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  • 19/12/2007 CONSUMI: E’ boom dei "negozi a tempo". Gli psicologi: "Bisogna fare attenzione" (FN, http://www.helpconsumatori.it)

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    Una piccola galleria d'arte itinerante dove è possibile acquistare chicche di designer emergenti, una boutique di prodotti tipici dentro un museo dedicato alle arti applicate, angoli di vendita sfuggenti allestiti all'interno o intorno alle botteghe tradizionali: è boom anche in Italia dei "negozi a tempo", i cosiddetti "temporary shop" che, partiti da New York nel 2004, sono ora approdati in città come Roma, Torino e Milano.

    Basati sulla semplice filosofia della novità che li porta a comparire e scomparire nei punti nevralgici delle metropoli senza preavviso e in concomitanza di eventi e ricorrenze quali il Natale, questi negozi basano la loro fortuna non solo sulla curiosità che inevitabilmente suscitano nei consumatori ma anche sui vantaggi economici del "business usa e getta". Aprendo e chiudendo nell'arco di due o tre settimane, infatti, queste attività commerciali-evento non hanno a che fare con normali costi di avviamento e gestione, spesso non pagano veri e propri affitti ma quote per l'uso di spazi liberi, sfruttano appieno le possibilità date dalla liberalizzazione delle piccole attività commerciali, e infine non rischiano il fallimento.

    L'obiettivo originario di questa nuova concezione della distribuzione al dettaglio è quello di favorire il contatto tra creatori e consumatori per abbassare il più possibile i prezzi e consentire un rapido assorbimento degli stock di merce da parte del mercato; ma non manca chi dubita che si tratti solo di palcoscenici-ammalia-consumatori. Dario Galati, professore di psicologia all'Università di Torino, per esempio, avverte: "Bisogna fare attenzione. Chi ha creato questo tipo di negozi ha fatto centro dal punto di vista psicologico toccando le leve più semplici e più efficaci che regolano il nostro comportamento ossia la novità e l'accessibilità. Il risultato è un'iperstimolazione al consumo che, attraverso la rapida sottrazione del prodotto acquistabile, non rende possibili processi cognitivi più approfonditi sulla reale necessità di quel prodotto. Il consumatore perde così l'opportunità di critica e finisce per dare esclusivamente risposte emotive".

    http://www.helpconsumatori.it

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