d'idrogeno e su di un supporto di nichel
  98. ^ Foresta Martin Franco. "La fusione fredda alla senese accende di nuovo la speranza". Corriere della Sera (19 febbraio 1994)
  99. ^ Piantelli ha sempre fatto notare che il merito di tale scoperta, è dovuto principalmente alla fortunata coincidenza di aver svolto il suo lavoro di ricerca biofisica sui gangliosidi, proprio durante il periodo di grande dibattito mediatico successivo all'annuncio di Fleischmann e Pons, periodo nel quale il termine fusione fredda diventa di uso comune e giustifica un più attento studio dei fenomeni anomali di emissione di calore, come quelli da lui riscontrati.
  100. ^ I due principali ricercatori, S. Focardi (Università di Bologna) e F. Piantelli (Università degli Studi di Siena), hanno sempre rifiutato di indicare il loro processo con il termine Fusione Fredda, in quanto ritengono che, nel processo da loro studiato, avvengano reazioni di tipo nucleare sconosciute, le quali potrebbero non avere elementi in comune con quelle che si presume essere presenti all'interno delle celle elettrolitiche deuterio-palladio ideate da Fleischmann e Pons.
  101. ^ Foresta Martin Franco. "Siena scopre l'energia pulita Fusione fredda all'italiana?",Corriere Della Sera, Milano, 19 febbraio 1994.
    Sottotitolo: Francesco Piantelli, Roberto Habel e Sergio Focardi: "Il nostro esperimento è perfettamente controllabile"
    L'articolo inizia con questa frase:
    Si riaccende il sogno dell'energia pulita, illimitata e a buon prezzo. Da un cilindretto d'acciaio lungo appena 10 centimetri e largo 5 scaturiscono tanta energia e calore da tenere accesa per giorni e giorni una lampadina da 50 watt: a prezzi irrisori e con rendimenti che nessun'altra pila conosciuta è in grado di assicurare. È una nuova, grande illusione o la lampada di Aladino del 2000?..
    Già da come inizia l'articolo vi sono diverse inesattezze, ad esempio i ricercatori dichiarano circa 50W di energia emessa, ma i watt sono termici, non elettrici e perciò non utilizzabili per accendere una lampadina se non con una bassissima efficienza, potenza del tutto insufficiente per auto sostenere la reazione di fusione.
    L'articolo continua:
    ..E se il rettore Luigi Berlinguer decide di convocare una conferenza oggi alle 12, chiamando a raccolta giornalisti da tutta Italia, deve avere un asso nella manica. Sprizzano gioia ma hanno la bocca cucita, o quasi, i tre ricercatori padri del nuovo marchingegno: sono Francesco Piantelli, Roberto Habel e Sergio Focardi..
    Vi sono anche alcune descrizioni sul fenomeno:
    ..Dentro al cilindretto d'acciaio ci sono un gas, l'idrogeno, e una barretta di metallo, il nichel. Ad una temperatura di circa 180 gradi il nichel si carica di idrogeno e all'interno del metallo succede un fenomeno di cui parleremo meglio in conferenza stampa. Per ora posso dirle solo che ha luogo una reazione che sviluppa un'energia almeno 1.000 volte superiore a quella di una reazione chimica. Una sola piccola cella produce una potenza di 50 watt..
    L'articolo chiude con questa frase del rettore del'Università di Siena Luigi Berlinguer:
    ..E lo stesso Berlinguer, pur raccomandando il massimo della prudenza, commenta soddisfatto: "La ricerca, anche se sostenuta da mezzi poveri, può produrre grandi risultati"..
  102. ^ S. Focardi, F. Piantelli, S. Veronesi. "Processi di caricamento del Nichel, di ferromagnetici ed altri metalli". IV Convegno sullo stato della Fusione fredda in Italia, 24-25 marzo Certosa di Pontignano - Siena (1995)
  103. ^ Per eseguire il processo è necessario utilizzare una barretta di nichel che abbia prima subito un particolare processo di trattamento superficiale, successivamente è possibile inserire la barretta all'interno della camera di prova e da li procedere ad un processo di caricamento. Prima dell'esecuzione di tale processo è necessario provvedere a una degassatura della barretta di nichel mantenendola, per un certo periodo di tempo, in un vuoto molto spinto ed ad una temperatura che sia comunque inferiore alla temperatura di Debye del materiale, circa 167 °C. Dopo un tempo di parecchie ore, il materiale dovrebbe essere sufficientemente degassato e quindi può essere immessa nella camera un quantità di idrogeno tale da produrre una pressione di 100-1000 millesimi di Bar. L'avvenuto ingresso di idrogeno, all'interno del nichel, viene evidenziato dalla diminuzione della pressione dell'idrogeno causata dal suo assorbimento all'interno del nichel. Parallelamente, la barretta di nichel, viene mantenuta ad una temperatura che va dai 150 °C fino a 450 °C. Quando il nichel risulta ben caricato, si può procedere a delle rapide variazioni di pressione, che, in certi casi, possono portare allo spontaneo innesco di un intenso fenomeno di produzione di calore, che sembra avere molti punti in comune con una reazione di natura nucleare.
  104. ^ Il protocollo viene descritto in varie pubblicazioni, principalmente scritte da S. Focardi e F. Piantelli, come ad esempio:
    S. Focardi, V. Gabbani, V. Montalbano, F. Piantelli, S. Veronesi. "Large excess heat production in Ni-H systems". Il Nuovo Cimento Vol. 111 A, N.11 pp. 1233, novembre 1998
  105. ^ A dimostrazione della probabile natura atomica del fenomeno, gli autori hanno redatto vari studi sull'analisi di un'eventuale emissione neutronica proveniente dalla cella:
    Battaglia, L. Daddi, S. Focardi, V. Gabbani, V. Montalbano, F. Piantelli, P.G. Sona, S. Veronesi. "Neutron emission in Ni-H Systems". Nuovo Cimento 112A, pp. 921, 1999.
    E. Campari, S. Focardi, V. Gabbani, V. Montalbano, F. Piantelli, E. Sali, S. Veronesi. "Some properties of Ni-H system, ICCF8, 8th International Conference on Cold Fusion". Lerici (La Spezia) 21 - 26 maggio 2000. Conference Proceedings in press.
  106. ^ Gli autori hanno anche osservato che l'idrogeno presente nella cella, con il tempo, si carica di elio-3 (3He), mentre l'analisi microscopica della superficie di nichel fa apparire questa devastata da micro crateri dovuti a fenomeni di fusione del metallo. L'analisi SEM della superficie mostra la presenza di una serie di nuovi elementi atomici che hanno in comune il fatto di essere tutti più leggeri del nichel.
  107. ^ S. Focardia, V. Gabbanib, V. Montalbano b, F. Piantelli e S. Veronesi. "Evidence of electromagnetic radiation from Ni-H Systems", Eleventh International Conference on Condensed Matter Nuclear Science (ICCF-11). Marsillia France. 2004.

  108. Fusione nucleare fredda - Che cosa è la fusione nucleare fredda prima parte
  109. Fusione nucleare fredda - Che cosa è la fusione nucleare fredda seconda parte
  110. Fusione nucleare fredda - Che cosa è la fusione nucleare fredda quarta parte

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