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  • 30/09/2009 Etichette per frutta e verdura (http://www.aduc.it, Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

    Ricerca personalizzata

    Le etichette per frutta e verdura sono obbligatorie. Nel cartellino esposto vanno indicati:
    1. Prezzo.
    2. Varieta' (es. mele golden).
    3. Categoria. Sono tre: extra, 1 e 2.
    4. Provenienza. Obbligatoria l'indicazione dello Stato (es. Italia), facoltativa quella di una regione o zona (es. Sicilia o Cilento).
    Chi non adempie a tale obbligo e' soggetto alla sanzione amministrativa che va da 350 a 15.500 euro (1). All'obbligo di etichettatura non sono tenuti i coltivatori che vendono direttamente al consumatore.
    Da una nostra indagine a Roma abbiamo riscontrato il rispetto della norma nella grande distribuzione organizzata, mentre lascia a desiderare quella nella piccola distribuzione, cioe' nei cosiddetti mercati rionali. Non comprendiamo, inoltre, il motivo della esenzione dell'obbligo delle etichette per i coltivatori diretti, cioe' di coloro che un tempo si chiamavano contadini e oggi imprenditori agricoli. La domanda la rivolgiamo al ministro alle Politiche Agricole, Luca Zaia, il quale occupa il suo tempo proponendo la dicitura dell'etichetta anche in dialetto (*). Sarebbe opportuno che si impegnasse a far rispettare la legge in vigore e tutelasse i consumatori e agricoltori, imponendo l'obbligo delle etichette anche ai contadini, ovvero agli imprenditori agricoli.

    (1) Decreto legislativo n.306/2002

    Etichettatura degli alimenti (Scheda Pratica di Rita Sabelli)

    La regolamentazione inerente le etichette dei prodotti alimentari e' variegata. Il principale testo di riferimento e' il d.lgs.109/92 piu' volte modificato, in particolar modo dal d.lgs.181/2003 e dal d.lgs. 114/2006 che hanno via via recepito Direttive della Comunita' Europea in materia.
    Esso si occupa dell'etichettatura, presentazione e pubblicita' dei prodotti alimentari, sia preconfezionati che sfusi. Per quanto riguarda le indicazioni nutrizionali vigono le regole fissate dal D.lgs.77/1993 (attuativo della direttiva 90/496/CEE) e il Regolamento (CE) 1924/2006.

    Norme a parte regolano invece i vini, le acque minerali e i prodotti alimentari destinati ad alimentazioni specifiche (per celiaci, diabetici, etc....).  Approfondimenti a parte si possono trovare tra i link utili in fondo a questa scheda. 
     
    PRIMA REGOLA: etichette non ingannevoli
    L'etichetta e' destinata ad essere il principale mezzo di informazione sul prodotto, una sorta di pubblicita' dello stesso.
    In termini generali sia le etichette che le altre pubblicita' che riguardano i prodotti alimentari non devono:
    - indurre in errore l'acquirente sulle caratteristiche del prodotto alimentare e precisamente sulla natura, sulla identita', sulla qualita', sulla composizione, sulla quantita', sulla conservazione, sull'origine o la provenienza, sul modo di fabbricazione o di ottenimento del prodotto stesso;
    - attribuire al prodotto alimentare effetti o proprieta' che non possiede;
    - suggerire che il prodotto alimentare possiede caratteristiche particolari, quando tutti i prodotti alimentari analoghi possiedono caratteristiche identiche;
    - attribuire al prodotto alimentare proprieta' atte a prevenire, curare o guarire una malattia umana ne' accennare a tali proprieta' (sono salve le disposizioni comunitarie relative alle acque minerali ed ai prodotti alimentari destinati ad un'alimentazione particolare).
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 3.500 a 18.000 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    ALTRA INFORMAZIONE IMPORTANTE: la denominazione di vendita
    Si tratta della definizione del prodotto che puo' essere imposto dalle disposizioni comunitarie o dalle norme locali italiane, derivare dagli usi e consuetudini o essere costituito da una semplice descrizione del prodotto e della sua utilizzazione, sempre con l'intento di distinguerlo da prodotti simili.
    La denominazione di vendita, in tutti i casi, non puo' essere sostituita da un marchio di fabbrica o di commercio o da un nome di fantasia.
    Essa deve indicare lo stato fisico in cui si trova il prodotto (in polvere, concentrato, liofilizzato, surgelato, affumicato, etc.etc.), in tutti i casi in cui l'omissione di tale dato puo' generare confusione con altri prodotti simili.
    Puo' essere utilizzata la denominazione originaria sotto la quale il prodotto e' fabbricato nello stato comunitario di provenienza, accompagnata -quando essa non e' sufficiente a distinguere il prodotto da quelli simili- da informazioni in italiano sulla sua natura e sull'utilizzo.
    Se un prodotto comunitario ha caratteristiche diverse da un prodotto conosciuto sul mercato italiano con stessa denominazione, allora la denominazione originaria non puo' essere utilizzata. In questi casi il produttore concorda con i competenti ministeri italiani una nuova denominazione.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    LE ETICHETTE DEI PRODOTTI PRECONFEZIONATI
    Rientrano in questa categoria tutti i prodotti alimentari presentati al consumatore e posti in vendita all'interno di una confezione nella quale il prodotto e' avvolto interamente o in parte, in modo tale che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione venga aperta o alterata.
    Non si considerano preconfezionati tutti i prodotti NON avvolti da alcun involucro oppure di grossa pezzatura (anche se posti in un involucro protettivo) venduti previo frazionamento.
     
    Sulle etichette dei prodotti preconfezionati devono essere presenti queste informazioni:
    - la denominazione di vendita;
    - l'elenco degli ingredienti;
    - la quantita' netta o, nel caso di prodotti preconfezionati in quantita' unitarie costanti, la quantita' nominale;
    - il termine minimo di conservazione o, nel caso di prodotti molto deperibili dal punto di vista microbiologico, la data di scadenza;
    - il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede o del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunita' economica europea;
    - la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento (localita' ove e' ubicata);
    - il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
    - una dicitura che consenta di identificare il lotto di appartenenza del prodotto;
    - le modalita' di conservazione e di utilizzazione qualora sia necessaria l'adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto;
    - le istruzioni per l'uso, ove necessario;
    - la quantita' di taluni ingredienti o categorie di ingredienti (vedi piu' avanti);
    - il luogo di origine o provenienza (vedi nota *).
     
    Le informazioni possono essere riportate in piu' lingue, purche' vi sia quella italiana. Se non e' possibile tradurre un termine o una definizione, questa puo' essere riportata nella lingua originale.
    Il termine minimo di conservazione e la data di scadenza devono essere riportate in modo facilmente visibile, chiaramente leggibile ed indelebile, in un punto di immediata individuazione da parte del consumatore.
    Le informazioni possono anche non essere riportate sulla confezione o imballaggio che ne contenga altre (magari singole), purche' le stesse figurino su queste ultime. Se cio' non e' verificabile, sull'imballaggio deve figurare almeno la denominazione dei prodotti contenuti e il termine minimo di conservazione o la data di scadenza del prodotto che ha durata piu' breve.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 1.600 a 9.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    Per luogo di origine o provenienza di un prodotto non trasformato si intende il Paese di origine ed eventualmente la zona di produzione. Per un prodotto trasformato, invece, la zona di coltivazione o di allevamento della materia prima agricola utilizzata prevalentemente nella produzione.
     
    (*) Attenzione, sul punto c'e' confusione. Benche' apparentemente tale obbligo sia stato introdotto dalla legge 204/04, per varie motivazioni (ufficialmente la "presunta illegittimita' comunitaria della norma", ma anche la mancata emissione dei decreti attuativi) esso e' rimasto lettera morta e, di fatto, i produttori gestiscono la cosa come credono. E' in corso l'approvazione di un disegno di legge (DDL Zaia C2260) che dovrebbe definitivamente regolamentare l'obbligo abrogando l'art.1bis della legge 204/04. Quel che e' certo e' che l'indicazione del luogo di origine e' obbligatoria in tutti i casi in cui l'omissione possa indurre in errore l'acquirente circa l'origine o la provenienza del prodotto (D.lgs.109/1992 art.3).

    L'indicazione della sede dello stabilimento di fabbricazione o di confezionamento puo' essere omessa nel caso di:
    - stabilimento ubicato nello stesso luogo della sede gia' indicata in etichetta;
    - prodotti preconfezionati provenienti da altri Paesi per la vendita tal quali in Italia;
    - prodotti preconfezionati che riportano la bollatura sanitaria.
    Nel caso in cui l'impresa disponga di piu' stabilimenti e' consentito indicare sull'etichetta tutti gli stabilimenti purche' quello effettivo venga evidenziato mediante punzonatura o altro segno.
     
    L'indicazione del lotto (l'insieme delle unita' di vendita prodotte in circostanze identiche) non e' richiesta:
    - quando il termine minimo di conservazione o la data di scadenza figurano con la menzione almeno del giorno e del mese;
    - per i gelati monodose, venduti tal quali, e sempre che essa figuri sull'imballaggio globale;
    - per i prodotti agricoli che, all'uscita dall'azienda agricola, sono:
    1) venduti o consegnati a centri di deposito, di condizionamento o di imballaggio,
    2) avviati verso organizzazioni di produttori o
    3) raccolti per essere immediatamente integrati in un sistema operativo di preparazione o trasformazione;
    - per i prodotti alimentari preincartati nonché per i prodotti alimentari venduti nei luoghi di produzione o di vendita al consumatore finale non preconfezionati ovvero confezionati su richiesta dell'acquirente ovvero preconfezionati ai fini della loro vendita immediata;
    - per le confezioni ed i recipienti il cui lato più grande abbia una superficie inferiore a 10 cm.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito a quanto sopra e' punibilecon una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
    La mancanza dell'indicazione dell'origine o provenienza sull'etichetta, quando obbligatoria, e' invece punita con una sanzione variabile da 1.600 a 9.500 euro. Se la violazione si ripete, anche in tempi diversi, e' disposta la sospensione della commercializzazione dei prodotti fino a sei mesi.
     
    LA QUANTITA' NETTA
    La quantita' da esprimere nelle etichette dei prodotti alimentari preconfezionati dev'essere espressa in unita' di volume per i prodotti liquidi (utilizzando il litro, il centilitro o il millilitro) e in unita' di massa per gli altri (utilizzando il chilogrammo o il grammo)
    Per i prodotti alimentari per i quali sono previste gamme di quantita' a volume, la quantita' puo' essere espressa ovviamente in tal modo.
    Nel caso di imballaggio costituito da due o piu' preimballaggi che contengono la stessa quantita' di prodotto (confezioni singole all'interno della confezione), l'indicazione della quantita' e' fornita menzionando il numero dei preimballaggi e la quantita' di ciascuno di essi. Se le confezioni singole sono ben visibili e contabili dall'esterno, come la quantita' di prodotto contenuta da ciascuna di esse, allora questa indicazione non e' necessaria.
    Per i prodotti da forno (fette biscottate, crakers, biscotti, prodotti lievitati monodose, etc.) e per i prodotti a base di zucchero contenuti in preimballaggi non vendibili singolarmente e' comunque sufficiente l'indicazione -sulla confezione principale- della quantita' totale.
    La quantita' di prodotto di ogni singolo preimballaggio e' quella contenuta al netto della tara.
    Se un prodotto solido e' immerso in un liquido accessorio (es. mozzarella), deve essere indicata anche la quantita' di prodotto sgocciolato.
    I prodotti invece soggetti a notevoli cali di massa o volume devono essere pesati alla presenza dell'acquirente e riportare l'indicazione della quantita' netta al momento in cui sono esposti per la vendita.
     
    L'indicazione della quantita' non e' obbligatoria:
    - per i prodotti generalmente venduti a pezzo o a collo; qualora contenuti in un imballaggio globale, il numero dei pezzi deve essere chiaramente visto dall'esterno e facilmente contato ovvero indicato sull'imballaggio stesso;
    - per i prodotti dolciari la cui quantita' non sia superiore a 30 g;
    - per i prodotti la cui quantita' sia inferiore a 5 g o 5 ml, salvo per le spezie e le piante aromatiche.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    GLI INGREDIENTI
    Gli ingredienti sono tutte le sostanze, compresi gli additivi, utilizzate nella preparazione del prodotto alimentare.
    Essi devono essere indicati col loro nome specifico esclusi i casi elencati nell'Allegato I del d.lgs.109/92, per i quali puo' essere indicato il solo nome "generico" della categoria di appartenenza (olii vegetali o animali, grassi vegetali o animali, zuccheri, etc.).
    Per altri ingredienti, invece (Allegato II), deve essere riportato il nome della categoria seguito dal nome specifico o dal numero CEE (acidificanti, addensanti, agenti lievitanti, etc.).
    Tutti gli allergeni alimentari (Allegato II sezione III) come i crostacei, le uova, il pesce, la soia, i cereali contenenti glutine, etc., o le sostanze da essi derivate, devono figurare o nella denominazione di vendita o nell'elenco degli ingredienti. Le sostanze derivate da essi che non figurino nell'elenco devono comunque apparire in etichetta col nome dell'ingrediente da cui derivano.
     
    L'indicazione degli ingredienti non e' richiesta:
    - nei prodotti costituiti da un solo ingrediente, a condizione che la denominazione di vendita sia identica al nome dell'ingrediente ovvero consenta di conoscere la effettiva natura dell'ingrediente;
    - negli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non siano stati sbucciati, tagliati, o che non abbiano subito trattamenti;
    - nel latte e nelle creme di latte fermentati, nei formaggi, nel burro, purche' non siano stati aggiunti ingredienti diversi dai costituenti propri del latte, dal sale o dagli enzimi e colture di microrganismi necessari alla loro fabbricazione; in ogni caso l'indicazione del sale e' richiesta per i formaggi freschi, per i formaggi fusi e per il burro;
    - nelle acque gassate che riportano la menzione di tale caratteristica nella denominazione di vendita;
    - nelle acqueviti e nei distillati, nei mosti e nei vini, nei vini spumanti, nei vini frizzanti, nei vini liquorosi e nelle birre con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
    - negli aceti di fermentazione, provenienti esclusivamente da un solo prodotto di base e purché non siano stati aggiunti altri ingredienti.
    Quanto sopra non vale nel caso degli allergeni alimentari gia' visti. Essi devono sempre apparire.
     
    Ingrediente acqua
    L'acqua aggiunta deve essere riportata nell'elenco degli ingredienti rispetto al suo peso nel prodotto finito. Puo' non essere menzionata solo se non supera, in peso, il 5% del prodotto finito.
    L'indicazione dell'acqua non e' richiesta se essa e' utilizzata unicamente per consentire la ricostruzione di un ingrediente usato in forma concentrata o disidratata, nel caso in cui costituisca liquido di copertura da non consumarsi, nell'aceto quando e' indicato il contenuto acetico e nell'alcool quando e' indicato il contenuto alcolico.
     
    Quantificazione degli ingredienti
    L'indicazione della quantita' dell'ingrediente e' obbligatoria se:
    - l'ingrediente o la categoria di ingredienti in questione figuri nella denominazione di vendita o sia generalmente associato dal consumatore alla denominazione di vendita;
    - l'ingrediente o la categoria di ingredienti sia messo in rilievo nell'etichettatura con parole, immagini o rappresentazione grafica;
    - l'ingrediente o la categoria di ingredienti sia essenziale per caratterizzare un prodotto alimentare e distinguerlo dai prodotti con i quali potrebbe essere confuso per la sua denominazione o il suo aspetto.
     
    La quantita', indicata in percentuale, e' quella che e' stata utilizzata nel procedimento di lavorazione, anche se si tratta di ingredienti che poi vengono reidratati con acqua. Essa va riportata nella denominazione oppure nell'elenco degli ingredienti.
    Se tali quantita' suddette superano il 100% al posto della percentuale vanno indicate le quantita' a peso per 100 gr. di prodotto.
    Sono esclusi da quest'obbligo i casi in cui la quantita' dell'ingrediente gia' appaia come quantita' netta sgocciolata (vedi art.9 comma 7) oppure nell'etichetta come da disposizioni comunitarie (che potrebbero anche prevedere esse stesse la quantita' dell'ingrediente, senza obbligo di indicazione in etichetta), oppure quando l'ingrediente e' usato in piccole dosi come aromatizzante.
    L'obbligo non vige anche quando si tratta di tipi diversi ingredienti (come frutta, ortaggi, funghi, etc.) utilizzati come miscuglio dove nessuno ha una predominanza rilevante. In questi casi e' sufficiente l'utilizzo di termini generali (appunto frutta, ortaggi, funghi) immediatamente seguiti dalla frase "in proporzioni variabile".

    Per approfondimenti (anche sull'elencazione degli ingredienti) si vedano gli art. 5, 7 e 8 del d.lgs.109/92 inserito tra i link utili nonche' le tabelle poste il calce allo stesso.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    Attenzione!
    Non sono considerati ingredienti gli additivi la cui presenza e' dovuta semplicemente al fatto che erano gia' contenuti in uno o piu' ingredienti del prodotto, purche' essi non svolgano piu' alcuna funzione, nonche' i coadiuvanti tecnologici, ovvero le sostanze che non vengono consumate come ingredienti alimentari ma sono usate nella trasformazione del prodotto e che possono darl luogo alla presenza, non intenzionale, di residui. E' ovviamente escluso il caso in cui tali residui possano essere nocivi alla salute: in tal caso vanno indicati.
     
    GLI AROMI
    Gli aromi possono essere denominati in modo generico con tale termine o con un'indicazione piu' specifica (fanno eccezione il chinino e la caffeina, che devono essere specificati sempre) .
    Quando la caffeina e' presente in una bevanda in proporzione superiore a 150 mg/l sull'etichetta dev'essere riportata la frase "Tenore elevato di caffeina", con accanto il valore presente espresso in mg/100 ml. Ovviamente cio' non vale per le bevande a base di the' o caffe' dove questi termini gia' appaiono nella denominazione.
    Il termine "naturale" puo' essere utilizzato solo per quegli aromi che contengano esclusivamente sostanze aromatizzanti naturali e/o preparati aromatizzanti.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    IL TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE
    E' quel termine fino al quale il prodotto conserva le sue proprieta' specifiche in adeguate condizioni di conservazione.
    E' indicato con"da consumarsi preferibilmente entro" quando la data contiene l'indicazione del giorno, oppure con "da consumarsi preferibilmente entro la fine" negli altri casi, seguite entrambe dalla data oppure dall'indicazione del punto sulla confezione in cui essa figura.
    Questo termine e' deciso dal produttore o dal confezionatore oppure -nel caso di prodotti importati- dal primo venditore dell'Unione Europea. Chi lo decide e' responsabile direttamente.
    Per i prodotti conservabili per meno di tre mesi dev'essere indicato il giorno, oltre al mese e all'anno.
    Per i prodotti conservabili per piu' di tre mesi sono sufficienti il mese e l'anno.
    Per i prodotti conservabili per piu' di 18 mesi basta l'anno.
    Se sono necessarie particolari forme di conservazione queste devono essere indicate.
     
    L'indicazione del termine minimo di conservazione non e' richiesta per:
    - gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non siano stati sbucciati o tagliati o che non abbiano subito trattamenti analoghi; tale deroga non si applica ai semi germinali e prodotti analoghi quali i germogli di leguminose;
    - i vini, i vini liquorosi, i vini spumanti, i vini frizzanti, i vini aromatizzati e le bevande ottenute da frutti diversi dall'uva nonché delle bevande dei codici NC 2206 00 91, 2206 00 93, 2206 00 99, ottenute da uva o mosto d'uva;
    - le bevande con contenuto alcolico pari o superiore al 10% in volume;
    - le bevande analcoliche, i succhi ed i nettari di frutta, le bevande alcolizzate poste in recipienti individuali di capacita' superiore a 5 litri destinati alle collettivita';
    - i prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati entro le 24 ore successive alla fabbricazione;
    - gli aceti;
    - il sale da cucina;
    - gli zuccheri allo stato solido;
    - i prodotti di confetteria consistenti quasi unicamente in zuccheri e/o edulcoranti, aromi e coloranti quali caramelle e pastigliaggi;
    - le gomme da masticare e prodotti analoghi;
    - i gelati monodose.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    LA DATA DI SCADENZA
    Sui prodotti preconfezionati rapidamente deperibili e che possono costituire, dopo breve tempo, un pericolo per la salute umana, il termine minimo di conservazione e' sostituito dalla data di scadenza, preceduta dalla frase "da consumarsi entro". Puo' essere riportata o direttamente la data o un rimando ad un altro punto della confezione dove la data e' stata a parte stampata.
    In questo caso deve essere riportato chiaramente il giorno, il mese ed eventualmente l'anno di scadenza, con tutte le condizioni di conservazione prescritte, anche relative alla temperatura in funzione della quale e' stata decisa quella scadenza.
    E' vietata la vendita dei prodotti che riportano la data di scadenza a partire dal giorno successivo a quello indicato sulla confezione.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 1.600 a 9.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    I PRODOTTI SFUSI
    Sono considerati prodotti sfusi quelli alimentari non preconfezionati o venduti previo frazionamento (anche se originariamente preconfezionati) nonche' quelli confezionati sul luogo di vendita a richiesta del consumatore.
     
    Questi prodotti devono essere muniti di un cartello (applicato ai recipienti o ai comparti che li contengono), indicante:
    - la denominazione di vendita;
    - l'elenco degli ingredienti salvo i casi di esenzione;
    - le modalita' di conservazione per i prodotti alimentari rapidamente deperibili, ove necessario;
    - la data di scadenza per le paste fresche e le paste fresche con ripieno;
    - il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2% in volume;
    - la percentuale di glassatura, considerata tara, per i prodotti congelati glassati.
     
    Per i prodotti della gelateria, pasticceria, panetteria e gastronomia (comprese le preparazioni alimentari), l'elenco degli ingredienti puo' essere riportato su un unico e apposito cartello tenuto ben in vista oppure, per singoli prodotti, su apposito registro o altro sistema equivalente da tenere bene in vista, a disposizione dell'acquirente, in prossimita' dei banchi di esposizione dei prodotti stessi.
    Per le bevande vendute mediante spillatura il cartello puo' essere applicato direttamente sull'impianto o a fianco dello stesso.
    Le acque non preconfezionate somministrate negli esercizi pubblici devono riportare, ove trattate, la specifica denominazione di vendita "acqua potabile trattata o acqua potabile trattata e gassata" se e' stata addizionata di anidride carbonica.
    I prodotti dolciari preconfezionati, ma destinati ad essere venduti a pezzo o alla rinfusa, generalmente destinati al consumo subito dopo l'acquisto, possono riportare le indicazioni dette solamente sul cartello o sul contenitore, purché in modo da essere facilmente visibili e leggibili dall'acquirente.
     
    Sanzioni
    Ogni violazione in merito e' punibile con una sanzione amministrativa variabile da 600 a 3.500 euro applicabile, a seconda dei casi, dalle Regioni o dall'Ispettorato centrale repressione frodi. Le Regioni possono poi demandare tale funzioni alle ASL.
     
    INDICAZIONI NUTRIZIONALI E SULLA SALUTE
    Sono molto importanti anche le disposizioni relative alle indicazioni nutrizionali e sulla salute comuni a tutta la comunita' europea (D.lgs.77/93, di recepimento della Direttiva 90/496 e Regolamento 06/1924/CE).

    Le indicazioni nutrizionali sono quelle che affermano o suggeriscono che un certo alimento ha proprieta' nutrizionali benefiche, tipo "povero di grassi", "senza zuccheri aggiunti", "ricco di fibre", etc. (vedi elenco piu' avanti).
    Esse possono essere utilizzate solo a condizione che vi siano dimostrazioni scientifiche che provano i benefici o se le quantita' di nutrienti e' conforme a norme comunitarie e devono essere riportate in modo che il consumatore medio ne abbia una chiara comprensione.

    Quando su un prodotto o nella pubblicita' o promozione dello stesso vengono riportate indicazioni nutrizionali, l'etichetta deve anche contenere i valori dei nutrienti present
    i, in una tabella o comunque su piu' righe.

    I valori da riportare
    riguardano le calorie (valore energetico in Kcal o KJ) e le quantita' di nutrienti dell'alimento in grammi (nell'ordine, normalmente: proteine, carboidrati, zuccheri, grassi, acidi grassi saturi, fibre alimentari, sodio).
    Sono facoltative le indicazioni su amido, polialcoli, acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, colesterolo (in mg), vitamine e sali minerali (espresse in percentuale della razione giornaliera raccomandata).
    I valori devono essere riferiti a 100g o 100 ml di prodotto oppure possono essere espressi per razione o per porzione (se e' indicato in confezione il numero di porzioni). Nel caso in cui vengano dichiarati gli zuccheri, i polialcoli o l'amido, essi devono essere quantificati subito dopo i carboidrati (esempio: carboirdrati gr. X di cui zuccheri, gr. Y, polialcoli gr. Z, amido gr. W). Stessa cosa per gli acidi grassi e per il colesterolo, che vanno indicati rispetto ai grassi totali (esempio: grassi gr. X di cui saturi, monoinstaturi, colesterolo, etc.).
     
    Piccola Nota sulle GDA:
    In molte etichette sono arrivate le indicazioni nutrizionali riferite alle GDA, dall'inglese Giudeline Daily Amounts, ovvero le quantita' giornaliere indicative di energia (calorie) e nutrienti adeguati ad una alimentazione equilibrata. Per ogni nutriente (proteine, carboidrati, etc.) viene indicata la percentuale contenuta in una porzione del prodotto calcolata rispetto alla quantita' giornaliera indicativa ritenuta adeguata per un alimentazione equilibrata. Viene a tal scopo presa in considerazione la dieta di un adulto con apporto complessivo di 2000 Kcal.
     
    Le indicazioni nutrizionali di pubblicita' e promozioni possono anche essere comparative, ma il confronto deve essere fatto tra alimenti della stessa categoria prendendo in considerazione una gamma degli stessi, e ovviamente deve essere riferito alla stessa quantita' di prodotto.
    Per i prodotti freschi (non confezionati o venduti previo frazionamento) le informazioni nutrizionali possono figurare in un cartello posto in evidenza nel negozio, sul prodotto o accanto ad esso, o nel comparto dove esso si trova.
     
    Le indicazioni sulla salute, invece, sono tutte quelle affermazioni (figuranti in etichetta o nella pubblicita') secondo le quali il consumo di un certo alimento puo' essere di beneficio per la salute, dalla perdita del peso al rafforzamento delle difese naturali, etc..
    Esse devono essere coadiuvate da queste informazioni:
    - una dicitura relativa all'importanza di una dieta varia ed equilibrata e di uno stile di vita sano;
    - la quantita' dell'alimento e le modalita' di consumo necessarie per ottenere l'effetto benefico indicato;
    - se del caso, una dicitura rivolta alle persone che dovrebbero evitare di consumare l'alimento, e
    - un'appropriata avvertenza per i prodotti che potrebbero presentare un rischio per la salute se consumati in quantita' eccessive.

    Non sono consentite:

    - indicazioni che suggeriscono che la salute potrebbe risultare compromessa dal mancato consumo dell'alimento;
    - indicazioni che fanno riferimento alla percentuale o all'entita' della perdita di peso;
    - indicazioni che fanno riferimento al parere di un singolo medico o altro operatore sanitario e altre associazioni diverse dalle associazioni nazionali di professionisti dei settori della medicina, della nutrizione o della dietetica e associazioni di volontariato.
    Normalmente l'applicazione di queste indicazioni puo' avvenire solo dopo concessione di un'apposita autorizzazione comunitariadella durata di cinque anni, data dopo verifica delle prove scientifiche e del rispetto delle regole comunitarie.
    Fanno eccezione le indicazioni che fanno riferimento al ruolo di una sostanza per la crescita e lo sviluppo dell'organismo, alle funzioni psicologiche e comportamentali oppure al dimagrimento e al controllo del peso (o la riduzione dello stimolo della fame). Esse devono comunque essere basate su prove scientifiche e debbono risultare ben comprensibili dal consumatore medio.

    Le indicazioni nutrizionali e quelle sulla salute non devono

    - essere false, ambigue o fuorvianti;
    - dare adito a dubbi sulla sicurezza e/o sull'adeguatezza nutrizionale di altri alimenti;
    - incoraggiare o tollerare il consumo eccessivo di un elemento;
    - affermare, suggerire o sottintendere che una dieta equilibrata e varia non possa in generale fornire quantita' adeguate di tutte le sostanze nutritive.
    - fare riferimento a cambiamenti delle funzioni corporee che potrebbero suscitare o sfruttare timori nel consumatore, sia mediante il testo scritto sia mediante rappresentazioni figurative, grafiche o simboliche.
     
    INDICAZIONI NUTRIZIONALI CONSENTITE:
    A BASSO CONTENUTO CALORICO
    L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto calorico e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 40 kcal (170 kJ)/100 g per i solidi o più di 20 kcal (80 kJ)/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal (17 kJ)/dose unitaria, equivalente a 6 g di zucchero (circa un cucchiaino).
    A RIDOTTO CONTENUTO CALORICO
    L'indicazione che un alimento e' a ridotto contenuto calorico e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il valore energetico e' ridotto di almeno il 30 %, con specificazione delle caratteristiche che provocano una riduzione nel valore energetico totale dell'alimento.
    SENZA CALORIE
    L'indicazione che un alimento e' senza calorie e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non piu' di 4 kcal (17 kJ)/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 0,4 kcal (1,7 kJ)/dose unitaria equivalente a 6 g di zucchero (circa un cucchiaino).
    A BASSO CONTENUTO DI GRASSI
    L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto di grassi e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato).
    SENZA GRASSI
    L'indicazione che un alimento e' senza grassi e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Le indicazioni con la dicitura "X % senza grassi" sono tuttavia proibite.
    A BASSO CONTENUTO DI GRASSI SATURI
    L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto di grassi saturi e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se la somma degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans contenuti nel prodotto non supera 1,5 g/100 g per i solidi o 0,75 g/100 ml per i liquidi; in entrambi i casi la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non puo' corrispondere a più del 10 % dell'apporto energetico.
    SENZA GRASSI SATURI
    L'indicazione che un alimento e' senza grassi saturi e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non supera 0,1 g di grassi saturi per 100 g o 100 ml.
    A BASSO CONTENUTO DI ZUCCHERI
    L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto di zuccheri e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi.
    SENZA ZUCCHERI
    L'indicazione che un alimento e' senza zuccheri e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml.
    SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI
    L'indicazione che all'alimento non sono stati aggiunti zuccheri e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto non contiene mono- o disaccaridi aggiunti o ogni altro prodotto alimentare utilizzato per le sue proprieta' dolcificanti. Se l'alimento contiene naturalmente zuccheri, l'indicazione seguente deve figurare sull'etichetta: "contiene naturalmente zuccheri".
    A BASSO CONTENUTO DI SODIO/SALE
    L'indicazione che un alimento e' a basso contenuto di sodio/sale e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 0,12 g di sodio, o un valore equivalente di sale, per 100 g o 100 ml. Per le acque diverse dalle acque minerali naturali che rientrano nel campo di applicazione della direttiva 80/777/CEE, questo valore non deve superare 2 mg di sodio per 100 ml.
    A BASSISSIMO CONTENUTO DI SODIO/SALE
    L'indicazione che un alimento e' a bassissimo contenuto di sodio/sale e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 0,04 g di sodio, o un valore equivalente di sale, per 100 g o 100 ml. Tale indicazione non e' utilizzata per le acque minerali naturali o per altre acque.
    SENZA SODIO o SENZA SALE
    L'indicazione che un alimento e' senza sodio o senza sale e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene non più di 0,005 g di sodio, o un valore equivalente di sale, per 100 g.
    FONTE DI FIBRE
    L'indicazione che un alimento e' fonte di fibre e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno 3 g di fibre per 100 g o almeno 1,5 g di fibre per 100 kcal.
    AD ALTO CONTENUTO DI FIBRE
    L'indicazione che un alimento e' ad alto contenuto di fibre e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno 6 g di fibre per 100 g o almeno 3 g di fibre per 100 kcal.
    FONTE DI PROTEINE
    L'indicazione che un alimento e' fonte di proteine e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se almeno il 12 % del valore energetico dell'alimento e' apportato da proteine.
    AD ALTO CONTENUTO DI PROTEINE
    L'indicazione che un alimento e' ad alto contenuto di proteine e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se almeno il 20 % del valore energetico dell'alimento e' apportato da proteine.
    FONTE DI [NOME DELLA O DELLE VITAMINE] E/O [NOME DEL O DEI MINERALI]
    L'indicazione che un alimento e' fonte di vitamine e/o minerali e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno una quantita' significativa di cui all'allegato della direttiva 90/496/CEE o una quantita' prevista dalle deroghe di cui all'articolo 6 del regolamento (CE) n. 1925/2006 sull'aggiunta di vitamine e minerali e di talune sostanze di altro tipo agli alimenti.
    AD ALTO CONTENUTO DI [NOME DELLA O DELLE VITAMINE] E/O [NOME DEL O DEI MINERALI]
    L'indicazione che un alimento e' ad alto contenuto di vitamine e/o minerali e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto contiene almeno due volte il valore di una fonte naturale di "[nome della o delle vitamine] e/o[nome del o dei minerali]".
    CONTIENE [NOME DELLA SOSTANZA NUTRITIVA O DI ALTRO TIPO]
    L'indicazione che un alimento contiene una sostanza nutritiva o di altro tipo, per cui non sono stabilite condizioni specifiche nel presente regolamento, e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto e' conforme a tutte le disposizioni applicabili del presente regolamento, in particolare all'articolo 5. Per le vitamine e i minerali si applicano le condizioni dell'indicazione "fonte di".
    A TASSO ACCRESCIUTO DI [NOME DELLA SOSTANZA NUTRITIVA]
    L'indicazione che il contenuto di una o più sostanze nutritive, diverse dalle vitamine e dai minerali, e' stato accresciuto e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se il prodotto e' conforme alle condizioni stabilite per l'indicazione "fonte di" e l'aumento del contenuto e' pari ad almeno il 30 % rispetto a un prodotto simile.
    A TASSO RIDOTTO DI [NOME DELLA SOSTANZA NUTRITIVA]
    L'indicazione che il contenuto di una o più sostanze nutritive e' stato ridotto e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono consentite solo se la riduzione del contenuto e' pari ad almeno il 30 % rispetto a un prodotto simile, ad eccezione dei micronutrienti, per i quali e' accettabile una differenza del 10 % nei valori di riferimento di cui alla direttiva 90/496/CEE, e del sodio o del valore equivalente del sale, per i quali e' accettabile una differenza del 25 %.
    LEGGERO/LIGHT
    L'indicazione che un prodotto e' "leggero" o "light" e ogni altra indicazione che puo' avere lo stesso significato per il consumatore sono soggette alle stesse condizioni fissate per il termine "ridotto"; l'indicazione e' inoltre accompagnata da una specificazione delle caratteristiche che rendono il prodotto "leggero" o "light".
    NATURALMENTE/NATURALE
    Se un alimento soddisfa in natura le condizioni stabilite dal presente allegato per l'impiego di un'indicazione nutrizionale, il termine "naturalmente/naturale" puo' essere inserito all'inizio dell'indicazione.
     
    Note:
    - le suddette regole comunitarie, introdotte dal Luglio 2007, stanno entrando in vigore con una certa gradualita'. Gli alimenti non conformi immessi sul mercato prima di tale data possono essere commercializzati fino alla loro data di scadenza, al massimo fino al Luglio 2009. I prodotti con marchio o denominazione esistente prima del 1/1/2005 possono essere commercializzati fino al 2022.
    Fino a Gennaio 2010 inoltre possono essere utilizzate le indicazioni nutrizionali utilizzate prima del 1/1/2006 in conformita' alle disposizioni nazionali, anche se non incluse nell'elenco di cui sopra.  

    FONTI NORMATIVE
    - D.lgs. 109/1992 di recepimento delle Direttive 89/395/Cee e 89/396 Cee concernenti l'etichettatura, la presentazione e la pubblicita' dei prodotti alimentari, aggiornato da:
    * D.lgs. 181/2003 di recepimento della Direttiva 2000/13/CE;
    * D.lgs. 114/2006 di recepimento delle Direttive 2003/89/CE, 2004/77/CE e 2005/63/CE in materia di "indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari"
    - D.lgs.77/1993 attuativo della direttiva 90/496/CEE relativa all'etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari.
    - Regolamento (CE) 1924/2006 aggiornato dal Regolamento 107 del 15-01-2008.
     
    LINK UTILI
    - Testo aggiornato D.lgs. 109/1992: clicca qui
     

    - Schede pratiche collegate:
  • 01/09/2005 Le carni bovine. Scheda pratica
    Per carne intendiamo il muscolo striato o volontario dell'animale, quello che vediamo in mostra sui banchi delle macellerie. La carne e' composta da proteine, grassi, acqua, vitamine e minerali. La qualita' della carne dipende sostanzialmente dalla combinazione di questi elementi, cioe' dalla qualita' e quantita' delle proteine, dal grasso, dal contenuto in acqua, sali minerali e vitamine...
  • 01/08/2005 Le acque minerali. Scheda pratica
    Acqua minerale, acqua potabile, acqua da tavola e acqua di sorgente. Il consumatore ritiene che queste denominazioni siano sinonimi, con l'eccezione per l'acqua minerale che puo' avere particolari sapori e perche' venduta in bottiglia...

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