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  • 07/10/2006 Abolito il Limbo? Anzi mai esistito. Era solo un'ipotesi teologica ... (Loris Lauretano, http://www.korazym.org)

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    Un documento teologico di prossima uscita sulla "sorte dei bambini morti senza battesimo nel contesto del disegno salvifico universale di Dio" dovrebbe sancire il definitivo tramonto di quel luogo - o stato - nel quale per secoli si è creduto.

    CITTÀ DEL VATICANO - Dove finiscono i bambini morti prematuri i quali non hanno potuto ricevere il sacramento del Battesimo? Un’antica consuetudine, tramandata nei secoli, indicava questo luogo nel Limbo, ma oggi la tesi (assolutamente senza alcun fondamento dogmatico) sembra scricchiolare anche secondo gli esperti. Ed è per questo che la stessa Santa Sede ha deciso di occuparsi del caso tanto da convocare sull’argomento una apposita Sessione plenaria annuale della Commissione Teologica Internazionale.

    Ieri, venerdì 6 ottobre, una concelebrazione eucaristica presieduta da Benedetto XVI nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico in Vaticano, ha concluso i lavori aperti lunedì 2 ottobre dal card. William Levada, presidente della Commisione, in quanto prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Nei giorni di confronto, la Sessione plenaria della Commissione Teologica Internazionale ha proseguito, tra le altre cose, "la discussione sul progetto di un Documento sul tema della sorte dei bambini morti senza battesimo, nel contesto del disegno salvifico universale di Dio, dell’unicità della mediazione di Cristo e della sacramentalità della Chiesa in ordine alla salvezza", come annunciato in un comunicato, emesso sabato 30 settembre dalla Sala Stampa della Santa Sede. Lo studio del problema era stato assegnato ai teologi dallo stesso papa a conclusione dell’incontro dell’anno scorso.

    Inoltre, la Commissione ha esaminato "una prima bozza di Documento circa il tema dell’identità della natura e del metodo della teologia come scientia fidei" e ha avuto "un primo scambio di opinioni circa i fondamenti della legge morale naturale, nella linea dell’insegnamento delle encicliche di Giovanni Paolo II Veritatis splendor e Fides et ratio". Non c’è dubbio però che sia proprio il Limbo e la questione della sua "abolizione" ad attirare la maggiore curiosità.

    Tuttavia, nell'omelia della messa di ieri mattina, il papa non ne ha parlato, indicando piuttosto le virtù fondamentali dei teologi: il silenzio, la contemplazione e l'obbedienza alla verità e non alla dittatura delle opinioni comuni, fuggendo le lusinghe del consenso e del conformismo. Se "la bella vocazione" del teologi "è parlare", per evidenziare in ogni tempo le parole essenziali per arrivare alla Parola di Dio, Benedetto XVI ha raccomandato loro - sull’esempio di San Bruno - "silenzio e contemplazione, per conservare nella dispersione della vita quotidiana, una permanente unione con Dio". Dio non è "l’oggetto" ma "il soggetto della teologia", che richiede un cammino di rinuncia alle nostre parole per obbedire alla verità, un compito possibile con "un'anima casta", come spiega bene San Pietro. "In altri termini - ha detto il papa - parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinioni comuni, è considerato come una specie di prostituzione della parola e dell’anima. La castità a cui allude l’apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma cercare l’obbedienza alla verità". Questa - ha sottolineato - è la virtù fondamentale del teologo: "Questa disciplina, anche dura, dell’obbedienza alla verità che ci fa collaboratori della verità, bocca della verità, perché non parliamo noi in questo fiume di parole di oggi, ma realmente purificati, e resi casti dall’obbedienza alla verità, la verità parli in noi. E possiamo così essere realmente portatori della verità".

    Quanto al limbo, una valutazione è arrivata dalla stessa commissione teologica, secondo cui l'idea non è "essenziale, né necessaria" e anzi "può essere abbandonata senza problemi di fede". I membri della Commissione sostengono di non voler "rompere la grande tradizione di fede", ma solo "eliminare l’uso di immagini e metafore che non tengono adeguato conto della ricchezza del messaggio di speranza portatoci da Gesù Cristo".

    Un documento di prossima uscita sulla "sorte dei bambini morti senza battesimo nel contesto del disegno salvifico universale di Dio" dovrebbe sancire il definitivo tramonto di quel luogo - anzi di quello stato - nel quale per secoli si è creduto esistessero le anime dei bambini morti senza battesimo.

    A questo punto è bene precisare, che i documenti della Commissione Teologica Internazionale non fanno parte del Magistero della Chiesa e i pareri che esprime sono contributi al dibattito, che cercano di aiutare la Santa Sede - e in particolare la Congregazione per la Dottrina della Fede - nell’esame di questioni dottrinali di particolare importanza.

    Le conclusioni della Commissione - ripetiamo, organismo solo consultivo - che saranno espresse in quel documento, sono state spiegate all’agenzia francese I.Media da mons. Bruno Forte, teologo che Benedetto XVI ha promosso vescovo di Chieti-Vasto. A suo avviso non si tratta di cambiare la dottrina sul peccato originale. "Il peccato originale - ha detto mons. Forte a I.Media - è una realtà che realmente segna la fragilità della condizione umana" ed il battesimo è necessario per rimuoverlo. Ma, nel caso di un bambino che non è stato battezzato, senza alcuna sua colpa, "dovrebbe apparire che il potere salvifico di Cristo dovrebbe prevalere sul potere del peccato". Mons. Forte ha infine voluto sottolineare il fatto che la Commissione Teologica Internazionale, quindi, non ha introdotto alcun cambiamento alla dottrina cattolica, rassicurando coloro che potrebbero essere preoccupati da una "discontinuità". In realtà la Commissione, nel suo futuro documento, presenterà con grande chiarezza le questioni dottrinali che in passato hanno spinto i teologi ad ipotizzare l’esistenza del Limbo e i motivi che consentono di "mettere da parte certe formulazioni, senza compromettere in alcun modo la fede della Chiesa".

    L’attualità del tema del Limbo e della sorte dei bambini morti senza battesimo è data anche dal fatto che oggi è invalsa la pratica di spostare a qualche mese dalla nascita l’amministrazione del battesimo, che un tempo era invece celebrato nei giorni immediatamente successivi al parto. Il motivo è quello di consentire un’adeguata preparazione dei genitori e magari di riavvicinarli alla fede. Si è però andata un po’ perdendo, nella concezione comune, la percezione del battesimo come dono da amministrare quanto prima, in quanto necessario per togliere la macchia del peccato originale. Quando papa Wojtyla, nell’ottobre 2004, chiese ai teologi di studiare la questione, spiegò che "non si tratta di un problema teologico isolato", perché "tanti altri temi fondamentali si intrecciano intimamente con questo: la volontà salvifica universale di Dio, la mediazione unica e universale di Gesù Cristo, il ruolo della Chiesa sacramento universale di salvezza, la teologia dei sacramenti, il senso della dottrina del peccato originale".

    Per la tradizione il Limbo è il luogo dove finiscono i bambini che muoiono prima di ricevere il battesimo, ai quali non possono essere imputate colpe, ma non essendo rinati "nell’acqua e nello Spirito Santo" hanno mantenuto la colpa di Adamo con la quale ogni uomo nasce secondo la dottrina cattolica e pertanto sarebbe loro precluso l’ingresso nel regno di Dio. Sono morti dunque con il solo debito del peccato originale, che nella fede cattolica è eliminato, appunto, solo al fonte battesimale. Il Limbo (dal latino "limbus", lembo, orlo) era considerato uno spazio astratto ai margini del Paradiso in cui hanno trovato posto anche i santi patriarchi e i profeti di Israele vissuti prima di Cristo. Per loro, secondo la teologia tradizionale, non c’è nessun castigo, ma anzi il godimento di "una certa beatitudine naturale". "Saranno felici di partecipare largamente della bontà divina nelle perfezioni naturali" scriveva in proposito San Tommaso d’Aquino. La definizione del limbo si è affermata nel corso dei secoli pur senza diventare mai una dottrina vincolante della Chiesa. Nel Catechismo di San Pio X si poteva leggere: "I bambini morti senza battesimo vanno al limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono; perché, avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio". Ben diverso, invece, è l’approccio espresso dall’attuale Catechismo della Chiesa cattolica, pubblicato nel 1992, che al numero 1261 recita: "Quanto ai bambini morti senza battesimo la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio. Infatti la grande misericordia di Dio ‘il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati’ (1 Tm 2,4), e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: ‘Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite’ (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo". Nessun accenno al Limbo, come si vede. È evidente dunque che c’è stata un’evoluzione da una concezione più rigorista (niente Battesimo, niente Paradiso) a una più possibilista: li affidiamo alla misericordia di Dio. Giovanni Paolo II aveva definito questo problema "del massimo interesse" e ora è stato concluso uno studio, iniziato proprio su suo suggerimento.

    Il concetto di Limbo, peraltro, non ha mai avuto una definizione magisteriale da parte della Chiesa, ma è, in certo senso, una "creazione" teologica. E già nel 1984 l’allora card. Ratzinger aveva espresso il suo "parere personale" che il concetto di Limbo aveva perso il suo valore pastorale. Infatti, nel libro Rapporto sulla fede (1984), scritto da lui con Vittorio Messori, si legge che "il Limbo non è mai stata una verità definita di fede. Personalmente - parlando più che mai come teologo e non come prefetto della Congregazione - lascerei cadere questa che è sempre stata soltanto un’ipotesi teologica". Parlando del documento sul Limbo in fase di redazione, il segretario generale della Commissione Teologica Internazionale, padre Luis Ladaria, S.I., ha spiegato ai microfoni della Radio Vaticana, che sul Limbo per la dottrina cattolica è un po' difficile da dire quale sia la dottrina cattolica circa i bambini morti senza Battesimo, perché su questo argomento non c’è una definizione dogmatica, non c’è una dottrina cattolica che sia vincolante. Sappiamo, ha aggiunto padre Ladaria, che per molti secoli si è pensato, ma mai definito solennemente, che questi bambini andavano nel Limbo, dove godevano di una felicità naturale, ma non avevano la visione di Dio. Questa credenza, oggi, dai recenti sviluppi non soltanto teologici, ma anche magisteriali, è in crisi. Ed per questo che è stato chiesto alla Commissione Teologica Internazionale di fare uno studio su questo argomento. "Noi, dunque, stiamo studiando questo problema sapendo che è un punto sul quale un pronunciamento definitivo non c’è stato", ha spiegato. A questo proposito, bisogna "evidentemente" "partire dal fatto che Dio vuole la salvezza di tutti e non vuole escludere nessuno", e che "Cristo è morto per tutti gli uomini e che la Chiesa è un Sacramento universale di salvezza, come insegna il Concilio Vaticano II". Per questo, ha indicato padre Ladaria, se si parte da questo presupposto, il problema del Battesimo si inserisce in un contesto più ampio.

    Il Limbo non esiste, aveva ribadito lo scorso anno la Commissione Teologica Internazionale, organismo costituito dal Vaticano in seno alla Congregazione per la Dottrina della Fede - la stessa presieduta da Joseph Ratzinger prima della sua nomina al soglio pontificio -, i cui teologi hanno individuato una diversa sorte per i bimbi non battezzati. Questi li si troverebbe cioè non nell'inesistente Limbo, parola che peraltro non esiste nella Bibbia, bensì nel contesto del disegno salvifico universale di Dio, dell'unicità della mediazione di Cristo e della sacramentalità della Chiesa in ordine alla salvezza. Dunque, addio al Limbo, anzi, mai esistito, se non come sola "ipotesi teologica".

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