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  • 18/01/2005 Un Clap più accessibile (Paolo Sestito, Salvatore Pirrone, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Qualche tempo fa, su lavoce.info abbiamo presentato uno strumento di interrogazione on line di un campione longitudinale degli attivi e dei pensionati, Clap, la nuova banca dati longitudinale sul mercato del lavoro, tratta dagli archivi amministrativi dell’Inps. L’iniziativa era però stata da taluni criticata.
    Erano critiche forse ingenerose, ma è senz’altro vero che quell’iniziativa ancora non affrontava il problema dell’accesso ai microdati. Proprio alla specifica soluzione di questo problema è oggi rivolto l’ulteriore data-set messo a disposizione dei ricercatori. E che contiene, oltre a quelle già sfruttate dall’applicazione on line (tipo di situazione occupazionale, età, sesso, sede di lavoro), anche altre variabili di estremo interesse, quali la retribuzione, il numero di giornate retribuite, il tipo di orario (full-time vs part-time) e, in relazione agli ultimi anni, anche il tipo di contratto (tempo determinato vs tempo indeterminato).

    Il quadro normativo

    Il problema dell’accesso ai microdati non era di facile soluzione per la necessità di contemperare le esigenze della ricerca – “culturalmente” spesso trascurate dal nostro legislatore, come più volte sottolineato su queste colonne da Andrea Ichino – con quelle di tutela della privacy. Che di un contemperamento si debba trattare, è stato già con forza evidenziato, sempre su queste colonne, da Ugo Trivellato.
    Inoltre, è evidente che l’iniziativa predisposta, quali che siano le opinioni degli scriventi, non poteva che muoversi nell’ambito definito dalla normativa vigente. E in particolare dal nuovo “Codice in materia di protezione dei dati personali”, approvato nel 2003, che dedica un intero titolo (il settimo) al trattamento dei dati per scopi storici, statistici o scientifici.
    In materia di analisi statistica, tuttavia, il codice della privacy, ma soprattutto i codici di deontologia e di buona condotta che ne specificano il contenuto, ripropongono l’antica dicotomia tra enti facenti parte del Sistema nazionale di statistica (Sistan) e altri enti. (1) Mentre la comunicazione dei dati all’interno di ciascuno dei due “mondi” appare piuttosto libera, quella dall’uno all’altro è sottoposta a regole alquanto stringenti. (2)
    Il mantenimento d’un certo privilegio in capo al mondo Sistan non è privo di ragioni (si tenga conto che tra l’altro per le rilevazioni incluse nel Piano statistico nazionale vige il principio dell’obbligo di risposta). Il rischio è però quello di creare due ambienti poco permeabili e di non valorizzare le informazioni più sistematiche e significative, derivanti da indagini campionarie o di derivazione amministrativa, che sono proprie del mondo Sistan.
    Il paradosso è che la difficoltà di utilizzo delle informazioni ufficiali finisca per incentivare l’uso alquanto approssimativo della statistica, con fonti improprie e spesso assolutamente prive di significatività statistica, nel dibattito politico e culturale. (3)

    La procedura per l’accesso ai microdati

    Di fatto, i collegamenti tra mondo Sistan e altri enti si restringono a due sole ipotesi.
    La prima, peraltro non sempre molto pratica, prevede che l’accesso ai dati avvenga all’interno di uno specifico laboratorio, predisposto dall’ente Sistan: è la soluzione adottata dall’Istat con il cosiddetto laboratorio Adele.
    Una soluzione alternativa passa invece per la definizione di un progetto congiunto (tra ente Sistan, detentore dei dati, e soggetto promotore di una ricerca, anche esterno al Sistan). Quest’ultima è la procedura predisposta dal ministero per consentire un più ampio utilizzo scientifico dei dati del Clap.
    I soggetti interessati dovranno presentare un’istanza, corredata da uno specifico progetto di ricerca (connesso con i fini istituzionali del ministero) e da un protocollo con cui i ricercatori si impegnano al rispetto della normativa sulla privacy. Il ministero potrà rifiutare la comunicazione dei dati soltanto ove il progetto persegua scopi non coerenti con quelli istituzionali del ministero stesso, ovvero appaia manifestamente inidoneo a perseguire gli obiettivi prefissati.
    Fine della procedura non è quello di indirizzare le ricerche su specifici argomenti (fatto salvo il riferimento all’ampio ambito del mercato del lavoro e delle tematiche sociali e previdenziali) o di appropriarsi delle stesse. Pur trattandosi di un progetto congiunto, il ministero rinuncia infatti a ogni diritto riguardante la proprietà intellettuale della ricerca, richiedendo solo di essere informato preventivamente su qualsiasi pubblicazione o evento che sfrutti i risultati della ricerca stessa.

     

    Perché il Clap sia sempre più utilizzato

     

    Tenuto conto delle lamentele che il mondo della ricerca ha spesso sollevato rispetto alla carenza di informazioni e di microdati, ci aspettiamo che l’iniziativa susciti un certo interesse e che l’uso di Clap possa divenire una prassi diffusa. Peraltro, allo scopo di ulteriormente incentivare la conoscenza e lo sfruttamento del nuovo archivio statistico, il ministero ha bandito, in questa prima occasione di apertura all’esterno del Clap, una gara volta a premiare le tre ricerche giudicate più riuscite e più rispondenti agli obiettivi istituzionali del ministero e alla attualità del dibattito scientifico.
    Previo espletamento della procedura di richiesta dei dati, le ricerche dovranno essere presentate entro il 28 febbraio 2006, per essere poi vagliate da una commissione scientifica. (4)
    I premi sono di importo modesto, perché si immagina che il mondo della ricerca sia comunque già sufficientemente stimolato dalla guadagnata disponibilità dei microdati.
    Le peraltro piuttosto limitate risorse disponibili saranno perciò impiegate in prevalenza nel migliorare, d’intesa con l’Inps, la portata e la significatività del Clap in quanto tale: da una parte con l’incremento delle informazioni disponibili, e dall’altra con il miglioramento della procedura di consultazione on-line.
    Sul primo punto, oltre all’impegno nel ridurre il gap temporale, i prossimi passi sono quelli di includere informazioni relative ai co.co.co, alle pensioni non Inps, ai contributi versati prima dell’inizio del periodo di osservazione (il 1985), nonché informazioni relative al datore di lavoro.
    Quanto alle interrogazioni on-line, si punta a rendere più agile e flessibile il filtro iniziale che identifica la sottopopolazione della quale si indaga la situazione prima e dopo di una certa data, nonché a inserire importanti informazioni come la retribuzione e a calcolare misure “pesate”di presenza in un certo status relativamente a un certo intervallo temporale.

    L’auspicio è che strumenti come Clap, pur nell’assenza delle definizioni relative al monitoraggio previste dalla legge (in particolare dall’articolo 17 del decreto legislativo 276 del 2003, tuttora inattuato), possano contribuire a rendere più informato il dibattito sulle politiche del lavoro, superando le molte facilonerie e manicheismi intorno alla cosiddetta legge Biagi.
    In prospettiva, è tra l’altro da tener presente che la struttura di Clap ben si presterà a cogliere le opportunità che derivano dagli sviluppi previsti di taluni sistemi informativi, in particolare per quanto attiene il costituendo casellario degli attivi da cui Clap dovrà a regime poter essere fatto discendere.


    (1) Il codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti effettuati nell’ambito del Sistan, adottato con provvedimento del Garante n. 13 del 31 luglio 2002 (Gu 16 agosto 1999, n. 191), è riportato in appendice al Dlgs 196/2003; il codice di deontologia per gli enti non Sistan, posteriore all’adozione del codice della privacy, è stato approvato con provvedimento del Garante del 16 giugno 2004 (in Gu n. 190 del 14 agosto 2004).

    (2) Per quanto riguarda la comunicazione tra enti Sistan si veda, oltre al già citato codice deontologico, la recentissima direttiva 9/2004 del comitato di indirizzo e coordinamento dell’informazione statistica (Comstat), recante “Criteri e modalità per la comunicazione dei dati personali nell’ambito del Sistema statistico nazionale”, in Gazzetta ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004.

    (3) Un esempio tra tutti è quello relativo alle collaborazioni coordinate e continuative. Il persistere della carenza di dati sul fenomeno all’interno dei quadri occupazionali abitualmente prodotti dall’Istat consente tuttora taluni commentatori di parlare di più di due milioni e mezzo di cococo (ritenuti poi, a seconda dei punti di vista, precari sfruttati o posizioni lavorative poste a rischio dalla legge Biagi).

    (4) I dettagli per la partecipazione al bando si trovano sul sito http://stat.welfare.gov.it

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