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  • 20/01/2009 Se Microsoft torna nel mirino dell' antitrust (Federico Etro, http://www.lavoce.info)

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    La Commissione Europea apre un nuovo caso antitrust contro Microsoft. Questa volta per l'accorpamento di Windows con Internet Explorer. Ma l'accusa non sembra fondarsi su solide motivazioni economiche. La competizione nel mercato dei browser è florida e testimone ne sono la rapida ascesa di un programma alternativo come Firefox e l'ingresso di nuovi prodotti come Chrome di Google, tutti disponibili gratuitamente. L'incertezza legata a una nuova battaglia legale potrebbe ridurre gli incentivi a investire in ricerca.

     

    Da dodici anni Microsoft distribuisce il suo sistema operativo con il proprio browser Internet Explorer, e da otto anni lo fa sotto regole contrattuali stabilite dall’antitrust americano. Browser alternativi sono facilmente installabili su ogni computer e la competizione in questo campo si gioca tutta sulla qualità, dato che l’introduzione di Ie e la diffusione di prodotti open source ne hanno fatto crollare a zero il prezzo. Negli ultimi anni, Mozilla Firefox ha conquistato sempre più utenti, Opera e Safari si sono consolidati nelle loro nicchie, mentre il nuovo Chrome di Google non sembra aver ancora riscosso molto successo. Gli ultimi dati europei mostrano un forte calo della quota di mercato di Internet Explorer, scesa dal 90 per cento di qualche anno fa al 59,5 per cento, con Firefox salito al 31 per cento e Opera attestata al 5 per cento. L’accesso a Internet è ormai una componente essenziale di ogni Pc e ha permesso e promosso il rapido sviluppo di tutti i mercati connessi alla rete, a partire da quelli delle vendite e della pubblicità online. Questi mercati high-tech rappresentano il principale motore dell’innovazione. In tempi di crisi, subiscono anch’essi una contrazione, ma restano le principali forze propulsive della ripresa economica.

    LA COMMISSIONE EUROPEA E MICROSOFT

    In questo scenario, la Commissione Europea ha deciso di aprire (in via preliminare) una nuova battaglia contro Microsoft per abuso di posizione dominante relativo al bundling (accorpamento) di Windows con Internet Explorer. Si tratta di una questione già aperta e chiusa dieci anni fa negli Stati Uniti, e si tratta di una conseguenza del precedente caso europeo, in cui il colosso americano è stato punito per il bundling di Windows con il lettore multimediale Windows Media Player. In quell’occasione, Microsoft fu accusata di aver escluso la competizione nel mercato dei media player e fu costretta a commercializzare un nuovo sistema operativo senza media player, il quale per la cronaca non è stato poi comprato da nessuno.
    Oggi la questione si ripresenta per Internet Explorer. Con la differenza che la competizione nel mercato dei browser è florida e testimonia l’ascesa, e non l’esclusione, di un prodotto rivale come Firefox e l’ingresso di nuovi prodotti come Chrome. Lo scenario di questo mercato rispecchia fedelmente una situazione estremamente competitiva, in cui un’impresa leader del mercato primario (Microsoft per i sistemi operativi) è stata spinta dall’entrata e dall’innovazione nel mercato secondario (quello dei browser) ad adottare strategie aggressive. Queste includono il bundling dei due prodotti da vendere a un prezzo molto basso e forti investimenti in ricerca e sviluppo per mantenere la leadership. La conseguenza è stata una forte pressione competitiva e innovativa dei produttori di browser alternativi che ha portato al successo crescente di Firefox come principale alternativa a Ie, e a notevoli benefici per i consumatori in termini di prezzi, qualità e varietà dei prodotti. (1)
    Oltre a ciò, a mio parere, non vi sono valide motivazioni economiche in supporto dell’accusa lanciata dalla Commissione. La strategia di Microsoft non può avere un intento predatorio perché è ormai impensabile che Internet Explorer torni a essere venduto a prezzi positivi. Inoltre, Microsoft ha solo da guadagnare dall’introduzione e anche dalla diffusione di altri browser perché ciò aumenta la qualità dei Pc e quindi la domanda di Windows. Molti utenti provano diversi browser prima di scegliere il preferito ed è difficile immaginare un contesto più competitivo di questo. Infine vi sono innegabili vantaggi di efficienza nella progettazione di un sistema operativo già dotato di un browser, che peraltro può essere sostituito con un altro in pochi secondi e gratuitamente. In altre parole, non si vede come il bundling di Windows con Internet Explorer danneggi i consumatori, il cui interesse è ciò che dovrebbe sempre guidare la politica antitrust.
    Se la Commissione decidesse di insistere su questa strada, verosimilmente giungerebbe a multare Microsoft e a forzarla a commercializzare un nuovo sistema operativo senza browser: probabilmente, come già accaduto per quello senza media player, non verrebbe poi comprato da nessuno. A prima vista questo esito non avrebbe conseguenza alcuna per i consumatori, ma l’incertezza legata a una nuova battaglia legale potrebbe ridurre gli incentivi a investire in ricerca da parte di Microsoft, di tutte le case di software che creano applicazioni per Windows e per Internet Explorer, e di tante altre imprese attive in situazioni analoghe, con conseguenze dannose per i futuri consumatori. C’è da chiedersi se le limitate risorse della Commissione siano spese al meglio in una battaglia del genere in un momento in cui le priorità economiche sembrano essere altre.


    (1) Per una discussione più tecnica vedi il mio articolo “Stackelberg Competition with Endogenous Entry”, 2008, The Economic Journal, October.

    Foto: Bill Gates. Fonte: internet

    http://www.lavoce.info

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