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  • 21/03/2007 Un "tesoretto" per chiudere con la finanza creativa (Tito Boeri, Pietro Garibaldi, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    C’è un "tesoretto" al ministero del Tesoro. Ma è un vero miglioramento nei conti o solo un’ulteriore revisione delle stime? Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Economia, il miglioramento nei conti pubblici del 2007 rispetto alle stime del giugno scorso è di circa 40 miliardi. Meno della metà è attribuibile alla Finanziaria appena varata. Fin quando non si spiega il perché di questo "miracolo", è bene evitare correzioni di rotta rispetto ad essa e utilizzare le risorse aggiuntive solo per abbattere il debito. Se proprio si vuole intervenire, vale la pena rimuovere l’ultima operazione di finanza creativa: il dirottamento del Tfr all’Inps. Questa misura sta scoraggiando il decollo della previdenza integrativa ed è un trucco contabile che maschera l’andamento effettivo dei nostri conti pubblici. La vera lezione da trarre dal miracolo del 2006 è che la mancata trasparenza è un’arma a doppio taglio.

    I dati della Trimestrale

    Tecnicamente, la presentazione congiunta e integrata della Trimestrale di cassa e della Relazione previsionale e programmatica è un fatto positivo. Molte piccole riforme della pubblica amministrazione si possono fare con aggiustamenti di questo tipo. Ed è anche un passo importante nella direzione della semplificazione nella rendicontazione.
    Il miglioramento della finanza pubblica presentato è però davvero impressionante.
    Il disavanzo delle pubbliche amministrazione previsto per il 2007 è pari al 2,3 percento. Ma il dato più appariscente riguarda l’andamento dell’avanzo primario, ossia l’indebitamento al netto degli interessi sul debito pubblico. A maggio 2006, prima del decreto Visco-Bersani, l’avanzo primario per il 2007 era stimato vicino allo zero per cento. Mentre dovrebbe essere intorno al tre per cento per ridurre il debito pubblico. Nelle nuove stime l’avanzo primario è previsto al 2,6 per cento.
    Il miglioramento netto, in soli dieci mesi, è quindi pari a quasi 40 miliardi di euro. La Finanziaria e la manovra estiva dovrebbero aver corretto il disavanzo del 2007 per 15-20 miliardi. E il resto? Delle due l’una. O si è compiuto un vero miracolo, un vero e proprio "turnaround", a una velocità di attuazione forse irraggiungibile anche per i migliori gestori del settore privato. Oppure è evidente che l’analisi della scorsa estate era troppo pessimista.

    L’effetto della ripresa economica è certamente importante. Tenendone conto, il recupero è meno clamoroso. L’indebitamento netto, depurato dagli effetti del ciclo e al netto delle misure una-tantum, si riduce nel biennio 2006-2007 di 1,8 punti percentuali, vale a dire lo 0,2 per cento di riduzione in più rispetto a quanto negoziato con la Commissione europea nel luglio 2005. L’applicazione del nuovo Patto di stabilità appare quindi perfetta. È un fatto positivo, per il paese, che un accordo stipulato da un governo in uscita sia mantenuto dal governo entrante.
    Il miglioramento non è peraltro dovuto a un contenimento della spesa. È invece legato alle maggiori entrate. L’incremento strutturale viene stimato dalla Trimestrale in 8-10 miliardi. Se fosse davvero così, si sarebbe riusciti a sostituire le famose una-tantum presenti nei conti degli ultimi anni.
    Ma in base a quale ragionamento si ritengono strutturali entrate che fino a pochi mesi fa non venivano neanche previste? È vero che una sottostima delle entrate c’è stata anche in Germania, Spagna, Irlanda e Svezia. Molti di questi governi hanno però dato spiegazioni chiare. In Germania, ad esempio, si sostiene che l’aumento delle entrate è legato a una crescita di consumi in anticipazione di un imminente incremento dell’Iva. Gli 8-10 miliardi di cui parla il ministero del Tesoro vengono ritenuti strutturali nell’introduzione della relazione, mentre più avanti sono definiti come residuali, rimancando giustamente che "non è possibile né prudente considerare tale residuo come interamente strutturale".

    Abolire il trasferimento del Tfr

    Il dibattito politico è ora incentrato su cosa fare del "tesoretto". L’elenco delle possibili richieste di spese o dei possibili tagli di imposte, è molto ampio. Ma non si dovrebbe dare il senso di una correzione di rotta. La nostra proposta è semplice: abolire il trasferimento forzoso del Tfr presso l’Inps.
    Come abbiamo ampiamente discusso in autunno, quella sul Tfr resta la vera misura "impresentabile" della Finanziaria per il 2007. Un debito per le imprese che si trasforma in un’entrata dello Stato: secondo la stampa finanziaria internazionale un trucco di bilancio e di finanza creativa che molto è costato, in termini di immagine e credibilità, al nostro paese. Lo stesso ministero riconosce che l’intervento concorre ad aumentare la pressione fiscale, e la sua entità rappresenta un chiaro rischio di attuazione per il 2007. Si utilizzino allora le risorse per correggere quella stortura. Tanto più che sta scoraggiando i lavoratori dal dirottare il Tfr ai fondi pensione, mentre la previdenza integrativa è una delle grandi sfide dell’Italia. Si utilizzi il tesoretto per chiudere con la finanza creativa. È fondamentale per il futuro dei giovani lavoratori.

    Un ulteriore segnale di cautela, a tenere alta l’attenzione sul debito, senza indulgere in nuove spese, è legato all’andamento del fabbisogno della pubblica amministrazione.
    Nel 2006, il fabbisogno è stato pari al 3,7 percento, superiore di 1,3 punti percentuali all’indebitamento netto, a causa di una regolazione di debiti pregressi. In altre parole, lo Stato e gli enti locali avevano decine di miliardi di impegni di spesa non ancora onorati. Quanti altri ce ne saranno? Non scordiamoci che la dinamica del debito dipende dall’andamento della cassa, e quindi dal fabbisogno. È sul debito la vera sfida per la politica economica.

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