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  • 11/10/2004 Il codice delle centrali dei rischi (Marco Pagano, Tullio Jappelli, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Il Garante per la protezione dei dati personali, più spesso citato come Garante della privacy, ha promosso la sottoscrizione di un “codice deontologico sulle centrali rischi”. La sua entrata in vigore è prevista per gli inizi del 2005 e la bozza può essere scaricata dal sito web http://www.garanteprivacy.it. Il nuovo codice deontologico potrà influire notevolmente sul funzionamento del mercato del credito. Le “centrali rischi” private sono infatti banche dati nelle quali confluiscono informazioni relative a chi chiede un prestito personale, un mutuo, una carta di credito e alle quali accedono banche e società finanziarie per verificare l’affidabilità e la solvibilità della clientela prima di concedere un prestito.

    Privacy e mercato del credito

    Spesso si parla delle centrali dei rischi soltanto per evidenziare il conflitto, effettivo o potenziale, tra le loro funzioni e il diritto alla riservatezza sulle informazioni. In effetti, molte delle norme che le regolano tendono a limitare l’uso delle informazioni da loro detenute per proteggere la privacy del consumatore. Questa è ovviamente la preoccupazione che ispira il Garante. E il codice dà ai consumatori il diritto di conoscere ed eventualmente correggere le informazioni in possesso delle centrali. Stabilisce che i dati sui ritardi nei pagamenti possano essere resi disponibili solo dopo un periodo minimo che varia da sessanta a centoventi giorni a seconda dei casi, e che i dati provenienti da fonti pubbliche non possano essere aggiunti alle banche dati contenenti informazioni creditizie. Infine, il codice limita il tempo massimo per cui le informazioni potranno essere conservate nella “memoria” delle centrali dei rischi. In particolare, le informazioni negative su ritardi nei pagamenti non potranno essere conservate per più di un anno (per ritardi non superiori a due rate o mesi), e due anni per ritardi maggiori; quelle relative a inadempimenti non potranno essere mantenute per oltre tre anni dalla scadenza del rapporto di credito; le informazioni positive non potranno invece essere mantenute per più di due anni.
    Nonostante la tutela della privacy sia un obiettivo socialmente importante, è utile ricordare che le centrali dei rischi hanno un impatto notevole sul funzionamento del mercato del credito, e che una tutela molto rigorosa della privacy può danneggiare per altra via i cittadini, impedendo loro l’accesso al credito o rendendolo più oneroso.
    Poiché attenuano o risolvono i problemi generati dall’asimmetria informativa tra istituti di credito e clienti, le centrali dei rischi consentono alle banche di valutare meglio il livello di rischio della clientela. In vari lavori, si è mostrato che questa maggior disponibilità di informazioni per le banche si traduce spesso in un vantaggio per la clientela, almeno per quella in grado di ripagare il prestito: essa riceverà credito più abbondante e meno oneroso, poiché verrà più facilmente riconosciuta come meritevole di credito. (1) In termini tecnici, si riduce il problema della “selezione avversa”. Inoltre, l’espansione del credito è maggiore se lo scambio di informazioni interviene in un mercato creditizio che altrimenti sarebbe poco concorrenziale. Lo scambio infatti elimina o attenua le differenze tra le informazioni di cui ciascuna banca dispone e quindi tende ad accrescere il grado di concorrenza tra banche. Dunque, lo sviluppo delle centrali dei rischi, pubbliche e private, è uno strumento di politica antitrust nel mercato creditizio.

    Informazioni tempestive, complete e accurate

    La presenza e l’attività delle centrali influenza anche il comportamento di chi accede ai fondi.
    Se un debitore sa che l’insolvenza o la mora sono registrate in una banca dati a cui hanno accesso tutte le banche, è indotto a una maggior cautela, per evitare di essere etichettato come cliente rischioso. Ogni debitore comprende che in caso di insolvenza rischia di rovinare la propria reputazione con tutte le banche, non solo con quella da cui ha preso a prestito. In futuro, sarà più difficile ottenere prestiti anche dalle altre banche. Lo scambio di informazioni attenua quindi anche il cosiddetto “rischio morale”, o comportamento sleale, nel mercato del credito. Anche questo può risolversi in un beneficio per la collettività, perché la riduzione delle sofferenze bancarie tende a tradursi in una riduzione dei tassi di interesse per la generalità della clientela. (2)
    Una ricerca internazionale coordinata dalla Banca Mondiale, documenta che l'efficacia delle centrali dipende anche da come è scambiata l'informazione e da quali dati sono conferiti alle centrali dei rischi. (3)
    In particolare, la capacità di individuare i creditori insolventi e la precisione delle informazioni prodotte è maggiore quando lo scambio di dati riguarda anche la quantità di credito ottenuto e le garanzie prestate dal debitore (informazione positiva), e non solo le insolvenze (informazione negativa). Inoltre, sono le piccole e medie imprese e i consumatori, più spesso soggetti a rapporti esclusivi con gli istituti di credito, a trarre maggiore vantaggio dallo scambio di informazioni tra banche.
    Per le stesse ragioni, è di fondamentale importanza che le informazioni in questione siano il più possibile accurate, tempestive e complete.
    Le caratteristiche di accuratezza e tempestività non sono in conflitto con l’esigenza di dare accesso ai dati delle centrali dei rischi ai soggetti censiti, nella misura in cui tale accesso può consentire di correggere informazioni erronee o non più aggiornate. Per lo stesso motivo, tuttavia, è consigliabile che le informazioni relative alle insolvenze o ai ritardi nei pagamenti siano disponibili immediatamente. Ritardi nella segnalazione riducono l’efficacia delle centrali dei rischi senza ottenere alcun effetto positivo per i consumatori.
    L’esigenza della completezza invece può creare attriti con la protezione della privacy, ma è nondimeno della massima importanza perché ciascun elemento informativo possa essere posto nella giusta luce nella valutazione complessiva del merito di rischio della clientela. Un’informazione incompleta può a volte danneggiare lo stesso soggetto a cui essa si riferisce, poiché può condurre le banche ad attribuire una gravità maggiore del dovuto a negligenze occasionali, come il ritardo di una sola rata di pagamento da parte di un debitore normalmente puntuale.
    La solvibilità di un soggetto economico (che riflette la sua situazione patrimoniale complessiva) e le sue caratteristiche di onorabilità tendono a essere persistenti nel tempo, e creano dunque una forte persistenza anche nel comportamento dei debitori. Per tale motivo, la memoria delle centrali di rischio sui debitori è di fondamentale importanza per poter prevedere il comportamento futuro di ciascun debitore. Al tempo stesso, è giusto che la memoria del sistema non sia eccessiva, in quanto si vuole garantire che informazioni obsolete non ricevano un peso inappropriato da parte delle banche ed evitare che un’insolvenza porti a un’esclusione permanente dal mercato del credito. Occorre perciò trovare un giusto equilibrio tra queste due esigenze.
    La tabella seguente evidenzia che nei principali paesi industrializzati i tempi di conservazione dei dati relativi a finanziamenti erogati e totalmente rimborsati variano da un minimo di tre anni (in Germania e Svezia) a un massimo di sei (in Gran Bretagna). Negli Stati Uniti non sono previsti limiti per la conservazione dei dati positivi. Scendere al di sotto della soglia dei tre anni nei tempi di conservazione dei dati costituirebbe una anomalia nel quadro internazionale dei paesi in cui è maggiormente sviluppato il credito al consumo, con possibile pregiudizio dei consumatori.


     


    (1) Per una rassegna, vedi Tullio Jappelli e Marco Pagano (2003), “Public Credit Information: A European Perspective,” in Credit Reporting Systems and the International Economy, a cura di Margaret Miller. Cambridge: Mit Press

    (2) L'evidenza empirica conferma la presenza di effetti positivi dell’attività delle centrali dei rischi, private e pubbliche.In uno studio sulle centrali dei rischi di oltre quaranta paesi, abbiamo riscontrato che l’ampiezza del mercato del credito è maggiore laddove le centrali sono più attive. Altri economisti hanno dimostrato che le informazioni fornite dalle centrali aiutano le banche a migliorare le stime sull'affidabilità dei clienti. Vi è anche evidenza che esse riducano il grado di razionamento del credito cui sono soggette le imprese.

    (3) Credit Reporting Systems and the International Economy, a cura di Margaret J. Miller, Mit Press, marzo 2003.

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