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  • 22/03/2015 Giornata mondiale dell’acqua, 10 cose che non sai su quanta ne consumi  (Stefania Leo, http://www.wired.it)

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    Mentre 2,5 miliardi di persone vivono ancora senz’acqua, ogni giorno il mondo occidentale ne consuma oltre 4mila litri al giorno. Ecco 10 paradossi sul consumo “inconsapevole”

    (foto: Corbis Images)

    (foto: Corbis Images)

    L’acqua che assumiamo ogni giorno non è solo quella dei famosi otto bicchieri che ci rendono più sani e più belli. Esiste anche un consumo idrico meno noto ai consumatori di tutto il mondo, che però finisce dritto sulle nostre tavole: si chiama acqua virtuale e ogni giorno ne consumiamo oltre 4mila litri per alimentarci. Questo è solo uno dei dieci paradossi evidenziati da uno studio condotto dalla Fondazione Barilla Centre for Food and Nutrition in collaborazione con Marta Antonelli, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo.

    1. Un uomo usa in media 2 litri al giorno di acqua per bere, 4mila per alimentarsi
    Pensiamo che il nostro consumo d’acqua si limiti ai due litri che beviamo ma, a nostra insaputa, ne usiamo fino a 4mila litri. Si chiama acqua virtuale ed è la quantità di acqua usata per produrre i cibi.

    2. Servono 15mila litri d’acqua per produrre un chilo di carne
    Secondo questo studio questo è il quantitativo necessario per ottenere un chilo di carne bovina. Il dato può variare a seconda del tipo di allevamento: rispetto agli impianti al pascolo, quelli intensivi richiedono il triplo in termini di apporto idrico, a causa dei mangimi concentrati che richiedono ingenti quantità di acqua per essere prodotti.

    3. Quasi il 90% di acqua consumata è destinata alla produzione del cibo
    Marta Antonelli, autrice del libro L’acqua che mangiamo ha messo in evidenza che l’89 % del nostro consumo idrico è riconducibile al solo consumo di cibo.

    4. Se tutti seguissero la dieta occidentale: +75% acqua utilizzata
    Altro paradosso: nonostante tra le diete occidentali ci sia anche quella mediterranea, particolarmente economica per il consumo idrico virtuale, questi regimi sono  basati sul consumo di carne. Aumentando il consumo di prodotti di origine animale, lo spreco idrico mondiale aumenterebbe del 75%.

    5. Si usa più acqua per produrre prodotti di origine animale che per le verdure
    Contrariamente a ogni aspettativa, la produzione di alimenti di origine animale è più idro-esigente di quella di frutta e verdura.

    6. 1,3 miliardi di tonnellate di cibo buttato all’anno corrispondono a 3 Laghi di Ginevra evaporati
    Il consumo eccessivo di acqua virtuale non è creato solo dalla produzione di cibo, ma anche dal suo spreco. Ogni anno 1,3 miliardi tonnellate di cibo vengono sprecate (circa un terzo della produzione mondiale), con una conseguente perdita 250 chilometri cubi di acqua all’anno, una quantità pari a tre volte il volume del Lago di Ginevra.

    7. In Italia ogni anno si sprecano 706 milioni di metri cubi di acqua a causa del cibo inutilizzato
    L’Italia, terzo importatore di acqua virtuale al mondo, ne spreca ogni anno 706 milioni di metri cubi solo per il cibo che non utilizza.

    8. 43% di acqua sprecata in Italia da cibo è per spreco di carne
    Questa è l’incidenza idrica della carne non consumata sul suolo italiano. Se consideriamo anche le perdite di alimenti che avvengono durante la filiera alimentare e che non raggiungono mai la distribuzione, il bilancio sale a 1.226 milioni di metri cubi d’acqua.

    9. Nel 2050 servirà il 20% di acqua in più per nutrire tutti
    Ma cosa succederà quando nel 2050 sulla Terra ci saranno nove miliardi di persone? Per nutrirsi, faranno lievitare i consumi idrici del 20%.

    10. 2.400 chilometri cubi all’anno è il deficit globale di acqua in futuro (30 laghi di Ginevra)
    Aumenterà anche il deficit idrico: saranno 2.400 i chilometri cubi annui d’acqua perduti per il cibo. Riuscite a immaginare trenta laghi di Ginevra che scompaiono? È questo il volume idrico che si manderebbe in fumo.

    La riduzione dello spreco alimentare del 50% entro il 2020 (e quindi anche dello sperpero idrico) è uno degli obiettivi del Protocollo di Milano, un progetto messo a punto nel 2013 dalla Fondazione Barilla con il contributo di oltre 500 esperti internazionali, in risposta ai grandi paradossi moderni sull’alimentazione. Ma il cambiamento parte dall’informazione verso chi ogni giorno si siede a tavola e consuma.



    http://www.wired.it
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