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  • 22/10/2012 Europa: meno controlli sugli alimentari importati dal Giappone dopo Fukushima ( AlessioPisano, http://www.helpconsumatori.it)

    Ricerca personalizzata

    Gli esperti della Commissione permanente della Food Chain and Animal Health (ScoFCAH) appoggiano la proposta della Commissione europea di rivedere le norme che regolano le importazioni di generi alimentari e mangimi provenienti dal Giappone in seguito al disastro nucleare di Fukushima. Le attuali restrizioni su generi alimentari e mangimi provenienti dalla prefettura di Fukushima restano in vigore mentre si diminuiscono i controlli per quelli provenienti da altre regioni. Per la prefettura di Fukushima restano gli attuali controlli fino al 31 marzo 2014 con l’eccezione delle bevande alcoliche.

    Ecco le regioni dalle quali si abbassano i controlli. In seguito a oltre 40mila campioni analizzati nel secondo raccolto successivo al disastro nucleare, i controlli vengono diminuiti per le importazioni da 11 prefetture: Yamanashi, Shizuoka, Gunma, Ibaraki, Tochigi, Miyagi, Saitama, Tokyo, Iwate, Chiba and Kanagawa. E’ prevista un’analisi ad interim prima del 31 marzo 2013 per i prodotti agricoli che non è stato possibile analizzare nel corso del secondo raccolto (marzo-novembre). Si tratta in concreto di una riduzione del 5 per cento dei controlli sulle importazioni dei prodotti da queste 11 prefetture. Le misure attuali verranno nuovamente riviste prima del 31 marzo 2014.

    Nuove misure in vigore dal 1 novembre 2012. Dopo che questa proposta sarà adottata dalla Commissione europea, verrà pubblicata in Gazzetta ufficiale ed entrerà in vigore il 2 novembre 2012.

    28/02/2012 Fukushima, un anno dopo, Greenpeace: milioni di persone ancora in pericolo (http://www.helpconsumatori.it)

    Il disastro della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, avvenuto quasi un anno fa, l’11 marzo 2011, non è stato semplicemente un disastro naturale, ma il fallimento del governo, delle agenzie di controllo e dell’industria nucleare giapponese. E’ la conclusione del rapporto “Fukushima, un anno dopo” presentato oggi da Greenpeace International: si è trattato di un disastro causato dall’uomo che potrebbe ripetersi in ciascuno degli impianti nucleari del pianeta, mettendo a rischio milioni di persone.

    “Anche se fu innescato tecnicamente dal terremoto e dallo tsunami dello scorso 11 marzo, il disastro di Fukushima è stato causato dal fatto che le autorità giapponesi hanno deciso di ignorare i rischi del nucleare e di dare priorità agli interessi economici piuttosto che alla sicurezza – ha dichiarato Jan Van de Putte, esperto di sicurezza nucleare di Greenpeace International – Questo rapporto dimostra che il nucleare è intrinsecamente insicuro e che i governi autorizzano la costruzione di centrali nucleari senza avere le capacità di fronteggiare i problemi che possono derivarne nell’interesse della sicurezza dei cittadini. Tutto questo non è cambiato dal disastro di Fukushima, e per questo milioni di persone continuano ad essere esposte al rischio nucleare, in tutto il mondo”.

    Il rapporto che Greenpeace International ha commissionato ad un gruppo di esperti indipendenti, giunge a tre conclusioni principali:

    1. le autorità giapponesi e gli operatori dell’impianto di Fukushima hanno agito sulla base di assunzioni assolutamente errate sulle probabilità di un incidente grave: i rischi erano noti ma minimizzati e ignorati;
    2. sebbene il Giappone sia considerato uno dei Paesi meglio preparati al mondo per fronteggiare disastri di grande entità, nella realtà dei fatti questo disastro si è dimostrato peggiore, nelle sue conseguenze, di ogni ipotesi pianificata: i piani di emergenza nucleare e di evacuazione non sono riusciti a proteggere adeguatamente le persone;
    3. centinaia di migliaia di persone hanno sofferto le conseguenze dell’evacuazione forzata per evitare l’esposizione alle radiazioni. Queste persone non possono rifarsi una vita perché non hanno ancora ottenuto indennizzi. Il Giappone è uno dei tre soli Paesi al mondo che, per legge, considera un operatore di impianto nucleare (TEPCO, in questo caso) interamente responsabile dei danni causati da un disastro nucleare ma, evidentemente, i meccanismi di riconoscimento della responsabilità del danno e della successiva erogazione degli indennizzi alle vittime non funzionano. A un anno dal disastro le persone colpite sono sostanzialmente abbandonate a sé stesse e, alla fine, saranno i contribuenti giapponesi, e non TEPCO, a pagare la maggior parte dei danni.

    “Questo disastro era prevedibile, ma è accaduto a causa della vecchia consuetudine di ammorbidire le regole che, non solo in Giappone, tutelano i profitti a danno della sicurezza delle persone – ha detto Kazue Suzuki di Greenpeace Giappone – Non a caso le autorità giapponesi stanno facendo pressione per far ripartire i reattori nucleari come se il disastro di Fukushima non fosse mai avvenuto: così i cittadini dovranno pagare un’altra volta per gli errori del proprio governo”.

    Greenpeace chiede al Governo del Giappone di non riavviare i suoi impianti nucleari e di favorire piuttosto lo sviluppo di efficienza energetica e energie rinnovabili per creare migliaia di posti di lavoro, migliorare l’indipendenza energetica del Paese riducendo le emissioni di gas serra, con la garanzia che nessuno dovrà soffrire di nuovo per il fallout di un prevedibile disastro nucleare. Greenpeace  chiede, infine, la progressiva chiusura di tutti gli impianti nucleari nel mondo entro il 2035.

    http://www.helpconsumatori.it

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