TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 26/01/2007 Politica e società: la Chiesa divisa e il gioco delle parti (Redazione, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Cardinali “di sinistra” e cardinali “di destra”, giochi di potere e tentativi di omologazione: riflessioni intorno alla “frattura” che separa uomini di opposte sensibilità accomunati da un’unica fede.

    E’ positivo o negativo che le opinioni dei credenti e ancor più degli uomini di Chiesa vengano accolte con attenzione e rispetto dall’intera opinione pubblica? E’ motivo di soddisfazione o di preoccupazione il fatto che in ambienti culturali e politici solitamente poco avvezzi a frequentare le sacrestie ci si approcci alle riflessioni di un rappresentante di Santa Romana Chiesa con sincero interesse? La risposta non è poi così scontata, a sentire le riflessioni di quanti – da più parti, all’interno della Chiesa – hanno criticato nei giorni scorsi le manifestazioni di stima piovute addosso all’arcivescovo emerito di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, dopo il >suo intervento sul tema sofferenza-malattia-morte pubblicato in prima pagina da Il Sole 24Ore, domenica scorsa.

    Sono gli stessi che, lungi dall’interrogarsi e ancor meno dal provare disagio (per il metodo, non nel merito) di fronte alle >puntuali e precise dichiarazioni del presidente della Conferenza Episcopale Italiana, hanno speso sperticate lodi esaltando le parole di chi “sa parlare chiaro” e non ha paura di “presentare al mondo la verità”: il cardinale Ruini, per l’appunto, pronto ad “esporsi alle persecuzioni” pur di annunciare erga omnes la verità cristiana sui principi non negoziabili, ad iniziare dai temi della vita e della famiglia. Il tutto lasciando intendere sotto traccia – neanche tanto velatamente – che a questo compito non assolverebbero invece quanti utilizzano un altro stile, mettendo in evidenza quegli stessi aspetti di contenuto con differenti modalità espressive.

    Siffatto modo di agire contribuisce ad evidenziare e forse ad allargare quella frattura fra uomini di Chiesa (le “correnti”: da un lato quella progressista e dall’altra quella conservatrice) che essi stessi individuano come fattore pericoloso e da evitare, salvo poi risolvere il problema con l’auspicio che – semplicemente – i cosiddetti “puri e duri” spopolino e i cosiddetti “dialoganti” soccombano. Ed è questo che è fuori luogo, non il tentativo di presentare della Chiesa anche (anche!) un volto che sappia mostrare tenera premura, invece che un unico solido rigore.

    Certo sarebbe sciocco nascondersi le grandi differenze che nello svolgere il loro ministero – per stare in territorio italiano – differenziano un Ruini da uno Scola, o un Tettamanzi da un Caffarra; ma in una prospettiva che tutto sappia accogliere e considerare la semplice verità è che la Chiesa italiana ha bisogno degli uni e degli altri; o meglio, per non personalizzare troppo, ha bisogno di chi punta i piedi e non transige sugli insegnamenti e di chi vive una costante tensione al dialogo e alla comprensione. Nel bene e anche nel male, perché come da un lato suscitano nel metodo grosse perplessità i continui pronunciamenti su famiglia, scuola, finanziaria, criminalità, fisco, e via elencando, allo stesso modo suscitano perplessità le lunghe omelie natalizie e pasquali abitate più dalla “solidarietà” e dal “dialogo” che da Dio o da Gesù Cristo.

    Ciò detto, altrettanto schiettamente - ammesso e non concesso che simili categorie interpretative possano essere usate con utilità - non è possibile nascondersi che la Chiesa italiana degli ultimi anni (se non degli ultimi due decenni), soprattutto nelle sue decisioni di natura politico-sociale, si è caratterizzata chiaramente per un certo stile capace - qual che fosse l’intenzione – di ridurre alla marginalità il “fronte opposto”. Una guida e un orientamento chiaro può e deve naturalmente esserci, ma ciò non può significare riduzione ai minimi termini della varietà e della ricchezza di stili e di sensibilità differenti. E men che meno messa in discussione del loro diritto di cittadinanza e della loro aderenza alla dottrina.

    Sia chiaro: non abbiamo da scegliere protettori né abbiamo da schierarci a favore degli uni o degli altri. C’è davvero altro di molto più importante da fare che non balordamente dividersi fra sostenitori dei “cardinali di destra” e sostenitori dei “cardinali di sinistra”. Ma se proprio, tirati per i capelli, siamo costretti a partecipare a questo stupido gioco delle parti, al di là dei casi concreti e delle persone che loro malgrado identificano le differenti posizioni, preferiamo stare dalla parte di chi segnala un disagio, piuttosto che di chi lo sbeffeggia. Dalla parte di chi deve guardarsi attorno mille volte, prima di poter esprimere una qualunque velata critica, più che dalla parte di chi tutto decide e tutto orienta. Dalla parte insomma di chi – a destra, a sinistra, in alto o in basso - ha conservato la virtù di credere in uno stile, nel suo stile personale, quale che sia, per proporlo anche in tempi di vacche magre. La capacità di non omologarsi ad un sistema consolidato – fosse anche il sistema di potere in vigore in una Chiesa - è e resta una grande dote: che qualcuno ancora la coltivi è un buon segno. Motivo di vitalità, di soddisfazione, e forse anche di consolazione

  • Archivio Chiesa
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO