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  • 23/11/2007 Litio efficace contro Sla (www.aduc.it)

    Ricerca personalizzata

    Litio per "rallentare, con una sicurezza pari a oltre il 95%, la progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla)". Questo l'eccezionale risultato raggiunto da uno studio italiano condotto su 48 malati, 32 trattati con la terapia standard a base di riluzolo, 16 con il farmaco e il litio. Conclusioni che sono state gia' inviate a un'importante rivista internazionale che ora sta verificando i dati, e che a breve potrebbe decidere di pubblicare la ricerca.

    "A 15 mesi dall'inizio della sperimentazione nel gruppo trattato con il solo riluzolo si e' assistito al decesso del 30% dei pazienti.
    Nel secondo non si e' verificata nessuna morte, seppure la meta' del campione aveva la forma piu' aggressiva di Sla, quella bulbare", afferma uno dei ricercatori italiani che ha iniziato a studiare il litio contro la Sla, Francesco Fornai, professore associato del dipartimento di Morfologia umana e biologia applicata all'universita' di Pisa. Non solo: "Secondo i parametri rilevati dalla scala neurologica per misurare la progressione della Sla, la Alsfrs-R nei malati trattati con litio non abbiamo assistito ad alcun peggioramento significativo, mentre negli altri il declino era gia' evidente a 3 mesi. E alla fine della sperimentazione pari al 50%". La notizia 'bomba' e' stata anticipata lo scorso 8 novembre nel corso del XXXIV congresso nazionale della Limpe, la Lega italiana per la lotta contro la malattia di Parkinson.
    La patologia neurodegenerativa e la Sla, infatti, spiegano i ricercatori, hanno molti elementi in comune. Tanto che il litio sara' studiato anche contro il Parkinson, "fondi permettendo". Intanto lo studio 'made in Italy' rischia di oscurare le conclusioni attese dai malati a gennaio prossimo da un altro studio, questa volta statunitense, sull'Igf-1.

    L'attenzione sulle terapie contro la Sla in Italia si e' intensificata nelle ultime settimane dopo che il Consiglio superiore di sanita' ha deciso di dare parere contrario al trattamento dei malati con il farmaco Igf-1 o con la combinazione Igf-1/Igf-Bp3.
    Medicinali non previsti dal Servizio sanitario nazionale e ottenuti da alcuni malati grazie a sentenze di tribunali.
    Fornai ha iniziato a studiare gli effetti del litio due anni fa su topi geneticamente modificati per sviluppare la Sla, partendo dalla capacita' della sostanza di intervenire su alcuni processi di degenerazione cellulare. "Man mano che andavo avanti potevo osservare come il litio rallentasse altri meccanismi di danneggiamento cellulare".

    Il ricercatore italiano spiega come, con i relativi distinguo, Sla e Parkinson siano malattie simili negli effetti che hanno sulle cellule. "Nella prima si registra una lieve compromissione dei neuroni danneggiati nel Parkinson, in quest'ultima si verificano danni al livello spinale come nella sclerosi laterale amiotrofica". Il litio, che e' conosciuto in medicina come trattamento per il disturbo bipolare, "accelera i meccanismi di rimozione delle proteine e dei mitocondri alterati. E fa aumentare la velocita' con cui le cellule stesse smaltiscono i segni delle malattie, in pratica se ne liberano.
    Oltre al fatto che sempre il litio promuove la nascita di nuovi mitocondri. Nei fatti, dunque non si blocca il gene che innesca la malattia ma si accelera a tal punto il ricambio da arrestarne di fatto la progressione. Un processo a cui contribuisce la terza caratteristica tipica del litio, cioe' la neurogenesi. Tanto che in alcuni studi sulle cellule staminali si e' potuto osservare come la sostanza ne aumenti la sopravvivenza nel midollo spinale".
    Una volta conclusa la prima sperimentazione, altri 100 malati di Sla sono in trattamento, dopo l'invio di un nuovo protocollo all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). "E se i risultati positivi dovessero essere confermati come speriamo allargheremo ancora il campione. Come faranno probabilmente altri colleghi nel resto del mondo".

    Lo scienziato italiano continuera' a lavorare su questo filone di ricerca, e aggiunge: "Non e' detto che il litio si confermi la sostanza migliore per ottenere i risultati che ci prefiggiamo. Per esempio dovremo provare con altre molecole come la rapamicina che pero', rispetto al litio, costa molto di piu'". La caccia dunque non e' finita, anche se la strada e' chiara. Un percorso che l'universita' di Pisa ha condiviso finora con l'Irccs Neuromed, l'ateneo del Piemonte orientale, l'Irccs Santa Lucia e il policlinico uiversitario Sant'Andrea di Roma.

    http://www.aduc.it

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