05/09/2005 Food for oil Parte I (Emanuele Massetti, Valentina Bosetti, www.lavoce.info)

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  • Recentemente i biocombustibili hanno suscitato l’attenzione di economisti, media, politici e associazioni di consumatori. Il fenomeno si spiega in parte con l’elevato prezzo del petrolio e in parte con i benefici ambientali che derivano dalla sostituzione di benzine e diesel con i loro alter ego biologici.
    L’idea di risparmiare e di avere allo stesso tempo aria più pulita, ci piace. A parte alcuni tentativi fantasiosi, e folcloristici, di fare "il pieno" nei supermercati riempiendo i serbatoi di olio di colza puro, la diffusione dei biocombustibili è in rapida crescita in tutto il mondo (+ 25,7 per cento nell’ Unione europea a 25, durante il 2004). La Commissione europea, poi, si è impegnata a sostituire, entro il 2010, il 5,75 per cento dei consumi per trasporto con combustibili di origine vegetale.

    Qualche nozione di chimica

    I biocombustibili sono idrocarburi ottenuti dalla lavorazione di materie prime vegetali. Sono in forma liquida (etanolo o biodiesel) o gassosa (idrogeno e biogas). Quelli in forma gassosa non sono ancora diffusi perché non possono essere usati dal parco auto in circolazione e necessitano di una specifica rete di distribuzione. Pertanto, nella nostra discussione ci limiteremo ai soli biocombustibili in forma liquida, che invece hanno una penetrazione non trascurabile e, soprattutto, crescente.
    L’etanolo è ottenuto attraverso la fermentazione degli zuccheri ricavati da qualunque materia prima vegetale che contiene o che può essere trasformata in zuccheri, come l’amido e la cellulosa. La produzione di etanolo da cellulosa è però ancora in fase sperimentale. Il biodiesel è prodotto invece a partire da oli vegetali (di colza o di palma), dagli oli di scarto e dal grasso animale. Entrambi possono essere usati allo stato puro o ad alta concentrazione solo in motori modificati o espressamente concepiti. Tuttavia, miscele a bassa concentrazione, come l’E10, con il 10 per cento di etanolo e il 90 per cento di benzina, o il B5 e il B20, rispettivamente composte da 5 per cento e 20 per cento di biodiesel miscelato a diesel fossile, sono invece immediatamente utilizzabili dalle auto già in circolazione e, difatti, sono disponibili nella rete di distribuzione di numerosi paesi.

    Da Diesel a oggi

    Da quando, all’Esposizione universale di Parigi del 1900, Rudolf Diesel mostrò un motore che funzionava con olio di semi di arachidi, si sono esplorate numerose possibilità, tutte rimaste allo stato embrionale di diffusione fino alla crisi petrolifera del 1973.
    In Brasile, il crescente prezzo del petrolio e la disponibilità di vastissime coltivazioni di canna da zucchero dalle quali ricavare bioetanolo, incentivarono la produzione di auto con motore appositamente progettato. Sebbene durante gli anni Ottanta la riduzione del prezzo del petrolio e il contemporaneo aumento di quello della canna da zucchero abbiano invertito la tendenza, il Brasile è ancora il maggior produttore e utilizzatore di bioetanolo, con 14 miliardi di litri (30 per cento del consumo di benzine); seguono Stati Uniti con 12 miliardi di litri (2 per cento del consumo di benzine) e Cina, 3 miliardi di litri. Il biodiesel è principalmente un prodotto europeo: primo produttore è la Germania (400 milioni di litri), segue la Francia (250 milioni di litri) e poi l’Italia (153 milioni di litri).

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