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  • 05/10/2011 Progetto Eden... ovvero poter coltivare biologico senza diossine furani e metalli pesanti (http://www.meetup.com)

    Ricerca personalizzata

    La restituzione dei terreni alla situazione originaria comincerà solo fra centinaia d’anni.

    La realtà della contaminazione, nelle zone colpite dall’inquinamento, è legata, in maniera diretta, all’alimentazione: una elevata percentuale della dose di inquinanti (Diossine, Furani, PCB, Metalli pesanti, sostanze radiottivi) passa direttamente dal terreno ai prodotti alimentari e da questi agli esseri viventi.
    Per tale ragione il progetto Eden si è posto l’obiettivo di creare in loco forme di produzione agricola “pulita” coinvolgendo la popolazione in un processo educativo sul “rischio alimentare”.

    Spezzando, in un anello della catena alimentare, il circolo vizioso della assimilazione di inquinanti, il progetto Eden vuole offrire una speranza concreta, per una migliore qualità di vita, alle popolazioni residenti nelle zone contaminate.

    Titolo: PROGETTO EDEN
    Costruzione di linee guida esportabili ad altre realtà Campane devastate da contaminazioni, disastri ambientali, situazioni socioeconomiche riguardanti, prioritariamente, il campo dell’alimentazione.

    Ha ormai raggiunto un livello di diffusa consapevolezza il fatto che in Campania si sia consumato nel corso degli ultimi venti anni un illecito traffico di rifiuti tossici di proporzioni industriali in grado di alterare in maniera significativa la qualità delle matrici ambientali e animali.

    Tutto questo ha minato gravemente la vita quotidiana delle persone che vivono nei territori contaminati, non solo sul piano sanitario, ma anche su quello della qualità della vita (dimensione economica, sociale, ecologica, alimentare, pedagogica, culturale). Affinché il ripristino e la ricostruzione possano essere reali e duraturi, è necessario, da parte della popolazione residente, passare attraverso la gestione della cultura del rischio e ad essa affiancare concreti strumenti operativi.

    Ambito di Intervento: “il rischio alimentare”: Il 90-95% della dose assorbita di inquinanti passa direttamente dal terreno ai prodotti alimentari e da questi agli esseri viventi.

    Presupposto: partendo dall’analisi della catena alimentare, come fonte primaria di contaminazione, è necessario verificare la possibilità di intervenire positivamente su un anello della stessa per spezzarne il circolo vizioso.

    L’idea: l’anello su cui agire è il terreno. Sostituendo ad un substrato contaminato (il terreno, o il mezzo) un substrato pulito è possibile ottenere coltivazioni non inquinate.

    Ovviamente l'irrigazione da fonte accertate non inquinate è essenziale in questo caso potrebbero essere utilizzati cisterne di accumulo riempite dalla pioggia sfruttando la superficie delle serre stesse, come raccoglitori di acque piovane con grondaie apposite.
    Il tutto convogliato in cisterne ovviamente dimensionate per il consumo idrico di tutto il ciclo vitale delle piante

    Tali cisterne sarebbero integrate solo parzialmente qualora la necessita lo impone con acqua proveniente dall'acquedotto di rete, questo sarebbe possibile dato che il sistema di irrigazione a goccia sia il sistema idroponoico (“floating system”.)permette di centellinare il consumo idrico diminuendo in maniera significativa il consumo dell'acqua


    L’eventuale gestione delle acque reflue prodotte dalla attività di coltura, non genera problemi di gestioni di rifiuti speciali, in quanto reintrodotta nella sistema d’irrigazione a goccia con substrato, riducendo altresì il consumo di acqua

    Allo stesso modo è necessario intervenire sul terreno sociale della gestione cosciente del rischio (comportamenti di vita, crescita della cultura, ecc.) per sviluppare compiutamente una progettualità duratura e risolutiva.

    Obiettivi:
    In campo sociale: costruzione di percorsi pedagogici/culturali riferiti al “rischio alimentare”, mediante il coinvolgimento di tutta la popolazione (municipalità, Associazioni, scuola, ecc...)

    * In campo agronomico: costruzione di serre per la produzione, in zona contaminata, di colture (cucurbitacee, solanacee e composite) senza l’utilizzo di terreno contaminato, attraverso le tecniche dei “substrati” e del “floating system”.

    Risultati attesi:

    * Ripristino di condizioni per la miglior qualità di vita possibile nelle zone più contaminate.
    * Creazione delle condizioni culturali per la gestione cosciente del rischio (consapevolezza del “rischio alimentare”).
    * Svincolo delle coltivazioni orticole dalla contaminazione da inquinanti del terreno mediante la coltivazione fuori suolo.
    * Sviluppo locale dell’autonomia gestionale e finanziaria derivante dalla sperimentazione agronomica proposta.
    * Coinvolgimento di istituti professionali agrari.
    * Impulso alle microeconomie con l'impiego della filiera corta ovvero dal produttore al consumatore.
    * Ottimizzazione dell’uso delle risorse destinate essenzialmente all’alimentazione dei bambini.
    * Esportabili della sperimentazione agronomica in tutti i territori interessati dalla contaminazione.

    Luogo dell’intervento:

    * ………(Progetto pilota)

    Beneficiari:

    * Nel breve/medio termine:i contadini e le proprie famiglie di ……..ed la popolazione
    * Nel lungo termine: gli abitanti dei villaggi più contaminati della regione Campania.

    Durata del progetto:

    * Fase contestualizzata ad ………(PROGETTO BASE): 5 anni (inizio:………)
    * Fase della riproducibilità (GESTIONE ED AUTONOMIA LOCALE): senza limiti temporali.


    La Presentazione del Progetto Eden

    L'Innovazione Agronomica

    La coltivazione fuori suolo comporta indubbi vantaggi:




    * Si riducono sensibilmente i problemi di carattere fitopatologico legati alla presenza di nematodi e di crittogame del terreno; ciò consente di evitare la disinfestazione del terreno con conseguente risparmio economico e sensibile riduzione dell’impatto ambientale.
    * Riduzione dei carichi lavorativi essendo eliminate varie operazioni agronomiche di routine quali lavorazioni, concimazioni di fondo, drenaggio, diserbo, ecc.
    * Rende possibile la coltivazione di specie esigenti anche in terreni marginali.
    * Abbrevia il ciclo vegetativo e consente produzioni superiori.
    * Induce nelle piante una maggiore tolleranza alle diverse fitopatie in conseguenza di uno sviluppo più controllato ed equilibrato.
    * Garantisce una costanza delle qualità organolettiche del prodotto.

    Accanto agli aspetti positivi sopra riportati i problemi che questa tecnica presenta sono tuttora legati al costo iniziale dell’impiantistica per certe tipologie di impianto e alla preparazione tecnica degli addetti alla conduzione della coltivazione.
    Quest’ultima considerazione ha indirizzato verso la scelta di costi contenuti di impianto iniziale, verso procedure non complesse, ma nello stesso tempo innovative e significative per qualità e quantità, e verso tecniche che, con il maggior impiego di materiale locale, possano permettere non solo l’autonomia gestionale, ma anche quella finanziaria e la loro esportabilità.

    I due sistemi “fuori suolo” proposti sono la “coltivazione su substrato” e il “floating system”.

    Sistema di coltivazione su substrato

    La coltivazione su substrato, fra le tecniche di coltivazione fuori suolo, ha trovato negli anni una maggior applicazione in quanto di semplice gestione rispetto ai sistemi senza substrato.
    Prevedere l’impiego di un determinato volume di substrato per garantire oltre all’ancoraggio delle radici, anche un volano idrico-nutrizionale.
    La possibilità di garantire un ancoraggio solido alle radici, attraverso un substrato di diversa natura che costituisca anche una scorta idrica e nutrizionale, riduce sensibilmente le cause di rischio in fase di produzione.
    Un impianto di coltivazione su substrato si realizza attraverso le seguenti fasi:

     


     


    Preparazione della serra. Deve essere creata una pendenza omogenea, limitata al suo spazio tra le file, del 2-3% in modo da eliminare la soluzione di drenaggio dai moduli di coltivazione senza ili rischio di ristagni. La zona di appoggio del substrato dovrebbe invece rimanere il più possibile in piano per evitare gradienti nel contenuto d’acqua all’interno del modulo. Questa è la fase più delicata di realizzazione dell’impianto.

    Scelta del substrato. Tra i vari substrati dei materiali naturali organici ci sono la Fibra di Cocco Grodan, Torba e Zeolite . la fibra di cocco è uno dei substrati piu' pratici ed efficienti sui quali coltivare, è leggera, ben areata e ossigenata, ha un ottimo drenaggio, il pH stabile, trattiene l'umidità, è ecologica e riciclabile.
    E' priva di valori nutrizionali, per cui è indispensabile irrigare sin dall'inizio con fertilizzanti specifici per cocco o terra da abbinare ad un super enzyme per contrastare la decomposizione del materiale organico, stimolare la vita del suolo, aumentare l'assimilazione di elementi nutritivi,
    e consentire di riutilizzare la fibra.

    Diverse prove su substrato coordinate da un Centro Ricerche Produzioni Vegetali hanno riguardato principalmente i pomodori e i cetrioli (solanacee e cucurbitacee rappresentano infatti le coltivazioni più adattabili e con maggior resa su substrato).
    Gli esperimenti si sono rivolti a tre substrati: Grodan, Torba e Zeolite. I migliori risultati quali/quantitativi si sono avuti su Grodan e Torba. Il Grodan ha manifestato una maggior superiorità produttiva (26,3 Kg./Mq. per il pomodoro, 21,4 Kg./Mq. per il cetriolo) rispetto alla Torba (21,9 Kg./Mq. per il pomodoro, 18,7 Kg./Mq. per il cetriolo). Le caratteristiche merceologiche dei frutti sono invece risultate sostanzialmente simili nei due substrati. Vi è inoltre da aggiungere, che la differenza produttiva rilevata, può essere contenuta, se non addirittura superata mediante l’utilizzo di varietà diverse. Infatti il pomodoro, varietà Lorybell, ha dato una resa produttiva leggermente superiore in torba..

    Vi è infine un’altra ragione che indirizza ad usare la torba o substrati locali invece che il Grodan (o lana di roccia). La lana di roccia infatti è di difficile smaltimento a fine ciclo di coltivazione ed inoltre viene importata quasi esclusivamente dall’Olanda.


    Realizzazione dell’impianto di irrigazione e gestionale della nutrizione. Recupero dell’acqua piovana per l’irrigazione serre

    I componenti principali dell’impianto sono rappresentati, dai dispositivi di pompaggio , di filtrazione (eliminazione di particelle in sospensione o di sostanze disciolte), di dosaggio del fertilizzante (si opta per un sistema computerizzato in quanto, pur essendo il maggior investimento economico, garantisce il massimo controllo sulla nutrizione), di erogazione della soluzione nutritiva (tramite gocciolatori della portata di 1,5/4 litri/ora), di recupero e controllo della soluzione (la crescente sensibilità ambientale indirizza verso sistemi a ciclo chiuso tramite la pratica della filtrazione lenta). da cisterne di accumulo acqua piovana con relativo sistema di grondaie
    (approvvigionamento idrico da invasi superficiali naturali o artificiali per accumulo di acqua piovana con reintegro di acqua potabile),
    Le modalità di approvvigionamento dell'acqua necessaria all'irrigazione nelle serre di aziende ortoflorovivaistiche potrebbe apparire un aspetto di poca rilevanza sia economica sia agronomica. Invece ci sono sostanziali differenze tra l'attingimento dell'acqua di falda e l'uso delle acque piovane. L'uso di quest'ultime, previa realizzazione di strutture di raccolta e conservazione, comporta notevoli vantaggi sotto ogni aspetto. I vantaggi derivano sia dalla riduzione dei costi di sollevamento sia, soprattutto, dalla assoluta maggior qualità dell'acqua., la mancanza di inquinanti che possono trovarsi in un terreno devastato irrimediabilmente da inquinanti come il nostro.

     


     


    Differenze da l'acqua di falda ed l’acqua piovana
    L’acqua da falda può contenere:
    - Possono contenere inquinanti come Policlorodibenzodiossine, Policlorobifenili, Furani, Metalli Pesanti, sostanze radiottive
    - Contiene calcare;
    - Contiene un livello salinità mediamente di circa 1.800 micro Siemens contro i 580 dell'acqua piovana;
    - La temperatura è molto più bassa di quella dell'ambiente soprattutto nel periodo estivo, proprio quando il consumo di acqua é maggiore;

    Questi sono i vantaggi dell'uso dell'acqua piovana e gli inconvenienti invece provocati dall'uso dell'acqua di falda:

    - L'acqua piovana ha un pH neutro o leggermente acida e non contiene calcio, quindi è utilizzabile tal quale mentre quella di falda deve essere trattata con acido nitrico così come va sottoposta al trattamento di osmosi inversa per abbatterne la durezza e la salinità affrontando elevati costi d'impianto e soprattutto di manutenzione;

    - Il basso tenore di microSiemens dell'acqua piovana rispetto a quella di falda, consente l'ottimizzazione delle concimazioni, rendendo possibile l'uso di concimi semplici e meno costosi rispetto a quelli più chimicamente sofisticati studiati appunto in funzione alla composizione chimica dell'acqua di falda. Ne giova notevolmente la rigogliosità, la vigoria e la tonalità del verde delle piante, ben visibili e quindi più apprezzate dal mercato;

    - L'acqua piovana non intasa le tubazioni nel sistema di irrigazione a goccia od a microtubo. Con l'acqua di falda, invece è necessaria la manutenzione continua e spesso la sostituzione di parti dell'impianto;

    - L'acqua piovana è a temperatura ambiente e, a differenza di quella di falda non provoca stress termico per le piante. Lo stress termico è un fattore che spesso pregiudica la qualità del prodotto soprattutto quando si tratta di coltivazioni in vaso.

    - Il costo dell'energia per la distribuzione è notevolmente inferiore nell'uso dell'acqua piovana che, che a differenza dell'altra, non necessita di elevate potenze per il suo sollevamento.
     

    Vantaggi e note

    Tali numerosi vantaggi possono essere facilmente ottenuti realizzando alcuni interventi, anche in economia direttamente dall'Imprenditore. Il sistema che può definirsi innovativo se si considera la sua validità e l'inesistente diffusione, è di fatto null'altro che l'adozione di alcuni accorgimenti e la realizzazione di alcune opere alquanto semplici e poco costose.

    In presenza di normale piovosità, l'acqua raccolta dalla copertura di una serra è più che sufficiente per irrigare le piantagioni della medesima serra, in particolare se si adottano sistemi di irrigazione a goccia od a microtubo.

    Tale pratica, facendo venir meno del prelievo dalle falde, assume anche valore ambientale, viste le preoccupazioni generalizzate che da qualche tempo la collettività manifesta circa la concreta possibilità che nel prossimo futuro l'acqua diventi un bene sempre più scarso e prezioso.

    Con l'attivazione del presente progetto si intende divulgare e diffondere tra le aziende ortoflorovivaistiche l'introduzione di questo sistema nel processo produttivo, fornendo agli interessati tutti gli elementi necessari per realizzarlo.

     



    : Il Floating System sistema galleggiante di coltivazione idroponica senza terreno

    Il Floating System (coltura galleggiante) è un sistema di recente introduzione, prima impiegato per la produzione del tabacco, poi adottato per la coltivazione di specie da foglia, in particolare lattughe, rucola, valeriana, basilico. Ha il vantaggio di essere estremamente poco costoso poiché non è necessario far circolare la soluzione nutritiva, che può inoltre essere utilizzata per più cicli. Il Floating System prevede la costruzione di vasche profonde 20/30 cm., realizzate con impiego di materiali di basso costo se non semplicemente scavate all’interno della serra. Il supporto per le piante è rappresentato da pannelli di polistirolo posti a “galleggiare” sulle vasche di coltivazione. Il sistema risulta particolarmente interessante non solo per i costi contenuti di realizzo e gestione, ma anche perché il controllo da parte dell’operatore non è impegnativo.

    NOTE:
    Oltre a presentare costi di impianto contenuti grazie ai rapidi tempi di trapianto e raccolta e al superamento delle tematiche legate all’impiego del terreno, l’adozione del floating permette la precisa determinazione degli asporti colturali e quindi la possibilià di adottare piani di concimazione razionali ed equilibrati. Una corretta tecnica colturale consente quindi la raccolta di un prodotto che associa ad apprezzabili caratteristiche di qualità (sanità, pulizia ed omogeneità dei cespi) anche un limitato tenore di nitrati.
    Nonostante la non elevata complessità della tecnica del floating system, è comunque necessaria una specifica preparazione professionale. A parte l’addestramento di personale locale operante nelle sedi d’intervento, saranno previsti stages con istituti agronomici nella regione con la partecipazione attiva degli studenti nella gestione delle tecniche.

    Qualità dell’acqua:
    Basilare, per la coltivazione “fuori suolo”, è la qualità dell’acqua. Ancora più importante, considerati i luoghi in cui si opera, ad alta contaminazione, la qualità dell’acqua da utilizzare o meglio l’assenza di contaminazione qualora si possa attingere da pozzi. Verrà comunque stilato un piano di controllo ciclico sulla “purezza ” dell’acqua.
    In ogni caso, la scelta di cisterne di accumulo di acqua piovana è fondamentale primaria poiché permette di escludere a priori tutta una seria di problematiche legate all’inquinamento da falde. Prima della realizzazione di una qualsiasi tecnica di fuori suolo, l’analisi chimico/fisica dell’acqua, aggiornata al momento, verrà rapportata alla specie da coltivare ed alle caratteristiche climatiche del luogo. Il referto dell’analisi dell’acqua serve per bilanciare la quantità finale di fertilizzante da impiegare nel formulare la soluzione concentrata. Inoltre in funzione del valore dei bicarbonati, viene calcolata la quantità di acido necessaria per la loro neutralizzazione e per portare l’acidità finale della soluzione a valori di pH ai 5,5 – 6,5 (condizione ottimale per l’assorbimento degli elementi nutritivi da parte della pianta. L’altra analisi e quella di misurare la conducibilità elettrica dell’acqua (EC) della soluzione nutriente per irrigare è espressa in siemens per centimetro (s/cm), millisimens per centimetro (ms/cm) oppure microsimens per centimetro (µS/cm). Misurando cosi la quantità di Sali Minerali presenti nell’acque
    Obiettivi e risultati della fase della sperimentazione agronomica:
    • Il primo risultato da valutare è in termini di “qualità di vita”. Come già rilevato, la coltivazione fuori suolo è l’unica che risponde all’ esigenza di svincolare le coltivazioni dalla contaminazione da inquinanti del terreno e di permettere alla popolazione una sorta di riappropriazione dei sistemi di produzione agricola.
    • Il parametro valutativo di riferimento è la raccolta di “vegetali puliti”.
    • L’impulso alla microeconomia del paese che adotta questo tipo di coltureè valutabile, usando la tecnica del fuori suolo, in un aumento produttivo stimato fra il 40-45%.
    • Le specie colturali scelte permettono, in coltura protetta, più cicli annuali.
    • I costi contenuti di impianto iniziale, l’utilizzo dei substrati e del floating system nelle procedure e la loro non complessità, l’autonomia gestionale e finanziaria delle tecniche proposte e la loro esportabilità.
    • L’attenzione verso le colture orticole, seppure fuori terra per ragioni contingenti, rappresenta in parte, una restituzione di elementi culturali tradizionali

    Finanziamenti Regionali
    Sono previsti finanziamenti regionali nella misura 121
    BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE CAMPANIA - N. SPECIALE DEL 29 SETTEMBRE 2008

    In allegato bando della misura 121
     

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