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  • 31/01/2007 La Croce della GMG in Sudafrica. Un segno di speranza di fronte all’Aids (Marco Fabi,  http://www.korazym.org)

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    Si conclude domani il pellegrinaggio della Croce della Giornata mondiale della gioventù in Sudafrica. Al centro dell'esperienza, il dramma dell'Aids e l'impegno delle nuove generazioni. Gli aggiornamenti...

    In un paese come il Sudafrica, l’Aids è un dramma con cui confrontarsi ogni giorno. Lo è per i giovani, per i malati e anche per la Chiesa, consapevole che, al di là della retorica occidentale su preservativo sì/preservativo no, la sfida è in primo luogo culturale ed educativa. Il pellegrinaggio della Croce della Giornata mondiale della gioventù nel Paese si è inserito proprio in questo contesto.

    Un tour iniziato il giorno dell’Epifania con due parentesi nei vicini Swaziland e Mozambico e la conclusione prevista per domani. In ogni città e luogo visitati, la Croce è stata presentata come un segno di speranza, a cominciare dalla provincia di Eastern Cape, grande regione rurale con tassi altissimi di disoccupazione, povertà e analfabetismo, dove più del 18% degli adulti è affetto dall’Hiv. “Una provincia di morte, disastri e disperazione”, ha detto fra Mathhias Nsamba, intervistato dal Catholic News Service, dando voce ai giovani che spesso lasciano le loro case per cercare lavoro nelle grandi città e, non avendo la giusta preparazione, “molte volte finiscono nel giro della prostituzione, della droga e della criminalità”. Nonostante tutto, ha spiegato il religioso, “la croce è un segno di speranza”.

    Lo hanno sperimentato i mille giovani che il 7 gennaio hanno accolto i simboli della Giornata mondiale della gioventù in una fattoria vicino a Queenstown. Per l’occasione, quattro vescovi hanno guidato una veglia per ricevere la croce e l’icona della Madonna, in arrivo in autobus da Città del Capo. L’accoglienza è stata calorosa e legata alla tradizione, con un giovane volontario, Paulos Mbovu che ha cantato una preghiera di benvenuto centrata sulla speranza, la profondità della fede e la volontà dei giovani di lavorare insieme.

    Ed è stato proprio questo il filo conduttore dell’intero pellegrinaggio sul tema “Cristo viene a guarire la nostra terra e la sua gente: previeni l’Aids, prendendo possesso della tua vita, nel nome di Cristo che guarisce”. Un messaggio di speranza che i giovani hanno poi portato nelle loro realtà e anche negli ospedali dove la gente muore. Ma non sono mancati anche interventi politici come quello della vicepresidente del Sudafrica, la signora Phumzile Mlambo-Ngcuka, che ha accolto la Croce e l’Icona a Pretoria, invitando i giovani a rinviare la loro prima esperienza sessuale, come prevenzione all’Aids.

    Insomma, la riaffermazione di un approccio educativo al problema, perché, spiega la Mambo-Ngcuka, “i giovani possono sconfiggere l’Aids”. Un obiettivo raggiungibile “se coloro che non sono stati infettati ritardano la loro prima esperienza sessuale e chi è malato non trasmette la malattia agli altri, conducendo uno stile di vita regolare”. Partecipando alla messa a Pretoria, la vicepresidente ha detto che i giovani dovrebbero essere orgogliosi di sentirsi vicini alla croce. È importante che sappiano che è cool avere la fede e celebrarla”.

    Da domani, il viaggio dei simboli delle Giornate mondiali della gioventù proseguirà alle Mauritius e in Madagascar. Il 15 febbraio, è prevista la partenza per l’Oceania.

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