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  • 19/05/2007 Messa in latino e lettera ai cattolici cinesi. A breve, la pubblicazione dei due documenti del papa (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    Il primo servirà per favorire il disgelo con i lefebvriani, la seconda per dare voce alle problematiche pastorali e dottrinali dell'azione della Chiesa in Cina. Con un motu proprio e una lettera, in arrivo due tappe fondamentali del pontificato.

    Il primo servirà a favorire il disgelo con i lefebvriani, la seconda per dare voce alle problematiche pastorali e dottrinali dell'azione della Chiesa nel Paese. Con la pubblicazione imminente del motu proprio sulla liberalizzazione del rito tridentino e della lettera ai cattolici della Cina di Benedetto XVI, stanno per essere definite due tappe fondamentali del pontificato. Documenti che rispondono ad esigenze diverse, che metteranno all'ordine del giorno due ferite della storia recente della Chiesa: lo scisma compiuto da mons. Marcel Lefebvre in polemica con le novità del Concilio Vaticano II e il mancato riconoscimento da parte di Pechino del ruolo del papa e dei vescovi legati alla Santa Sede.

    IL MOTU PROPRIO SUL RITO TRIDENTINO. Del documento che liberalizzerà il rito preconciliare della Messa per quanti ne faranno richiesta, ha parlato il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificia Commissione ”Ecclesia Dei”, durante il suo intervento alla Conferenza dell'episcopato latinoamericano e dei Caraibi, ad Aparecida, in Brasile. Non si tratterà di ''un ritorno all'indietro'', ha spiegato il presule, ma di ''un'offerta generosa del vicario di Cristo'' che metterà ''a disposizione della Chiesa tutti i tesori della liturgia latina'', capaci da secoli di ''nutrire la vita spirituale di tante generazioni di fedeli cattolici''. Insomma, nessuna restaurazione, come ipotizzato nei mesi scorsi dai media di mezzo mondo.

    Piuttosto, la volontà del papa di dare un segnale ai lefebvriani, conservando al tempo stesso “gli immensi tesori spirituali, culturali ed estetici legati alla liturgia antica”, che la Chiesa ha usato per quasi 2mila anni. Il porporato colombiano, alla guida della Commissione istituita nel 1988 da Giovanni Paolo II per favorire il ritorno nella Chiesa dei seguaci dell'arcivescovo Marcel Lefebvre, ha evidenziato il “nuovo e rinnovato interesse” per il rito latino, spiegando che proprio per questo motivo il papa “pensa che sia arrivato il tempo di facilitarne l'accesso”, come ad una delle tante forme “dell'unico rito romano”. Ancora presto per parlare dei possibili risultati legati all'apertura del papa, anche perché la questione lefebvriana non si limita a mere questioni linguistiche. Molto più spinosi i nodi legati al riconoscimento di alcuni capisaldi del Concilio, come la libertà di coscienza e religiosa e l'ecumenismo.

    LA LETTERA AI CATTOLICI CINESI. Un testo lungo e articolato per parlare ai milioni di cattolici che vivono in Cina. La lettera di Benedetto XVI, annunciata il 19 e 20 gennaio, sarà pubblicata con tutta probabilità la domenica di Pentecoste (27 maggio), o poco dopo. Secondo l'agenzia Apcom, che ha anticipato la data, la missiva sviscererà tutte le problematiche della vita e della missione della Chiesa in Cina e affronterà "sia temi pastorali che dottrinali". Primo fra tutti, la questione delle ordinazioni episcopali che non potranno prescindere dalla legittimazione del papa e della Santa Sede. Benedetto XVI non vuole certo irritare le autorità di Pechino, ma spiegherà comunque il valore religioso della comunione dei vescovi con il successore di Pietro. La pubblicazione della lettera, (attesa inizialmente per Pasqua) è stata posticipata per ragioni tecniche di redazione e traduzione. Sarà infatti diffusa al contempo in cinese, italiano, francese e inglese.

    Cina e Vaticano non hanno relazioni diplomatiche dal 1951, quando il Nunzio Apostolico fu espulso e si rifugiò a Taiwan. Pechino ha sempre chiesto come precondizione al dialogo la rottura dei contatti con Taiwan e soprattutto la rinuncia di Roma a gestire quelli che il regime cinese ritiene “affari interni” dello stato, ovvero la nomina dei vescovi. Contrasti che nel tempo hanno portato alla divisione (più politica che dottrinale) tra cattolici della Chiesa “patriottica” controllata da un organismo statale (quattro milioni di fedeli stimati) e una Chiesa clandestina fedele al papa (dieci milioni, sempre secondo le stime).

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