TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO


    INFO
  • Acqua
  • Aliment.
  • Ambiente
  • Automot.
  • Balneab.
  • Banche
  • Bookcr.
  • Buttol
  • Case
  • acqua
  • Colorare
  • Decoro
  • urbano
  • Decresc.
  • dividendi
  • Donne
  • Economia
  • Economia
  • circol.
  • Energia
  • En.rinnov.
  • Famiglia
  • Finanza
  • Foto
  • Giardini
  • Giornata
  • memoria
  • G.foibe
  • Inquin.
  • M'illumino
  • dimeno
  • M5S TDG
  • Ora sol.
  • legale
  • Peso
  • rifiuti
  • Pishing
  • Politica
  • Raccolta
  • bott.
  • Olio
  • esausto
  • Rassegna
  • Riciclo
  • Rifiuti
  • R.affetto
  • R.zero
  • R.verde
  • S.mare
  • Scuole
  • ricicl.
  • Social
  • street
  • Solidar.
  • Shopping
  • Spoofing
  • Storia
  • TDG
  • News
  • Tumori rif.
  • Tutto
  • droga
  • T.racc.
  • differ.
  • T.droga
  • T.scuola
  • Violenza
  • V.rendere


  • 04/02/2008 Luci e ombre dell' azione collettiva (Francesco Vella, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    La class action italiana è utile perché abbassa i costi di accesso alla giustizia e attenua le conseguenze sociali derivanti da perdite patrimoniali di masse di piccoli investitori. Per il suo effetto preventivo rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari. Opinabile la legittimazione ad agire riservata alle associazioni dei consumatori, mentre il percorso per arrivare al risarcimento è comunque lungo. Ma l'incognita maggiore è se la nostra giustizia sarà in grado di governare controversie così complesse e difficili.

    Sicuramente è troppo presto per valutare gli effetti della class action italiana introdotta con l’ultima Finanziaria, ma navigando nella rete si trovano già i siti con le prime raccolte di adesioni per l’avvio di azioni collettive. E, così, naturale domandarsi se il nuovo istituto potrà soddisfare le esigenze di tutela dei risparmiatori emerse con forza in occasione degli ultimi grandi default, anche perché ci si è subito divisi tra chi lo giudica un’arma spuntata, e chi invece un pericoloso attentato all’integrità di imprese e mercati.

    DUE FILTRI

    In realtà, la class action italiana presenta luci e ombre: è utile perché abbassa i costi di accesso alla giustizia e attenua le conseguenze sociali derivanti da estese e traumatiche perdite patrimoniali di masse di piccoli investitori. Ma è utile anche per l’effetto preventivo: l’esistenza di un efficace strumento risarcitorio ha un valore di deterrenza che contribuisce a incentivare comportamenti virtuosi, e quindi rappresenta un elemento essenziale per il buon funzionamento dei mercati finanziari.
    Non è un caso che negli ordinamenti più avanzati l’azione collettiva è da tempo sperimentata, e proprio la sperimentazione ha consentito di introdurre alcuni correttivi per evitare il moltiplicarsi di una patologica litigiosità a tutto vantaggio solo dei grandi studi legali.
    Il nostro Parlamento ha innanzitutto introdotto un filtro giudiziario: sarà il giudice a valutare l’eventuale inammissibilità della richiesta di risarcimento, se ravvisa l’inesistenza “di un interesse collettivo suscettibile di adeguata tutela”. E non è un verifica facile: non tutti i danneggiati, infatti, possono essere considerati alla stessa stregua. Già l’ordinamento prevede diversi gradi di protezione a seconda della tipologia di investitore: chi ha la propria piccola liquidazione interamente investita in obbligazioni in default non può essere assimilato a chi possiede, invece, un ricco e diversificato portafoglio.
    Il secondo filtro riguarda la legittimazione ad agire, riservata alle associazioni dei consumatori e a tutte quelle associazioni e comitati “adeguatamente rappresentativi degli interessi collettivi fatti valere”. A prescindere dalle difficoltà di valutazione del grado di rappresentatività del richiedente, la scelta del legislatore italiano è diversa da quella di altri sistemi dove non esistono preclusioni per i soggetti legittimati ad agire: perché un investitore istituzionale non può far sentire la sua “voce” anche utilizzando la tutela risarcitoria collettiva?
    Il percorso per arrivare al risarcimento è comunque lungo perché il giudice si limita ad accertare i criteri di determinazione della somma da restituire e, se possibile, definisce quantomeno la somma minima da corrispondere a ciascun singolo danneggiato. Successivamente prende avvio una fase di conciliazione tra imprese e consumatori e rimane l’incognita dell’eventuale insuccesso di questa fase, che potrebbe costringere i singoli consumatori ad avviare nuove cause individuali per la liquidazione del danno.

    LA SPECIALIZZAZIONE CHEMANCA

    Ma l’incognita maggiore è un’altra: sarà la nostra giustizia in grado di governare controversie così complesse e difficili? Qualcuno ricorda le sconsolate parole dei giudici milanesi di fronte alla mole di costituzioni di parte civile nel processo Parmalat?
    Qualche anno fa si tentò di introdurre nel nostro ordinamento giudiziario il principio della specializzazione: controversie sempre più complicate, che coinvolgono rilevanti interessi hanno bisogno di giudici particolarmente qualificati e in grado di assolvere con professionalità ai nuovi compiti, con mezzi adeguati e la necessaria assistenza organizzativa. Diffuse resistenze, interne all’avvocatura, ma anche alla magistratura, impedirono la realizzazione di quei progetti e c’è da chiedersi se abbia un senso costruire nuove procedure se poi corrono il rischio di non avere le gambe per intraprendere il loro difficile cammino.

    http://www.lavoce.info

  • Archivio Class Action
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO