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  • 10/01/2007 Il fabbisogno dimezzato (Tito Boeri, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Da quando sono stati resi pubblici i dati sul fabbisogno del settore statale nel 2006, due domande sono ricorrenti.
    "Di chi è il merito di questo andamento migliore del previsto dei nostri conti pubblici? Del governo (uscente) di centrodestra o di quello (in carica) di centrosinistra?"
    "Cosa implica tutto questo per le scelte di politica economica da fare nel 2007? Ci sono margini per spendere di più (o ridurre il prelievo) rispetto a quanto contemplato dalla Finanziaria?"
    Una terza domanda è, invece, passata in secondo piano, ma è la più importante. Da lì bisogna partire per rispondere alle prime due.
    "Come è possibile che si facciano errori previsivi di questa entità su di un arco di tempo così ristretto?"
    In aprile, l’ultima Relazione Trimestrale di Cassa (RTC) di Tremonti aveva previsto un fabbisogno di 66,5 miliardi, il Dpef di luglio lo aveva abbassato a 59 miliardi e la Relazione previsionale e programmatica di inizio ottobre lo aveva portato a 48 miliardi. Alla fine il fabbisogno si è attestato a 35 miliardi, poco più della metà di quanto previsto soli cinque mesi prima, due punti di Pil in meno.

    Un errore senza precedenti

    In media negli ultimi dieci anni gli errori di previsione di saldi di bilancio sull’Italia della Commissione europea sono stati di circa 1/20. Questo significa che su di un deficit mediamente del 2,7 per cento del Pil, l’errore compiuto tra le previsioni di primavera e quelle d’autunno è stato di circa lo 0,1 per cento del Pil. A prezzi 2006, sarebbe un errore dell’ordine di 1 miliardo e mezzo. Nel 2006 l’errore compiuto nelle stime del governo è stato di 14 miliardi in autunno, in primavera addirittura di 31 miliardi. In media, dunque, 22,5 miliardi di errore, 15 volte quanto è avvenuto in media negli ultimi 10 anni.

    Il grafico qui sopra illustra l’andamento mensile del fabbisogno del settore statale nel 2005 e nel 2006. Il divario si è aperto pressoché interamente nel secondo trimestre. Da luglio in poi, le due linee si muovono quasi in parallelo. Come dire che tracciando una linea sul 2006 che seguisse lo stesso andamento del 2005, si sarebbe potuto stimare "col righello" un fabbisogno a fine anno di 40 miliardi.
    Ma i dati sul fabbisogno divengono disponibili solo circa 40 giorni dopo. Ai tempi della RTC di aprile, si avevano solo i dati di marzo, in cui lo scostamento fra 2005 e 2006 era di 1 miliardo appena. Usando il "metodo del righello" si sarebbe arrivati a una stima di 59 miliardi per fine anno, 7,5 miliardi in meno della stima della RTC. Ai tempi del Dpef di luglio, si avevano i dati di maggio, che documentavano una riduzione del fabbisogno rispetto allo stesso mese del 2005 di circa 7 miliardi. Il metodo del righello avrebbe portato a stimare un fabbisogno a 53 miliardi, contro il 60 del Dpef, lo stesso scarto che tre mesi prima. La forbice fra il metodo del righello e le stime è aumentata con la RPP di ottobre. Nei dati disponibili (agosto) il divario fra 2005 e 2006 nel fabbisogno era salito a 22 miliardi, dunque col metodo del righello si sarebbe dovuto scendere a 38 miliardi, mentre la RPP ne stimava 10 in più, 48 miliardi.
    Perché si è ritenuto, prima, che le cose sarebbero dovute andare peggio che nel 2005 nonostante il miglioramento della congiuntura e, poi, che ci sarebbe stato un netto peggioramento nell’andamento del fabbisogno negli ultimi mesi del 2006, nonostante le previsioni sulla crescita del Pil nel 2006 fossero migliorate (passando dall’1,3 all’1,6 per cento)?

    Ma che metodo si segue?

    Ovviamente si può fare molto di meglio che applicare il metodo del righello. Chi esegue le stime sul fabbisogno ha a disposizione molte altre informazioni rispetto al fabbisogno degli anni precedenti, a partire dalla relazione fra fabbisogno e pil negli anni precedenti e dalle previsioni sull’andamento del pil. Di qui il quesito legittimo che dovrebbe essere posto: come (con quali modelli) vengono utilizzate le informazioni? E che ipotesi vengono fatte sulle altre variabili che entrano nell’orizzonte previsivo?
    Singolare che in Parlamento non siano state richieste delucidazioni su di un errore così macroscopico. In qualsiasi democrazia avanzata si sarebbero levate molte voci per chiedere chiarimenti su metodi previstivi, dati e ipotesi e magari invocare l’affidamento del monitoraggio dei conti pubblici ad un’autorità indipendente. Da noi tutto tace. E’ un silenzio che finisce per svilire anche il difficile lavoro di chi svolge le previsioni, perché alimenta il sospetto che siano numeri forniti senza alcun metodo scientifico.

    Di chi è il merito?

    In attesa di sapere come vengono fatte le stime del fabbisogno, è possibile solo fare delle congetture sul perché il fabbisogno sia andato molto meglio del previsto.
    Non è certo merito della manovra correttiva (peraltro di modesta entità, attorno allo 0,1 per cento del Pil) varata dal governo in carica a luglio: il miglioramento rispetto al 2005 è intervenuto ben prima, nel periodo di transizione tra i due governi.
    Non sembra neanche merito dei cosiddetti dodicesimi, i tetti mensili alle spese delle amministrazioni centrali dello Stato. Avrebbero portato a spalmare le spese sull'intero anno evitando la solita impennata di dicembre. Ma il miglioramento del fabbisogno è intervenuto ben prima di dicembre. Da ottobre in poi, il divario rispetto al 2005 si è ridotto. Dunque, non sembra essere neanche merito delle misure di "rigoroso controllo operativo della spesa effettuate a partire dal giugno 2006", richiamate nel comunicato del ministero dell’Economia e delle finanze a commento dei dati del fabbisogno.
    Non è invece possibile escludere che ci sia stato un effetto Visco, vale a dire una minore evasione fiscale dovuta all’annuncio credibile della fine dell’era dei condoni. Basta guardare l’andamento del gettito Iva, l’imposta che aveva subito una più forte contrazione del gettito in rapporto all’andamento dell’economia nella stagione dei condoni e il cui gettito non è stato influenzato da misure una tantum, che hanno riguardato invece il gettito Irpeg-Ires e Irpef. In genere, il gettito Iva dovrebbe crescere in linea col Pil, l’incremento rispetto al 2005 (+ 8 miliardi) è stato invece più di due volte superiore alla crescita del prodotto interno lordo e alla stessa crescita dei consumi delle famiglie, mentre negli anni precedenti era aumentato meno del Pil. Questo forte incremento della cosiddetta "elasticità apparente" del gettito Iva rispetto al pil è pero intervenuto nel secondo trimestre, per poi attenuarsi leggermente nel terzo trimestre. Quindi l’effetto Visco avrebbe dovuto manifestarsi già prima dell’entrata in carica di questo governo. Era già allora credibile la minaccia di controlli più serrati?
    Un’altra spiegazione, soprattutto degli errori di pessimismo commessi in aprile, sotto il governo precedente risiede nelle una tantum. Ci riferiamo alla rivalutazione dei beni aziendali e alle ritenute da lavoro dipendente sugli arretrati, il cui gettito si è materializzato nel secondo trimestre: 4,3 miliardi per la prima posta, 1,5 per le seconde, più elevato che nel 2005, quando i beni aziendali avevano reso solo 1 miliardo, e delle previsioni. Se negli esercizi precedenti se ne era sovrastimato il gettito, questa volta lo si è sottostimato. E’ stata la vendetta delle una tantum, forse imputabile al miglioramento della congiuntura. Le imprese possono essere maggiormente invogliate ad approfittare delle opzioni loro offerte quando gli affari vanno meglio.

    Quali margini per il 2007

    Vista la dimensione dell’errore, è comprensibile che adesso si vogliano rimettere in discussione alcuni obiettivi di finanza pubblica fissati in base a previsioni rivelatesi poi troppo pessimistiche.
    Ma è bene chiarire due cose.
    Primo, il dato rilevante ai fini della procedura di disavanzo eccessivo non è il fabbisogno del settore statale, quanto l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche. Gli italiani saranno sorpresi ad aprile quando leggeranno dati dell’indebitamento vicini al 5 per cento, il dato peggiore dopo l’ingresso nell’euro. Il fatto è che nel 2005 ci sono state una tantum negative (la sentenza della Corte di giustizia europea sulla limitazione della detraibilità dell’Iva sulle auto aziendali e Ispa). Inoltre il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche nei primi tre trimestri di quest’anno è migliorato molto meno di quello del solo settore statale. Non sono ancora disponibili i dati dell’ultimo trimestre. Se dovessero avere lo stesso andamento di quelli del settore statale, il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche si attesterebbe a circa 55 miliardi, attorno al 3,6% del pil.
    Secondo, ai fini del rientro dal disavanzo eccessivo contano le grandezze al netto del ciclo. E dato il miglioramento del ciclo economico nel 2006, l’aggiustamento che ci viene richiesto è superiore a quello chiesto nel 2005. Proprio quando l’economia va meglio bisogna ridurre di più il debito pubblico e portare il disavanzo ben sotto il 3%.
    Quindi il miglioramento c’è stato, ma siamo ancora lontani dal rientrare dal disavanzo eccessivo.
    Guardando in avanti, sin quando non si capirà a fondo la natura dell’errore commesso nello stimare il fabbisogno del 2006, non sarà possibile stabilire se il 2006 è stato un anno eccezionalmente positivo oppure il 2005 un anno eccezionalmente negativo. In ogni caso, il migliore gettito delle una tantum nel 2006, per definizione, non si ripeterà negli esercizi futuri. Quanto agli eventuali progressi nel ridurre l'evasione, segnalano comunque un incremento della pressione fiscale, mentre le stime di Banca d’Italia indicano un record storico della spesa corrente nel 2006. Se il miglioramento delle entrate dovesse confermarsi nel 2007, per poter consolidare e rafforzare i progressi raggiunti nel risanamento dei conti pubblici, sarà allora fondamentale ridurre le tasse. Si eviterà così di soffocare la crescita e di far sì che, come spesso accade, un maggiore gettito induca più spese, anzichè migliorare i conti pubblici.

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