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  • 02/09/2007 Agorà, novità e conferme. E il trasloco nelle diocesi (Redazione,  http://www.korazym.org)

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    Nel successo dell’incontro di Loreto la positiva novità dei percorsi di dialogo, riflessione e preghiera personali vissuti nella notte. Le “Fontane” dimostrano che la pastorale giovanile diocesana è viva. Se poi riuscisse ad arrivare ovunque…

    MONTORSO (Loreto) – E’ stato un successo indubbio, questa Agorà dei giovani italiani. A lungo sperato nei mesi scorsi, un afflusso così massiccio nella spianata di Montorso si è poi materializzato, in questo week-end di fine estate, quasi a sorpresa, dopo le previsioni al ribasso degli ultimi mesi, con gli organizzatori costretti sabato scorso a rendere accessibili interi settori che si pensava di mantenere chiusi. Un’impennata evidente dell’ultim’ora, che ha portato a Loreto ragazzi e ragazze che non solo fino a qualche settimana fa, ma anche fino a pochi giorni fa, non avevano ancora deciso o non avevano affatto intenzione di muoversi verso le Marche. La “sopraggiunta” presenza di questi giovani, come pure quella massiccia degli appartenenti a movimenti e comunità ecclesiali – realtà che ormai costituiscono un punto di riferimento imprescindibile per il mondo giovanile del cattolicesimo italiano e che hanno fatto coincidere con l’Agorà i loro incontri nazionali – rilancia sull’altro versante la necessità di un rafforzamento della pastorale giovanile a livello diocesano, in molte zone d’Italia rimasta flebile e insicura di fronte all’appuntamento deciso un anno e mezzo fa dal Consiglio permanente della Cei.

    Di questa necessità ne ha dato ampia testimonianza anche la grande novità dell’Agorà, e cioè i percorsi notturni di riflessione e condivisione nelle cosiddette “Fontane”: momenti che sono riusciti a lasciare il segno, inserendo nell’oliato meccanismo di questo genere di eventi (veglia al sabato, messa alla domenica) un ulteriore tassello capace di riportare l’incontro collettivo ad una dimensione personale, e perfino solitaria, pur nel bel mezzo di centinaia di migliaia di coetanei. E’ una formula che va incoraggiata e rafforzata, perché come con il suo mix di dialogo, riflessione e preghiera ha funzionato bene a partire dalla mezzanotte, avrebbe potuto farlo anche a partire da un paio di ore prima, senza costringere molti a rinunciarvi, a notte fonda, per “sfinimento fisico”.

    L’impressione complessiva è comunque quella che a questi grandi incontri nazionali e internazionali il mondo dei giovani cattolici rimanga fortemente legato: è lontano il tempo nel quale la loro efficacia si faceva risalire esclusivamente alla capacità attrattiva della figura del loro ideatore (papa Wojtyla). Ormai queste occasioni di riscoperta e di condivisione della fede fanno parte del dna di una generazione, e quella successiva, che cresce e si fa sempre più numerosa (sono i tanti adolescenti, 14enni o 16enni, presenti in gran numero a Loreto), non ha intenzione di farne a meno. Come più volte detto, tutti questi giovani non sono persone che possono essere descritte partendo da una chitarra o da un coro da stadio: sono invece portatori di storie vissute nella normalità, che fanno poco rumore, non gridano e, come tali, di solito sono condannate al silenzio. Ragazzi che mettono al centro della loro vita la ricerca di senso e – come da invito di Benedetto XVI – provano ad “andare controcorrente”.

    Per riuscirci, oltre alla loro volontà, c’è però bisogno di ritrovare anche nelle zone di origine, quelle della vita di tutti i giorni, dei percorsi di fede che aiutino e accompagnino: ecco perché il mondo più dinamico della pastorale giovanile e vocazionale nazionale, che a Loreto ha curato (e bene) l’esperimento delle Fontane, è ora chiamato a trasferire la stessa capacità di scavare e segnare l’animo anche nella più sperduta diocesi italiana. Come molto spesso accade in questo paese, anche la pastorale diocesana vive infatti una condizione a macchia di leopardo, che ha bisogno assoluto di essere uniformata verso l’alto se non si vuol far credere a tanti giovani che esperienze di fede forti possano concretizzarsi solo nei grandi eventi. Che dietro l’Agorà ci sia poco o nulla. Che la Chiesa si avvicini ai giovani a parole, ma non nei fatti. Sarebbe davvero un grande peccato.

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