16/11/2006 Soft Economy. Un affare per tutti (Ermete Realucci, www.lanuovaecologia.it)

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  • Si innamora di un borgo morente ai piedi del Gran Sasso, incontrato durante una gita in moto, decide di restituirlo alla vita e farne un business centrato sulla più rigida conservazione, trascinando con sé in questa impresa il sindaco del paese e il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Il Paese è Santo Stefano di Sessanio, un borgo fortificato medioevale a 1.250 metri di quota, in provincia dell’Aquila. L’imprenditore è Daniele Kihlgren. Sextantio – la sua società, che ha preso il nome latino del borgo – ha deciso di investire per fare di Santo Stefano di Sessanio un albergo diffuso, acquisendo edifici per un totale di circa 3.500 metri quadrati più altre case per complessivi 1.000 metri quadrati nei paesi vicini. Case di cui erano rimaste le mura e poco più, rimesse in piedi con materiali d’epoca e con le tecniche tradizionali (malta di calce, inerti di pietra calcarea locale). Stesso rigore conservativo negli arredi: dagli asciugamani in cotone tessuto alla maniera tradizionale alla mobilia di antiquariato. Un modello che, anche attraverso l’acquisizione diretta di alcuni terreni da destinare a colture biologiche, ha rivitalizzato le attività tipiche della zona e ripristinato le produzioni gastronomiche tradizionali basate sulla produzione di lenticchie, farro, ceci, zafferano, aneto, pastinaca. Il progetto comprende, oltre alle strutture ricettive, la creazione di botteghe di artigianato tradizionale regionale, una cantina per la degustazione dei prodotti tipici, una locanda con cucina del territorio.

    L’ortodossia di Daniele Kihlgren è stata sposata dal sindaco di Santo Stefano, che ha sottoscritto la Carta dei valori: un decalogo ambientale e paesaggistico, un impegno alla tolleranza zero contro ogni abuso. E i frutti sono arrivati. In quattro anni il valore delle case è triplicato, gli arrivi turistici sono aumentati del 30% e non si trova più un appartamento libero: quelli che rimanevano li hanno comprati inglesi, tedeschi, belgi, francesi, oltre a fiorentini, veneti e bolognesi. Un successo destinato a fare scuola. Il Parco nazionale ha scelto Santo Stefano come esperienza modello e vuole allargare la carta dei valori ai 44 comuni compresi nel territorio protetto. «Quando sono arrivato qualcuno mi ha chiamato il “mecenate” – racconta Daniele Khilgren - io ho chiarito subito che ero venuto per far soldi. Ma voglio farli usando e difendendo la bellezza. Oggi tutti quelli che hanno una casa a Santo Stefano di Sessanio hanno visto aumentare di colpo il valore di un bene che stava costantemente deperendo: fare un favore a un singolo "palazzinaro" equivarrebbe a invertire il trend, togliendo di tasca a tutti gli abitanti del paese una bella somma».

    Kihlgren ha deciso di saggiare la possibilità di replicare il modello Santo Stefano di Sessanio: sta studiando un intervento in altri cinque borghi abruzzesi, analogo per l’attenzione alla qualità del restauro, ma diverso per le finalità d’uso. Le possibilità vanno dalla ristrutturazione per ospitare un centro di ricerca, all’albergo per escursionisti. In questo ultimo caso il sistema viario attorno al borgo da recuperare verrebbe lasciato com’è, con la strada che si ferma a un’ora di cammino dalle case: il luogo ideale per chi vuole andare in montagna mantenendo un contatto con la natura.

     

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