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  • 23/11/2007 Torino. All'ospedale Molinette impianto percutaneo valvole cardiache (http://www.aduc.it)

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    All'ospedale Molinette di Torino sta per partire un programma per curare pazienti cardiopatici ad alto rischio, quelli che finora erano senza prospettive terapeutiche. La cardiologia ospedaliera, diretta da Sebastiano Marra, e la cardiochirurgia di Mauro Rinaldi da dicembre eseguiranno l'impianto percutaneo di valvole aortiche in pazienti inoperabili. Insieme, poi, hanno messo a punto uno studio sperimentale sulle cellule staminali in ambito cardiaco, attualmente in fase preclinica e in attesa di approvazione ministeriale.
    Ad oggi, nel mondo, alcune centinaia di persone sono gia' state sottoposte con successo a interventi di sostituzione valvolare in via percutanea: sono malati altrimenti destinati a morte sicura. Ora anche all'ospedale Molinette e' tutto pronto e sono gia' state ottenute le autorizzazioni del comitato etico interaziendale e dell'ospedale. Si stanno selezionando i pazienti che potranno essere sottoposti a intervento cardiochirurgico senza l'apertura dello sterno (la valvola, compressa, viene fatta passare attraverso un'arteria).
    Di grande contenuto innovativo la sperimentazione delle cellule staminali per la cura di pazienti cardiopatici, che l'ospedale Molinette, insieme con altre sei cardiologie cittadine, il Regina Margherita di Torino e l'istituto Mario Negri di Milano, ha messo a punto e che dovrebbe partire nel 2008. La sperimentazione verra' illustrata al congresso internazionale 'A bridge over the Atlantic', che si terra' da domani a sabato al centro congressi dell'Unione industriale. Il congresso, organizzato dalla Cardiologia 2 dell'Aso San Giovanni Battista di Torino, riunisce 300 cardiologi italiani e della Mayo Clinic di Rochester (Usa), uno dei centri internazionali piu' prestigiosi e all'avanguardia nell'ambito delle malattie cardiovascolari.
    'Il trattamento del paziente ad alto rischio cardiologico -afferma Marra- e' un tema molto complesso e attuale. Ormai vengono trattati pazienti d'eta' sempre piu' avanzata e con presidi terapeutici sempre piu' sofisticati e costosi, dando un'altra speranza a chi alcuni anni fa era condannato a non avere alcuna prospettiva di cura'.
    Si tratta di pazienti anziani, gia' sottoposti a interventi per dilatare le coronarie, ma che hanno poi sviluppato patologie come l'insufficienza renale, l'ictus, la broncopneumopatia, il diabete, talvolta l'alzheimer. 'Ulteriori interventi cardiaci possono rivelarsi difficili e pericolosi, ma non impossibili e le nuove speranze che siamo in grado di offrire sono il frutto della stretta cooperazione tra cardiologi e cardiochirurghi'.

    http://www.aduc.it

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