14/03/2006 Liberalizzazione e Concorrenza viste dai Poli (Carlo Scarpa, www.lavoce.info)

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  • Concorrenza e liberalizzazione sono molto presenti, anche se in modo "articolato", nel programma dell’Unione, quasi assenti in quello della Casa delle libertà. Avviene anche per la nota scelta della Cdl di essere particolarmente breve, il che non cambia il fatto che la decisione di lasciare questo aspetto nell’ombra solleva qualche perplessità.

    La riforma del commercio

    Al momento la riforma promossa dal governo del centrosinistra nel 1998 sta funzionando a metà per il potere di Comuni e Regioni che spesso rallentano l’apertura del mercato. Gli orari sono ancora sottoposti a regole, le aperture di grandi centri commerciali richiedono autorizzazioni non di solo tipo urbanistico, ma di vera programmazione del settore, il tipo di merci che possono essere vendute è tuttora limitata (i supermercati non possono vendere benzina e medicinali da banco).
    Su questi temi l’Unione resta abbastanza nel vago, affermando la necessità di aumentare la concorrenza, favorire la grande distribuzione nazionale, ma valorizzando anche i piccoli esercizi, la cui funzione sociale è riconosciuta. Come si debba realizzare questo equilibrio non è per altro chiaro.
    Il tema della distribuzione commerciale non è mai menzionato nel programma della Cdl.

    La riforma delle professioni

    Su questo la Cdl dice semplicemente "3. Nuova legge sulle professioni". Trovo personalmente irritante che si indichi che questo è il punto di un programma, se non si dice almeno a quali principi generali la legge dovrebbe ispirarsi. Soprattutto perché anche quattro anni fa la Cdl aveva dichiarato di volere intervenire sul settore, mentre non ha fatto nulla. Anche su questo tema non traspare alcunché. Peccato.
    L’Unione dedica a questo punto due pagine (130-132). Parte dalla dichiarazione che "i servizi professionali sono protetti da norme che senza giustificazioni (…) limitano la concorrenza" per poi affermare che diversi aspetti dovrebbero essere liberalizzati, in particolare "prezzi, pubblicità e modelli aziendali". Questo porta l’Unione a proporre l’eliminazione dei prezzi minimi, ma non per le"attività riservate" – curioso, visto che i professionisti hanno già il diritto esclusivo di effettuare quelle attività senza concorrenza da parte di altri soggetti – l’eliminazione del divieto di pubblicità. Anche l’introduzione di società tra professionisti è favorita, ma solo per servizi "multidisciplinari e interprofessionali". Ovvero, liberalizzazione sì, ma non esageriamo
    Il voto dei professionisti sembra interessare entrambi gli schieramenti.

    I settori a rete

    Intanto, il tema generale delle liberalizzazioni. Su questo i poli sono d’accordo nel dire che le liberalizzazioni degli anni Novanta, avrebbero dovuto essere fatte meglio, evitando di perpetrare i monopoli preesistenti. La differenza è che per la Cdl questa è una critica al governo della controparte, mentre per l’Unione si tratta di un’autocritica. Tardiva, ma meglio che niente.
    Sul governo dei settori, l’Unione batte molto sul tema delle Autorità indipendenti, il cui potenziamento viene visto come assai importante. A riguardo, si propone una unificazione delle Authority per i servizi a rete (e una nuova Autorità per i trasporti – finalmente).
    Due aspetti del programma dell’Unione lasciano particolarmente perplessi. In primo luogo, il fatto che, tra l’altro, "liberalizzare significa (…) garantire fondamentali clausole sociali per gli operatori". Purtroppo, le clausole sociali (hanno significato in buona sostanza garantire che la liberalizzazione lasciasse intatti i privilegi della forza lavoro in eccesso o con salari superiori a quelli degli altri settori) sono la scusa tradizionale per svuotare le liberalizzazioni, e vedere questa sottolineatura nel programma accanto al tema dei servizi pubblici locali, ove questi problemi sono enormi, desta particolari preoccupazioni.
    Il secondo tema critico è che "nei servizi a rete (energia, trasporti) la proprietà delle reti deve rimanere pubblica". Perché? Su questo tema nessuna argomentazione viene proposta, e si noti che pubbliche sono le reti elettriche che ci hanno regalato il blackout del 2003, quelle del gas che un’impresa sotto controllo pubblico non ha potenziato portandoci sull’orlo della crisi, quasi tutte quelle idriche che perdono oltre il 30 per cento dell’acqua immessa, quelle ferroviarie (no comment) e così via.
    Su tutto questo la Cdl afferma semplicemente che "occorre quindi più concorrenza nella gestione dei servizi in settori nevralgici come le banche, le assicurazioni, l’energia, le autostrade, le telecomunicazioni", ma non è dato sapere di più. Di nuovo, obiettivi senza indicazioni di azioni da intraprendere.


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