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  • 02/11/2012 USA - Spermatozoi da staminali per uomini sterili dopo cure anti-cancro (http://www.aduc.it)

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    02/11/2012 USA - Spermatozoi da staminali per uomini sterili dopo cure anti-cancro

    Vincono la loro battaglia contro il cancro, ma pagano un prezzo elevato gli uomini rimasti sterili per la chemio e la radioterapia. Soprattutto se sono cosi' giovani da non essere ancora entrati nella puberta' e da non poter, dunque, congelare lo sperma, un'opzione a cui ricorrono molti pazienti. Per loro una nuova speranza arriva da una ricerca condotta sulle scimmie utilizzando cellule staminali. Il lavoro dell'universita' di Pittsburgh e del Magee-Womens Research Institute, negli Stati Uniti, e' pubblicato su 'Cell Stem Cell'.

    I ricercatori hanno prelevato campioni di staminali dai macachi e li hanno congelati. Le cavie sono state sottoposte a un ciclo di chemioterapia e dopo hanno ricevuto le loro stesse cellule. Nove delle 12 scimmie adulte coinvolte nello studio e 3 delle cinque in prepuberta' sono tornate a produrre sperma dopo la cura anti-cancro.

    Altri esperimenti hanno mostrato che questi spermatozoi erano in grado di fecondare ovuli, un risultato che gli scienziati considerano una "pietra miliare".

    Si dimostra infatti che le staminali spermatogoniali (i precursori degli spermatozoi) dei primati "possono essere congelate e scongelate senza perdere le proprie proprieta' e possono essere ritrapiantate in modo da produrre sperma 'normale' in grado di fecondare e dare origine a pre-embrioni".

    02/11/2012 GRAN BRETAGNA - Dentista leva denti da latte della figlia per conservarle le staminali

    Un caso praticamente unico, quello della piccola Becca Graham: suo padre, un dentista britannico, le ha estratto i denti da latte per usarli come fonte di cellule staminali, da conservare in vista di futuri ed eventuali progressi della ricerca. I genitori di Becca hanno, infatti, deciso di congelare e conservare i denti da latte della bambina, scommettendo sul futuro della scienza, "dal momento che i denti sono una incredibile fonte di staminali", spiega Callum Graham, e i ricercatori stanno studiando come poterle utilizzare per trattare una serie di patologie.

    Cosi' il papa' dentista ha rimosso gli incisivi della figlia nel suo studio a Glasgow. La polpa dei denti da latte sara' raccolta, congelata e conservata per almeno 30 anni, in un'apposita banca. A rendere curioso il caso, e' il fatto che l'estrazione e' stata eseguita dal papa' della piccola paziente. La bimba, spiega il dentista sul 'Daily Mail', era preoccupata soprattutto per le reazioni della fatina dei denti. "Le ho scritto una lettera per spiegarle tutto, e lei mi ha mandato 5 sterline", confida la bambina, descritta dal padre-dentista come una "paziente modello".

    "So che dovremo tenere i denti in banca per anni perche', con i progressi che la scienza sta facendo ora e le cose che si possono fare con le staminali, che puo' dire cosa succedera' fra 10, 20 o 30 anni?", dice il dentista, convinto che la conservazione delle cellule dai denti da latte costituira' una sorta di assicurazione sulla salute per la figlia.

    31/10/2012 ITALIA - Staminali contro tumori ossei infantili

    Utilizzare le cellule staminali per la cura dei tumori ossei infantili. Questo il progetto di ricerca al quale partecipano tre centri di eccellenza fiorentini, la Cell Factory dell'Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze, il Centro di Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva-Traumatologico Ortopedico di Careggi e la Di.v.a.l. Toscana - Universita' degli Studi di Firenze. Lo studio si propone di usare le cellule staminali mesenchimali per ricostruire il tessuto osseo danneggiato dal tumore.

    Le tre equipes che collaborano al progetto, attivato nel maggio del 2012 grazie a un finanziamento di 285.000 euro da parte della fondazione Just Italia, lavorano in modo sinergico: la Cell Factory dell'Ospedale Meyer prepara le cellule staminali espandendole in vitro e rendendole idonee alla ricostruzione dell'osso malato; il laboratorio di ricerca dell'Universita' (Di.v.a.l.) e' incaricato di validare la preparazione delle cellule confermandone funzionalita' e assenza di effetti collaterali negativi, mentre il centro clinico di Ortopedia Oncologica Ricostruttiva del Careggi adottera' le nuove terapie rigenerative per i suoi piccoli pazienti.

    La ricerca, coordinata dall'associazione 'da Noi per Voi per il Meyer Onlus', e' focalizzata su tre patologie comuni: le lesioni pseudotumorali ossee, le pseudoartrosi postraumatiche e le osteonecrosi idiopatiche della testa del femore. Le cellule staminali mesenchimali sono ritenute particolarmente idonee nella cura di queste patologie poiche' capaci di autorinnovarsi e differenziarsi, diventando cosi' i 'mattoni' di terapie innovative.

    30/10/2012 ITALIA - Tumori. Farmaco silenzia staminali del cancro al colon

    Interrompendo una cascata di segnali chimici legati alle staminali tumorali, le cellule 'progenitrici' dei tumori, e' possibile renderli meno aggressivi. Lo ha dimostrato, finora solo sugli animali, uno studio di Maria Giovanna Francipane, una ricercatrice italiana che grazie alla Fondazione Ri.Med si divide fra Palermo e Pittsburgh, presentato oggi nel capoluogo siciliano nel corso del simposio annuale organizzato dalla fondazione.

    'Anche se le staminali tumorali sono molto studiate recentemente, ancora non ci sono farmaci capaci di colpirle - spiega l'esperta - nella ricerca su modelli di tumore del colon, abbiamo prima studiato un meccanismo legato alle staminali tumorali mediato da una proteina chiamata mTor, e poi un farmaco in grado di inibirlo. Nei test sugli animali i tumori trattati avevano una minore aggressivita', e una vascolarizzazione ridotta, che li rende meno propensi a formare metastasi'.

    La fondazione Ri.Med e' nata per iniziativa di Governo italiano, Regione Sicilia, Cnr e Universita' di Pittsburgh, e permette a giovani ricercatori italiani di portare avanti dei progetti dividendosi tra Palermo e la citta' statunitense.

    Durante il simposio e' stato presentato uno spaccato delle diverse linee di ricerca, dai tumori ai trapianti: 'La Fondazione e' un'ottima 'rampa di lancio' anche per trovare dei finanziamenti per le proprie ricerche - spiega Giovanna Frazziano, tornata a gennaio da Pittsburgh e che ora supervisiona i progetti e aiuta i ricercatori a trovare forme di finanziamento - e' sempre piu' difficile reperire i fondi, perche' l'ambiente della ricerca e' sempre piu' competitivo e i finanziamenti a disposizione sono sempre meno, sia in Italia che in Europa'.

    30/10/2012 USA - Staminali. Cartilagine in provetta

    E' stata ottenuta la prima cartilagine in provetta da cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), di topo. Il risultato, descritto sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, si deve a un gruppo di ricerca coordinato dalla statunitense Duke University.

    Secondo gli esperti la tecnica potrebbe essere usata in futuro per produrre cartilagine a partire da cellule umane riprogrammate. Il tessuto biotech potrebbe quindi essere utilizzato per riparare i tessuti e curare della osteoartrite, una malattia degenerativa che altera la cartilagine delle articolazioni. La cartilagine articolare, spiegano gli esperti, e' un tessuto che ha una scarsa capacita' di auto-ripararsi, funziona da ammortizzatore nelle articolazioni e rende possibile camminare, salire le scale, saltare e svolgere le attivita' quotidiane senza dolore. Ma l'usura o la lacerazione dovuta a un infortunio possono diminuire l'efficacia di questo tessuto e la progressione dell'osteoartrite, che al momento non ha una cura o una terapia efficace.

    Per ottenere la cartilagine in provetta i ricercatori hanno proceduto in piu' fasi: in un primo momento hanno ottenuto le Ips, le cellule staminali che si ottengono dalla riprogrammazione di cellule adulte e per le quali il britannico John Gurdon e il giapponese Shinya Yamanaka, sono stati premiati quest'anno con il Nobel per la Medicina. Le cellule staminali pluripotenti indotte sono state ottenute sottoponendo a un cocktail di quattro fattori di trascrizione cellule del tessuto connettivo (fibroblasti) di topo.

    Successivamente i ricercatori hanno spinto le cellule a 'trasformarsi' in cellule che producono collagene, ossia i condrociti, inserendo nella coltura un fattore di crescita.

    Una volta ottenuti, i condrociti sono stati indotti a esprimere una proteina fluorescente verde grazie alla quale sono stati identificati. La tecnica ha dimostrato che le 'Ips - ha osservato il coordinatore del lavoro, Brian Diekman - possono essere usate per ottenere cartilagine di alta qualita' sia per la medicina rigenerativa sia come modello per studiare malattie e potenziali trattamenti'. Il prossimo passo della ricerca sara' ottenere la cartilagine a partire da Ips ottenute da cellule dell'uomo.

    24/10/2012 USA - Nuovo DNA materno: creati 2 pre-embrioni e cellule staminali

    Sostituito con successo in laboratorio il Dna mitocondriale (mtDna) negli ovociti umani. L'esperimento, che ha generato due blastocisti (pre-embrioni) e linee di cellule staminali embrionali, e' descritto su 'Nature'. Anche se occorrerebbero studi di sicurezza e sperimentazioni cliniche "prima che la tecnica possa essere usata a scopo terapeutico", e valutazioni di tipo bioetico, la ricerca rappresenta la prova che questo approccio per bypassare le malattie mitocondriali e ottenere linee di 'cellule bambine' embrionali puo' essere possibile.

    Naturalmente questi pre-embrioni possiedono Dna di tre persone, due materni e uno paterno, come accadde nella sperimentazione simile condotta qualche tempo fa dal team dall'universita' di Newcastle diretto da Doug Turnbull, e pubblicata sempre su 'Nature'. Le mutazioni del mtDna causano una serie di disturbi, e l'ereditarieta' del Dna mitocondriale si trasmette per linea materna.

    Il team di Shoukhrat Mitalipov dell'Oregon Health & Science University di Beaverton (Usa) aveva gia' descritto l'esperimento su ovociti di macaco. In questo lavoro si spiega che in tre anni i macachi nati da ovociti 'manipolati' sono sani e hanno avuto uno sviluppo normale.

    La squadra ora ha sostituito mtDna in 65 ovociti, usandone 33 come controlli. Il tasso di fertilizzazione dopo il trasferimento e' stato simile ai controlli, anche se piu' della meta' dei campioni ha mostrato anomalie di qualita'. Quelli poi fecondati normalmente si sono sviluppati allo stadio di blastocisti e le cellule staminali sono state generate a un ritmo simile a quello dei controlli.

    I ricercatori spiegano che ulteriori lavori sui primati non umani sono "fondamentali" per ottimizzare i protocolli e garantire che le procedure siano sicure. Inoltre, gli scienziati chiedono che la Food and Drug Administration (Fda) tenga conto di questi sviluppi ed evidenziano che le restrizioni di finanziamento previste per le ricerche di questo tipo richiederebbero modifiche.

    20/10/2012 USA - Tumore cerebrale dovuto a cellule che tornano staminali

    Il glioblastoma multiforme, il piu' comune e aggressivo tipo di tumore cerebrale, potrebbe nascere da cellule mature del cervello che sono ritornate al loro stato embrionale, indifferenziato. La ricerca del Salk Institute for Biological Studies di La Jolla e' stata pubblicata sulla rivista 'Science'. La sorprendente scoperta potrebbe avere implicazioni per il trattamento di questi tumori, dato che prevede che qualunque tessuto tumorale cellulare rimosso dalla chirurgia e dalla chemioterapia potrebbe potenzialmente rigenerare il tumore.

    Precedenti modelli avevano suggerito che i tumori si generassero principalmente da cellule staminali neurali indifferenziate. Dinorah Friedmann-Morvinski e colleghi hanno mostrato ora che, nei topi, cellule neurali pienamente mature e differenziate possono trasformarsi in indifferenziate da geni oncogeni.

    Questi geni innescano cambiamenti genetici che rimandano la cellula matura indietro nel tempo, facendola tornare al stato indifferenziato, simile a quello di una cellula staminale. Questa condizione puo' poi far partire e sostenere la crescita di un tumore.

    15/10/2012 ITALIA - Staminali contro ulcere venose

    Le cellule staminali per curare le ulcere venose? E' una delle frontiere della ricerca scientifica che intanto ha compiuto significativi passi in avanti in altre direzioni, come l'individuazione di sostanze che riducono l'infiammazione senza ledere il tessuto o la preparazione di soluzioni antinfettive a base di ozono.

    Notizie positive per le tante persone colpite da questa patologia: circa l'1% nell'eta' adulta, con punte del 2-3% in eta' piu' avanzata.

    Le ulcere cutanee di natura vascolare rappresentano una malattia cronica e recidivante che puo' gravemente compromettere la qualita' di vita di una persona a causa di lesioni aperte e dolorose che gonfiano le gambe e rendono problematico il cammino, e quindi svolgere le attivita' quotidiane, lavorare e via dicendo. Si tratta di una patologia molto dolorosa, invalidante e con un decorso prolungato a causa della difficile tendenza a guarire e di frequenti recidive.

    La causa delle ulcere venose e' l'insufficienza venosa cronica che si sviluppa in soggetti con varici molto estese, oppure che hanno avuto trombosi delle vene profonde delle gambe. Cio' si verifica nel 70% dei casi, mentre nel rimanente 30% le cause sono rappresentate dalle arteriopatie e dal diabete trascurato.

    Le nuove tendenze della medicina in questo campo verranno presentate nel convegno 'Ulcere cutanee di origine vascolare - Aspetti scientifici, sanitari e socio-economici' che si terra' sabato 27 ottobre a Porretta Terme, Bologna.

    'Purtroppo finora questa patologia non ha ancora trovato una terapia risolutiva - puntualizza l'organizzatore del convegno, il prof. Sergio Coccheri, Professore Ordinario di Angiologia all'Universita' di Bologna - costringendo spesso i pazienti a faticose ed improduttive migrazioni da un ambulatorio all'altro ricevendo cure non sempre uniformi.

    Dunque l'impatto sociale ed umano di questa malattia e' molto elevato. Fiduciosi nei nuovi sviluppi derivanti dalla 'vulnologia', abbiamo organizzato questo convegno per informare l'opinione pubblica sulle novita' in questo campo e per aggiornare medici chirurgi, fisioterapisti ed infermieri

    11/10/2012 FRANCIA - Staminali e sclerosi multipla. Primo studio clinico di fase II

    Al via il primo studio clinico di fase II al mondo mirato a studiare la sicurezza e l'efficacia dell'uso delle cellule staminali mesenchimali contro la sclerosi multipla (Sm). A presentare il progetto in occasione del 28esimo Congresso dell'European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (Ectrims) in corso a Lione e' stato Antonio Uccelli, responsabile del Centro per lo studio e la cura della Sm e malattie demielinizzanti dell'universita' di Genova, in una sessione dal titolo suggestivo: "From dreams to reality", dai sogni alla realta'.

    Un passo in avanti verso la conferma che le staminali funzionano davvero contro la sclerosi multipla, dunque, "anche se dobbiamo subito specificare che potranno essere impiegate solamente in quei pazienti che hanno tessuti nervosi non ancora completamente danneggiati", tiene a precisare l'esperto parlando all'Adnkronos Salute e scegliendo un esempio per chiarire il concetto: "Quando un bosco si infiamma, e il bosco in questo caso e' il sistema nervoso del paziente affetto da sclerosi multipla - spiega - non e' piu' possibile intervenire.

    Invece, quando l'incendio ancora non si e' esteso, pensiamo sia possibile 'spegnere' l'infiammazione grazie alle cellule staminali mesenchimali estratte dal midollo osseo del paziente stesso e speriamo di confermare che esse hanno anche una funzione protettiva e riparativa dei nervi".

    Il trial arruolera' 160 malati di sclerosi che non hanno risposto alle terapie disponibili. Si mira, insieme con gli esperti di Francia, Spagna, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Svizzera, Australia e Canada, a "concludere l'arruolamento entro la fine del 2013 e ad avere i primi risultati a meta' del 2015". Se positivi, si passera' alla fase III.

    "Gli studi eseguiti nei nostri laboratori - prosegue Uccelli - sono stati i primi, nel 2005, a dimostrare l'efficacia di questo trattamento su modello animale. Un risultato che e' stato confermato da altri laboratori e che ha creato consenso per far si' che ci fosse un razionale consistente per procedere con la sperimentazione sull'uomo. La fase I ha valutato soprattutto la sicurezza del trattamento. L'obiettivo della fase II e' di arrivare a dare una risposta definitiva alla domanda se le cellule staminali mesenchimali funzionano realmente contro questa malattia. In caso di risposta negativa, speriamo almeno di mettere fine al turismo della speranza, dove conta solo la carta di credito dei pazienti disperati in cerca di cure miracolose".

    La convinzione degli studiosi e' che "le cellule staminali non solo facciano immunomodulazione, cioe' blocchino l'auto-aggressione del sistema immunitario al sistema nervoso. Questo, infatti, e' quello che fanno i farmaci attualmente utilizzati contro la sclerosi multipla. Vogliamo dimostrare che queste cellule hanno un valore aggiunto e cioe' sono anche in grado di rilasciare fattori protettivi dei tessuti e che favoriscono la riparazione. Non, ribadisco, la rigenerazione di tessuti ormai danneggiati".

    Lo studio italiano, condotto in doppio cieco, e' stato finanziato dalla Fism con circa un milione di euro e gli scienziati italiani si sono uniti con quelli delle altre 9 Nazioni per evitare "piccoli studi frammentati. Ci siamo incontrati a Parigi nel 2009 per porre nuovi paletti nell'esecuzione di questo tipo di trial accademici".  

    11/10/2012 ITALIA - Staminali e ingegneria tissutale. Sperimentazione a L'Aquila

    Ricerca sperimentale, all'Aquila, per coniugare le protesi biologiche e le cellule staminali che, se stimolate in vitro, possono differenziarsi in nuovi tessuti ed organi.

    La sperimentazione si basa sullo studio del pericardio bovino e del derma suino. 'Il rischio di rigetto non solo e' molto piu' contenuto rispetto ai casi di protesi sintetiche, ma e' addirittura inesistente - afferma il dottor Antonio Giuliani - che svolge un dottorato di ricerca in Chirurgia Sperimentale presso il Dipartimento di Scienze Cliniche Applicate e Biotecnologiche dell'Universita' degli studi di L'Aquila -.

    Stiamo facendo enormi passi in avanti - continua Giuliani - nell'utilizzo del biologico e con l'applicazione e lo sviluppo di tecnologie che sfruttano le cellule staminali si apriranno scenari assolutamente imprevisti e ricchi di potenzialita' per la medicina e per la chirurgia'.

    'A breve - conclude Giuliani - saremo in grado di dimostrare questi risultati anche a livello clinico, non piu' solo teorico-scientifico; potremo, per fare un esempio chiaro a tutti, rigenerare i muscoli di una parete addominale o far guarire un cuore infartuato grazie alle loro infinite potenzialita' e applicazioni'.

    11/10/2012 BELGIO - Staminali embrionali. La prima tiroide in provetta

    Funziona regolarmente ed e' stata ottenuta da cellule staminali embrionali di topo, la prima tiroide coltivata in 'provetta': descritta su Nature, ha guarito topi con ipotiroidismo, una disfunzione che causa una ridotta secrezione degli ormoni tiroidei. Il risultato si deve al gruppo della belga Sabine Costagliola, della Libera Universita' di Bruxelles, del quale fanno parte gli italiani Francesco Antonica e Mario Manto. Ha collaborato anche Michelina Iacovino, dell'universita' del Minnesota.

    Oltre a permettere di comprendere meglio i meccanismi molecolari che governano lo sviluppo della tiroide, il risultato, secondo gli autori, apre una nuova strada per l'applicazione di cellule staminali per il trattamento dell'ipotiroidismo, che finora ha ricevuto relativamente poca attenzione nella medicina rigenerativa. La tiroide, sottolineano gli esperti, e' una ghiandola che secerne ormoni i quali regolano molte funzioni del corpo, relative soprattutto al metabolismo e l'ipotiroidismo congenito e' la piu' comune malattia congenita fra quelle che riguarda le ghiandole a secrezione interna.

    Per ottenere la tiroide in laboratorio i ricercatori hanno lavorato in due fasi. In un primo momento i ricercatori hanno immerso cellule staminali embrionali di topo in un cocktail in cui erano presenti due fattori di trascrizione NKX2-1 e PAX8.

    Esposte a questi fattori per un periodo di tempo compreso fra 4 quattro a 6 giorni, le staminali si sono differenziate in cellule follicolari della tiroide, che sono le cellule che producono gli ormoni tiroidei. L'aggiunta dell'ormone che controlla la secrezione degli ormoni della tiroide (chiamato tireotropina) ha poi incoraggiato le cellule della tiroide ad organizzarsi in tessuti dalla struttura tridimensionale.

    A questo punto le cellule ottenute sono state trapiantate nei topi con problemi di ipotiroidismo e, nell'organismo degli animali, hanno dato vita a tessuti della tiroide che hanno iniziato a funzionare regolarmente ripristinando, dopo circa due mesi dall'impianto, i livelli di ormoni tiroidei nel sangue.

    Prima della tiroide metodi simili, basati su da colture staminali embrionali di topo, sottolineano gli autori, hanno permesso di coltivare in provetta altri due organi, l'ipofisi e le coppe ottiche, ovvero strutture stratificata che contribuiscono a formare la retina.

    http://www.aduc.it

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