28/02/2006 Enel: io sto con i Francesi (Gianluca Bifolchi, http://anzetteln.splinder.com, visto su www.comedonchisciotte.it)

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  • Diciamo la verità: occorre davvero tutta l'arroganza dei Francesi per decidere una fusione tra i due gruppi dell'elettricità Gaz de France (pubblico ) e Suez (privato) al solo scopo di bloccare la scalata dell'Enel al mercato dell'energia elettrica francese attraverso l'acquisto di Suez.
    Sanno bene che ciò è contro i trattati che hanno firmato. Sanno bene che è contro lo spirito di quell'Europa unita di cui si vorrebbero alla guida, in nome di una grandeur che immaginano incontestata in tutto il resto del continente. Ma lo hanno fatto lo stesso.

    Ovviamente gli umori antifrancesi impazzano nella nostra campagna elettorale e nei nostri media. Gli euroscettici della Lega gongolano per l'opportunità di far balenare davanti agli occhi del loro elettorato tanti simpatici dazi per proteggere i loro prodotti che, senza i vantaggi all'export della liretta svalutata, non vuole più nessuno. Prodi se la prende con Berlusconi che non ha difeso abbastanza la riconferma di Mario Monti alla poltrona di commissario per la concorrenza europea. Il centrodestra dice che questi scherzi della Francia sono il frutto avvelenato degli anni della Commissione Prodi, in cui l'asse franco-tedesco fece il bello e il cattivo tempo.
    Prevedibilmente, l'opinione pubblica italiana sta per farsi cogliere da un raptus di patriottismo capitalista, insorgendo in difesa delle nostre (ah ah ah...) aziende nazionali dai soprusi di Parigi e Bruxelles.

    Questo tipo di appelli sono assai efficaci, ma anche piuttosto fuorvianti.
    L'Enel fu privatizzata nel 1999 dal centrosinistra, che ancora oggi ricorda la cosa con grande orgoglio. Per la verità lo stato mantenne una quota di maggioranza, ma agli effetti della natura privatistica della società ciò non ha alcun effetto. Infatti l'unico modo per attirare capitali privati in un'azienda pubblica è modificare le finalità di quest'ultima: non più tutelare gli interessi pubblici e sociali legati a quella branca di industria ma ricercare la redditività dei mercati. In altre parole, ogni anno, all'atto della approvazione del bilancio da parte dell'assemblea degli azionisti, occorrerà privilegiare la redistribuzione degli utili (o il loro accantonamento in riserva a fini di speculazione finanziaria) piuttosto che il loro reinvestimento diretto nell'attività.
    Si tratta d un nodo di problemi che, nel caso dell'Enel, sarebbe interessante approfondire, tanto per aiutare gli utenti a capire perché, se da un lato pagano una delle bollette elettriche più care d'Europa, dall'altro l'Enel ha così tanti soldi nei suoi forzieri da dare la scalata a società francesi e belghe.

    Avendo comunque mancato tutti i vantaggi promessi della privatizzazione e della liberalizzazione nel settore dell'energia, i cittadini potranno comunque bearsi ora di un senso di legittimo oltraggio (sulla scia del residuo di orgoglio olimpico) per i torti fatti alle nostre (ah ah ah...) aziende all'estero. In fondo basta così poco ad essere felici.

    Quanto ai Francesi, niente equivoci. Il loro capitalismo è altrettanto egoista ed avido del nostro (oltre che più muscolare), ma li riscatta una classe dirigente di alto livello che comprende l'ovvio, e cioè che il necessario controllo su un settore strategico per l'economia , come l'energia, è incompatibile con la speculazione finanziaria. Occorrono investimenti, ricerca, tecnologia, manutenzione, e non le alchimie contabili che servono a produrre denaro dal denaro.
    L'Unione Europea è una bella cosa, lo dico sinceramente. Nonostante tutto sono un sostenitore della moneta unica e desidero lo sviluppo ulteriore delle istituzioni comunitarie. Ma occorre capire che il mercato unico, come è inteso oggi, serve solo a svincolare il potere economico -- proiettandolo su una scala sovranazionale -- da quei minimi controlli democratici che ancora conducono un'esistenza stentata nelle istituzioni nazionali. In altre parole si sta andando verso un sistema in cui i cittadini eserciteranno i loro già scarsi poteri democratici solo in quelle sfere che sono state ormai abbandonate dal potere economico.

    Dietro l'atteggiamento francese -- che si profila nel rigetto della bozza di Costituzione, della direttiva Bolkestein, o nella protezione delle loro aziende strategiche dai take-over ostili provenienti dall'estero -- si nasconde un insieme molto eterogeneo di interessi, spesso grettamente sciovinistici o puramente protezionistici. Ma vi è anche la consapevolezza del bivio al quale si trova l'Europa oggi, se deve essere una unione politica e democratica di popoli che sentono più ciò che li accomuna che ciò che li divide, o piuttosto una nuova forma di sovranità in cui tecnocrati ed elites finanziarie esercitano poteri che gli sono stati involontariamente ceduti dagli ignari cittadini europei.

    Gianluca Bifolchi
    Fonte: http://anzetteln.splinder.com/


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