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  • Terrirorio italiano (da Wikipedia, l'enciclopedia libera)

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    Italia
       
    (dettagli)     (dettagli)
    Location Italy EU Europe.png
    Generalità
    Nome completo:  
    Nome ufficiale: Repubblica italiana
    Lingue ufficiali: italiano (co-ufficiale assieme ad altre lingue a livello territoriale)
    Altre lingue: varie, vedi lista
    Capitale: Roma  (2.730.125 ab. / 30/06/2009[1])
    Politica
    Forma di governo: Repubblica parlamentare
    Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano
    Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi
    Proclamazione: Unificazione: 17 marzo 1861[2]
     

    Repubblica: 2 giugno 1946

    Ingresso nell'ONU: 14 dicembre 1955
    Ingresso nell'UE: 25 marzo 1957
    (membro fondatore)
    Superficie
    Totale: 301.338 km²  (69º)
     % delle acque: 2,4 %
    Popolazione
    Totale (30/06/2009 [3]): 60.200.060 ab.  (23º)
    Densità: 199,8 ab./km²  (39º)
    Geografia
    Continente: Europa
    Fuso orario: UTC+1 (CET)
    UTC+2 (CEST) in estate
    Economia
    Valuta: Euro[4]
    PIL (PPA)  (2008): 1.814.557 milioni di $  (10º)
    PIL procapite (PPA)  (2008): 30.581 $  (28º)
    ISU  (2007): 0,951 (molto alto)  (18º)
    Energia: 0,63 kWh  kW/ab.
    Varie
    TLD: .it, .eu
    Prefisso tel.: +39[5]
    Sigla autom.: I
    Inno nazionale: Il Canto degli Italiani
    noto anche come
    "Inno di Mameli" o "Fratelli d'Italia".
    Festa nazionale: 25 aprile e 2 giugno
    Map of Italy-it.svg
    1. ^ Dati Statistiche demografiche ISTAT
    2. ^ Data di proclamazione del Regno d'Italia da parte del neoeletto Parlamento italiano.
    3. ^ Dati Statistiche demografiche ISTAT
    4. ^ Eccetto il Comune di Campione d'Italia che adotta il franco svizzero.
    5. ^ Eccetto il Comune di Campione d'Italia raggiungibile tramite il prefisso +41.
      « il bel paese ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe »
     

    L'Italia (ascolta [?]), ufficialmente Repubblica italiana, è uno Stato (301.338 km², 60.200.060 abitanti al 30 giugno 2009, capitale Roma) dell'Europa meridionale il cui territorio coincide in gran parte con l'omonima regione geografica.

    Confina ad ovest con la Francia, a nord con la Svizzera e l'Austria e ad est con la Slovenia. I microstati San Marino e Città del Vaticano sono enclave interamente comprese nel suo territorio, mentre il comune di Campione d'Italia costituisce una exclave situata nella regione italofona del Canton Ticino in Svizzera.

    L'Italia è una repubblica parlamentare; l'attuale presidente della repubblica è Giorgio Napolitano e il presidente del consiglio è Silvio Berlusconi. La lingua ufficiale è l'italiano. A tutela delle minoranze linguistiche storiche la Costituzione prevede il bilinguismo a livello regionale o locale con altre 12 lingue: friulano, ladino, tedesco, sloveno, occitano, francese, francoprovenzale, albanese, greco, sardo, catalano e croato.

    Dal 1871 la capitale è la città di Roma, "erede" di Firenze, sede (per cinque anni) degli organi statutari che sostituì Torino nel 1865; durante la seconda guerra mondiale, per circa un anno (settembre 1943-agosto 1944) la capitale fu trasferita a Salerno.

    Lo Stato indipendente ed unitario, nato nel 1861 come Regno d'Italia sotto la dinastia di casa Savoia, aveva un'estensione territoriale che non comprendeva ancora Roma e gran parte dell'attuale Lazio, che formavano lo Stato Pontificio (incorporato il 20 settembre 1870), il Veneto e il Friuli che erano parte dell'Impero d'Austria (acquisiti nel 1866), la Venezia Giulia ed il Trentino-Alto Adige anch'essi sotto dominio asburgico (annessi a seguito della prima guerra mondiale); ha assunto l'attuale forma repubblicana il 18 giugno 1946 a seguito del risultato del referendum del 2 giugno indetto per stabilire la forma istituzionale dello Stato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Successivamente, l'Assemblea costituente eletta lo stesso giorno del referendum elaborò la Costituzione che, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, dà alla Repubblica un carattere parlamentare.

    Chiamata spesso "Penisola" in ragione della sua natura geografica prevalente, "stivale" in ragione della sua caratteristica forma, "Belpaese" in ragione del suo clima e delle sue bellezze naturali ed artistiche[1], geograficamente l'Italia è costituita da tre parti: una continentale, delineata a nord dalle Alpi e a sud dalla linea convenzionale che congiunge La Spezia con Rimini, una peninsulare, che si allunga nel Mediterraneo in direzione nord ovest - sud est, ed una insulare, rappresentata principalmente dalle due maggiori isole del Mediterraneo, la Sardegna e la Sicilia presso la quale, in corrispondenza dell'isola di Pantelleria, si ha la minima distanza dall'Africa, distante circa 70 chilometri[2]. I confini territoriali si estendono complessivamente per 1.800 chilometri, mentre lo sviluppo costiero raggiunge i 7.500 chilometri[3]. L'Italia conta più di 60 milioni di abitanti[4], per una densità di circa 199,8 abitanti per km².

    Avendo istituito (Trattato di Parigi) il 18 aprile 1951, assieme al Belgio, alla Francia, alla Germania Occidentale, al Lussemburgo e ai Paesi Bassi, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), l'Italia è membro fondatore dell'Unione europea ed ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea, compreso l'ingresso nell'area dell'Euro nel 1999. Inoltre è membro fondatore della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'Unione Europea Occidentale, aderisce alle Nazioni Unite (per il biennio 2007-2008 è stato membro non-permanente del Consiglio di sicurezza), e fa parte del G7, del G8 e dell'OCSE.

    Indice

    Storia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia d'Italia.

    Preistoria

    Il popolamento del territorio italiano risale alla preistoria, epoca di cui sono state ritrovate importanti testimonianze archeologiche. L'Italia è stata abitata almeno a partire dal periodo Paleolitico. Tra i più interessanti siti archeologici italiani risalenti a questo periodo si ricorda quello di Monte Poggiolo, presso Forlì e la Grotta dell'Addaura, presso Palermo.

    Prime popolazioni

    Le origini del nome
    L'origine del termine Italia, dal latino: Italia[5], è incerto. Secondo una delle spiegazioni più comuni, il termine è stato preso in prestito dal greco attraverso l'osco Víteliú, che significa "terra di bovini giovani" (cfr Lat vitulus "vitello", umb vitlo "vitello")[6]. Il toro è stato un simbolo della tribù e del sud Italia e spesso raffigurato mentre incornava la lupa romana come atteggiamento di sfida durante le guerre sannite.

    Il nome Italia, originariamente applicato solo a una parte di quella che ora è l'Italia meridionale, secondo Antioco di Siracusa, la parte meridionale della penisola Bruttium ovvero l'odierna Calabria. Ma dal suo tempo Enotria e Italia erano diventati sinonimi, e il nome fu applicato allo stesso modo anche per la maggior parte della Lucania. I Greci a poco a poco applicarono il nome "Italia" a una sempre più ampia regione, fino al momento della conquista romana quando il termine è stato esteso fino a coprire l'intera penisola[7].

    Espansione della civiltà etrusca nel corso dei secoli

    Le informazioni sulle genti abitanti la penisola in epoca preromana sono, in taluni casi, incomplete e soggette a revisione continua. Popolazioni di ceppo indoeuropeo, trasferitesi in Italia dall'Europa Orientale e Centrale in varie ondate migratorie (veneti, umbro-sabelli, latini, ecc.), si sovrapposero ad etnie pre-indoeuropee già presenti nell'attuale territorio italiano, o assorbendole, oppure stabilendo una forma di convivenza pacifica con esse. In Italia settentrionale, accanto ai Celti (comunemente chiamati Galli), vi erano i Liguri (originariamente non indoeuropei poi fusisi con i Celti) stanziati in Liguria e parte del Piemonte mentre nell'Italia nord-orientale vivevano i Veneti (paleoveneti) di probabile origine illirica o, secondo alcune fonti, provenienti dall'Asia Minore.

    Nell'Italia più propriamente peninsulare accanto agli Etruschi, convivevano tutta una serie di popoli, in massima parte di origine indoeuropea, fra cui: Umbri in Umbria; Latini, Sabini, Falisci, Volsci ed Equi nel Lazio; Piceni nelle Marche ed in Abruzzo Settentrionale; Sanniti nell'Abruzzo Meridionale, Molise e Campania; Apuli, Messapi e Iapigi in Puglia; Lucani e Bruttii nell'estremo Sud; Siculi, Elimi e Sicani (non indoeuropei, probabilmente autoctoni) in Sicilia. La Sardegna era abitata, fin dal II millennio a.C., dai Sardi, risultato, forse, di un connubio tra le preesistenti popolazioni megalitiche presenti nell'Isola ed il misterioso popolo dei Shardana.

    La Magna Graecia

    Tra l'VIII ed il VII secolo a.C., coloni provenienti dalla Grecia cominciarono a stabilirsi sulle coste del sud Italia e della Sicilia. Le prime componenti stabilitesi in Italia furono quelle ioniche e quelle peloponnesiache: gli Eubei e i Rodii fondarono Cuma, Reggio Calabria, Napoli, Naxos e Messina, i Corinzi Siracusa (i quali a loro volta fonderanno la città di Ankon, l'odierna Ancona), i Megaresi Leontinoi, gli Spartani Taranto, mentre i coloni provenienti dall'Acaia fondarono Sibari e Crotone. Oltre a quelle sopra menzionate, altre importanti furono Metaponto, fondata anch'essa da coloni Achei, Heraclea e Locri Epizefiri.

    L'importanza della colonizzazione greca per i popoli italici è dovuta al fatto che essi vennero così a contatto con forme di governo democratiche caratterizzate da forti responsabilizzazioni del cittadino, e con espressioni artistiche e culturali elevate.

    L'età romana

    La regione geografica italiana fu unita politicamente per la prima volta in epoca romana con la Repubblica romana (509-27 a.C.), ma il carattere imperiale delle conquiste effettuate nei secoli seguenti da Roma e dai socii italici finì per snaturare il carattere nazionale che la regione geografica italiana stava acquisendo sul finire del I secolo a.C.[8].

    Giunta all'apice dello sviluppo politico, economico e sociale, Roma con il suo impero è considerata una tappa importantissima della storia, con un'irripetibile organizzazione socio-politica e per l'importanza del segno lasciato nella storia dell'umanità. In tutti i territori sui quali estesero i propri confini i romani costruirono città, strade, ponti, acquedotti, fortificazioni, esportando ovunque il loro modello di civiltà e al contempo assimilando le popolazioni e civiltà assoggettate, in un processo così profondo che per secoli, ancora dopo la fine dell'impero, queste genti continuarono a definirsi romane. La civiltà nata sulle rive del Tevere, cresciuta e diffusasi in epoca repubblicana ed infine sviluppatasi pienamente in età imperiale, è alla base dell'attuale civiltà occidentale.

    L'unione politica della regione geografica italiana realizzatasi in epoca romana termina nel 476 d.C con la fine dell'Impero romano d'Occidente (anno in cui per convenzione viene anche fatta terminare l'Antichità e iniziare il Medioevo). Nel 476 il re degli Eruli, Odoacre, ultimo di una lunga schiera di condottieri germanici che nel periodo di decadenza dell'Impero romano d'Occidente avevano condotto le proprie orde in territorio italico, depone infatti l'ultimo imperatore d'occidente, Romolo Augusto[9].

    Il Medioevo

    Il palazzo di Teodorico a Ravenna in un mosaico

    A partire dal 493, con il Regno ostrogoto, si realizza di nuovo l'unità politica della penisola italiana. Il Regno ostrogoto sarà la prima di tante occasioni mancate nel Medioevo per affermare anche nella regione geografica italiana un processo di formazione di coscienza nazionale come già era avvenuto in altri Paesi europei. A partire dal 535, e fino al 553, la penisola italiana è infatti teatro della guerra gotica che vede l'imperatore d'Oriente Giustiniano I deciso a riconquistare il Regno ostrogoto, il cui territorio nel secolo precedente era stato dell'Impero romano d'Occidente. La conquista della penisola italiana da parte di Giustiniano I sarà completata solo nel 553 con la sconfitta definitiva degli Ostrogoti e l'annessione di tutto il territorio del Regno ostrogoto all'Impero romano d'Oriente. Il conflitto, protrattosi per quasi un ventennio, devasta l'intera penisola italiana, tanto da portarla a una grave crisi demografica, economica, politica e sociale[10].

    La corona ferrea del Regno d'Italia durante il Medioevo, attualmente custodita nel duomo di Monza

    A partire dal 553 la penisola italiana dunque si trova di nuovo unita politicamente sotto l'Impero romano d'Oriente, ma anche quest'unione politica è destinata a durare poco. Gli anni della dominazione dell'Impero romano d'Oriente sono funestati, oltre che da un aggravamento delle condizioni di vita dei contadini a causa della forte pressione fiscale, anche da una terribile pestilenza che spopola ulteriormente la penisola italiana tra il 559 e il 562. La penisola italiana, indebolita e impoverita, non ha quindi la forza di opporsi a una nuova invasione germanica, quella dei Longobardi capeggiati da Alboino. Tra il 568 e il 569 i Longobardi, spesso appoggiati dalla popolazione esasperata dalla fiscalità bizantina, occupano gran parte delle penisola italiana: entrando dal Friuli, ben presto conquistano gran parte dell'Italia centro-settentrionale, che prende il nome di Langobardia Maior, e poi dell'Italia meridionale, che chiamano Langobardia Minor[11].

    L'Italia nell'anno 1000

    Il regno dei Longobardi si protrarrà per circa due secoli, fino a quando essi verranno sconfitti a nord da Carlo Magno nel 774[12], e a sud, più tardi, dai Normanni. Da allora la penisola perde definitivamente un'unità politica che non ritroverà fino al 1861 con la nascita del Regno d'Italia.

    Ciò nonostante, ci sono nei secoli successivi dei tentativi di costituire un Regno d'Italia autonomo dal Sacro Romano Impero tedesco, ad opera in particolare di Berengario del Friuli (850-924), e poi di Arduino d'Ivrea (955-1015), nei quali una certa storiografia nazionalista vedrà due esponenti precoci della lotta per l'affrancamento dell'Italia dalla dominazione straniera, anche se spesso attribuendo loro un'importanza eccessiva[13].

    Se durante l'alto Medioevo il sentimento nazionale italiano si mantiene piuttosto in ombra, partecipando alla contesa tra le due potenze di allora, il Papato e l'Impero, con i quali si schierano rispettivamente i Guelfi e i Ghibellini, esso tuttavia rimane sempre vivo. La vittoria nella battaglia di Legnano ad opera della Lega Lombarda contro l'imperatore Federico Barbarossa (1176), e la rivolta dei Vespri Siciliani contro il tentativo del re di Francia di assoggettare la Sicilia (1282), saranno assunte dalla retorica romantica ottocentesca come i simboli del primo risveglio di una coscienza di patria. Questi episodi nascondevano tuttavia interessi di altra natura, soprattutto economici[14].

    Un vero e proprio sentimento nazionale italiano in realtà covava già da tempo, anche se non riconducibile alle categorie politiche di oggi. Esso si alimentava soprattutto del ricordo dell'antica grandezza di Roma, e trova nell'identità religiosa rappresentata dalla Chiesa, idealmente erede delle istituzioni romane, un senso di comune appartenenza[15]. Lo sviluppo delle Repubbliche marinare (Amalfi, Genova, Pisa e Venezia), e poi dei liberi Comuni di popolo, la cui vita civile ruota attorno all'edificio della Cattedrale, nasce appunto da un tale desiderio di autonomia e di libertà che sarà alla base del Rinascimento italiano, il quale fu anticipato, secondo lo storico Burdach[16], già dal risveglio religioso che si era avuto nel Duecento con le figure di Gioacchino da Fiore e Francesco d'Assisi.

      « Dall'XI secolo i comuni italici erano giunti al fiore del benessere economico e civile [...] e quando, dopo la morte dell'imperatore Federico II e il tramonto della casa di Svevia, ebbe termine la terribile lotta fra Impero e Papato per l'egemonia politica universale, quando l'Italia si sentí libera dal dominio tedesco, il suo sentimento nazionale divampò in un grande incendio spirituale, politico-sociale, artistico. Questa fu la fonte spirituale del Rinascimento. L'antico pensiero di Roma, mai scomparso, vi fece affluire nuova e maggiore forza. Cola di Rienzo, ispirato all'idea politica di Dante, ma oltrepassandola, proclamò, profeta di un lontano avvenire, la grande esigenza nazionale della Rinascita di Roma. E su questa base l'esigenza dell'unità d'Italia. »
     
    (Konrad Burdach, Dal Medioevo alla Riforma, tratto dalla Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, vol. VI, pagg. 213-214.)

    L'età moderna

    Cosimo de' Medici, primo Padre della Patria. (Galleria degli Uffizi)

    Diversi fattori impediscono tuttavia la nascita di uno stato unitario come sta avvenendo nel resto d'Europa: oltre alla suddivisione in tanti piccoli Comuni, che si tramutano via via in Signorie, c'è anche il timore da parte del Papato di veder sorgere una potenza statale in grado di compromettere la sua autonomia. Sarà per questo ed altri motivi che l'Italia deve supplire con l'intelligenza strategica dei suoi capi politici alla superiorità di forze degli stati nazionali europei. Esemplare è in proposito la figura del Signore di Firenze Cosimo de' Medici (1389-1464), non a caso soprannominato Pater Patriae, ovvero "Padre della Patria", e considerato uno dei principali artefici del Rinascimento fiorentino: la sua politica estera, infatti, mirante al mantenimento di un costante e sottile equilibrio fra i vari stati italiani, sarà profetica nell'individuare nella concordia italiana l'elemento chiave per impedire agli stati stranieri di intervenire nella penisola appofittando delle sue divisioni[17].

    L'importanza della strategia di Cosimo, proseguita dal suo successore al comando di Firenze Lorenzo il Magnifico (1449-1492) nella sua continua ricerca di un accordo tra gli stati italiani in grado di sopperire alla loro mancanza di unità politica, non viene tuttavia compresa dagli altri prìncipi della penisola, ed essa si conclude con la morte di Lorenzo nel 1492. Da allora l'Italia diventa il teatro di numerose invasioni straniere: dapprima da parte dei Francesi ad opera di Carlo VIII, poi delle truppe spagnole di Carlo V. L'inizio della dominazione straniera si deve quindi non a sterile arrendevolezza ma al ritardo del processo politico di unificazione, e anzi fa registrare anche coraggiosi episodi di patriottismo: celebre è rimasto quello della disfida di Barletta, in occasione del quale tredici cavalieri italiani, capeggiati da Ettore Fieramosca, sconfiggono in duello altrettanti cavalieri francesi che avevano osato insultare gli italiani accusandoli di viltà e codardia[18]. Questa sfida, che sarà comunque una delle tante, segna tra l'altro la fine della predominanza francese e il subentro di quella spagnola.

    Nella seconda metà del Cinquecento comincia il tramonto della vitalità rinascimentale, già indebolita anche dalle nuove tensioni religiose dovute all'avvento della Riforma protestante in Europa, che avevano portato ad episodi luttuosi come il sacco di Roma del 1527 ad opera dei Lanzichenecchi. Soltanto la Repubblica di Venezia riuscirà a mantenere una certa prosperità e autonomia politica. Il Seicento sarà invece un secolo di crisi per tutto il resto della penisola. La Chiesa, che ha dovuto subìre la perdita dell'unità cristiana dei fedeli, cerca ora con la Controriforma di rafforzare la sua presenza nei paesi rimasti cattolici, operandovi iniziative educative e assistenziali ma anche isolandoli dall'influsso degli Stati protestanti. Se l'Italia viene così salvaguardata dai conflitti religiosi che si accendono oltralpe, ne sconta però le conseguenze in termini di carestie, spesso seguite da epidemie[19]. Scoppiano perciò numerose rivolte contro il dominatore spagnolo, la più celebre delle quali si verifica a Napoli nel 1647 ad opera di Masaniello, ma non portano a nessun cambiamento.

    Nel Settecento finisce il lungo periodo di pace e di torpore: a seguito dei trattati di Utrecht e Rastadt, gli Asburgo d'Austria si impossessano di vari domini italiani, e subentrano agli spagnoli[20]. Dalla seconda metà del secolo, poi, con la diffusione dell'illuminismo, anche l'Italia viene investita da importanti riforme. Nel Lombardo-Veneto Maria Teresa d'Austria e Giuseppe II danno nuovi impulsi all'economia, compilano il catasto ai fini di una tassazione più equa e ordinano l'obbligatorietà della scuola elementare. In Toscana Francesco di Lorena e Pietro Leopoldo sopprimono molti privilegi feudali, emanano moderni codici legislativi e bonificano alcune terre paludose. A Napoli Carlo III di Borbone esegue un nuovo concordato con la Chiesa riducendo i privilegi del clero. Nel 1742 dà vita al catasto onciario sottoponendo alla fiscalità statale molti beni precedentemente esenti da imposte[21].

    L'Unificazione

    Secondo la storiografia risorgimentale, l'unità politica della nazione italiana sarebbe stata la meta di un sentimento nazionale che si inizierebbe ad osservare per la prima volta solo in epoca napoleonica[22] con l'arrivo nella penisola italiana delle truppe napoleoniche[23] (anno 1796).

    Il primo accenno esplicito di riscossa nazionale italiana si può individuare al termine dell'epoca napoleonica, nel Proclama di Rimini[24], con cui Gioacchino Murat, il 30 marzo 1815 durante la guerra austro-napoletana, rivolge un interessato appello a tutti gli italiani affinché si uniscano per salvare il Regno di Napoli posto sotto la sua sovranità, unico garante della loro indipendenza nazionale contro un occupante straniero.

    Il periodo della storia d'Italia in cui l'affermarsi di una coscienza nazionale porta all'unità politica e all'indipendenza della nazione italiana è detto Risorgimento. Tale periodo occupa un lungo arco temporale di vari decenni, e si concluderà solo nel 1861 con la nascita del Regno d'Italia sotto la dinastia di Casa Savoia.

    Esso vede i primi patrioti aderire inizialmente alla Carboneria, che dà luogo ai moti del 1820-21, duramente soppressi dagli austriaci, i quali processano e condannano severamente, tra gli altri, Silvio Pellico, Federico Confalonieri, e Piero Maroncelli. Seguono altri tentativi insurrezionali, tra cui: quelli sfortunati dei fratelli Bandiera (1844); i moti del 1848 che portano alla prima guerra di indipendenza contro l'oppressione austriaca, e vedono il coinvolgimento anche delle popolazioni cittadine, in particolare durante le famose cinque giornate di Milano; e la spedizione nel 1857 di Carlo Pisacane nel Regno delle Due Sicilie, conclusasi con un massacro[25]. Soltanto con la seconda guerra di indipendenza italiana del 1859 l'Austria cederà la Lombardia al Regno Sabaudo, e si innescherà così il definitivo processo di unificazione, culminante con l'impresa dei Mille (1860).

    Le personalità coinvolte in tale processo furono molte altre, ma quattro spiccano su tutte: Giuseppe Mazzini, fondatore della Giovane Italia e figura eminente del movimento liberale repubblicano italiano ed europeo; Giuseppe Garibaldi, repubblicano e di simpatie socialiste, per molti un eroico ed efficace combattente per la libertà in Europa ed in Sud America; Camillo Benso conte di Cavour, statista in grado di muoversi sulla scena europea per ottenere sostegni, anche finanziari, all'espansione del Regno di Sardegna; Vittorio Emanuele II di Savoia, abile a concretizzare il contesto favorevole con la costituzione del Regno d'Italia[26].

    Il Regno d'Italia e il fascismo (1861–1946)

    Lo stato italiano nacque nel 1861 e la popolazione, rispetto l’originario Regno di Sardegna, quintuplicò. Istituzionalmente e giuridicamente il Regno d'Italia venne configurandosi come un ingrandimento del Regno di Sardegna, esso fu infatti una monarchia costituzionale. Il neonato Stato si ritrovò a tentare di risolvere problemi di standardizzazione delle leggi, di mancanza di risorse a causa delle casse statali vuote per le spese belliche, di creazione di una moneta unica e, più in generale, problemi di gestione per tutte le terre improvvisamente acquisite. A questi problemi, se ne aggiungevano altri, come ad esempio l’analfabetismo e la povertà diffusa, nonché la mancanza di infrastrutture. Le questioni che tennero banco nei primi anni della riunificazione d’Italia furono la cosiddetta "questione meridionale" ed il brigantaggio antisabaudo delle regioni meridionali (soprattutto tra il 1861 e il 1869).

    L'inizio del regno vide l'Italia impegnata anche in una serie di guerre di espansione coloniale: Eritrea (1884 - 1941), la Somalia (1890 - 1941), Tientsin (Cina) (1901 - 1943), Libia (1911 - 1943), il Dodecaneso (1912 - 1943), Saseno (1914-1920).

    Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l'Italia assunse inizialmente una posizione di neutralità, per poi scendere al fianco degli alleati il 23 maggio 1915 in seguito alla firma del segreto Patto di Londra. Dopo i primi due anni di guerra di posizione, fatta di piccoli avanzamenti e ritirate, l'Italia subì nella battaglia di Caporetto il pesantissimo attacco delle forze austro-tedesche (24 ottobre 1917), la cui avanzata venne fermata però sulla linea del Piave. A partire da questo fiume, divenuto sacro alla patria, l'esercito italiano riuscì, con l'apporto di nuove leve ancora diciassettenni, a sferrare una controffensiva nel giugno 1918, fino alla vittoria finale ottenuta nella battaglia di Vittorio Veneto (4 novembre). Con la fine della Grande Guerra l'Italia completò la sua riunificazione nazionale acquisendo il Trentino-Alto Adige, la Venezia Giulia, l'Istria ed alcuni territori del Friuli ancora irredenti. Queste regioni avevano fatto parte, fino ad allora, della Cisleitania nell'ambito dell'Impero Austro-Ungarico (ad eccezione della città di Fiume, incorporata nel Regno d'Italia nel 1924 e posta in Transleitania). Il prezzo fu altissimo: 651.010 soldati, 589.000 civili per un totale di 1.240.000 morti a fronte di una popolazione di soli 36 milioni, con la più alta mortalità nella fascia di età compresa tra 20 e 24 anni[27][28][29]. Le conseguenze sociali ed economiche furono pesantissime: l'Italia con la sua economia basata sull'agricoltura perse una grossa fetta della sua forza-lavoro causando la rovina di moltissime famiglie. Inoltre, l'Italia non vide riconosciuti i diritti territoriali sulla Dalmazia (incluse le città di Zara, Sebenico e Tenin) acquisiti in base al Patto di Londra, con cui aveva negoziato la propria entrata in guerra.

    Tale era il contesto nel quale il 23 marzo 1919 Benito Mussolini fondò a Milano il primo fascio di combattimento, un nuovo movimento che espresse la volontà di «trasformare, se sarà inevitabile anche con metodi rivoluzionari, la vita italiana», autodefinendosi partito dell'ordine e riuscendo così a guadagnarsi la fiducia dei ceti più ricchi e conservatori, contrari a ogni agitazione e alle rivendicazioni sindacali che caratterizzarono il cosiddetto biennio rosso.

    In vista delle elezioni del 6 aprile 1924 Mussolini fece approvare una nuova legge elettorale (c.d. "Legge Acerbo") che avrebbe dato i tre quinti dei seggi alla lista che avesse raccolto il 40% dei voti. Il listone guidato da Mussolini ottenne il 64,9% dei voti.

    Il 30 maggio 1924 il deputato socialista Giacomo Matteotti prese la parola alla Camera contestando i risultati delle elezioni. Il 10 giugno 1924 Matteotti venne rapito e ucciso.

      « Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi. »
       

    Con questo discorso Mussolini si era dichiarato dittatore. Nel biennio 1925-1926 vennero emanati una serie di provvedimenti liberticidi: furono sciolti tutti i partiti e le associazioni sindacali non fasciste, venne soppressa ogni libertà di stampa, di riunione o di parola, venne ripristinata la pena di morte e venne creato un Tribunale speciale con amplissimi poteri, in grado di mandare al confino con un semplice provvedimento amministrativo le persone sgradite al regime.

    Dal 1938 in Europa si iniziò a respirare aria di guerra: Hitler aveva già annesso l'Austria e i Sudeti e con la successiva Conferenza di Monaco gli venne dato il lasciapassare per l'annessione di tutta la Cecoslovacchia mentre Mussolini, dopo l'Etiopia, stava cercando nuovi obiettivi per non perdere il passo dell'alleato tedesco. La vittima designata venne trovata nell'Albania. In due soli giorni (7-8 aprile 1939), con l'ausilio di 22.000 uomini e 140 carri armati, Tirana fu conquistata.

    Il 22 maggio 1939 venne firmato il Patto d'acciaio tra Germania e Italia.

    Il 10 giugno 1940 l'Italia entrò nella Seconda Guerra Mondiale come alleata della Germania contro Francia e Regno Unito. Nel 1941 fu dichiarata guerra all'Unione Sovietica e con l'Impero giapponese agli Stati Uniti d'America. Mussolini, confortato dagli schiaccianti successi della Germania di Hitler, credeva in una guerra lampo risolta in breve tempo a favore dell'alleato tedesco, assieme al quale avrebbe potuto sedere al tavolo dei vincitori.

    In realtà le difficoltà oggettive delle truppe italiane e le ingenti forze a disposizione dell'alleanza nemica, portarono non poche sconfitte all'esercito regio. Le difficoltà militari colpirono anche Mussolini. Il 24 luglio 1943 si riunì il Gran Consiglio del Fascismo e il mattino seguente il duce venne sfiduciato. Vittorio Emanuele III decise quindi di sostituirlo a capo del governo con Pietro Badoglio. Proprio mentre si trovava a colloquio con il re, Mussolini venne arrestato. Il Paese si trovò nel caos e diviso in due: il Regno del Sud a fianco degli alleati contro la Germania e la Repubblica Sociale Italiana, formata dai reduci fascisti. Di fatto, erano entrambi due stati-fantoccio, rispettivamente degli anglo-americani e dei tedeschi. In questo quadro drammatico, nacquero però le prime formazioni partigiane che con la Resistenza, soprattutto nel centro-nord, diedero vita al primo nucleo dell'Italia libera. Nell'aprile del 1945 le forze nazi-fasciste vennero sconfitte anche con il consistente contributo delle forze partigiane, formate da ex-militari sbandati dopo l'armistizio ma anche da donne, ragazzi ed anziani, e con un forte supporto delle popolazioni, che costò spesso gravi massacri per rappresaglia da parte delle forze occupanti.

    La fine della guerra vide l'Italia in condizioni critiche: i combattimenti ed i bombardamenti aerei avevano ridotto molte città e paesi a cumuli di macerie, le principali vie di comunicazione erano interrotte.

    Il numero di italiani morti a causa della guerra fu molto elevato: sono stimati tra 415.000 (di cui 330.000 militari e 85.000 civili) [30] e 443.000 morti [31], stimando che la popolazione italiana all'inizio del conflitto fosse di 43.800.000 persone si arriva conteggiare circa una vittima ogni 100 italiani.

    Dalla nascita della Repubblica ai giorni nostri (1946–2009)

    Dopo la fine della guerra in Italia lo scontento popolare, soprattutto nell'Italia settentrionale, nei confronti della monarchia era elevatissimo. Il 2 giugno del 1946 un referendum istituzionale sancì la fine della monarchia e la nascita della Repubblica Italiana; in contemporanea vennero eletti i delegati all'Assemblea Costituente. Per la prima volta in Italia, per questa occasione, anche la donne ebbero il diritto al voto. Il 1 luglio Enrico de Nicola viene nominato il primo Presidente della Repubblica Italiana. Il primo Presidente del Consiglio dei Ministri fu Alcide De Gasperi, della Democrazia cristiana e, salvo poche eccezioni, dal 1946 al 1993 la Presidenza del Consiglio fu democristiana. La nuova costituzione repubblicana entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

    In questi anni si tentò di riparare i danni provocati prima dal fascismo e poi dalla guerra. L'Italia diventò un grande cantiere, anche grazie agli aiuti del Piano Marshall. Iniziava quello che fu chiamato il "miracolo economico". Il Prodotto interno lordo crebbe del 6.3%, un record nella storia del paese. Il reddito pro-capite passò da 350.000 a 571.000 lire. Tra il 1958 e il 1959 gli investimenti lordi crebbero del 10% e tra il 1961 e il 1962 l'incremento fu del 13%. Questi numeri ridussero sensibilmente il divario storico con i grandi Paesi europei: Inghilterra, Germania e Francia.

    La crescita del reddito pro capite produsse l'aumento dei consumi individuali che registrarono una crescita media di cinque punti percentuali l'anno. La domanda di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, ecc. ) raggiunse una crescita annua pari al 10.4%.

    Organizzazioni internazionali
    Membro NATO dal: 4 aprile 1949
    Membro ONU dal: 14 dicembre 1955
    Membro UE dal: 1º gennaio 1958

    L'industria registrò una crescita pari all'84% tra il 1953 e il 1961. L'elevata disponibilità di manodopera era dovuta ad un forte flusso di migrazione dalle campagne alle città e dal sud verso il nord.

    Questo notevole sviluppo fu possibile anche grazie all'intervento dello Stato nell'economia che intervenne con politiche economiche di stampo Keynesiano soprattutto attraverso l'aumento della spesa pubblica e la creazione di società a partecipazione statale.

    Infine, contribuì alla crescita dell'Italia un fattore esterno, cioè, la creazione del Mercato comune europeo (MEC), preceduta dalla creazione, nel 1951, della Comunità europea del carbone e dell'acciaio e la creazione della CEE nel 1957, a cui l'Italia aderì immediatamente. Con la creazione del MEC vi fu l'apertura delle frontiere europeee ai commerci, col conseguente aumento delle esportazioni e degli scambi commerciali europei.

    L'immagine più nota dei due giudici, Falcone e Borsellino

    Il 1968 vide l'Italia trasformarsi radicalmente sul piano sociale, in seguito alle migliorate condizioni di vita dovute al boom economico degli anni precedenti ed al sorgere di movimenti radicali, soprattutto comunisti, di giovani e operai, che portarono profonde modifiche al costume, alla mentalità generale e particolarmente alla scuola.

    Negli anni '70 alcuni dei numerosi movimenti politici, sorti negli anni precedenti, si estremizzarono e degenerarono nel terrorismo rosso (le Brigate Rosse), accompagnato da quello nero (i gruppi neofascisti come i NAR) caratterizzando quelli che furono chiamati gli anni di piombo.

    Con gli anni '80 iniziano quelli che Indro Montanelli chiamerà anni di fango. La strage di impronta fascista alla Stazione di Bologna e lo scandalo della loggia massonica P2 causarono un lento declino del potere dei sindacati e della partecipazione politica, crebbe inoltre la disaffezione per i partiti.

    La caduta del Muro di Berlino nel 1989 ebbe ripercussioni anche in Italia, assumendo il significato di un crollo ideale dell'alternativa al capitalismo. L'anno successivo il PCI deliberò il proprio scioglimento, costituendo una nuova forza politica che abbandonò la tradizione comunista.

    Nel 1992 le indagini di Mani pulite sul fenomeno dilagante delle tangenti (lo scandalo venne chiamato "Tangentopoli"), portarono al coinvolgimento di numerosi esponenti nazionali e locali di tutto il pentapartito che, alle elezioni amministrative del 1994, fu duramente punito dall'indignazione degli elettori. Lo scandalo decretò la fine dei tradizionali partiti di governo.

    Dagli anni del secondo dopoguerra fino ad oggi, Cosa nostra, la più potente organizzazione criminale presente in Sicilia e in Italia, ha esteso il suo potere negli ambienti della finanza e della politica italiana, arrivando addirittura a corrompere uomini politici e banchieri. Tra gli anni '80 e gli anni '90, i giudici siciliani Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, vittime essi stesse per la causa, aiutati da valenti uomini della polizia, sono riusciti a fare arrestare i maggiori membri di Cosa nostra.

    Nel caos politico derivato dalla disintegrazione dell'ordine precedente emergeva un nuovo partito costituito dall'imprenditore Silvio Berlusconi, Forza Italia, che si poneva come alternativa al vecchio sistema pur inglobando alcuni dei suoi protagonisti. In questa fase, definita "Seconda Repubblica", si consolida il principio del bipolarismo e l'alternanza fra i governi dei due schieramenti di centrosinistra e centrodestra: dal 1996 al 2001 i governi dell'Ulivo, dal 2001 al 2006 quelli della Casa delle Libertà, dal 2006 quello dell'Unione, una nuova coalizione dei partiti di centro-sinistra e dal 2008 quello del Popolo della Libertà.

    Geografia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Geografia d'Italia.

    Immagine satellitare NASA dell'Italia.

    L'Italia è unita al tronco centrale del continente europeo dalla catena delle Alpi. Grazie alla sua posizione, costituisce un ponte di passaggio tra l'Europa, l'Asia e l'Africa.

    L'Italia separa, inoltre, il bacino occidentale del Mar Mediterraneo da quello centrale: cioè il Mar Tirreno dallo Ionio, che nell'Istmo di Catanzaro il punto più stretto della penisola distano solo 28 km, prolungandosi verso occidente con la Calabria e la Sicilia, che insieme formano geologicamente un'estensione peninsulare. Tra quest'ultima e l'Africa (penisola tunisina) intercorrono solo 140 km: tanti ne misura il canale di Sicilia (o canale di Tunisi).

    Ad oriente la penisola salentina (Puglia) dista dalla costa albanese, nel punto più stretto del canale d'Otranto, 70 km. Si tratta di Punta Palascìa, situata a 40° 7' di latitudine nord e 18° 31' di longitudine est. A settentrione del Salento si spinge l'insenatura lunga e stretta del mare Adriatico.

    Le isole di Sardegna e di Corsica dividono poi il mar Tirreno dal mar di Sardegna.

    Lo sviluppo costiero della penisola è notevole: 7 456 km; molto più esteso di quello della penisola iberica, molto meno di quella balcanica.

    Il suolo italiano è oggi il risultato dell'antropizzazione ed è in parte montuoso, in parte collinare, in parte vulcanico (riviere Euganee) in parte endolagunare con dossi, polesine, isole, prosciugate dalle bonifiche (Bonifiche Circeo, Ferraresi, Comacchio, Ostiense, Pisana e così via) con sempre maggiori innalzamenti di argini (per esempio il prelievo di un miliardo e settecento milioni di metri cubi all'anno d'acqua dolce, da venti consorzi per il solo Veneto).

    L'Italia presenta una prevalenza di zone collinari (il 41,6% del territorio) rispetto a zone montuose (il 35,2% del territorio), o a zone pianeggianti (23,2%). L'altitudine media del territorio italiano è di circa 337 metri sul livello del mare.

    Le catene montuose si estendono per buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4000 m tra cui il Monte Rosa (4634 m), il Cervino (4478 m) e il Monte Bianco che con i suoi 4810 m è la montagna più alta d'Europa. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal fiume Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonìe in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2912 m). L'Italia è nota anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3323 m è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli in provincia di Messina[32].

    Il comune più a nord d'Italia è Predoi[33], il più a sud Lampedusa e Linosa, il più a est Otranto e il più a ovest Bardonecchia[34].

    Ripartizioni

    La regione fisica italiana risulta distribuita in tre parti:

    Morfologia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Rilievi italiani e Pianure italiane.

    In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento.

    Solo un quarto della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie; tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.

    Vulcani

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Vulcani italiani.

    Eruzione dello Stromboli nel 1980

    L'elevato numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana. I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro[35]:

    1. l'Etna (il maggiore vulcano attivo d'Europa) domina il catanese e la Sicilia nord-orientale e si staglia su Catania con il suo gruppo di crateri sommitali (3340 m) costituendo un elemento paesaggistico caratterizzante di Reggio Calabria che si affaccia sulla costa Siciliana, da dove appare innevato per oltre metà dell'anno. Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
    2. Il Vesuvio (1277 m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua eruzione avvenuta nel 79 d.C., quando fu completamente sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano, Pompei e Stabiae. L'ultima eruzione è avvenuta nel 1944, in piena guerra mondiale, e da allora il vulcano è quiescente.
    3. Lo Stromboli, perennemente attivo, eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie.
    4. Vulcano, altro vulcano delle Eolie, che trova sede sull'omonima isola, la più meridionale delle Lipari. Dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.

    Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti o in fase quiescente ormai da molti secoli. Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'Antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) sono le postume manifestazioni del vulcanesimo locale[36].

    Foto aerea del Vesuvio

    Il monte Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Volsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anch'essi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili. In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di Bolsena, (monti Volsini), lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).

    Nell'Antiappennino campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuoli e di Agnano[37].

    I monti di Roccamonfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; così dicasi del Monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta, i primi nella provincia di Padova, i secondi in quella di Vicenza.

    Terremoti

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lista di terremoti in Italia.

    Epicentro del sisma di Reggio Calabria e Messina, 1908

    La sede della Prefettura dell'Aquila dopo il terremoto del 2009

    I fenomeni sismici costituiscono un primato dell'Italia in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi[38].

    Le zone meno soggette a fenomeni sismici sono la Sardegna, la Maremma grossetana, la penisola salentina e la regione alpina occidentale, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime. Dovuti spesso a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini[39].

    Gli ultimi eventi sismici che hanno provocato danni a persone e strutture sono stati il terremoto del Molise del 2002 e il terremoto dell'Aquila del 2009.

    Isole

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Isole italiane.

    La Sicilia vista dal satellite durante l'eruzione dell'Etna del 2002

    Le isole maggiori sono la Sicilia e la Sardegna, quest'ultima geologicamente parte della micro zolla sardo-corsa assieme alla Corsica.

    La maggior parte delle isole minori è raccolta in arcipelaghi, quali l'arcipelago Toscano – che comprende l'Isola d'Elba – le isole Pontine o Ponziane e le Isole Flegree nel Tirreno di fronte alla penisola (per non dimenticare le isole di Capri e Ischia); le isole Eolie o isole Lipari, le isole Egadi e le isole Pelagie attorno alla Sicilia (oltre alle isole di Ustica e di Pantelleria); l'arcipelago della Maddalena, le isole del Sulcis: (Isola di Sant'Antioco ed Isola di San Pietro), l'isola dell'Asinara a poca distanza dalla Sardegna[40].

    Vi sono poi le isole Tremiti, a nord del Gargano; le isole Cheradi nel golfo di Taranto, l'Isola di Sant'Andrea nelle acque di Gallipoli; le Isole Pedagne a largo di Brindisi; le isole Palmaria, Tino e Tinetto del golfo della Spezia (entrate dal 1997 tra i patrimoni dell'umanità nell'UNESCO) e altre ancora, come l'isola di Dino.

    Idrografia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Fiumi italiani, Laghi italiani e Elenco di cascate italiane.

    L'Italia grazie alla presenza di diversi rilievi montuosi, acque sorgive e ghiacciai è una terra ricca di corsi d'acqua. In genere i fiumi che nascono nell'Appennino non sono molto lunghi ed hanno carattere torrentizio al contrario di quelli che hanno origine nelle Alpi.

    Il maggiore fiume come lunghezza e portata è il Po (lungo 652 km[41]) che attraversa la pianura padana sfociando nel mare adriatico.

    I primi dieci fiumi d'Italia in ordine di lunghezza sono: Po, Adige, Tevere, Adda, Oglio, Tanaro, Ticino, Arno, Piave, Reno[42].

    I maggiori laghi italiani in ordine di superficie sono il lago di Garda, il lago Maggiore ed il lago di Como. Quest'ultimo detiene il primato della profondità nella Penisola che ammonta a 410 metri[43].

    Clima

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Clima italiano.

    La regione italiana (compresa tra il 47º ed il 35º parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale[44].

    Dal punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono, soprattutto per la penisola italiana (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica), un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo[45].

    Secondo la classificazione di Koppen [46], l'Italia è suddivisa in nove tipi di clima:

    Popolazione

    Demografia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Demografia d'Italia.

    Evoluzione della demografia dal 1960 al 2006 (numero degli abitanti in migliaia)

    Con 60.177.551 di abitanti (al 31.05.2009), l'Italia è il quarto paese dell'Unione europea per popolazione (dopo Germania, Francia e Regno Unito). Il Paese ha, inoltre, una densità demografica di 199,7 persone per chilometro quadrato, più alta della media europea[47].

    Secondo l'ultimo censimento le femmine costituivano nell'ottobre del 2001 il 51,58% della popolazione (+1.808.040). Tale differenza per vari fattori si è gradualmente ridotta col passare degli anni, e a dicembre 2008 le femmine rappresentavano il 51,45% (+1.740.222)[48].

    La popolazione italiana è concentrata principalmente nelle zone costiere e pianeggianti della penisola, dove si trovano le città più popolose (fra le prime 40 città italiane per numero di abitanti solo Perugia è posta ad un'altitudine superiore ai 250 metri sul livello del mare)[49].

    Principali città

    Quello che segue è un elenco dei primi 10 comuni d'Italia per popolazione in base alle ultime stime ISTAT. Le statistiche si basano su stime [50] del 30 giugno 2009.

    Pos.  ↓ Comune  ↓ Regione  ↓ Prov.  ↓ Abitanti  ↓
    1 Roma Lazio-Stemma.png Lazio stemma Roma 2.730.125
    2 Milano Flag of Lombardy.svg Lombardia stemma Milano 1.303.394
    3 Napoli Campania stemma Napoli 962.417
    4 Torino Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte stemma Torino 911.534
    5 Palermo Sicilian Flag.svg Sicilia stemma Palermo 657.358
    6 Genova Coat of arms of Liguria.svg Liguria stemma Genova 610.766
    7 Bologna Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna stemma Bologna 377.258
    8 Firenze Coat of arms of Tuscany.svg Toscana stemma Firenze 370.051
    9 Bari Regione Puglia-Stemma.png Puglia stemma Bari 320.240
    10 Catania Sicilian Flag.svg Sicilia Provincia di Catania-Stemma.png Catania 296.440

    Natalità e speranza di vita

    Tasso di natalità dal 1995 al 2008

    Il tasso di natalità in Italia è stato nel 2008 del 9,6 per mille (ottenuto dal rapporto tra il numero dei nati dell'anno e la media tra la popolazione rilevata all'inizio e alla fine del periodo considerato moltiplicato per 1.000). A livello regionale l'indice più elevato si rileva in Trentino-Alto Adige (10,7 per mille) seguita a breve distanza dalla Campania (10,5). Al terzo posto si collocano appaiate Lombardia e Valle d'Aosta (10,2 per mille) seguite da Lazio (10,1) e Veneto (10,0). I valori più bassi si registrano in Molise (7,6 per mille), Liguria (7,8) e Sardegna (8,2)[51]. Da notare che negli ultimi anni il tasso di natalità delle ripartizioni geografiche italiane (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) ha subito un livellamento che ha portato i rispettivi dati a convergere verso l'indice nazionale. Il numero medio di figli per donna, 1,41 nel 2008[52], colloca l'Italia tra i paesi a tasso di fecondità più basso al mondo. Tuttavia la popolazione presente sul territorio nazionale cresce di diverse centinaia di migliaia di unità all'anno (ben oltre 2 milioni di unità complessive nel quinquennio 2002-2007) a causa del saldo migratorio (+494.871 unità nel solo 2007)[53].

    La speranza di vita alla nascita in Italia era nel 2008 di 78,8 anni per gli uomini e di 84,1 per le donne[54].

    Il decano d'Italia attualmente è Ida Frabboni (4 ottobre 1896), vedova Saletta, di &&&&&&&&&&&&0113.&&&&&0113 anni, &&&&&&&&&&&&&071.&&&&&071 giorni che vive a Bologna, in Emilia-Romagna.

    Il primato italiano però è stato conquistato finora da Virginia Dighero (Lavagna, 24 dicembre 1891 – Lavagna, 28 dicembre 2005), vedova Zolezzi, la quale si spense alla veneranda età di 114 anni e 4 giorni. Tra gli uomini il primato spetta invece a Antonio Todde (Tiana, 22 gennaio 1889 – Tiana, 3 gennaio 2002), morto all'età di 112 anni e 346 giorni.

    Cittadini italiani

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cittadinanza italiana.

    Degli oltre 60 milioni di residenti il 94,24% possiede la cittadinanza italiana.

    La legge 15 febbraio 1992, n.91, art. 1 co. 1, stabilisce che è cittadino per nascita

    a) il figlio di padre o di madre cittadini (de iure sanguinis);
    b) chi è nato nel territorio della Repubblica se ambo i genitori sono ignoti o apolidi, o se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori, secondo la legge statale di questi (de iure soli).

    Per il comma 2º, è cittadino per nascita il figlio di ignoti trovato in Italia, se non si prova il possesso di un'altra cittadinanza. Acquisiscono inoltre automaticamente la cittadinanza italiana i cittadini vaticani al cessare dei diritti di dimora nella piccola enclave di Roma.

    La cittadinanza italiana è concessa, senza limite di generazioni, ai discendenti degli italiani emigrati anche se non sono ammessi salti generazionali. La quantità di potenziali cittadini italiani, secondo questo criterio, raddoppia l'attuale popolazione della penisola italiana. È nelle Americhe che si è radicata la maggior parte degli emigrati nella seconda metà del XIX secolo e del XX secolo.

    La Cittadinanza Italiana è concessa a chi sposa un cittadino Italiano dopo sei mesi dalla celebrazione del matrimonio.

    Etnie

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Immigrazione in Italia.

    Il numero di immigrati o di residenti stranieri in Italia è aumentato considerevolmente a partire dagli anni 1990 e, secondo i dati ISTAT, al 1º gennaio 2009 constava di 3.891.295 unità (esclusi i naturalizzati con doppia cittadinanza che l'ISTAT conteggia solo tra i cittadini italiani), pari al 6,48% del totale della popolazione residente.

    Distribuzione della popolazione straniera in Italia[55]
    Pos.  ↓ Cittadinanza  ↓ Popolazione  ↓  % del totale*  ↓
    1 bandiera Romania 796.477 1,33%
    2 bandiera Albania 441.396 0,74%
    3 bandiera Marocco 403.592 0,67%
    4 bandiera Cina 170.265 0,28%
    5 bandiera Ucraina 153.998 0,26%
    6 bandiera Filippine 113.686 0,19%
    7 bandiera Tunisia 100.112 0,17%
    8 bandiera Polonia 99.389 0,17%
    9 bandiera India 91.855 0,15%
    10 bandiera Moldavia 89.424 0,15%
    11 bandiera Macedonia 89.066 0,15%
    12 bandiera Ecuador 80.070 0,13%
    13 bandiera Perù 77.629 0,13%
    14 bandiera Egitto 74.599 0,12%
    15 bandiera Sri Lanka 68.738 0,11%
    16 bandiera Senegal 67.510 0,11%
    17 bandiera Bangladesh 65.529 0,11%
    18 bandiera Serbia 57.826 0,10%
    19 bandiera Pakistan 55.371 0,09%
    20 bandiera Nigeria 44.544 0,07%
      Resto del Mondo 750.219 1,25%
    Suddivisione della popolazione straniera per macroaree geografiche[56]
    Provenienza  ↓ Popolazione  ↓  % del totale  ↓
    Europa 2.084.093 3,47%
    Africa 871.126 1,45%
    Asia 616.060 1,03%
    America 316.676 0,53%
    Oceania 2.547 0,00%
    Apolidi 793 0,00%

    I dati delle statistiche ufficiali basate sulla residenza, come è ovvio, non comprendono i numerosi stranieri che dimorano illegalmente sul territorio nazionale. La Fondazione Ismu-Iniziative e studi sulla multietnicità con una sua ricerca del 1° gennaio 2008 [57] stima la presenza di un 17,9% in più di immigrati irregolari presenti sul territorio italiano (circa 650.000, che porterebbe il totale sopra i 4 milioni).

    Il numero di Italiani residenti all'estero ancora in possesso della cittadinanza italiana è invece stimato in circa 4.000.000[58].

    Un discorso a sé merita la comunità zingara sul territorio italiano, ripartita tra rom (più diffusa al Centro-Sud e con maggiore propensione alla sedentarizzazione) e in minor misura sinti (soprattutto al Nord, ma con forte tendenza al nomadismo). Stime approssimative parlano di 120.000, di cui 70.000 già con la cittadinanza[59].

    I comuni italiani con più cittadini stranieri residenti sono nell'ordine[60]: Roma (242.725 unità), Milano (181.393), Torino (114.710), Genova (42.744), Firenze (40.898), Bologna (39.480), Verona (34.465), Brescia (31.512), Padova (25.596), Napoli (24.384), Reggio Emilia (24.401), Prato (24.153), Venezia (23.928) e Modena (22.857).

    La grande emigrazione italiana

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Emigrazione italiana.

    Mulberry Street, Little Italy, New York, primi del '900

    L'Italia diventa un paese di emigrazione di massa dopo il processo di riunificazione nazionale, alla fine del XIX secolo[61]. La diaspora si divide in due grandi ondate. La prima, che ha il suo picco negli anni immediatamente precedenti e seguenti la I guerra mondiale, ha per meta esclusiva le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile). Tra il 1898 e il 1914, anno del picco del fenomeno, erano circa 750.000 gli italiani emigrati ogni anno.

    Nel corso del XX secolo l'emorragia si concentra nelle zone rurali del Mezzogiorno d'Italia: Sicilia, Campania e Puglia, sono le regioni che, in numeri assoluti, hanno conosciuto l'emigrazione più forte[62]. Le direttrici si spostano verso l'Europa centro-settentrionale in Germania soprattutto, ma anche in Svizzera, Francia e Belgio. In questo periodo l'emigrazione diviene anche interna, attratta dallo sviluppo industriale di alcune aree settentrionali del Paese. Le mete preferenziali sono il Piemonte e la Lombardia, ma anche Emilia-Romagna e Lazio.

    Lingue

    Lingua italiana

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lingua italiana.

    L'italiano (ascolta [?]) è una lingua appartenente al gruppo delle lingue romanze orientali della famiglia delle lingue indoeuropee. In Italia esiste un gran numero di lingue, evoluzioni autonome della varietà di latino parlata nelle diverse regioni, e dialetti. Le diverse lingue non sono varianti locali dell'italiano, nella sua originale natura fiorentina del Trecento, ma si sono sviluppate parallelamente[63].

    Alessandro Manzoni

    L'italiano moderno è, come tutte le lingue nazionali, un dialetto che è riuscito ad imporsi come lingua ufficiale di una regione molto più vasta di quella originaria. In questo caso fu il dialetto fiorentino, parlato a Firenze, a prevalere, non tanto per ragioni politiche - come spesso capitava - ma per il prestigio culturale di cui era portatore. Il toscano, ed il fiorentino illustre in particolare, debitore tuttavia di molti prestiti dalla Lingua siciliana (che con la sua illustrissima scuola poetica siciliana aveva trapiantato alcune importazioni francesi nel latino), è in effetti la lingua nella quale scrissero Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, considerati tre fra i massimi scrittori italiani. Naturalmente, era anche la lingua colta della città di Firenze, stimata per la sua secolare prosperità culturale e per la sua splendida architettura[64].

    Si deve, in particolare, ad un altro pioniere della lingua italiana, Alessandro Manzoni, l'aver adottato il fiorentino come lingua ufficiale dell'Italia. La sua decisione di donare una lingua comune alla nuova patria, da lui riassunta nel celebre proposito di «lavare i panni in Arno», fu il principale contributo di Manzoni alla causa del Risorgimento italiano[65].

    Altre lingue

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Lingue parlate in Italia.
    Gruppo Popolazione Lingua originaria Regione
    Sardo 1.269.000 Sardo Sardegna (77,48%)
    Tirolese 290.000 Tedesco Alto Adige (69,15%)
    Occitano 178.000 Occitano Piemonte nelle valli di Cuneo (4,76%) e Torino, Liguria a Imperia, Calabria a Guardia Piemontese
    Sassarese 120.000 Sassarese Provincia di Sassari (36%)
    Corso gallurese 100.000 Gallurese Provincia di Olbia-Tempio (64%), Provincia di Sassari (1,8%)
    Arberesh 98.000 Albanese Italia del sud, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Campania, Basilicata e in piccola parte in Abruzzo
    Francoprovenzale 90.000 Francoprovenzale Piemonte a Torino (0,89%), Valle d'Aosta ad Aosta (60%), Puglia a Foggia (0,23%), Lingua comunale di Guardia Piemontese, Calabria
    Ladino 55.000 Ladino Trentino-Alto Adige a Bolzano (4,19%), a Trento (1,69%), Veneto a Belluno (10%)
    Sloveno 50.000 Sloveno Friuli-Venezia Giulia a Trieste (9,6%), a Gorizia (8%), a Udine (3%)
    Catalano 26.000 Algherese Sardegna ad Alghero (60%)
    Francese 20.000 Francese Valle d'Aosta (17,33%)
    Greco (Grico/Griko) 20.000 Greco d'Italia Calabria a Reggio Calabria (0,88%) e Puglia nella Grecìa Salentina (1,88%)
    Bavarese 3.100 Tedesco (cimbro/mocheno) Trentino (Trento)
    Croato 2.600 Croato Molise (0,79%)
    Carinziano 2.000 Tedesco Friuli-Venezia Giulia a Udine (0,38%)
    Carnico 1.400 Friulano Friuli-Venezia Giulia, Veneto a Belluno (0,66%)
    Tirolese (pusterese) 700 Tedesco Veneto, Val Pusteria
    Romaniska 100 Romaniska Sardegna a Isili (CA)

    Fonte: Ministero degli Interni del Governo Italiano/rielaborazione da Il Corriere della Sera.

    Raggruppamenti delle lingue e dei dialetti d'Italia[66][67][68][69]

    In Italia si parlano altre lingue oltre l'italiano come la lingua istrorumena, parlata da circa 300 esuli dall'Istria a Trieste e che fu considerata isola linguistica nel Regno d'Italia[70].

    Vanno aggiunte una moltitudine di lingue di più o meno recente importazione (e come tali non da tutelare come storiche), in primis le varietà afferenti all'arabo, all'albanese di Albania, al romeno, al cinese e all'ucraino.

    Va anche tenuto conto della Lingua dei Segni Italiana (LIS) (vedi Lingua dei segni)[71], la lingua visiva dei cittadini sordi, i cui utilizzatori sono stimati tra le 80 e le 120.000 persone nelle diverse città italiane. L'Italia non riconosce la lingua dei segni come lingua nazionale dei sordi, né come lingua minoritaria: solamente la regione di Valle d'Aosta ha approvato all'unanimità il riconoscimento della Lingua dei Segni nel 2006.

    Diverse parlate regionali sono state censite dall'UNESCO come lingue minoritarie e vengono considerate dalla comunità linguistica come lingue distinte dall'italiano (e non come dialetti di quest'ultimo), tuttavia non godono di alcun riconoscimento o tutela da parte dello Stato Italiano. Queste sono l'Emiliano-Romagnolo, il Ligure, il Lombardo, il Napoletano, il Piemontese, il Veneto e il Siciliano.

    Situazione giuridica

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Lingue italiane nella legislazione e Bilinguismo amministrativo in Italia.

    L'italiano è la lingua ufficiale dello Stato.

    A livello locale sono riconosciute come co-ufficiali, parificate all'italiano, le seguenti lingue:

    In queste regioni gli uffici pubblici sono bilingui, o trilingui nei comuni ladini dell'Alto Adige e walser dell'alta valle del Lys, i documenti ufficiali possono essere redatti in italiano o nella lingua straniera. La segnaletica stradale è anch'essa plurilingue, mentre i comuni in Valle d'Aosta recano il solo toponimo francese (ad eccezione di Aosta).

    Anche a livello scolastico tali minoranze linguistiche conoscono un particolare trattamento di favore: in provincia di Bolzano esistono scuole in lingua tedesca e ladina, in provincia di Trieste e in quella di Gorizia scuole slovene. La prima prova dell'esame di maturità viene svolta nella lingua materna e non in italiano[72]. In Valle d'Aosta, dove il francese e l'italiano sono parificati a tutti i livelli, gli studenti sono tenuti a sostenere una quarta prova in francese, simile a quella in italiano.

    Il servizio pubblico radiotelevisivo offre programmi in lingua madre, in Alto Adige esiste pure un canale pubblico, RAI Emittente di Bolzano - Sender Bozen, interamente in tedesco. In Valle d'Aosta l'emittente regionale RAI (Sede regionale per la Valle d'Aosta - Siège régional pour la Vallée d'Aoste) assicura la diffusione di programmi in lingua francese e francoprovenzale, che si aggiungono ai due canali francofoni d'oltrealpe (France 2 dalla Francia e TSR dalla Svizzera) che i Valdostani ricevono gratuitamente in base ad accordi bilaterali siglati nel dopoguerra.

    Altre lingue vengono riconosciute e tutelate:

    • dalla legislazione statale[73]: oltre alle quattro lingue suddette vengono riconosciuti il friulano, l'occitano, il francoprovenzale, l'albanese, il greco, il sardo, il catalano e anche il croato;
    • dalle leggi regionali: i consigli regionali del Piemonte, del Friuli-Venezia Giulia, della Sardegna e del Veneto hanno approvato delle leggi a tutela delle lingue regionali.

    Nei fatti si tratta di una tutela piuttosto debole. Soprattutto in Sardegna e Friuli si è comunque diffusa la segnaletica bilingue.

    Religione

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Religioni in Italia.

    Ufficialmente lo stato italiano è uno stato laico e non possiede una religione ufficiale. Secondo una ricerca, effettuata da Eurispes nel 2006, l'87,8% degli italiani si dichiara cristiano-cattolico, un aumento dell'8% di chi si riconosce nel cattolicesimo rispetto a una medesima ricerca condotta 15 anni fa, il 5% cristiano-protestante, il 2% cristiano-ortodosso, il 3% ateo e il restante di differenti religioni. [74].

    La religione più diffusa è il cattolicesimo. La Chiesa Cristiana in Italia esiste fin dal tempo apostolico, ne abbiamo testimonianza dagli Atti degli Apostoli[75] e dalla Lettera ai Romani[76] in cui l’Apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma e delle altre città italiane da lui evangelizzate. Sicuramente la religione più diffusa è il Cristianesimo di confessione cattolica. Il Papa, sommo pontefice della Chiesa cattolica, sovrano dello Stato della Città del Vaticano e patriarca della Chiesa latina è il vescovo di Roma, nonché il punto di riferimento per un miliardo di Cattolici nel mondo. La Chiesa cattolica gode di un rapporto particolare con lo Stato italiano: nel Concordato sono regolati i rapporti fra Stato e Chiesa, riconoscendo a quest’ultima un favore, anche giuridico.

    Numerose anche le altre confessioni cristiane in ambito protestante, nate e diffusesi nel periodo medioevale: il Valdismo, Metodismo, Luteranesimo e Battismo, tutte riunite nella Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, assieme ad altre denominazioni pentecostali minori.

    Il Cristianesimo di rito ortodosso in Italia non è mai stata molto diffuso, tuttavia nel corso del XX secolo molti atti hanno portato alla costituzione legale della Chiesa Ortodossa in Italia[77] anche alla luce del maggiore presenza di fedeli provenienti dall'Europa dell'Est.

    I cristiani (cattolici, protestanti, ortodossi, testimoni di Geova, mormoni, etc.), in Italia rappresentano la religione di maggioranza. Come in molti paesi occidentali, il processo di secolarizzazione è crescente, soprattutto tra i giovani, anche se non manca la presenza di movimenti cattolici come Azione Cattolica, la Gioventù Francescana, l'AGESCI, Comunione e Liberazione e il Cammino Neocatecumenale.

    I flussi migratori degli ultimi decenni hanno prodotto anche la diffusione di religioni e riti nuovi per il Paese: l'Islam ad esempio è praticato da 1.200.000 persone, Buddhismo con 160.000 fedeli, l'Induismo con 115.000 fedeli e il Sikhismo, circa 70.000 unità.

    Resta da citare un fenomeno relativamente nell'ombra e poco noto, quello del Neopaganesimo, presente in particolare nelle sue forme wiccana, romana, odinista e druidica.

    Non mancano infine associazioni atee ed agnostiche, quali l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, NO GOD e Atheia. A causa del fatto che molti non credenti diventano tali in età adulta, i dati sulla loro consistenza in Italia sono poco affidabili (oscillano tra meno di 1.000.000 e 9.000.000), anche a causa della difficoltà nel distinguere gli atei veri e propri da coloro che professano non meglio definite "altre religioni"[78]; facendo i dovuti calcoli in base alla sopra citata indagine Eurispes una stima realistica si aggirerebbe intorno ai 4.000.000 nel 2006.

    Istruzione

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ordinamento scolastico in Italia e Storia della scuola italiana.

    L'istruzione in Italia è regolata con modalità diverse secondo la forma giuridica (scuole pubbliche, scuole paritarie, scuole private). La formazione professionale, comprendente gli istituti professionali, dipende invece dalle regioni.

    Nel complesso, almeno stando alla legislazione di riforma in vigore, si passa da un obbligo scolastico che termina a 16 anni, ad un diritto dovere, o obbligo formativo, che dura fino al diciottesimo anno di età.

    Il sistema scolastico italiano è strutturato in tre cicli di istruzione:

    La scuola dell'infanzia è un'istituzione prescolastica non obbligatoria, caratterizzata dal gioco e della convivenza con i compagni, e dalla preparazione al primo ciclo d'istruzione.

    Il ciclo degli studi all'università si può articolare in tre fasi, dopo la riforma introdotta dal processo di Bologna:

    1. Laurea triennale (3 anni)
    2. Laurea magistrale, ex-laurea specialistica (2 anni)
    3. Dottorato di ricerca (3 anni)

    Salute

    Il Servizio sanitario nazionale italiano è un sistema pubblico di carattere universalistico che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini, finanziato attraverso la fiscalità generale e le entrate dirette, percepite dalle aziende sanitarie locali, derivanti dai ticket sanitari (cioè delle quote con cui l'assistito contribuisce alle spese) e dalle prestazioni a pagamento.

    Attraverso di esso viena data attuazione all'art. 32 della Costituzione italiana che sancisce il diritto alla salute di tutti gli individui.

    Criminalità e legalità

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Criminalità in Italia.

    Ordinamento dello Stato

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sistema politico della Repubblica Italiana.

    Firma della Costituzione

    Il sistema politico della Repubblica Italiana è conforme alle istituzioni di una repubblica parlamentare dove il presidente del Consiglio dei Ministri è il capo del governo che si regge su una maggioranza parlamentare.

    La legge fondamentale e fondativa della Repubblica Italiana è la Costituzione della Repubblica la quale indica i principi fondamentali della Repubblica, i diritti e i doveri dei cittadini e fissa l'ordinamento della Repubblica.

    Fu approvata dall'Assemblea costituente il 22 dicembre 1947, promulgata dal Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947, ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948[79].

    Istituzioni

    Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica

    Il Presidente della Repubblica è la massima carica dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Viene eletto ogni sette anni dal Parlamento in seduta comune integrato dai rappresentati regionali. Non ha un ruolo di indirizzo politico, ma la Costituzione gli affida comunque funzioni di natura legislativa, esecutiva e giudiziaria. Nei periodi di stabilità politica il suo ruolo si riduce nei fatti a funzioni rappresentative e di monitoraggio. I poteri assegnategli dalla Costituzione, però, fanno sì che il ruolo del Presidente della Repubblica acquisisca d'importanza nei casi di instabilità politica o deriva istituzionale dello Stato[80].

    Il potere legislativo statale è affidato ad un Parlamento bicamerale costituito dalla Camera dei Deputati (630 deputati) e dal Senato della Repubblica (315 senatori eletti più i senatori a vita). Le Camere sono elette a suffragio universale (attualmente la legge elettorale prevede una ripartizione dei seggi tra i candidati delle varie liste bloccate concorrenti in proporzione ai voti ottenuti, con un premio che assicuri la governabilità alla coalizione di liste più votata). In Italia vige il bicameralismo perfetto: le Camere hanno le stesse funzioni e gli stessi poteri. Una legge deve essere approvata nello stesso testo da entrambe le Camere. In caso di contrasto tra le Camere la legge non viene approvata. Di conseguenza le leggi elettorali delle due Camere sono abbastanza simili per evitare che un loro diverso orientamento politico paralizzi il Parlamento. Tale sistema è stato ideato affinché vi sia una maggiore ponderazione della classe politica nell'approvare le leggi. Le Camere durano in carica 5 anni, ma il Presidente della Repubblica può scioglierle anticipatamente[81].

    Il potere esecutivo spetta al Governo, all'interno del quale, secondo l'art. 92, c. 1 Cost. possono distinguersi diversi organi: il presidente del Consiglio dei Ministri, i Ministri e il consiglio dei ministri, che è costituito dall'unione dei precedenti organi. I Ministri sono responsabili singolarmente degli atti del loro dicastero e collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio dirige la politica del governo, ma all'interno del Consiglio è primus inter paris con i suoi colleghi. Tuttavia le sue dimissioni provocano le dimissioni dell'intero governo. Il Presidente della Repubblica, a seguito di consultazioni con i maggiori leader politici, nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i Ministri. Successivamente alla sua entrata in carica il Governo deve presentarsi in Parlamento ed ottenere da entrambe le Camere un voto di fiducia. In qualunque momento un voto di sfiducia di una Camera costringe il Governo alle dimissioni. Poiché i Ministri non sono revocabili, talvolta per costringerli alle dimissioni si procede in una delle due Camere ad un voto di sfiducia individuale[82].

    Il potere giudiziario (sia quello inquirente che quello giudicante) è esercitato dalla Magistratura che costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del popolo. Il Consiglio Superiore della Magistratura, eletto per 1/3 dal Parlamento in seduta comune e per 2/3 da tutti i magistrati e presieduto di diritto dal Presidente della Repubblica, ha compiti di autogoverno della Magistratura, svincolandolo totalmente dalle influenze del governo, in particolare del Ministero della Giustizia[83].

    La Corte costituzionale svolge la fondamentale funzione di garante della Costituzione. I suoi compiti principali sono quelli di giudicare la costituzionalità delle leggi e di dirimere i conflitti di attribuzione tra gli organi dello stato. Essa dunque può annullare le leggi in contrasto con la lettera o lo spirito della Costituzione e può decidere l'interpretazione univoca della stessa. La Corte Costituzionale è eletta per 1/3 dal Parlamento in seduta comune in rappresentanza del potere politico (legislativo ed esecutivo), per 1/3 dalle alte magistrature dello stato in rappresentanza del potere giudiziario e per 1/3 dal Presidente della Repubblica (scelti in maniera super partes)[84].

    Sono presenti due Biblioteche Nazionali Centrali sedi del deposito legale dello Stato, la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, rispettivamente la passata e l'odierna capitale d'Italia.

    L'Ente Cartografico dello Stato italiano ai sensi della Legge n. 68 del 2 febbraio 1960 si trova a Firenze ed è l'Istituto Geografico Militare.

    Forze armate

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Forze armate italiane e Forze di polizia in Italia.
      « L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo. »
     

    33º Reggimento Artiglieria "Aqui"

    Carabinieri

    L'Esercito Italiano è la prima forza armata dello Stato. Attualmente ha un organico di 111.233 (nel 2009) unità (di queste 85.000 fanno parte delle forze operative, mentre 27.000 sono assegnate alle unità di riserva e sostegno).

    La Marina Militare è la seconda forza armata dello Stato. Essa nacque nel 1946 dalla Regia Marina, in seguito alla proclamazione della Repubblica Italiana. A lei sono affidati il controllo e la condotta delle operazioni navali nelle acque territoriali ed internazionali. Ad essa è devoluto, inoltre, il compito di pattugliamento delle coste tramite il Corpo delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera.

    L'Aeronautica Militare è la terza forza armata dello Stato. Ad essa sono devolute le operazioni aeree. In passato si è anche occupata del controllo del traffico aereo nello spazio aereo nazionale.

    L'Arma dei Carabinieri è la quarta forza armata dello Stato. Per via della sua doppia natura di forza armata e di forza di polizia, le sono affidate sia funzioni militari, quali il concorso alla difesa della Patria, l'esercizio delle funzioni di Polizia Militare, la protezione delle Rappresentanze Diplomatiche italiane e la partecipazione alle operazioni militari all'estero, sia funzioni civili di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza.

    La Guardia di Finanza è una speciale forza di polizia ad ordinamento militare e fa parte integrante delle Forze Armate dello Stato. Dipende direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze e svolge compiti di polizia giudiziaria, polizia tributaria (in via esclusiva) e pubblica sicurezza soprattutto legati all'ambito economico e finanziario (negli anni recenti sono stati creati anche reparti specializzati nella tutela dell'Ordine pubblico). La Guardia di Finanza concorre altresì alla difesa dei confini e svolge funzioni di polizia militare e polizia giudiziaria militare[85].

    La Polizia di Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Quest'ultima definizione non implica la militarità del Corpo, tuttavia la sua struttura si richiama a quella di un'istituzione di carattere militare ed il suo personale ha un inquadramento differente rispetto a qualsiasi ente civile o militare dello Stato. Dipende direttamente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che rappresenta l'apparato amministrativo centrale per mezzo del quale il Ministero dell'Interno (Autorità Nazionale di Pubblica Sicurezza) gestisce l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica in Italia. Pertanto, la Polizia di Stato è la prima forza di polizia incaricata del mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico.

    Il Corpo di Polizia Penitenziaria è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza legati al settore penitenziario ed alla gestione delle persone sottoposte a provvedimenti di restrizione o limitazione della libertà personale. È l'erede del Corpo delle Guardie Carcerarie, creato nel 1873, poi riformato nel Corpo degli Agenti di Custodia delle Carceri (1890), (forza di polizia ad ordinamento militare) la cui amministrazione passò nel 1922 dal Ministero dell'Interno al Ministero della Giustizia, per poi ritornarvi nel 1990.

    Il Corpo Forestale dello Stato è una forza di polizia civile ad ordinamento speciale che la rende un Corpo armato dello Stato o Corpo militarmente organizzato. Svolge compiti di tutela ambientale e paesaggistica. Svolge anche funzioni di Polizia Giudiziaria e di Pubblica Sicurezza. Alla direzione del Corpo vi è l'Ispettorato generale con sede a Roma.

    Altri corpi o servizi

    I Corpi ed i Servizi di Polizia Locale/Provinciale e Polizia Municipale non rientrano tra le forze di polizia dello Stato. Svolgono compiti di controllo tramite pattugliamento del territorio e repressione dei reati tipicamente nelle aree urbane sotto controllo regionale. A seconda della tipologia possono dipendere dalla Regione, dalla Provincia o dal Comune. Tutti i suoi appartenenti sono Agenti e Ufficiali di Polizia Giudiziaria e Agenti di Pubblica Sicurezza.

    Suddivisioni storiche e amministrative

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ente locale (ordinamento italiano).

    In base all'articolo 114 della Costituzione la Repubblica è costituita dai comuni, dalle province, dalle città metropolitane e dalle regioni.

    L'Italia, in base agli ultimi dati ISTAT dell'anno 2007, ha 8101 comuni. Di questi, circa centocinquanta superano i 50.000 abitanti, tra cui 80 capoluoghi di provincia (37 capoluoghi hanno invece popolazione inferiore ai 50 mila abitanti). Le province attuali sono invece 110[86].

    Nell'elenco che segue, per ciascuna regione è riportato lo stemma ufficiale e, a seguire, il nome del capoluogo.

    Regione Capoluogo
    StemmaVdA.JPG Valle d'Aosta* Aosta
    Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte Torino
    Coat of arms of Liguria.svg Liguria Genova
    Flag of Lombardy.svg Lombardia Milano
    Stemma Trentino - Südtirol.svg Trentino-Alto Adige* Trento
    Veneto-Stemma.png Veneto Venezia
    Friuli-Venezia Giulia-Stemma.png Friuli-Venezia Giulia* Trieste
    Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna Bologna
    Coat of arms of Tuscany.svg Toscana Firenze
    Blank.pngRegione-Umbria-Stemma.svgBlank.png Umbria Perugia
    Coat of arms of Marche.svg Marche Ancona
    Lazio-Stemma.png Lazio Roma
    Regione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo L'Aquila
    Regione-Molise-Stemma.svg Molise Campobasso
    Campania Napoli
    Regione Puglia-Stemma.png Puglia Bari
    Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata Potenza
    Coat of arms of Calabria.svg Calabria Catanzaro
    Sicilian Flag.svg Sicilia* Palermo
    Sardegna-Stemma.svg Sardegna* Cagliari
    * Regione a statuto speciale

    Simboli

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Simboli patrii italiani.

    Tricolore italiano

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bandiera italiana.

    Il Tricolore sventola su Piazza Venezia (Roma)

    La Sala del Tricolore di Reggio Emilia dove per la prima volta venne adottata la bandiera italiana

    Il primo tricolore italiano nasce il 7 gennaio 1797 a Reggio nell'Emilia come bandiera della Repubblica Cispadana proposto da Giuseppe Compagnoni.

    Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando le armate napoleoniche attraversarono l'Italia, nel 1796, sia le varie neonate repubbliche giacobine, sia i reparti militari che affiancavano l'esercito di Napoleone adottarono bandiere simili. La scelta dei colori si deve probabilmente ai vessilli della Legione Lombarda nei quali il bianco e il rosso del comune di Milano si affiancavano al verde delle divise della Guardia civica milanese. Gli stessi colori vennero adottati anche dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia e dalla Romagna. A Reggio Emilia, che si fregia del titolo di "città del tricolore", è esposto il primo vessillo tricolore, risalente al 1797[87].

    Dopo il Congresso di Vienna e la Restaurazione, il tricolore rimase come simbolo di libertà e venne utilizzato nei moti rivoluzionari del 1831 e del 1848. Fu proprio in quest'anno, con l'annuncio della prima guerra di indipendenza, che Carlo Alberto di Savoia adotta per le sue truppe un vessillo composto dalla bandiera italiana, recante al centro lo stemma dei Savoia bordato di azzurro. Questa bandiera diverrà, a partire dal 14 marzo 1861, la bandiera del Regno d'Italia, anche se la legge che definisce la forma esatta della bandiera arriverà solo nel 1923[87].

    Con la fine della seconda guerra mondiale e la proclamazione della Repubblica, la bandiera italiana perde lo stemma del Savoia e assume la foggia odierna. L'importanza di questo passaggio è testimoniata dall'inserimento nella Costituzione di un articolo compreso tra i principi fondamentali - il 12 - ad esso dedicato: "La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni".

    Emblema della Repubblica

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Emblema della Repubblica Italiana.

    Emblema della Repubblica

    L'emblema ufficiale della Repubblica Italiana è quello approvato dall'Assemblea costituente nella seduta del 31 gennaio 1948 e promulgato dal presidente della Repubblica Enrico De Nicola il successivo 5 maggio. Il bozzetto iniziale fu realizzato dall'artista Paolo Paschetto, vincitore dei due concorsi pubblici indetti nel 1946 e nel 1947, cui parteciparono complessivamente circa 500 candidati con oltre 800 bozzetti[88].

    La stella bianca a cinque punte, facente, inoltre, riferimento a Dante, è stata la tradizionale rappresentazione simbolica dell'Italia sin dall'epoca risorgimentale; nell'emblema repubblicano essa è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio, simbolo del lavoro su cui si basa la Repubblica (articolo 1 della costituzione) e del progresso. L'insieme è racchiuso da un ramo di quercia, che simboleggia la forza e la dignità del popolo italiano, e da uno di ulivo, che rappresenta la volontà di pace della nazione[89].

    Pur identificato spesso come stemma della Repubblica Italiana, tecnicamente non si tratta di uno stemma in quanto è privo dello scudo, che ne costituisce una parte essenziale secondo la definizione araldica (al contrario di altre decorazioni come corone, elmo o rami che non sono essenziali). Per questo risulta più corretto riferirvisi con il termine di "emblema della Repubblica Italiana".

    Inno nazionale

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Inno di Mameli.

    L'Inno di Mameli, conosciuto anche come "Fratelli d'Italia", dai primi versi - o più precisamente, Il Canto degli Italiani - è dal 12 ottobre 1946 l'inno nazionale italiano, in modo provvisorio. Il 17 novembre 2005 il Senato aveva approvato in prima lettura un progetto di legge volto a renderlo definitivo, ma alla Camera il provvedimento non fu più votato e l'Inno di Mameli rimane tuttora come inno italiano provvisorio. Il testo fu scritto nell'autunno 1847 da Goffredo Mameli; la musica è di poco successiva e fu composta da Michele Novaro.

    Dopo la proclamazione della Repubblica ha sostituito La canzone del Piave adottata dal governo provvisorio italiano dopo l'8 settembre.

    Durante il Regno d'Italia era in vigore la Marcia Reale, che dopo l'Unità d'Italia aveva sostituito l'inno del Regno di Sardegna: S'hymnu sardu nationale.

    Nel corso degli anni Novanta è stata talvolta ventilata l'ipotesi di sostituire Il canto degli Italiani con il Va, pensiero (celebre aria dall'opera lirica Nabucco) di Giuseppe Verdi come inno rappresentativo della nazione italiana.

    Stendardo presidenziale

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Stendardo presidenziale italiano.

    Lo stendardo presidenziale italiano è il segno distintivo della presenza del Capo dello Stato. Esso segue il Presidente della Repubblica ogni qual volta si allontana dal Palazzo del Quirinale. Lo stendardo è esposto sui mezzi di trasporto a bordo dei quali sale il Presidente, all'esterno delle Prefetture quando il Presidente è in visita ad una città e all'interno delle sale dove egli interviene in veste ufficiale.

    Il 22 settembre 1965, il Presidente Giuseppe Saragat scelse come stendardo un modello che prevedeva un drappo quadrato azzurro con l'emblema della Repubblica in oro. In seguito, il 22 marzo 1990, il Presidente Francesco Cossiga adottò come stendardo un drappo quadrato tricolore con bordo azzurro. Il 29 giugno 1992, il Presidente Oscar Luigi Scalfaro ripristinò il precedente modello riducendo, però, l'emblema.

    Il nuovo stendardo, introdotto il 9 ottobre 2000 dal Presidente Ciampi, richiama i colori della bandiera nazionale, con riferimento particolare alla bandiera della storica Repubblica Italiana del 1802-1805; la forma quadrata e la bordatura azzurra simboleggiano le Forze Armate, comandate dal Presidente.

    Stendardo del Presidente del Consiglio dei Ministri

    Dal 2008, dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, viene adottato anche lo stendardo personale del Presidente del Consiglio, che è tutto blu con due ordini di strisce dorate, i bordi dello stesso colore e al centro il tradizionale simbolo della Repubblica, la stella su ruota dentata con rami di quercia e d'ulivo[90].

    Bandiere navali

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Bandiera italiana#Bandiere navali.

    Nel 1947 oltre alla bandiera nazionale vennero definite anche la bandiera usata dalla marina mercantile, che reca sulla banda bianca uno stemma nei cui quadranti compaiono gli stemmi delle quattro repubbliche marinare (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi); e quella della Marina Militare, nella quale lo stemma è sovrastato da una corona navale, cioè una corona turrita e rostrata.

    Un'altra differenza è che nella bandiera della Marina Militare il leone di san Marco (simbolo di Venezia) ha il libro chiuso, la coda alzata e regge una spada (come nella bandiera di guerra della Repubblica di Venezia).

    Politica e partiti

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Partiti politici italiani e Grafico delle elezioni politiche italiane.

    Don Luigi Sturzo

    In Italia si può parlare di partiti politici moderni a partire dal 1892, quando viene fondato il Partito Socialista Italiano. Sino a quel momento i principali raggruppamenti politici del paese, la Destra storica e la Sinistra storica non erano raggruppamenti politici classificabili come partiti, ma semplici "cartelli" di notabili, ciascuno con un proprio feudo elettorale, che si riunivano in gruppi a seconda delle proprie idee.

    Invece il Partito Socialista Italiano sin dagli inizi si prefigura come partito di massa e viene seguito pochi anni dopo dai movimenti politici cattolici, prima con la Democrazia Cristiana Italiana di Romolo Murri, poi con il Partito Popolare Italiano (1919-1926) fondato da don Luigi Sturzo (Caltagirone 26 novembre1871-Roma 8 agosto1959) nel 1919.

    Nel secondo dopoguerra i partiti di massa furono Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano: questa fu una delle peculiarità del sistema politico italiano. Al momento della sua fondazione nel 1921 il PCI non era diverso dagli altri partiti comunisti europei, molto più piccoli rispetto ai "fratelli" socialisti o socialdemocratici. Il ruolo fondamentale svolto dal movimento comunista nella Resistenza ha consentito però al PCI di prendere il posto del Partito Socialista come rappresentante della classe operaia e di diventare stabilmente, dopo il 1948, il secondo partito italiano. Il PCI ha rappresentato, praticamente in maniera continua, l'opposizione ai governi centristi della DC e a quelli DC-PSI e alleati per più di quarant'anni.

    Antonio Gramsci

    Questa problematica situazione ha condizionato fortemente il sistema politico italiano, perché mentre negli altri Paesi europei la presenza di forti partiti socialisti, socialdemocratici o laburisti, ma sempre privi di legami con l'Urss, consentiva l'alternanza di governo, in Italia la pregiudiziale anticomunista e antisovietica rendeva di fatto impossibile tale alternanza. Questo spiega la permanenza ininterrotta al potere per oltre mezzo secolo della Democrazia Cristiana, il partito sorto dalle ceneri del PPI di don Sturzo, dal Governo Badoglio I al Governo Ciampi. Tuttavia la DC dal 1953 in poi mai ha avuto i voti sufficienti a governare da sola il Paese, a causa del sistema elettorale italiano completamente proporzionale.

    La necessità di accordi continui fra partiti ha portato alla cosiddetta partitocrazia, e cioè l'occupazione, da parte dei partiti, di tutti i gangli dell'amministrazione pubblica, con l'inevitabile corollario di corruzione, nepotismo, inefficienza. Questo, insieme alle crisi delle ideologie e alla fine della guerra fredda, ha portato ad una generale perdita di credibilità e autorevolezza dei partiti, iniziata durante gli anni ottanta con il calo graduale ma inesorabile dei consensi di PCI e DC, e culminati nel crollo successivo all'inchiesta di Mani Pulite del 1992.

    Dopo la caduta dei partiti di massa, sono stati i partiti di protesta o legati ad un leader ad avere maggiore successo.

    I partiti principali sono attualmente il Popolo della Libertà (PdL) e il Partito Democratico (PD). Molti sono i partiti attualmente operativi, ma solo sei di questi (PdL, PD, Lega Nord, Italia dei Valori, Unione di Centro e Movimento per le Autonomie) – esclusi i Radicali Italiani apparentati con il PD e alcuni partiti regionali (Südtiroler Volkspartei e Union Valdôtaine) – hanno rappresentanza in Parlamento.

    Politica estera

    L'Italia è uno dei membri fondatori della Comunità europea, ora Unione Europea (UE). Il Paese è stata ammesso alle Nazioni Unite nel 1955 ed è un membro e forte sostenitore dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO), dell'Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (OCSE), dell'Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio / Organizzazione mondiale del commercio (GATT / WTO), dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), e del Consiglio d'Europa. L'Italia è anche divenuto di recente membro a rotazione della Presidenza di organizzazioni internazionali come la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE), il precursore dell'OSCE, nel 1994, il G8 e dell'Unione europea.

    L'Italia sostiene le Nazioni Unite e le sue attività internazionali di sicurezza. Il Paese presenta truppe schierate a sostegno delle missioni di mantenimento della pace in Somalia, Mozambico e Timor Est e fornisce il supporto per le operazioni della NATO e delle Nazioni Unite in Bosnia, Kosovo e Albania. L'Italia ha, inoltre, dal 2000 delle truppe dispiegate in Afghanistan a sostegno della Operazione Enduring Freedom (OEF). Italia ancora sostiene gli sforzi internazionali per ricostruire e stabilizzare l'Iraq, ma ha ritirato il suo contingente militare di circa 3.200 soldati, da novembre 2006, mantenendo solo gli operatori umanitari e civili. Nel mese di agosto 2006 l'Italia ha inviato circa 2.450 soldati in Libano per le Nazioni Unite Missione di pace Unifil. Dal 2 febbraio 2007 un italiano, Claudio Graziano, è il comandante della forza delle Nazioni Unite nel paese.

    Libertà d'informazione

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Libertà di stampa in Italia.

    Sintesi dei dati relativi all'Italia dei rapporti Freedom House sulla libertà di stampa dal 1980 al 2008.

    Secondo il rapporto 2008 di Reporters sans frontières (RSF), uno dei maggiori organismi internazionali per la difesa della libertà di stampa, l’Italia si pone al quarantaquattresimo/44 posto (su centosettantatre/173) nel mondo. Seppur in calo rispetto al 2007, quando occupava la trentacinquesima/35 posizione, il Paese si pone ad un livello paragonabile a quello di altre grandi democrazie occidentali come la Spagna (trentanovesima/39 con un coefficiente di 8), la Francia (trentacinquesima/35 con 7,67) – detentrice del record europeo degli interventi giudiziari e di polizia in materia di segreto delle fonti, con 5 perquisizioni e 4 convocazioni di giornalisti –, gli Stati Uniti (al quarantunesimo/41 posto) e Israele (a quota 46). Nonostante ciò l'Italia è uno dei paesi europei più soggetti alla censura: molti sono i casi documentati[91]. Vi sono inoltre numerose proposte per regolamentare l'uso di Internet[92][93]. L'istituto di ricerca Freedom House ha indicato l'Italia come l'unica nazione dell'Unione Europea «parzialmente libera» (partly free)[94] nel periodo 2004-2006, tornando «libera»[95] nel periodo 2007-2008 e nuovamente «parzialmente libera»[96] nel 2009.

    Economia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Economia italiana e Made in Italy.

    Membro del G8 - organizzazione che raggruppa i sette paesi maggiormente industrializzati del mondo più la Russia - l'Italia rappresenta la settima potenza economica del pianeta per PIL nominale, dietro Stati Uniti, Giappone, Germania, Cina, Gran Bretagna e Francia[97], ponendosi nel contempo al quinto posto per valore delle esportazioni e al settimo per quello delle importazioni effettuate nell'anno 2007[98][99][100]. Il 6 novembre 2009 il premier Silvio Berlusconi, intervenendo al Consiglio dei ministri, ha annunciato che l'Italia è la sesta nazione più ricca del mondo e la terza in Europa, visto che il suo Pil ha ormai superato quello della Gran Bretagna, segnata più di altri dalla crisi essendo la sua economia basata sulla finanza[101] [102] [103] (il Pil italiano aveva superato quello inglese anche nel 1987, un evento noto agli italiani come "Il sorpasso"[104]); inoltre, l'Italia è anche il terzo contribuente dell'Unione europea, ed il sesto per le Nazioni Unite[105].


    L'economia italiana è ormai fortemente orientata verso il settore dei servizi (terziario e quaternario), che nel 2006 hanno rappresentano quasi i 2/3 del PIL prodotto.

    Il tessuto produttivo dell'economia è formato in prevalenza di medie e piccole imprese: quelle di maggiori dimensioni sono gestite in gran parte dalle famiglie fondatrici e, in taluni casi, da gruppi stranieri. Il modello di public company - impresa a capitale diffuso gestita dal management piuttosto che dalla proprietà - è poco diffuso. Vedi comunque Lista delle imprese italiane

    A causa della mancanza di importanti giacimenti, la maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia devono essere importati. Nella prima metà del '900 sono stati comunque scoperti alcuni giacimenti petroliferi, in particolare nella Val d'Agri, in Basilicata, il cui reale sfruttamento, tuttavia, è cominciato solamente a partire dagli anni ottanta. Oggi i giacimenti lucani forniscono oltre il 10% del fabbisogno nazionale.

    Durante lo scorso decennio, l'Italia ha perseguito una rigida politica fiscale per far fronte alle richieste dell'Unione Economica e Monetaria dell'Unione europea e ha tratto beneficio dai tassi più bassi di inflazione e di interesse. Tuttavia, problemi come l'evasione fiscale, il debito pubblico e, nel meridione, la malavita organizzata continuano ad ostacolare un sano e più robusto sviluppo dell'economia nazionale.

    Il Paese ha aderito all'euro nel 1999, sostituendo la lira a partire dal 2002 (1 euro = 1936,27 lire).

    Struttura economica

    Piazza Affari, sede della Borsa valori di Milano (il più importante mercato finanziario italiano).

    Di seguito la tabella che riporta il PIL[106], prodotto in Italia ai prezzi correnti di mercato nel 2006, espresso in milioni di euro, suddiviso tra le principali macro-attività economiche:

    Macro-attività economica PIL prodotto
    Agricoltura, silvicoltura, pesca € 27.193,33
    Industria in senso stretto € 270.000,59
    Costruzioni € 79.775,99
    Commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni € 303.091,10
    Intermediazione monetaria e finanziaria; attività immobiliari ed imprenditoriali € 356.600,45
    Altre attività di servizi € 279.924,50
    Iva, imposte indirette nette sui prodotti e imposte sulle importazioni € 158.817,00
    PIL Italia ai prezzi di mercato € 1.475.402,97

    Energia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Produzione di energia elettrica in Italia.

    Nella tabella seguente sono indicati in milioni di tep i dati relativi a produzione, importazione e consumo di energia elettrica in Italia nel 2007[107].
    Il Consumo lordo si calcola sommando le quantità di produzione e importazione e sottraendo i valori delle esportazioni e la variazione delle scorte.

      Solidi Gas naturale Petrolio Rinnovabili Energia elettrica Totale
    Produzione 0,540 8,008 5,860 13,569   27,977
    Importazione 16,834 61,009 107,817 0,741 10,765 197.166
    Esportazione 0,185 0,056 30,759 0,006 0,582 31,588
    Variazione scorte -0,023 -1,080 0,458 0,000   -0,645
    Consumo interno lordo 17,212 70,041 82,460 14,304 10,183 194,200

    Agricoltura

    Il settore agricolo (comprensivo di silvicoltura e pesca), nonostante l'eccellenza e l'alta specializzazione raggiunta, rappresenta una percentuale piuttosto residuale nel quadro economico nazionale.

    Il PIL dell'anno 2006 suddiviso tra le principali attività macro-economiche

    Industria

    L'industria - particolarmente sviluppata nei settori motoristico (automobile, motociclo, ricambi e accessori), cantieristico navale, degli elettrodomestici, chimico, farmaceutico e nei campi dell'energia, metallurgia, agroalimentare e della difesa (armi leggere, mezzi blindati, elicotteri, sistemi di difesa, etc.) - pesa poco più del 32%, ma se da questa si escludono le attività legate alle costruzioni, la percentuale scende a circa il 28%.

    Il grande e avveniristico stabilimento FIAT di Melfi (in Provincia di Potenza), uno dei più avanzati e produttivi in Europa, ha contribuito alla ripresa del marchio automobilistico italiano, con una sua rilevante crescita delle quote di mercato nel continente[108].

    Servizi

    In ambito finanziario è da alcuni anni in atto una forte tendenza alla concentrazione tra le banche e le assicurazioni, ultimamente sfociata nella fusione tra UniCredit S.p.a. e Capitalia S.p.a., da cui è nato il terzo gruppo bancario europeo per dimensioni (il primo dell'area euro e il sesto nel mondo), con una capitalizzazione di 133 miliardi di dollari, pari a 91 miliardi di euro. Analoga fusione è avvenuta a fine 2006 tra San Paolo IMI e Banca Intesa, che ha portato alla creazione di Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana per capitalizzazione.

    Turismo

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Turismo in Italia.

    La spiaggia di Punta Prosciutto nel Salento

    Un settore di primaria importanza per l'economia italiana continua ad essere il turismo, nonostante il Paese abbia perso da molti anni il primato di visitatori stranieri all'anno (nel 2007 erano 43.700.000)[109] L'Italia era quindi al quinto posto nel mondo dopo Cina (54.700.000 turisti stranieri annui), USA (56.000.000), Spagna (59.200.000) e Francia (81.900.000)[109].

    L'Italia è poi al quarto posto per entrate derivanti dal turismo internazionale, con 42,7 miliardi di dollari nel 2007, contro i 54, 2 della Francia, i 57,8 della Spagna ed i 96,7 miliardi di dollari degli Stati Uniti[109].

    Divario Nord-Sud

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Questione meridionale.

    A tutt'oggi permane la differenza tra il Centro-Nord del paese, caratterizzato da un forte sviluppo economico, e il Sud, che evidenzia un maggiore tasso di disoccupazione conseguenza di una maggiore difficoltà nel fare impresa (e quindi creare nuovi posti di lavoro) a causa della pessima amministrazione dei territori e, in alcune regioni, della presenza delle mafie che incidono in maniera pesantissima sullo sviluppo economico. Si calcola infatti che senza l'incidenza della mafia sull'economia meridionale, il sud Italia sarebbe in grado di raggiungere in pochi anni lo sviluppo economico del nord Italia[110].

    Negli ultimi anni, tuttavia, qualcosa è cambiato. Molte aree del Mezzogiorno (tra cui le provincie di Isernia e Caserta) hanno visto intensificarsi il peso dell'imprenditoria privata, incentivata dal basso livello dei prezzi e del lavoro.

    PIL - Serie storica

    Di seguito la tabella che riporta il PIL[106] ai prezzi di mercato, espresso in milioni di euro, prodotto in Italia dal 2000 al 2007, suddiviso per regione:

      2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007
    Lombardia 246.729,7 259.431,0 270.653,3 279.450,4 289.334,1 293.905,8 305.550,4 321.627,3
    Lazio 123.291,8 129.439,2 137.176,4 140.884,9 150.613,1 155.264,7 160.517,5 173.371,2
    Veneto 111.713,5 116.334,1 118.886,3 124.277,6 130.715,9 133.488,0 138.993,5 144.565,2
    Emilia-Romagna 106.215,6 110.431,6 113.722,5 116.548,1 120.544,4 123.928,3 128.795,3 133.945,4
    Piemonte 98.634,4 102.179,7 105.206,1 108.715,1 113.270,7 114.993,2 118.753,5 123.229,5
    Toscana 79.513,8 84.087,4 87.294,0 90.476,1 93.771,5 95.682,8 99.114,5 102.606,7
    Campania 75.355,0 80.100,0 84.349,4 86.288,4 89.691,0 91.211,0 94.353,0 95.949,6
    Sicilia 67.203,8 70.530,1 72.855,0 75.084,5 77.327,3 80.358,1 82.938,6 85.317,8
    Puglia 55.716,8 58.348,9 60.173,5 61.632,8 63.634,3 64.998,7 67.185,4 68.976,4
    Liguria 33.669,8 35.534,7 36.053,6 37.218,6 38.644,1 39.913,5 41.004,5 41.336,9
    Marche 30.527,8 32.291,3 33.912,9 34.794,0 36.170,9 36.994,1 38.542,6 40.311,8
    Friuli-Venezia Giulia 27.255,0 28.908,9 29.938,7 30.384,4 31.411,3 32.739,2 34.306,3 34.740,1
    Sardegna 25.958,1 27.547,6 28.151,6 29.487,3 30.595,5 31.421,3 32.579,0 33.823,2
    Calabria 26.344,4 27.680,0 28.574,7 29.685,4 31.073,3 31.616,7 32.507,7 33.248,3
    Trentino-Alto Adige 25.356,7 25.953,9 26.702,1 27.647,2 28.909,4 29.707,5 30.810,6 31.098,6
    Abruzzo 22.925,2 23.812,1 24.546,7 24.894,1 24.943,4 25.970,8 26.807,3 27.764,5
    Umbria 16.537,0 17.520,0 17.824,3 18.316,9 19.257,9 19.765,7 20.631,1 21.489,9
    Basilicata 8.808,0 9.054,0 9.393,4 9.557,2 9.947,5 10.138,8 10.539,3 10.802,7
    Molise 4.930,7 5.131,3 5.280,5 5.337,7 5.563,9 5.783,5 5.958,7 6.067,6
    Valle d'Aosta 3.224,9 3.352,3 3.508,0 3.664,8 3.844,0 3.918,9 4.059,8 4.288,2
    Extra 1.144,6 980,1 1.022,7 1.008,2 1.275,5 1.247,4 1.454,3  
    Italia 1.191.056,7 1.248.648,1 1.295.225,7 1.335.353,7 1.390.539,0 1.423.048,0 1.475.403,0 1.534.561,0

    Le regioni sono state ordinate per il PIL prodotto nel 2006; la voce extra considera le attività economiche non attribuibili a specifiche regioni, come ad esempio le ambasciate italiane all'estero o le piattaforme marine per l'estrazione di petrolio.

    Rispetto ai dati sopra esposti occorre osservare che il PIL espresso in termini assoluti è un indicatore di ricchezza dell'entità geografica, piuttosto che degli abitanti.

    PIL ai prezzi di mercato per abitante - Serie storica

    Un indicatore della ricchezza che, oltre a considerare il PIL, tiene conto anche della numerosità della popolazione a cui tale PIL è riferito è il PIL ai prezzi di mercato per abitante (euro correnti)[106].

      ↓ 2000  ↓  % della media naz.  ↓ 2001  ↓ 2002  ↓ 2003  ↓ 2004  ↓ 2005  ↓ 2006  ↓ 2007  ↓ 2008[111]  ↓  % della media naz.  ↓
    Valle d'Aosta 27.077,4 129,45 28.076,4 29.185,0 30.162,9 31.379,5 31.757,5 32.635,1 34.325,2 33.833,30 128,76
    Lombardia 27.452,2 131,24 28.765,6 29.836,9 30.448,8 31.044,8 31.153,6 32.128,4 33.635,9 33.335,40 126,86
    Trentino-Alto Adige 27.218,4 130,12 27.681,5 28.251,4 28.922,8 29.876,4 30.348,2 31.152,4 31.217,7 32.768,60 124,71
    Emilia-Romagna 26.849,9 128,36 27.778,7 28.378,1 28.739,0 29.287,5 29.722,6 30.626,2 31.666,4 32.301,00 122,93
    Lazio 24.096,0 115,20 25.297,4 26.732,7 27.221,5 28.756,1 29.365,0 29.731,0 31.511,6 30.966,70 117,85
    Veneto 24.842,9 118,77 25.742,2 26.108,2 26.957,1 27.982,2 28.286,7 29.225,5 30.232,4 30.334,30 111,44
    Friuli-Venezia Giulia 23.101,4 110,44 24.449,3 25.209,4 25.428,4 26.143,4 27.135,7 28.342,9 28.623,3 29.180,50 111,05
    Toscana 22.763,1 108,83 24.052,5 24.893,5 25.549,6 26.177,1 26.511,5 27.311,8 28.144,3 28.807,90 109,63
    Piemonte 23.360,9 111,68 24.233,9 24.916,8 25.575,2 26.340,8 26.520,6 27.316,6 28.248,5 28.556,40 108,68
    Liguria 21.264,2 101,66 22.568,9 22.948,0 23.633,8 24.382,7 24.927,3 25.484,5 25.713,0 27.100,50 103,14
    Marche 20.898,0 99,91 22.002,8 22.946,7 23.278,2 23.925,7 24.277,5 25.150,1 26.203,4 26.706,90 101,64
    Umbria 20.105,8 96,12 21.231,2 21.469,9 21.777,3 22.563,4 22.892,9 23.703,0 24.580,0 25.042,80 95,30
    Abruzzo 18.177,3 86,90 18.871,5 19.361,7 19.454,6 19.297,0 19.942,3 20.501,1 21.150,3 21.662,60 82,44
    Sardegna 15.861,0 75,83 16.871,4 17.226,5 17.975,7 18.581,0 19.009,8 19.654,3 20.444,1 20.627,20 78,50
    Molise 15.308,1 73,18 15.985,5 16.460,3 16.607,7 17.290,0 17.994,6 18.591,9 18.955,5 20.429,50 77,75
    Basilicata 14.670,3 70,14 15.130,4 15.731,6 16.011,5 16.668,1 17.031,4 17.781,9 18.280,0 19.039,10 72,46
    Puglia 13.825,2 66,09 14.504,5 14.962,2 15.284,0 15.694,4 15.971,0 16.504,6 16.943,4 17.955,90 68,33
    Sicilia 13.479,6 64,44 14.185,7 14.662,2 15.053,9 15.440,1 16.023,2 16.531,5 17.003,7 17.533,00 66,72
    Calabria 13.019,9 62,24 13.742,4 14.226,9 14.773,2 15.457,0 15.754,8 16.244,1 16.625,8 17.285,00 65,78
    Campania 13.190,8 63,06 14.040,8 14.764,0 15.025,8 15.531,7 15.753,2 16.294,2 16.556,5 16.746,30 63,73
    Italia 20.917,0 - 21.914,9 22.660,7 23.181,3 23.902,6 24.281,2 25.031,6 25.921,4 26.276,40 -

    Le regioni sono ordinate di default per il PIL ai prezzi di mercato per abitante prodotto nel 2006.

    Trasporti

    La rete autostradale italiana.

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Trasporti in Italia.

    Ferrovie

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Ferrovie italiane e Storia delle ferrovie in Italia.

    Il totale delle strade ferrate in Italia ammonta a 19.394 km (sono incluse la Sardegna e la Sicilia), di questi:

    • a scartamento standard: 18.071 km con uno scartamento di 1,435 m; le Ferrovie dello Stato operano su 16.014 km di binari standard (elettrificati 11.322 km)
    • a scartamento ridotto: 112 km con uno scartamento di 1,000 m, tutti elettrificati; 1.211 km con uno scartamento di 0,950 m dei quali 153 km sono elettrificati. (1998)

    Trenitalia S.p.A. è l'azienda delle Ferrovie dello Stato (FS) che si occupa del trasporto di passeggeri in Italia. Rete Ferroviaria Italiana S.p.A. è l'azienda delle FS che si occupa della gestione e del potenziamento dell'infrastruttura ferroviaria nazionale.

    Sistema stradale

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Strade regionali italiane, Strade statali italiane e Autostrade in Italia.

    Il totale delle strade in Italia ammonta a 654.676 km (1998)

    Sistema tranviario

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Elenco di linee tranviarie italiane.

    Le prime città italiane a dotarsi di tram sono state Torino, Milano, Roma e Napoli ed in seguito anche altri centri urbani di ogni parte d'Italia. Fino alla fine degli anni '60 in moltissime città italiane le reti tranviarie furono smantellate o notevolmente ridotte, ma negli ultimi anni si sta assistendo ad un ritorno del tram ed oltre alle tranvie attive a Bergamo, Trieste, Messina, Cagliari, Sassari, Padova, sono in costruzione o in progetto nuove linee a Firenze, Palermo, Parma e Prato.

    Porti

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Porti italiani.

    Aeroporti

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Aeroporti italiani.

    In Italia ci sono 87 aereoporti aperti al traffico civile.

    Ambiente

    Patrimonio naturale

    Parco Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca

    Parco Nazionale delle Cinque Terre

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Aree naturali protette e Elenco delle altre aree protette italiane.

    I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, marine, fluviali, o lacustri che contengano uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di interesse nazionale od internazionale per valori naturalistici, scientifici, culturali, estetici, educativi e ricreativi tali da giustificare l'intervento dello Stato per la loro conservazione.

    I parchi regionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacustri ed eventualmente da tratti di mare prospicienti la costa, di valore ambientale e naturalistico, che costituiscano, nell'ambito di una o più regioni adiacenti, un sistema omogeneo, individuato dagli assetti naturalistici dei luoghi, dai valori paesaggistici e artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali.

    Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacustri o marine che contengano una o più specie naturalisticamente rilevanti della fauna e della flora, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per la diversità biologica o per la conservazione delle risorse genetiche.

    Le zone umide sono costituite da paludi, aree acquitrinose, torbiere oppure zone di acque naturali od artificiali, comprese zone di acqua marina la cui profondità non superi i sei metri con la bassa marea; aree che, per le loro caratteristiche, possano essere considerate di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar.

    Le aree marine protette sono costituite da tratti di mare, costieri e non, in cui le attività umane sono parzialmente o totalmente limitate. La tipologia di queste aree varia in base ai vincoli di protezione.

    Le altre aree protette sono quelle aree che non rientrano nelle precedenti classificazioni, come i parchi suburbani o le oasi delle associazioni ambientaliste. Possono essere a gestione pubblica o privata, con atti contrattuali quali concessioni o forme equivalenti.

    La continua crescita della densità di popolazione, già elevata, è causa di esacerbazione degli evidenti fenomeni di degrado ambientale che affliggono il territorio italiano.

    Parchi nazionali

    Arte

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Cultura italiana e Arte italiana.

    Il contributo che l'Italia ha portato, nel corso della storia dei popoli che l'hanno abitata, alla cultura mondiale è stato, per pressoché unanime consenso degli storici, immenso e vario. Probabilmente fu proprio il fatto di essere da sempre, per motivi geografici e storici, una terra di scambi e di incontri tra popoli diversi a farne un luogo di così vitale fermento. Ed in effetti una caratteristica tipica della cultura italiana è la sua grande varietà locale: la mancanza di una unità nazionale per secoli ha fatto sì che ogni regione acquisisse un propria tradizione ed identità politica, derivatagli dalla propria storia di dominazioni e fusioni con civiltà diverse.

    Vaste e profonde sono state le innovazioni che l'Italia ha portato in tanti altri campi della cultura lungo 2.500 anni di storia. Nei due periodi in cui la penisola fu il centro della civiltà del tempo, ovvero durante l'Impero romano ed il Rinascimento, il ruolo che ebbe nella storia della conoscenza umana fu di decisiva importanza.

    In età romana l'Italia era il centro culturale oltre che politico di uno stato che segnò il culmine dell'età antica, che diffuse la cultura greco-ellenistica in un'Europa molto indietro nella civilizzazione, e che fu la fucina di grandi innovazioni nel campo tecnico (architettura romana), del diritto (il diritto romano è a fondamento ancora oggi della giurisdizione dei moderni paesi occidentali), della letteratura.
    Il Rinascimento segnò invece dopo il medioevo il diffondersi dall'Italia di una nuova sensibilità che, espressasi mirabilmente nella letteratura, nella vita e soprattutto nell'arte della penisola, segnò l'inizio dell'età moderna e l'avviarsi dell'Occidente verso una propria dimensione culturale caratterizzante, foriera delle rivoluzioni liberali, industriale e scientifica, di cui fu iniziatore e protagonista proprio un italiano, Galileo.

    Già dal XVII secolo tuttavia il ruolo culturale di primo piano del Paese tende lentamente a declinare: se nel '600 l'Italia riesce ancora a mantenere un primato europeo in alcuni settori (l'arte e la musica principalmente), nel secolo successivo il panorama culturale italiano può essere a tutti gli effetti considerato provinciale rispetto ai fermenti che cambiavano l'Europa in Francia ed Inghilterra. Le cause della fine del primato italiano sono molteplici e complesse. In linea generale gli storici vedono un rapporto diretto con il declino sociale ed economico che interessa l'Italia a partire dalla fine del Cinquecento, a sua volta imputabile ad una serie di fattori storici; tra questi, la mancata unificazione degli stati italiani in un unico Stato nazionale simile a quello francese o inglese, fatto che avrebbe avuto conseguenze irreparabili sulla capacità competitiva della penisola in campo commerciale ed economico. La stessa pratica del mecenatismo durante il XV e XVI secolo, che nel breve termine diede forte impulso al fiorire dell'arte rinascimentale, costituì un "dirottamento" dalle attività produttive delle ricchezze accumulate in Italia e pose le basi per la recessione. Un motivo più strettamente culturale può essere poi identificato con l'egemonia su intellettuali ed artisti italiani esercitata dalla Controriforma dalla seconda metà del XVI secolo, che soffocò i fermenti della rivoluzione scientifica (si pensi al processo a Galileo), del pensiero filosofico (la carcerazione di Tommaso Campanella, il rogo di Giordano Bruno), della letteratura (costretta alla sterile adesione ad un'ortodossia nei contenuti e nella forma).

    L'inizio del XIX secolo vede una rinascita culturale italiana, trainata dal nuovo clima delle idee liberali e patriottiche, di forte stimolo al mondo intellettuale; gli italiani ritrovano una propria dimensione europea nella letteratura romantica (Manzoni, Leopardi), nella riflessione politica (Mazzini), nella scienza (Galvani, Volta).

    Architettura

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Architettura italiana.

    L'architettura italiana sviluppò caratteri omogenei sotto l'Impero romano. Influenzata dall'architettura greca e da quella etrusca, quella romana assunse caratteri propri, risultando, rispetto alle precedenti, maggiormente legata allo spazio interno e ad un forte plasticismo derivato dall'uso di archi, volte e cupole.[112]

    In epoca paleocristiana, con la diffusione del Cristianesimo, le chiese italiane ripresero i modelli delle basiliche romane, con una navata centrale affiancata da corridoi laterali. Come a Roma, anche a Ravenna, capitale dell'Impero dal 404, le chiese più grandi furono costruite secondo lo schema basilicale, ma originali furono anche i contribuiti allo sviluppo della pianta centrale, in uso già anche in Terrasanta, Costantinopoli e Roma. Il passaggio dall'architettura paleocristiana a quella proto-medievale in Italia non fu particolarmente evidente.[113]

    Le innovazioni planimetriche introdotte in Francia e Germania durante il periodo romanico non raggiunsero immediatamente l'Italia, dove, tra i secoli XI e XII si proseguì nella costruzione di impianti basilicali, solitamente privi di transetto. Tuttavia, ambulacri e cappelle radiali fecero la loro comparsa nell'abbazia di Sant'Antimo e ad Aversa. Nella seconda metà dell'XI secolo si registra la costruzione della chiesa abbaziale di Montecassino, dotata di un transetto non sporgente dal corpo dell'edificio e di absidi al termine di ciascuna delle tre navate. L'edificio più importante dell'Italia meridionale è però da ricercare nella basilica di San Nicola a Bari (1087), che presenta un transetto, sostegni alternati lungo la navata e due torri in facciata secondo l'uso normanno. Nell'Italia centro-settentrionale invece si svilupparono le gallerie ad arcatelle, che trovarono notevoli applicazioni nel Romanico pisano. Invece, in Lombardia, la basilica di Sant'Ambrogio presenta una copertura con volte a crociera e costoloni tra le più antiche d'Europa.[114] Sempre in Italia settentrionale, le principali cattedrali furono catterizzate dalla presenza di imponenti battisteri esterni, anche se il battistero più celebre si trova nell'Italia centrale, a Pisa. Diversamente, a Firenze furono favoriti i motivi architettonici dell'età romana, dando avvio a quello che la critica ha definito stile protorinascimentale. A Venezia l'architettura romanica si fuse con quella bizantina nella basilica di San Marco, a pianta centrale e dotata di cinque cupole. Il tema della cupola si ritrova anche nel Mezzogiorno, ed in particolare in alcune chiese del Romanico pugliese, mentre il tema della croce inscritta compare a Stilo, Otranto e Trani. In Sicilia gli elementi bizantini si unirono a quelli normanni e saraceni, ricostrabili in alcune chiese palermitane e nelle cattedrali di Cefalù e Monreale. Nell'architettura civile invece fecero la loro comparsa numerose torri gentilizie; sono celebri quelle di San Gimignano e Bologna.

    L'architettura gotica fu introdotta in Italia dai cistercensi, ad esempio nell'Abbazia di Fossanova e a San Galgano. Nella basilica di Sant'Andrea a Vercelli si riscontra una transazione dal Romanico italiano al Gotico francese, ma il più originale edificio protogotico è la basilica di San Francesco ad Assisi. Notevoli chiese gotiche sorsero quindi a Firenze, Siena, Orvieto, Napoli, Bologna, Venezia e Milano. All'influenza francese sono riconducibili alcuni castelli, tra i quali spicca il celebre Castel del Monte (1240 circa), dove la struttura gotica si fonde con le riminescenze dei modelli tardo-antichi romani, che conferiscono al complesso un aspetto ordinato e regolare.[115] Tra il XIII e il XIV secolo vennero poi costruiti numerosi edifici civili, come i palazzi pubblici dell'Italia centrale, a cui si sommano diversi palazzi trecenteschi a Firenze e Siena, nonché le case d'inizio Quattrocento di Venezia.

    L'architettura rinascimentale si sviluppò a Firenze, dove, durante il periodo romanico, si era mantenuta una certa continuità con le forme chiare e regolari dell'architettura classica. Il punto di svolta, che segna il passaggio dall'architettura gotica e quella rinascimentale, coincide con la realizzazione della cupola del Duomo di Firenze, eseguita da Filippo Brunelleschi tra il 1420 ed il 1436.[116] Tuttavia, la prima opera pienamente rinascimentale è lo Spedale degli Innocenti[117] costruito dal medesimo Brunelleschi a partire dal 1419. A questo fecero seguito opere derivate dall'unione di forme geometriche elementari (quadrato e cerchio). Alcuni anni dopo si registra l'attività di Leon Battista Alberti, che, profondamente influenzato dall'architettura romana, lavorò a Firenze, Rimini e Mantova. Un suo allievo, Bernardo Rossellino, si occupò del riassetto della cittadina di Pienza, una delle prime trasformazioni architettoniche ed urbanistiche della storia del Rinascimento.[118] Il pieno Rinascimento invece fu essenzialmente romano, grazie all'opera di Bramante, Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. Al primo si deve soprattutto il progetto per la ricostruzione della basilica di San Pietro in Vaticano, al quale subentrarono in seguito gli stessi Raffaello e Michelangelo. Il Rinascimento del XVI secolo è chiuso da alcune opere di Andrea Palladio, che influenzarono notevolmente l'architettura europea (Neopalladianesimo).

    Il Manierismo, preannunciato da Baldassarre Peruzzi in alcune opere romane, vide nel citato Michelangelo e Giulio Romano i due principali esponenti.[119] Jacopo Barozzi da Vignola con la sua chiesa del Gesù a Roma indirizzò l'architettura verso il Barocco.[120]

    Lo stile barocco, legato alla Controriforma, fu prodotto a Roma ed esercitò la sua influenza in tutto il mondo cattolico. Le prime opere sono da ricercare nei lavori di Carlo Maderno, Martino Longhi il Giovane ed altri. A questi subentrarono Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini e Pietro da Cortona, che contribuirono ad evolvere ulteriormente lo stile verso una concezione basata più sulla trasformazione delle forme (ellissi, spirali, curve policentriche) piuttosto che sull'applicazione di elementi decorativi. Notevole importanza rivestono anche le trasformazioni urbanistiche di Roma, tese a collegare i principali edifici religiosi della città per mezzo di grandi assi stradali rettilinei e alla formazione di vaste piazze. Lo stile barocco si diffuse ben presto oltre i confini della città, raggiungendo Torino, Milano, Venezia, Napoli, la Puglia e quindi, dopo il terremoto del 1693, la Sicilia.

    Al Settecento risale la più originale produzione di tutta l'architettura barocca e rococò: la Palazzina di caccia di Stupinigi[121], progettata da Filippo Juvarra. A Roma, l'estremo capitolo della stagione barocca trovò le sue realizzazioni più significative in alcuni importanti interventi urbanistici come piazza di Spagna e la Fontana di Trevi. Invece, nel Regno di Napoli, sotto Luigi Vanvitelli, fu avviata la costruzione della Reggia di Caserta (dal 1752), un vasto complesso nel quale, alle grandiose scenografie di stampo barocco dell'interno e dei giardini, si contrappone un involcro edilizio più misurato, che pertanto sembra anticipare i temi del Neoclassicismo.

    L'architettura neoclassica, anche nella sua variante neogreca, venne prodotta in numerose opere di valore. L'influenza del Neoclassicismo francese è evidente nella facciata del Teatro San Carlo di Napoli (di Antonio Niccolini); nella medesima città, all'inizio dell'Ottocento fu cominciata la costruzione della grande basilica di San Francesco, la più importante chiesa italiana dell'epoca.[122] Il Neoclassismo lasciò segni importanti in diverse regioni, ma con l'unità d'Italia prevalse lo stile neorinascimentale o, più in generale, l'eclettismo.

    L'Art Nouveau ebbe in Giuseppe Sommaruga ed Ernesto Basile due dei principali e più originali esponenti. Tuttavia, un linguaggio totalmente nuovo si preannunciò con i progetti di Antonio Sant'Elia. Il razionalismo si manifestò nel Gruppo 7 e MIAR (1926), ma dopo lo scioglimento del gruppo emerse nelle figure isolate di Giuseppe Terragni, Adalberto Libera e Giovanni Michelucci. Durante il periodo fascista, con la riscoperta della Roma imperiale, ebbe maggiore fortuna il cosiddetto stile Novecento o Neoclassicismo semplificato di Marcello Piacentini, autore peraltro di diverse trasformazioni urbanistiche in diverse località italiane.

    Il secondo dopoguerra fu caratterizzato da diversi talenti (Luigi Moretti, Carlo Scarpa, Franco Albini, Gio Ponti ed altri), ma fu privo di una direzione unitaria.[123] Pier Luigi Nervi, con le sue ardite strutture in cemento armato, acquisì una fama internazionale e fu d'esempio per Riccardo Morandi e Sergio Musmeci. In una stagione animata da interessanti dibattiti portati avanti da critici quali Bruno Zevi, prevalse il razionalismo, che trova nella testata della Stazione di Roma Termini una delle opere paradigmatiche. Al Neorealismo di Michelucci, Carlo Aymonino, Mario Ridolfi ed altri fecero seguito il Neoliberty e il Brutalismo. Il Postmoderno, anticipato da Paolo Portoghesi intorno al 1960, trovò la sua consacrazione nel Teatro del Mondo costruito da Aldo Rossi per la Biennale di Venezia del 1980.

    Tra i principali architetti attivi in Italia tra la fine del Novecento e l'inizio del XXI secolo si ricordano Renzo Piano, Massimiliano Fuksas, Gae Aulenti, lo svizzero Mario Botta, Zaha Hadid, Richard Meier e Norman Foster.

    Pittura e scultura

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Categoria:Pittori italiani e Categoria:Scultori italiani.

    L'arte è sicuramente l'ambito di eccellenza della cultura italiana più nota nel mondo. Essa ha avuto la sua espressione più alta e caratterizzante nel periodo che va dal Trecento al Seicento inoltrato (nei periodi del Rinascimento e del Barocco).

    La lunga storia del paese, tuttavia, ed i numerosi periodi di ricchezza che ha attraversato, hanno lasciato in eredità esempi notevolissimi dell'arte delle più disparate epoche e civiltà, che fanno dell'Italia un caso unico al mondo per la varietà dei beni artistici e per la loro diffusione capillare sul territorio.

    Dai templi greci della Magna Grecia ai borghi medioevali, dalle terme romane alle ville settecentesche, il grande museo all'aperto della penisola è tra le prime mete del turismo mondiale. L'Italia possiede oltre 60mila monumenti nazionali ed è lo stato a detenere il maggior numero di siti patrimoni dell'umanità (44) nella lista stilata dall'UNESCO. Non esistendo un inventario generale dei beni artistici, non è possibile determinare una stima affidabile del patrimonio artistico nazionale, che peraltro ha subito e subisce una consistente opera di dispersione[124].

    Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO

    Centro storico di Siena

    L'Italia è il Paese con il maggior numero di beni dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

    1. Incisioni rupestri della Valcamonica (1979)
    2. Chiesa e convento domenicano di Santa Maria delle Grazie con L'ultima cena di Leonardo da Vinci, Milano (1980)
    3. Centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede nella città e la Basilica di San Paolo fuori le mura (1980 -1990)
    4. Centro storico di Firenze (1982)
    5. Venezia e la sua Laguna (1987)
    6. Piazza del Duomo di Pisa (1987)
    7. Centro storico di San Gimignano (1990)
    8. Sassi di Matera (1993)
    9. Città di Vicenza e le Ville palladiane del Veneto (1994 - 1996)
    10. Centro storico di Siena (1995)
    11. Centro storico di Napoli (1995)
    12. Crespi d'Adda (1995)
    13. Ferrara città del Rinascimento e delta del Po con le delizie estensi (1995 - 1999)
    14. Castel del Monte (1996)
    15. Trulli di Alberobello (1996)
    16. Monumenti paleocristiani di Ravenna (1996)
    17. Centro storico della città di Pienza (1996)
    18. Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta, con il Parco, l'Acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio (1997)
    19. Residenze sabaude di Torino e dintorni (1997)
    20. Orto botanico di Padova (1997)
    21. Duomo, Torre Civica e Piazza Grande di Modena (1997)
    22. Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata (1997)
    23. Villa romana del Casale, presso Piazza Armerina (1997)
    24. Su Nuraxi di Barumini (1997)
    25. Portovenere, le Cinque Terre e le isole di Palmaria, Tino e Tinetto (1997)
    26. Costiera amalfitana (1997)
    27. Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento (1997)
    28. Area archeologica e Basilica patriarcale di Aquileia (1997)
    29. Centro storico di Urbino (1998)
    30. Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con il sito archeologico di Paestum e Velia, Roscigno Vecchia e la Certosa di Padula (1998)
    31. Villa Adriana a Tivoli (1998)
    32. Città di Verona (2000)
    33. Isole Eolie (2000)
    34. Assisi, la Basilica di San Francesco e altri siti francescani (2000)
    35. Villa d'Este a Tivoli (2001)
    36. Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud-orientale) (2002)
    37. Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia (2003)
    38. Necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia (2004)
    39. Val d'Orcia (Siena) (2004)
    40. Città di Siracusa e la necropoli di Pantalica (2005)
    41. Le Strade Nuove e i Palazzi dei Rolli di Genova (2006)
    42. Mantova e Sabbioneta (2008)
    43. Ferrovia retica nel paesaggio dell'Albula e del Bernina (2008)
    44. Dolomiti (2009)

    Registro della Memoria del Mondo

    Per la memoria del mondo:

    1. Biblioteca Malatestiana di Cesena (2005)

    Letteratura

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Letteratura italiana.

    Dante Alighieri, "il sommo poeta".

    La nascita della letteratura italiana canonicamente si fa risalire alla prima metà del XIII secolo con la diffusione, all'interno di circuiti assai privati e modesti, di quei manoscritti di carattere religioso, ma anche laico e giocoso, ad uso della comunità religiosa e laica, ma sempre ad un alto livello della scala sociale (per esempio i notai). Ciò che ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua.

    La letteratura italiana si compone di tutte quelle opere manoscritte e a stampa in lingua italiana che, come si è detto, a partire dal XIII secolo si sono sviluppate in Italia, fino ai nostri giorni.

    Essa nasce in ritardo rispetto ad altre letterature europee perché molto ancorata alla tradizione del latino. Nel XIII secolo si hanno le prime esperienze letterarie, la poesia religiosa in Umbria (capolavoro è il Cantico delle Creature di San Francesco d'Assisi e le Laudi di Jacopone da Todi), la scuola siciliana (nata alla corte di Federico II) e, alcuni decenni più tardi, la lirica toscana. Nel XIV secolo la letteratura italiana possedeva già tre capolavori che la misero in assoluta preminenza per l'epoca rispetto a qualsiasi altra produzione letteraria occidentale: la Divina Commedia di Dante Alighieri, il Canzoniere di Francesco Petrarca e il Decameron di Giovanni Boccaccio.

    In italiano si sono espressi scrittori e poeti di fama universale, quali Ludovico Ariosto, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Ugo Foscolo, Giosuè Carducci, Giacomo Leopardi, Giovanni Verga, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo, Giuseppe Ungaretti, Alessandro Manzoni, Grazia Deledda, Leonardo Sciascia, Giovanni Pascoli, Primo Levi e tanti altri, intellettuali che produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea.

    Poesia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Poesia italiana del Novecento.

    Romanzo

    Teatro

    Musica

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:Musicisti italiani.

    La musica italiana comincia a fiorire nel Cinquecento, con la musica rinascimentale che, soprattutto con Monteverdi, acquisisce i suoi tratti più innovativi nel tardo Cinquecento, con la nascita dell'opera lirica, genere in cui gli italiani vedranno il primato per secoli. Operisti italiani famosi in tutto il mondo sono Rossini, Verdi, Puccini. La musica strumentale italiana ha visto un periodo di fioritura meno duraturo, concentrandosi perlopiù (anche se non solo) nel periodo barocco, ma è stata comunque percorsa da artisti di importanza epocale, quali Palestrina, Corelli, Vivaldi, il già citato Monteverdi nonché, nei secoli successivi, Paganini e lo stesso Verdi.

    Scienza

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Categoria:Scienziati italiani.

    Non meno importante è stato il contributo italiano alla scienza. Leonardo da Vinci è considerato uno dei più grandi geni dell'umanità. Nel Rinascimento italiano, incarnò a pieno lo spirito universalista e lo portò alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e della conoscenza. Fu pittore, scultore, architetto, ingegnere, anatomista, letterato, musicista e inventore.

    Un contributo fondamentale alla scienza moderna è stato dato da Galileo Galilei, che ne è considerato il fondatore. Galileo ha perfezionato il telescopio e ha introdotto il metodo scientifico, ha avuto un ruolo importante nella rivoluzione astronomica, ha sostenuto il sistema eliocentrico e le teorie copernicane.

    Sono da ricordare, inoltre, personaggi come Luigi Galvani e Alessandro Volta ricordati per gli studi pionieristici sull'elettricità, Antonio Pacinotti che inventò la dinamo, Antonio Meucci che inventò il telefono. Anche tra i premiati con il Nobel sono presenti degli italiani illustri come Enrico Fermi e Guglielmo Marconi per la fisica, Giulio Natta che fu uno dei padri della chimica industriale, Camillo Golgi e Rita Levi-Montalcini per il loro contributo alla medicina.

    Cinema

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cinema italiano.

    Antonio De Curtis, in arte Totò

    La grande industria cinematografica italiana nacque, tra le prime del mondo, agli inizi del Novecento e già negli anni dieci si era affermata come una delle più attive, in termini di pellicole prodotte, dell'epoca. Dopo l'intensa stagione del muto, gli anni trenta videro l'apertura di Cinecittà e il successo internazionale del Festival del Cinema di Venezia. Nel dopoguerra la cinematografia italiana si distinse rinnovando il codice cinematografico, grazie alla rivoluzione del neorealismo. Anche la generazione successiva ai neorealisti, con i registi Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Dino Risi, e gli attori Sofia Loren, Anna Magnani, Marcello Mastroianni e Vittorio Gassman, ottenne importanti riconoscimenti in patria e all'estero.

    Negli anni sessanta e settanta, contemporaneamente al Giallo all'italiana, un altro genere ottenne un grande successo, non solo a livello nazionale, ma anche e livello internazionale: il Western all'italiana, altrimenti detto spaghetti-western, film d'ambientazione western, non solo con attori italiani, ma anche americani non ancora conosciuti, come Clint Eastwood.

    Sul finire degli anni settanta si iniziarono a percepire i primi sintomi di una crisi che esploderà nella prima metà degli anni ottanta e che si protrarrà per oltre un decennio. Si tratta di un processo fisiologico, legato per lo più all'avanzare della televisione commerciale, che investe nello stesso periodo altri paesi di grande tradizione cinematografica.

    Negli anni successivi l'importanza del cinema italiano è stata per lo più legata a singoli film o singoli registi e attori. È il caso, in anni recenti, dei trionfi internazionali di Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores o Roberto Benigni, per arrivare, nel 2008, a Matteo Garrone con Gomorra.

    Sport

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sport in Italia.

    Il colore sportivo nazionale dell'Italia è l'azzurro, mutuato dallo stemma araldico di Casa Savoia, dinastia regnante dal 1861 al 1946.

    La Nazionale Italiana di calcio vittoriosa ai mondiali del 1934

    La tradizione sportiva italiana è antica quasi quanto la sua storia: in quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l'Italia può vantare sempre buone rappresentative e molti successi. Tuttavia, quasi tutte le vittorie negli sport di squadra restano una prerogativa maschile, eccezione fatta per la pallavolo, la pallanuoto e la scherma.

    Lo sport più seguito e praticato è il calcio.

    La Nazionale Italiana di calcio è la squadra campione del mondo in carica ed ha il proprio centro tecnico a Firenze nel quartiere di Coverciano.

    Tradizioni

    Gastronomia

    Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cucina italiana.

    L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per la cucina (le parole pasta, spaghetti, pizza, ad esempio, sono entrate di prepotenza nei vocabolari stranieri anche in altri continenti), il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.

    Festività

    Data Nome Spiegazione
    1º gennaio Capodanno Festa che celebra la chiusura dell'anno e l'apertura di quello nuovo.
    6 gennaio Epifania La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la manifestazione della divinità di Gesù Cristo (ricorre anche la Festa della Befana).
    variabile * Pasqua La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la risurrezione di Gesù Cristo.
    variabile ** Lunedì dell'Angelo Lunedì di Pasqua, Pasquetta.
    25 aprile Festa della Liberazione Il 25 aprile 1945 indica la fine della Seconda guerra mondiale in Italia e la liberazione dal nazifascismo.
    1º maggio Festa dei lavoratori Celebrazione dei traguardi economici e sociali raggiunti dai lavoratori. Il 1º maggio è una festa internazionale, celebrata in quasi tutto il mondo.
    2 giugno Festa della Repubblica italiana Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica. La festa del 2 giugno è la festa nazionale italiana (il 25 aprile e il 1º maggio non sono feste nazionali, bensì feste civili) ed è considerato il "compleanno" della Nazione. Ogni Stato, nel mondo, ha un giorno dell'anno in cui si celebra la sua festa nazionale (per esempio, Stati Uniti, il 4 luglio; Francia, il 14 luglio).
    15 agosto Ferragosto Festa di Mezza Estate; La Chiesa cattolica ricorda l'assunzione della beata vergine Maria.
    1º novembre Ognissanti La Chiesa cattolica celebra la festa dedicata a tutti i santi.
    8 dicembre Immacolata Concezione La Chiesa cattolica ricorda l'istituzione del dogma secondo cui la beata vergine Maria è stata preservata, fin dall'istante del suo concepimento, dal peccato originale e non commise, in tutta la sua vita, alcun peccato, neanche veniale.
    25 dicembre Natale La Chiesa cattolica e altre chiese cristiane ricordano la nascita di Gesù Cristo.
    26 dicembre Santo Stefano Giorno festivo, non religioso (non "di precetto"), stabilito nel dopoguerra per allungare la festività solenne del Natale. Così come il giorno di Pasquetta è stato creato, ancora nel dopoguerra, per allungare la solennità di Pasqua. Si possono considerare "giorni festivi di comodo", per venire incontro al clima di festa fra la popolazione, in occasione di queste due importanti ricorrenze. Negli anni della prima metà del secolo XX, fino al 1947, essi erano giorni feriali.
    * Pasqua: prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera: può cadere dal 22 marzo al 25 aprile
     

    ** Pasquetta: lunedì successivo alla Pasqua

    Fino al 1977 erano considerati giorni festivi agli effetti civili: 19 marzo, San Giuseppe; Ascensione, giovedì (40 giorni dopo Pasqua); Corpus Domini, giovedì (60 giorni dopo Pasqua); 29 giugno, Santi Pietro e Paolo; 4 novembre, giorno della vittoria nella prima guerra mondiale. Inoltre, nel Sudtirolo, il lunedì di Pentecoste è considerato giorno festivo. A fine aprile 2008 sono state avanzate delle proposte di legge per ripristinare tali festività. A fine ottobre 2008, il governo italiano ha proposto il ripristino, come giorno di vacanza, del 4 novembre.

    Note

    1. ^ "Del bel paese là dove 'l sì sona", Dante, Inferno, c.XXXIII, v.80; "il bel paese | Ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe", Petrarca, Canzoniere, s. CXLVI.
    2. ^ La distanza minima tra la Sicilia e il Capo Bon in Tunisia è di poco più di 140 km.
    3. ^ Giuseppe Mastronuzzi. Lo spazio costiero italiano. URL consultato il 10-01-2008.
    4. ^ Stime ISTAT relative al 30 giugno 2009)
    5. ^ Dizionario Latino di Oxford, p. 974: "naturalmente prima sillaba breve (cfr Quintiliano Inst.1.5.18), e così letto nel Gaio Lucilio 825, ma allungato in vers dattilico metri gratia".
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    7. ^ Guillotining, M., History of Earliest Italy, trans. Ryle, M & Soper, K. in Jerome Lectures, Diciassettesima serie, p.50
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    9. ^ Giuseppe Zecchini, Ricerche di storiografia latina tardoantica, L'Erma di Bretschneider, 1993. Cap. V.
    10. ^ Zecchini Giuseppe, Ricerche di.., op. cit., cap. XIII
    11. ^ Gioacchino Volpe, Il Medio Evo, Sansoni, 1969. Cap. IV.
    12. ^ Volpe Gioacchino, Il.., op. cit., cap. IV
    13. ^ Montanelli, Da Carlo Magno all'anno Mille. Storia d'Italia, BUR, 1994
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    15. ^ AA.VV., Origini dello Stato. Processi di formazione statale in Italia fra medioevo ed età moderna, a cura di G. Chittolini, A. Molho e P. Schiera, Il Mulino, Bologna 1994.
    16. ^ Konrad Burdach, Riforma, Rinascimento, Umanesimo, trad. a cura di D. Cantimori, Sansoni, Firenze 1986.
    17. ^ Le garzantine, Atlante storico.., op. cit., pag. 223 e 225
    18. ^ Giuliano Procacci, La disfida di Barletta. Tra storia e romanzo, Bruno Mondadori editore, 2001
    19. ^ Famosa è la peste descritta nei Promessi sposi da Alessandro Manzoni, che dimezzò la popolazione di Milano e provocò in tutta Italia un milione e mezzo di morti.
    20. ^ Le garzantine, Atlante storico.., op. cit., pag. 223 e 225
    21. ^ Le garzantine, Atlante storico.., op. cit., pag. 292
    22. ^ Istituto siciliano di studi politici ed economici. URL consultato il 6-8-2009.
    23. ^ A testimonianza dell'influsso francese, un'eredità ancora ben presente è il tricolore italiano inizialmente adottato nelle piccole ed effimere repubbliche create da Bonaparte nella penisola italiana centro-settentrionale.
    24. ^ Proclama di Rimini. URL consultato il 6-8-2009.
    25. ^ Eran trecento, eran giovan e forti e sono morti: così il ritornello della poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini, considerata una delle più alte testimonianze della poesia patriottica risorgimentale, descrive la sfortunata spedizione di Carlo Pisacane.
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    31. ^ Secondo il rapporto Morti e dispersi per cause belliche negli anni 1940-45, compilato nel 1957 da Roma: Istituto Centrale Statistica i morti militari furono 291.376, di cui 204.346 prima dell'armistizio (66.686 morti in battaglia o per ferite, 111.579 dispersi certificati morti e 26.081 morti per cause non belliche) e 87.030 dopo l'armistizio (42.916 morti in battaglia o per ferite, 19.840 dispersi certificati morti e 24.274 morti per cause non belliche), i prigionieri morti sono inclusi in questo elenco. I civili morti sono stati 153.147 (123.119 dopo l'armistizio) inclusi 61.432 in attacchi aerei (42.613 dopo l'armistizio). Per ulteriori approfondimento si veda qui. A questi vanno aggiunti 15.000 soldati africani coscritti. Sono incluse le 64.000 vittime delle repressioni e genocidi nazisti (tra cui 30.000 prigionieri). I morti militari dopo l'armistizio includono 5.927 schierati con gli alleati, 17.166 partigiani e 13.000 della Repubblica Sociale Italiana. 1.000 persone del popolo rom e 8.562 ebrei morirono.
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    78. ^ Adherents sostiene, in alcuni dati ([3]), la presenza di più di nove milioni di non religiosi mentre in altri afferma una presenza in Italia di un 99% di cattolici ([4]). La CIA World Factbook afferma "approximately 90% Roman Catholic (about one-third regularly attend services)" e evidenzia inoltre la presenza di ebrei, protestanti e di musulmani, tra gli immigrati, considerando così più ridotto il numero di non credenti e professanti altri culti ([5]). Alleanza cattolica, in un documento del 2000 segnala la presenza di meno di un milione e mezzo di non cattolici in Italia ([6]). La Worldmark Encyclopedia of Culture & Daily Life (nel volume 4 alla voce Italia) sostiene una presenza molto minoritaria di non religiosi. L'Atlante Geografico De Agostini 2006 riporta che in Italia si dichiara cattolico l'81,5% della popolazione, musulmano l'1,5% (il secondo gruppo religioso per consistenza in Italia) e il rimanente 17% professa un non meglio specificato altro.
    79. ^ AA.VV., Compendio di diritto, Le Monnier, 2005. Pag. 355.
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    Bibliografia

    Generale

    • Roberto Ruffilli, «La DC e i problemi dello Stato democratico (1943-1960)», in Il Mulino, 6, novembre-dicembre 1976, pp. 835-853

    Istituzioni culturali

    • Francesco Maria Raimondo, Orti botanici, giardini alpini, arboreti italiani, Palermo, Grifo, 1992. (ISBN non disponibile)
    • Amedeo Benedetti, Gli archivi delle immagini. Fototeche, Cineteche e Videoteche in Italia, Genova, Erga, 2000. ISBN 88-8163-182-2
    • Raffaella Castagnola, Archivi letterari del '900, Firenze, Franco Cesati, 2000. ISBN 88-7667-945-6
    • Monica Amari, I musei delle aziende, Milano, Franco Angeli, 2001. ISBN 88-464-3273-8
    • AA.VV., Parchi e aree naturali protette d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2001. ISBN 88-365-1962-8
    • Amedeo Benedetti, Gli archivi sonori. Fonoteche, Nastroteche e Biblioteche musicali in Italia, Genova, Erga, 2002. (ISBN non disponibile)
    • Amedeo Benedetti, Il Cinema documentato. Cineteche, Musei del Cinema e Biblioteche cinematografiche in Italia, Genova, Cineteca Griffith, 2002. (ISBN non disponibile)
    • Amedeo Benedetti, Gli archivi della scienza. Musei e Biblioteche della Scienza e della Tecnologia in Italia, Genova, Erga, 2003. (ISBN non disponibile)
    • AA.VV., I luoghi della musica, Milano, Touring Club Italiano, 2003. ISBN 88-365-2810-4
    • AA.VV., Musei d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 2003. ISBN 88-365-2803-1

    Voci correlate

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