TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 28/12/2006 Il papa e il Natale. Un'analisi... (Roberta Leone, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Ecco il quadro dell’ora presente che papa Benedetto XVI consegna alla Chiesa e al mondo nel Natale 2006. Il mistero dell’Incarnazione che si rinnova e un’”umanità gaudente e disperata” che inconsapevole attende un Salvatore...

    Il mistero dell’Incarnazione che si rinnova e un’”umanità gaudente e disperata” che inconsapevole attende un Salvatore, due protagonisti a confronto nella lunga storia della salvezza, e tra di essi la drammatica tensione che da sempre fedele accompagna il mistico incontro tra Dio e l’uomo: è il quadro dell’ora presente che papa Benedetto XVI consegna alla Chiesa e al mondo in questo Natale. Lungo una settimana fitta di appuntamenti e celebrazioni, dal tradizionale incontro con la Curia Romana all’ultima udienza generale del mercoledì, le parole del papa segnano con estrema chiarezza le tappe del tempo liturgico, puntualmente ne spiegano il senso e tuttavia non si sottraggono ad una preziosa lettura dell’universo di relazioni che le traduce in storia attuale, né mancano di gettare una luce più ampia sui temi e le sfide che la Chiesa, guidata dal pontefice, si prepara ad affrontare.

    Si comincia dall’udienza prenatalizia riservata ai membri della Curia Romana e al Governatorato della Città del Vaticano, nella quale Benedetto XVI espone analiticamente la ratio dei quattro viaggi apostolici dell’ultimo anno di pontificato: Dio e la pace. A racchiuderne il senso – il vincolo necessario e fondante che lega il rapporto con Dio e quello con gli altri uomini - è il saluto dell’angelo ai pastori “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra per gli uomini che Egli ama”, vero Leitmotiv che ritorna anche nell’ultima udienza generale: qui, nel discorso alla Curia, una duplice dimensione di verticalità e orizzontalità si intreccia alla base delle relazioni umane e ne costituisce il fondamento, spiegando alla base il significato delle prime visite del papa in terra straniera. E difatti, sulle orme di Giovanni Paolo II, esemplare per radicalità nelle due dimensioni del “servizio del Redentore” e della “redenzione dell’uomo”, Benedetto XVI compie il suo viaggio in Polonia. La prospettiva è globale, ha il sapore di universalità, tanto che la visita diventa per il papa “festa della cattolicità”, mentre nella preghiera ad Auschwitz-Birkenau, nel luogo della totale negazione del naturale vincolo di fratellanza tra uomo e uomo, l’arcobaleno - conclude il papa – è la risposta di Dio che riafferma la sua Alleanza.

    Il primo focus - l’uomo, la famiglia, la società – arriva invece a giugno, a Valencia, nella tappa spagnola dell’incontro mondiale delle famiglie. Nel cuore di quella che fu la “cattolicissima Spagna”, la riflessione del papa va dritto al dramma di un uomo “insicuro circa il futuro”, che rifiuta il vincolo familiare, sua prima forma di relazionalità creativa e promessa di futuro per la società. E’, al tempo stesso, il problema sempre più “penetrato nell’anima” - a dire tutto il peso di questo tema nel pontificato di Benedetto XVI – di un’Europa stanca - depressa, aggiungeremmo – che biascica qualche timida parola mentre cerca di dire sé stessa al mondo, attratta dall’insana voglia di un tragico, definitivo congedo dalla storia. Due progressive fasi d’arresto minacciano il vecchio continente: un individualismo dilagante che immobilizza “l’uscita da sé”, il naturale slancio di oblatività dell’essere genitori, ed il relativismo dei valori, con una perdita di senso e d’orientamento che impedisce di varcare la soglia del domani pur solo generando altri uomini. E sulla spinosa questione delle coppie di fatto, il papa avverte che una loro legalizzazione nient’altro sarebbe che un avallo a questa sfiducia esistenziale, non certo una modalità di recupero di senso e di speranza.

    Il secondo focus, è facile dedurlo, presenta Dio al centro del viaggio apostolico in Baviera, tema culminante in questo percorso ideale, in una terra che è al cuore dell’Europa. “La Chiesa deve parlare di tante cose” dice, “ma il suo tema vero e – sotto certi aspetti – unico è Dio. E il grande problema dell’Occidente è la dimenticanza di Dio: è un oblio che si diffonde”. Ad un Occidente che dimentica la signoria di Dio nella vita dell’uomo, Benedetto XVI oppone l’immagine di un Dio che regna presente fra gli uomini, quel Gesù che, dove riconosciuto, è sempre nella storia il mezzo di salvezza per il mondo. Di qui, dal mistero dell’Incarnazione deriva così la riflessione sui temi del sacerdozio e del dialogo: nel ministero ordinato il sacerdote è chiamato a vivere, attraverso il celibato, la conoscenza di Dio dal di dentro, a metterla al centro realizzando pienamente le due dimensioni della fede già prima indicate, l’”imparare a stare con Dio” e “servire gli uomini”. E l’Incarnazione, luogo dell’unione con Dio e con la fraternità del genere umano, è pure il tema cardinale del dialogo ecumenico già nei Vespri ecumenici celebrati nel duomo di Ratisbona: “La nostra koinonia è anzitutto comunione col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo nello Spirito Santo; è la comunione con lo stesso Dio Trino, resa possibile dal Signore mediante la sua incarnazione e l’effusione dello Spirito. Questa comunione con Dio crea poi anche la koinonia tra gli uomini..”

    Con il viaggio in Turchia l’anello si chiude, si ritorna al duplice tema dell’unione con Dio e all’unità dei credenti: il viaggio dell’“impegno per riscoprire la relazione tra Dio e l’uomo” ricongiunge alle sue origini il cammino percorso, la realtà di un Messia che è in sé la pace per l’uomo, che ricapitola in sé tutte le cose. “Et iste erit pax – E tale (potremmo dire “Costui”) sarà la pace” è l’augurio natalizio di Benedetto XVI, mentre nel messaggio prelusivo alla benedizione Urbi et Orbi del giorno di Natale, l’invito a testimoniare con la vita la realtà di un “Salvatore nato per tutti” riporta all’attenzione l’universalità, la cattolicità del messaggio evangelico destinato alla salvezza del mondo, “comune eredità di tutti”. Questo è anche il compito e il fine cui tende la Chiesa, comunità salvata da Cristo “che si nutre della sua Parola (tema dell’Assemblea del Sinodo indetto per il 2008) e del suo Corpo eucaristico” (al centro dell’ultimo Sinodo, nel 2005). Così, con un’ampia retrospettiva dell’ultimo anno di pontificato, nello scenario millenario del mistero del Natale,  Benedetto XVI spiega l’annuncio di una Chiesa – ma come non individuarne anche il senso e lo spirito dei viaggi apostolici? - che solo partendo dalle radici della salvezza “può testimoniare a tutti Cristo Salvatore; lo fa con entusiasmo e passione, nel pieno rispetto di ogni tradizione culturale e religiosa; lo fa con gioia sapendo che Colui che annuncia non toglie nulla di ciò che è autenticamente umano, ma lo porta al suo compimento”.

  • Archivio Chiesa
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO