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  • 02/09/2007 Ecco a cosa serve l'Agorà. La parola ai sacerdoti (Salvatore Scolozzi, http://www.korazym.org)

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    Con il colletto d’ordinanza o in scarpe da ginnastica e maglietta non fa differenza: l’importante è esserci. E’ il mini esercito dei sacerdoti e consacrati presenti a Montorso con i giovani. Una riflessione sui risvolti pastorali di eventi come l'Agorà.

    Dal nostro inviato.

    MONTORSO (Loreto) - Con il colletto d’ordinanza o in scarpe da ginnastica e maglietta non fa differenza: l’importante è esserci. E’ il mini esercito dei sacerdoti e consacrati dell’Agorà che, lasciati per pochi giorni gli uffici e le incombenze ecclesiali, sono a Loreto per essere accanto ai loro giovani. “Oggi ci viene offerta un’occasione eccezionale per esprimere e consolidare la nostra fede e noi abbiamo scelto di non mancare: i nostri giovani ne hanno bisogno”. E’ quello che pensa Fra Gianpaolo, giovane francescano di Barletta, che ha voluto con forza la presenza dei suoi giovani a Loreto. “Oggi ci si riunisce per tanti motivi, - aggiunge - spesso effimeri. Noi invece ci riuniamo per esprimere la nostra fede con la gioia di chi è amato dal Signore”. Il coro è unanime, le impressioni pure. “Queste sono occasioni che servono”, dicono in tanti. “L’esperienza delle giornate è sempre una grande ricarica, speranza e occasione di riflessione comunitaria - aggiunge don Ugo di Salerno – i miei più piccoli sono stati contagiati dall’entusiasmo dei più grandi, presenti alle GMG”.

    Certo non si viene a Loreto per caso, c’è bisogno di tanta preparazione, curata molto spesso dagli stessi sacerdoti accompagnatori. “Siamo inseriti pienamente nel progetto triennale della Chiesa Italiana - dice don Angelo di Brescia - Abbiamo speso questo primo anno interamente nella preparazione, con una in una fitta serie di incontri, momenti di spiritualità, e occasioni di ascolto”. “L’incontro va preparato bene, affinché la due giorni porti i frutti sperati – aggiunge don Italo di Pescara - D’altronde la sola presenza del Santo Padre è già una benedizione. Sono sicuro che ci darà un incoraggiamento e un nuovo invito a ritornare nel mondo da missionari del Vangelo. Il Papa sarà felicissimo di vedere tanti ragazzi e ci darà la forza per continuare”.

    E certamente non tutto finisce a Loreto. “Queste giornate sono dei semi – ricorda don Ugo - che hanno poi bisogno della cura delle prassi ordinarie e della pastorale di tutti i giorni, che poi è quello che il Papa ricorda sempre a noi sacerdoti. I giovani devono essere accompagnati bene, devono essere spronati a ritornare nelle proprie parrocchie, nutrirsi di Gesù Cristo, e vivere lì, nella quotidianità dell’incontro domenicale la forza di quello che viene seminato in queste giornate.” Che poi è un po’ il cavallo di battaglia dei tanti denigratori dei maxi.incontri sullo stile GMG. “Non è vero che i grandi eventi sono fini a sé stessi, come qualcuno accusa. Chi partecipa a queste occasioni di grande respiro cambia il modo di rapportarsi agli altri: impara a considerarli sempre più come fratelli. Si accende una scintilla nel cuore che lascia il segno”.

    E quello che è successo a Fra Gianpaolo. “La mia prima esperienza è stata la Giornata mondiale della gioventù di Parigi. Non ero frate. Dopo Parigi la mia vita è cambiata per davvero. Da lì ho continuato ad accompagnare i giovani in tutto il mondo. Ne sono convinto: queste sono occasioni dove si può ascoltare meglio la voce del Signore.”

    Quindi l’invito agli altri giovani, che non hanno vissuto l’esperienza lauretana, o che semplicemente sono lontani. “Avvicinatevi a Cristo attraverso la Chiesa – dice don Marco giovane sacerdote di Milano - Provate a farvi contagiare dal Signore, per poi contagiare le folle e il mondo. Siamo chiamati tutti alla gioia e all’amore con il Signore. Ognuno può vivere l’incontro con il Signore nei diversi luoghi del mondo: noi lo stiamo vivendo qui”.

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