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  • 30/06/2005 L'Esplosione che ha Distrutto la Teoria Solare (www.disinformazione.it)

    Ricerca personalizzata
    di Dave Talbott e Michael Armstrong - Thunderbolts.info  25-6-2005
    Traduzione per Disinformazione.it a cura di Stefano Pravato


    Foto di Jack Newton

    Nel gennaio 2005 sul Sole sono successe cose notevoli e gli esiti si stanno ancora ripercuotendo all'interno della comunità scientifica. Tra il 15 e il 19 gennaio vi sono state quattro potenti eruzioni con conseguenti getti solari dal gruppo di macchie 720, mostrato in figura. Poi, il 20 gennaio, la quinta esplosione ha prodotto un'eiezione di massa coronale (CME) che ha raggiunto delle velocità incomparabilmente maggiori a quelle mai registrate dagli astronomi per simili fenomeni. Mentre di solito le particelle cariche emesse da queste eruzioni ci mettono più di 24 ore per raggiungere la Terra, in questo caso c'è stata una eccezione incredibile. Sono bastati trenta minuti dall'esplosione perché la Terra (distante circa 144 milioni di km dal Sole) fosse immersa in quella che gli scienziati NASA hanno definito “la più intensa tempesta protonica da decenni”. Le tempeste protoniche prendono il loro nome dalla “pioggia” di particelle di carica positiva che ci arriva quando l'eiezione di massa raggiunge la Terra.<
    Una delle ragioni per cui le tempeste protoniche sono tenute sotto controllo è che esse interferiscono pesantemente con le comunicazioni satellitari e possono persino penetrare l'esterno degli scafandri e dei vestiti spaziali facendo seriamente ammalare gli astronauti. Ma per i sostenitori delle più popolari teorie sul Sole, questa “tempesta” è stata ancor più irritante. Secondo un comunicato NASA, l'evento “ha scosso le fondamenta della teoria “meteorologica spaziale””.

    Gli astronomi come spiegavano, prima di questo evento, le tempeste protoniche? La storia delle “Headline News” della NASA ci racconta che l'eiezione di massa “comincia con un'esplosione, solitamente al di sopra di un gruppo di macchie. Le macchie sono posti in cui campi magnetici di forte intensità attraversano la superficie del Sole. Per ragioni che ancora nessuno comprende completamente, questi campi possono divenire instabili ed esplodere, rilasciando l'energia equivalente a quella di 10 miliardi di bombe all'idrogeno”.
    Eiezioni potenti possono emettere un miliardo di tonnellate di materiale solare. In genere questo materiale viaggia relativamente lento. “Anche le più veloci, viaggiano alla velocità di 1000/2000 km/s e impiegano un giorno o due per raggiungere la Terra. Si capisce che una CME è appena arrivata quando si vedono le aurore nei cieli”.
    Ma come fa il materiale emesso a raggiungere la sua velocità? Anche le eiezioni comuni viaggiano sempre più veloci allontanandosi dal Sole, raggiungendo velocità di migliaia di chilometri al secondo o più. La teoria ipotizza che tale accelerazione si spieghi con l'”onda d'urto” che la CME produce. “Le onde d'urto davanti alla CME possono accelerare questi protoni nella nostra direzione – e da qui la tempesta protonica”.

    Ma la storia ci insegna che questa teoria dovrà “presto essere rivista”. Il perché è presto detto: sebbene le velocità delle ordinarie CME siano già impressionanti e abbiano costituito un profondo mistero per decenni, non sono nemmeno confrontabili con la velocità raggiunta dalla CME del 20 gennaio. La luce che giunge dal Sole, o da un “flare” solare, raggiunge la Terra in 8 minuti. Un'eiezione che raggiunga la Terra in 30 minuti deve essere rapidamente accelerata fino ad una velocità superiore a un quarto di quella della luce. Da un punto di vista tradizionale ciò non è nemmeno pensabile. Eppure è proprio quello che è successo.
    Come vedono tutto ciò i non tradizionali teorici dell'Universo Elettrico? Per lo più sono divertiti dal trambusto. In questo universo, ora osservato con strumenti migliori e più versatili, si possono osservare spesso getti di plasma e materiale eiettato raggiungere velocità prossime a quella della luce. In termini elettrici la spiegazione è diretta e ovvia: i campi elettrici presenti nello spazio accelerano le particelle cariche che vi sono immerse. Su questo principio di elettricità non c'è contendere. Senonché, escludendo i campi elettrici dai loro modelli teorici, gli astrofisici e gli astronomi, sono rimasti senza nessun meccanismo che renda conto delle cose che ora vedono. Una dopo l'altra, le loro ipotesi introdotte ad hoc, devono essere abbandonate.
    I teorici elettrici accettano i fatti osservati riguardanti le CME, e considerano il contesto teorico degli astronomi come un disastro decennale. Non è né sufficiente né accurato descrivere le macchie come “posti in cui campi magnetici di forte intensità attraversano la superficie del Sole”. Si tratta di un'affermazione che non rende conto completamente dei campi magnetici stessi e lascia le macchie associate senza spiegazione. Quando la storiella della NASA dice che i campi magnetici “diventano instabili ed esplodono, rilasciando l'energia equivalente a quella di 10 miliardi di bombe all'idrogeno”, aggiunge che “nessuno comprende completamente” come ciò succeda.

    Gli autori di quelle news chiaramente non hanno familiarità con le scariche elettriche nei plasmi, fenomeno descritto dettagliatamente dal premio Nobel Hannes Alfvén, il fondatore della cosmologia del plasma. I contributi di Alfvén poggiavano sull'osservazione diretta delle scariche di plasmi effettuate nei laboratori. Egli descrisse come gli strati isolanti delle strutture a cellula che si formano nei plasmi elettrificati spesso si rompano, determinando instabilità. Tali instabilità sono caratterizzate dalle energiche esplosioni che vediamo sopra le macchie.
    Ma anche se le spiegazioni sono ovvie agli occhi dei teorici elettrici, esse sembrano sfuggire ai fisici solari. Riflettendo sull'emissione del 20 gennaio, l'astrofisico Robert Lin di Berkeley, UC, ha detto: “Abbiamo un indizio importante”. Egli ha notato che quando si è prodotta l'esplosione, il gruppo 720 era posto in un punto speciale del Sole: 60 gradi longitudine ovest. Lin ritiene che ciò sia significativo perché da questo punto “la macchia era connessa magneticamente con la Terra ”. Con ciò egli intende che le linee magnetiche del campo magnetico solare, uscendo da quel punto e proseguendo nel loro cammino spiraleggiante, portano direttamente sulla Terra. Un articolo della NASA la chiama “una super-autostrada per i protoni che partono dal gruppo 720 alla volta del nostro pianeta”.
    Sebbene l'articolo descriva accuratamente l'”autostrada” imboccata dalle particelle cariche, in chiusura esso riporta “Come vengano accelerate, resta comunque un mistero”. E' un mistero solo per loro. Né Lin, né l'autore di quell'articolo hanno familiarità con le “correnti di campi allineati” descritte da Alfvén. Seguendo la direzione dei campi magnetici indotti, le correnti elettriche si muovono efficientemente, come su linee di trasmissione, attraverso le ampie distanze dello spazio interplanetario, interstellare e intergalattico.

    Anthony Peratt, specialista del Plasma, nel suo libro di testo The Physics of the Plasma Universe, inizia la descrizione delle correnti di campi allineati con questa panoramica: “...campi elettrici allineati lungo la direzione del campo magnetico accelerano liberamente le particelle. Elettroni e ioni sono accelerati in direzioni opposte, originando una corrente lungo le linee del campo magnetico.” Donald Scott, professore di ingegneria elettrica in pensione, non va per il sottile parlando della scarsa conoscenza dei fenomeni elettrici di certi astrofisici: “Ogni studente di fisica che abbia sentito parlare di carica elettrica e campi elettrici sa che la maniera più semplice per accelerare delle particelle cariche è di applicare loro un campo elettrico. L'accelerazione delle particelle del “vento” solare cariche positivamente è evidentemente un fenomeno elettrico. E' previsto con accuratezza dal modello Elettrico del Sole”. La CME che viaggia a un quarto della velocità della luce del 20 gennaio non è quindi solamente un'eccezione isolata al “normale” vento solare. Dimostra che la spiegazione “normale” del vento solare è errata e inadatta a rendere conto degli estremi raggiungibili dal comportamento del vento solare. In talune occasioni, il vento si è annullato, evento questo altrettanto inesplicabile, all'interno della teoria standard, della CME del 20 gennaio. L'accelerazione elettrica del plasma riesce a prevedere ogni aspetto del comportamento del vento.

    (Grazie a Michael Armstrong per la maggior parte dei contenuti oggettivi in questo articolo)

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