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  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) IV - La Candida si avvale di una Intercambiabilità Strutturale

    Ricerca personalizzata

    Mi manda Rai 3 ha ancora parlato di Simoncini che ora opera in Olanda diffondendo il suo metodo basato sul bicarbonato di sodio.
    Gli esperti hanno confermato che Simoncini è stato condannato e radiato dall' ordine dei medici. Egli appliccherebbe un metodo rischioso e senza base scientifica. Questo trattamento sarebbe talvolta invasivo e comunque dannoso. In genere poi il paziente abbandonerebbe altri metodi di cura e la malattia generalmente procederebbe più rapidamente, si soffrirebbe e si morirebbe prima


  • 26/05/2006 Aggiornamento sulla Teoria del Cancro e Fungo
    Il bicarbonato di sodio nella cura del cancro non avrebbe alcun effetto...


  • In pratica cioè, la 4 Iniziale passo obbligato di una ricerca approfondita sarebbe allora quello di capire se e in quali dimensioni trascende la spora, quali meccanismi mette in moto per nascondersi, o, ancora, se conserva sempre la sua caratteristica di parassita oppure si dispone in una posizione di neutra quiescenza, difficile se non impossibile da rilevare da parte del sistema immunitario.
    Per queste e per altre simili domande, purtroppo oggi non ci si può avvalere di presidi adatti, né teorici né tecnici, dimodoché gli unici suggerimenti validi possono pervenire solo dalla clinica e dall'esperienza, capaci, se non di fornire soluzioni immediate, almeno di stimolare ulteriori domande.

    Ammettendo dunque che la Candida Albicans sia l’agente responsabile dello sviluppo tumorale, una terapeutica mirata dovrebbe tenere conto non solo delle sue manifestazioni macroscopiche e statiche, ma anche di quelle ultramicroscopiche, specialmente nella loro valenza dinamica, cioè riproduttiva. Ed è molto probabilmente nei punti di transizione dimensionale, cioè, che vanno individuati i siti d'attacco, in una bonifica che comprenda tutto lo spettro dell'espressione biologica parassitaria, vegetativa, sporale ed eventualmente ultradimensionale, al limite virale.
    Se ci si sofferma invece solo ai fenomeni più evidenti, si rischia di somministrare pomate e unguenti a vita (nelle dermatomicosi o nella psoriasi), o di aggredire maldestramente (con chirurgia, radioterapia e chemioterapia) le enigmatiche masse tumorali, con il risultato di favorirne esclusivamente la propagazione, peraltro già di per sé così esaltata nelle forme fungine.
    Perché, ci si domanda però, si dovrebbe supporre una diversa e esaltata attività della Candida Albicans, dal momento che è stata descritta abbondantemente nelle sue manifestazioni patologiche?
    La risposta risiede nel fatto che essa è stata studiata solo in un ambito patogeno, cioè solo in rapporto ai tessuti di rivestimento di un organismo; in realtà la Candida possiede una valenza aggressiva diversificata in funzione del tessuto interessato; è solo nel connettivo o nell’ambiente connettivale difatti, e non nei tessuti differenziati che trova le condizioni di un‘espansione illimitata. Questo peraltro emerge riflettendo un attimo sulla principale funzione del tessuto connettivo, che è proprio quella di veicolare e di rifornire di sostanze nutritive le cellule di tutto l’organismo.
    E’ in questa sede, difatti, da considerare come un ambiente esterno sui generis rispetto alle cellule più differenziate (nervose, muscolari, ecc.), che si verifica la competizione alimentare:
    da una parte gli elementi cellulari dell’organismo che cercano di scalzare ogni forma di invasione, dall’altra le cellule fungine che tentano di assorbire sempre maggiori quantità di sostanze nutritive, obbedendo alla necessità biologica della specie di tendere alla formazione di masse e colonie sempre più grandi e diffuse.
    Dalla combinazione di vari fattori inerenti l’ospite e l’aggressore, è possibile dunque ipotizzare l’evoluzione di una candidosi:

    1°Stadio. Epiteli integri, assenza di fattori debilitanti.
    La Candida può rimanere solo come saprofita.

    2°Stadio. Epiteli non integri (erosioni, abrasioni ecc.), assenza di fattori debilitanti, condizioni transitorie inusuali (acidosi, dismetabolismo, dismicrobismo ecc.).
    La Candida si espande superficialmente (micosi classica, esogena ed endogena).

    3°Stadio. Epiteli non integri, presenza di fattori debilitanti (tossici, radianti, traumatici, neuropsichici ecc.).
    La Candida si approfondisce nei piani sub epiteliali, da cui eventualmente viene veicolata in tutto l’organismo tramite il sangue e la linfa (micosi intima). (11)

    Gli stadi 1 e 2 sono quelli più studiati e conosciuti, mentre lo stadio 3, pur descritto nella sua diversità morfologica, viene ricondotto a una silente forma di saprofitismo.
    Questo dal punto di vista logico non è accettabile, poiché nessuno può dimostrare l’innocuità delle cellule fungine presenti nelle parti più intime dell’organismo.
    Assumere difatti che la Candida possa avere lo stesso comportamento di saprofita osservabile sugli epiteli integri allorquando è riuscita ad insinuarsi nei piani più profondi, è un’operazione a dir poco rischiosa, poiché dovrebbe essere sostenuta da concetti assolutamente aleatori . Non solo difatti si dovrebbe ammettere a priori l’inidoneità dell’ambiente connettivale sotto il profilo nutritivo per la Candida, ma anche, nel contempo, l’onnipotenza sempre e comunque delle difese ospiti nei confronti di una struttura organica di per sé invasiva, che dovrebbe risultare poi del tutto inerme nei tessuti più profondi.
    Per quanto riguarda il primo punto però, è difficile immaginare che un micro organismo così capace di adattarsi a qualsiasi substrato, non riesca a trovare elementi di sussistenza nella sostanza organica umana; parimenti azzardato sembra ipotizzare un‘efficienza difensiva totale dell’organismo umano in ogni momento dell’esistenza.
    Riguardo infine ad una presunta tendenza ad uno stato di quiescenza e di vulnerabilità di un agente patogeno qual è il fungo, del micro organismo cioè più invasivo e più aggressivo che esiste in natura, tutto ciò ha piuttosto il sapore dell’incoscienza. Urge pertanto, in base alle considerazioni suesposte, una rapida presa di coscienza sulla pericolosità di un tale agente patogeno capace di assumere con disinvoltura le più svariate configurazioni biologiche, sia biochimiche che strutturali, in funzione delle condizioni degli organismi parassitati. Il gradiente d’espansione fungino, difatti, è tanto più alto quanto meno eutrofico e quindi reattivo è il tessuto sede di invasione micotica. Nel corpo umano quindi, ogni elemento, esterno o interno, che determina una diminuzione dello stato di benessere di un organismo, di un organo o di un tessuto, possiede una potenzialità oncogena, non tanto per un’eventuale intrinseca capacità lesiva, quanto per una generica proprietà di favorire l’attecchimento fungino, cioè tumorale.
    La rete causale allora, così spesso invocata nell’odierna oncologia, in cui entrano fattori tossici, genetici, immunologici, psicologici, geografici, morali, sociali ecc., in realtà trova una giusta collocazione solo in un’ottica infettiva micotica, dove la sommazione aritmetica e diacronica di elementi nocivi funge da co-fattore all’aggressione esterna.
    Dimostrata così in via teorica l’equivalenza tumore = fungo, è chiaro come la sua chiave interpretativa ponga una serie di interrogativi sulle attuali terapie, sia oncologiche (utilizzate senza indici di riferimento), sia antimicotiche (utilizzate solo a livello superficiale). Quale strada conviene percorrere oggi, allora, di fronte a un malato di cancro, dal momento che i trattamenti oncologici convenzionali, non essendo eziologici, possono portare effetti positivi solo in via occasionale?
    In un’ottica fungina, difatti, l’efficacia della chirurgia risulta notevolmente ridotta dal carattere di estrema diffusibilità e invasività di un aggregato miceliale, cosicché un suo potere risolutorio è legato al caso, alle condizioni cioè in cui si ha la fortuna di asportare completamente tutta la colonia (la qual cosa spesso è resa possibile da uno stato di incistazione sufficiente).
    La chemioterapia e la radioterapia poi, possono produrre quasi esclusivamente effetti negativi, sia per la loro inefficacia specifica, sia per l’alta tossicità e lesività nei confronti dei tessuti, che in ultima analisi favorisce maggiormente l’aggressività micotica. Una terapia antifungina - antitumorale specifica, invece, dovrebbe tenere conto dell’importanza del tessuto connettivo unitamente alla complessità riproduttiva dei funghi; solo attaccandoli in tutte le bande d’esistenza nella sede nutritizia a loro più confacente, è possibile sperare di eradicarli dall’organismo umano.

    Il primo passo da compiere perciò è quello di rafforzare il malato di cancro con misure ricostituenti generiche (alimentazione, integratori, regolazione dei ritmi e delle funzioni vitali), in grado di potenziare già da sole aspecificamente le difese dell’organismo. Riguardo poi alla possibilità di disporre di quei farmaci risolutori che purtroppo oggi non esistono, appare utile, nel tentativo di trovare una sostanza antifungina molto diffusibile e quindi efficace, di considerare l’estrema sensibilità della Candida nei confronti del bicarbonato di sodio (ad esempio nella candidosi orale dei lattanti), la qual cosa peraltro si accorda con la sua accentuata capacità di riprodursi in ambiente acido. Teoricamente perciò, escogitando dei trattamenti in cui si riesca a mettere il fungo a contatto con alte concentrazioni di bicarbonato, si dovrebbe assistere alla regressione delle masse tumorali interessate.
    E questo è quanto avviene in molti tipi di tumore, specialmente quello dello stomaco e quello del polmone, il primo suscettibile di regressione proprio per la sua posizione anatomica "esterna", il secondo per la notevole diffusibilità del bicarbonato nel sistema bronchiale e per la sua alta responsività alle misure ricostituenti generali.

    Applicando dunque una simile impostazione terapeutica, è stata possibile in alcuni pazienti la completa remissione della sintomatologia e la normalizzazione dei dati strumentali.

    Sommario

  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) I
  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) II - Candida e Proprietà Carcinogene
  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) III - Processi Biologici delle Realtà Viventi
  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) IV - La Candida si avvale di una Intercambiabilità Strutturale
  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) V - Alcuni Casi
  • Terapia del dr. Simoncini (Oncologo) VI - Sommario

  • Archivio Cancro da Fungo
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