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  • 01/10/2007 La sinistra, i Bot e il tabù della nominatività (Francesco Giavazzi, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    La redistribuzione è l'unico motivo che giustifica la tassazione di interessi e dividendi. Ma allora sarebbe necessario assoggettarli alla medesima aliquota che il contribuente paga sul reddito da lavoro. E' la soluzione adottata in molti paesi, a cominciare dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti. In Italia invece si preferisce un'aliquota unica su tutte le rendite finanziarie. Anche al 20 per cento ridistribuisce …  ma favore dei ricchi. Diversamente da ciò che molti pensano, questo sarebbe il momento giusto per modificare il trattamento fiscale dei titoli di Stato.

    L'argomento che interessi e dividendi su attività finanziarie non dovrebbero essere tassati perché il risparmio con il quale quei titoli sono stati acquistati è già stato soggetto all'imposta sul reddito, è sostanzialmente corretto. Il risparmio non dovrebbe essere tassato due volte.
    Tassare interessi e dividendi è giustificato solo se lo scopo è quello di rafforzare l'effetto redistributivo della tassazione, cioè se si ritiene che l'imposta sul reddito non redistribuisca abbastanza, ad esempio perché aumentare l'aliquota sui redditi più elevati avrebbe effetti troppo distorsivi sugli incentivi e sull'offerta di lavoro.
    Per redistribuire occorre quindi ricorrere ad altre imposte, come quelle su interessi e dividendi che, pur distorsive, lo sono un po' meno delle aliquote marginali dell'imposta sul reddito.
    Ma se la redistribuzione è l'unico motivo che giustifica la tassazione di interessi e dividendi, allora sarebbe necessario assoggettare questi redditi alla medesima aliquota che il contribuente paga sul reddito da lavoro.
    Questa è la soluzione adottata in molti paesi, a cominciare dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti.
    Non vedo perché non possa essere adottata anche in Italia.

    Quale aliquota

    Mi sorprende che la sinistra preferisca un'aliquota unica su tutte le rendite finanziarie che tassa i Bot di una famiglia operaia quanto quelli della famiglia Agnelli.
    Ma accettiamo il vincolo e supponiamo che non si vogliano rendere i Bot nominativi e quindi non si possano sommare interessi e dividendi a tutti gli altri redditi.
    Se li si tassa con un’aliquota unica, prelevata alla fonte, cioè direttamente sugli interessi, con quale aliquota dovrebbero essere tassati?
    Se lo scopo è redistributivo, dipende evidentemente dalla distribuzione dei redditi delle famiglie che posseggono tali attività finanziarie.
    Poiché il possesso di queste attività è relativamente più frequente tra le famiglie con redditi più elevati, la soluzione (ricordo sub-ottimale) è tassarli con un'aliquota più elevata di quella media sui redditi delle famiglie che non posseggono attività finanziarie.
    Poiché le famiglie che pagano un'aliquota media sui redditi da lavoro del 12,5 per cento sono pochissime, questa aliquota (quella oggi pagata sui Bot) redistribuisce nella direzione sbagliata, cioè a favore dei ricchi. Un’aliquota del 20 per cento è quindi certamente più equa di una del 12,5 per cento.
    Ma davvero non capisco perché proprio la sinistra debba essere succube del tabù della nominatività.

    PS:
    Il governo—e molti osservatori--pensano che modificare oggi il trattamento fiscale dei titoli di Stato, in un momento di turbolenza dei mercati è inopportuno. A me pare, invece, che questo sia il momento giusto per farlo, proprio perché la turbolenza dei mercati ha aumentato l’avversione al rischio dei risparmiatori, inducendoli a spostarsi verso i titoli di Stato. Prova ne è il fatto che i rendimenti sui titoli di Stato in euro a tre mesi sono scesi, dall’inizio di luglio, di 35 punti base, mentre il rendimento degli analoghi titoli privati (carta commerciale in euro a tre mesi) è salito di 50 punti.

    www.lavoce.info

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