11/08/2005 Un rimbalzo superiore alle aspettative (Riccardo Faini, www.lavoce.info)

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  • Il dato diffuso ieri dall’Istat sul prodotto interno nel secondo trimestre del 2005 – che evidenzia un aumento dello 0,7% rispetto al trimestre precedente e dello 0,1% rispetto allo stesso trimestre del 2004 – rappresenta, dopo tante cattive sorprese, una buona notizia, per molti versi inattesa, sulla situazione congiunturale dell’economia italiana. La crescita in Italia si colloca su un livello pressoché doppio rispetto all’ Unione europea. Dopo parecchi trimestri, l’Italia fornisce quindi un contributo positivo e significativo alla dinamica della crescita a livello europeo.

    Interrogativi su un dato inatteso

    Il primo interrogativo riguarda i fattori sottendenti la crescita economica. Purtroppo, il dato flash dell’Istat fornisce informazioni troppo scarne per un’analisi approfondita. Bisognerà aspettare l’inizio di settembre per conoscere quali componenti della domanda hanno contribuito alla crescita del trimestre. Per ora è possibile solamente ragionare sulle informazioni, piuttosto parziali, di fonte sia Istat sia Isae. Cominciamo dai consumi. I segnali disponibili non sono particolarmente incoraggianti. Nei primi cinque mesi dell’anno le vendite al dettaglio sono diminuite, in termini nominali, rispetto allo stesso periodo del 2004 dello 0,6%. In termini reali la diminuzione rischia quindi essere piuttosto significativa, prossima al 3%. Non a caso, l’indicatore di fiducia dei consumatori compilato dall’ISAE registra un calo continuo durante tutto il secondo trimestre dell’anno. Sembra quindi difficile pensare che i consumi privati abbiano fornito un contributo di rilievo alla crescita del secondo trimestre. Analogamente gli scambi con l’estero, sempre nei primi cinque mesi del 2005, hanno registrato un forte deterioramento, con un saldo negativo in forte crescita, dallo 0,2% del PIL nei primi cinque mesi del 2004 a quasi lo 0,5% del PIL nello stesso periodo del 2005. Anche da questa componente è difficile quindi che sia venuta la spinta in questo scorcio d’anno. Rimangono quindi gli investimenti (il dato della fiducia delle imprese è salito soprattutto per questa fascia di imprese), i consumi pubblici (a livello locale?) e le scorte. Ovviamente non sarebbe rassicurante se fosse soprattutto questa ultima componente ad avere contribuito in maniera significativa alla crescita del PIL. A un accumulo di scorte in un dato periodo corrisponde infatti, in maniera quasi meccanica, un tentativo delle imprese di alleggerire i propri magazzini riducendo la produzione nel periodo successivo.  Dal lato dell’offerta abbiamo qualche informazione in più. L’Istat ci informa che a trascinare il PIL sono stati sia l’industria sia i servizi. Il contributo positivo dell’industria potrebbe sembrare sorprendente, alla luce del crollo della produzione industriale negli ultimi due mesi del secondo trimestre. Bisogna però ricordare che la produzione industriale registrò un forte aumento nel mese di Aprile, sufficiente a mantenere relativamente elevato il livello di attività nel secondo trimestre, rispetto al primo.

    Prospettive


    L’ultimo, e più importante interrogativo, riguarda le prospettive sia di breve che di medio periodo. Riguardo alle prime, vi sono fondati motivi di preoccupazione. In primo luogo, il calo della produzione industriale a Maggio e Giugno fa sì che nel terzo trimestre difficilmente l’industria riuscirà a fornire un contributo di rilievo alla crescita trimestrale del PIL: anche una crescita sostenuta dell’indice ci riporterebbe semplicemente al livello di Aprile. In aggiunta, l’Isae non è particolarmente ottimista sulle prospettive della produzione industriale dei prossimi mesi: l’indice è previsto diminuire nel terzo trimestre rispetto al secondo. Se a questo dato aggiungiamo il livello tuttora depresso della fiducia dei consumatori e la possibilità (confermata anche dalle indagini dell’Isae) che le scorte abbiano contribuito in maniera non trascurabile alla crescita del secondo trimestre è difficile condividere l‘ottimismo espresso in queste ore sulla solidità della ripresa dell’economia italiana. Non dimentichiamo poi che, malgrado la forte crescita del secondo trimestre, il PIL rimane ancora attestato su livelli inferiori a quelli registrati nel terzo trimestre del 2004. Inoltre, va sottolineato che, se anche la ripresa si consolidasse e l’economia italiana crescesse in linea con il suo potenziale nei prossimi due trimestri, la crescita in media d’anno non sarebbe superiore allo 0,3%, ben al di sotto quindi della media europea.
    Rimangono soprattutto irrisolti i nodi strutturali dell’economia italiana. Le istituzioni internazionali accreditano l’Italia di una crescita potenziale che non supera l’1,5%, un valore assai più basso di quello della maggior parte dei paesi industrializzati. Resta solo da sperare che le buone notizie sul fronte della congiuntura non inducano l’esecutivo a rinviare ulteriormente l’avvio di una politica di riforme di struttura, politicamente costose, ma nondimeno indispensabili, volte ad incrementare tale potenziale. E’ questa la vera sfida per la politica economica.


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