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  • 060130 Termometro sommerso (Chiara Altobelli, www.lanuovaecologia.it)

    Ricerca personalizzata

    Studiare il clima di 150 anni fa per prevedere il clima di domani. Ecco l’ultima impresa di alcuni ricercatori dell’Icram

    In un corallo la storia del clima del Mediterraneo. I paleoclimatologi dell’Icram, l’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata al Mare di Roma, hanno recentemente dimostrato che, nello scheletro del corallo Cladocora caespitosa, è possibile “leggere” le oscillazioni della temperatura superficiale del mare (SST). Secondo i primi risultati, la SST nel Mediterraneo sarebbe aumentata, negli ultimi 100 anni, di 0,5 °C.

    «Per la prima volta – spiega Sergio Silenzi, il ricercatore che guida il gruppo cui si deve la scoperta – la composizione chimica di un corallo mediterraneo viene studiata per capire l’evoluzione del clima nel recente passato. In sintesi, la ricerca ha dimostrato che alcuni elementi presenti nello scheletro carbonatico della Cladocora, come lo stronzio, sono dei veri paleotermometri, ossia, la loro concentrazione varia al variare della temperatura superficiale dell’acqua di mare». I coralli tropicali vengono utilizzati per questo tipo di ricerche già dalla fine degli anni settanta, permettendo ai paleoclimatologi, di ricostruire le variazioni stagionali della temperatura superficiale degli oceani.

    Ma che cosa rende tanto speciali i coralli? «Questi invertebrati marini – risponde Silenzi – si accrescono ogni anno verticalmente, precipitando dai propri tessuti carbonato di calcio sotto forma di bande sovrapposte. Una banda nella stagione fredda ed una in quella calda, diverse per densità e spessore. L’analisi chimica di queste bande fornisce informazioni chiave per le ricostruzioni paleoclimatiche, come la temperatura, la salinità e il grado di inquinamento delle acque marine». Il Mediterraneo, si sa, ospita numerose specie di corallo, ma, per i ricercatori dell’ICRAM, la Cladocora ha una marcia in più. «La sua longevità – sintetizza Paolo Montagna, ricercatore dell’ICRAM – e la crescita continua e lineare nel tempo, rendono questa specie più semplice da studiare. Inoltre, vivendo a pochi metri di profondità, la Cladocora risulta facile da campionare».

    Per capire l’impatto antropico sui cambiamenti climatici e prevedere che “tempo farà domani”, gli esperti concordano sulla necessità di fare un tuffo nel passato. «Questa impresa - ammette Silenzi - è molto difficile da realizzare. Finora, i dati da satellite ci hanno permesso di risalire al clima mediterraneo di appena 20 anni fa. Oggi, invece, esemplari centenari di Cladocora testimoniano le variazioni climatiche avvenute, anno per anno, a partire dal 1906».

    Ma i paleoclimatologi dell’Icram non si accontentano, questo secondo loro è solo il primo passo. «Il Laser ablation, - conclude Silenzi – è la tecnologia del futuro. Il mezzo per farci raccontare dalla Cladocora com’è cambiato, settimana dopo settimana, il clima del Mediterraneo negli ultimi 150 anni. A quel punto toccherà a noi prevedere gli scenari futuri».

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