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  • 26/02/2007 Stefano, una culla e un fallimento (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Clicca qui per ingrandire| Bimbo di quattro mesi abbandonato in tutta sicurezza nella “ruota” installata nei pressi di un policlinico romano. Bene l’impegno pubblico a diffondere l’opportunità, ma un abbandono è pur sempre il tragico segnale di un fallimento di tutta la società.

    Stefano sta bene. Sei chili e duecento grammi, quattro mesi, vestiti puliti, pannolino appena cambiato, una grande giacca a vento a proteggerlo. Quasi sicuramente non si chiama neppure Stefano, ma quello è il nome del medico che lo ha preso per primo in braccio al policlinico Casilino di Roma, dove è stato lasciato nella tarda serata di sabato scorso. E quello è diventato anche il suo nome.

    Stefano è stato fortunato e sfortunato. E’ il primo bambino ad essere lasciato nella nuova “ruota” per bimbi abbandonati, una struttura inaugurata in quell’ospedale romano lo scorso dicembre, con l’intento di evitare il ripetersi di quei casi di abbandono di neonati o bambini che troppe volte hanno avuto come sfondo – talvolta con risvolti tragici – una strada, un palazzo, un cassonetto. “Non abbandonarlo, affidalo a noi”, recita lo slogan plurilingue sul prefabbricato, accogliente e anonimo, in cui – attraverso una “ruota”, moderna riedizione della “ruota degli esposti” di medievale memoria – il bambino è stato lasciato in una culla riscaldata, per l’immediato intervento da parte dei medici del pronto soccorso allertati da telecamere e sensori installati (in modo da garantire l’assoluta riservatezza della mamma) solo nella culla. Stefano sta bene e non ha rischiato nulla: c’è chi si occupa di lui e se la madre non tornerà a prenderlo, sarà adottato, forse dopo un periodo trascorso in una casa famiglia del comune.

    Due considerazioni. La prima per registrare la soddisfazione da parte delle istituzioni, che con il ministro della salute hanno ricordato l’impegno a rafforzare ed estendere quest’iniziativa a tutte le nostre città. E’ un segnale positivo, dal momento che il più importante obiettivo è quello di evitare le tragedie che in passato troppo spesso si sono verificate: se un abbandono non può essere evitato, almeno che non sia di pericolo per la salute del piccolo. “Ruote” simili a quella del Policlino Casilino sono state inaugurate già da svariati anni da alcune realtà locali del Movimento per la vita: che ora anche a livello pubblico venga riconosciuta la bontà dell’iniziativa e ci si impegni verso questa direzione non può che far piacere. Se lo si facesse poi anche su altri versanti del rispetto alla vita nascente – abbandonando le solite pregiudiziali sui “cattolici estremisti antiabortisti” sarebbe ancora meglio. La vita di un bambino non ha colore, né politico né ideologico.

    Considerazione numero due: pur sempre di un abbandono si è trattato. Nessuno abbandona un figlio a cuor leggero, e ancor più difficile è farlo dopo averlo curato amorevolmente per quattro mesi: non si è forse lontani dalla verità se si pensa ad una mamma in gravi difficoltà di tipo economico. Si chiama fallimento: non il fallimento di una mamma, il cui amore si ritrova tutto nella serenità di Stefano, ma il fallimento di una società, di un sistema che dovrebbe fornire assistenza, aiuto e sostegno a chi deve crescere un bimbo. E’ il solito, annoso, immane problema di questo paese che fa pochi figli e non riesce neppure ad accudirli tutti. Decenni che ai governi e ai parlamenti si domanda un'inversione di rotta in tal senso; la speranza continua imperterrita a restare viva. Anche in giorni in cui a farla da padrone è il pallottoliere di Palazzo Madama...

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