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  • 03/03/2006 Chi semina Vento... (Gianfranco Raffaelli, www.verdi.it)

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    Fenomeni atmosferici sempre più estremi: aumentano freddo e venti nel nord Europa. Colpa dell'effetto serra, accusa il Wwf

     

    Un nord del continente spopolato da gelidi venti invernali, una violenta escursione termica fra le stagioni, fenomeni atmosferici sempre più estremi. L’Europa raccoglie tempesta, annuncia il Wwf, come diretta conseguenza della scelta di non aver “seminato” in termini di politiche ambientali ed energetiche alternative.

     

    Il rapporto presentato dal Wwf, arriva alla fine di un inverno caratterizzato in tutta l’Europa Centrale e settentrionale da venti forti, tempeste di neve e colonnine di mercurio che segnano temperature al di sotto della media stagionale.

     

    Una diretta conseguenza dell’effetto serra che al di là del generale innalzamento della temperatura dell’atmosfera concorrerebbe a estremizzare tutti i fenomeni climatici, variazioni di temperatura comprese. Il fenomeno anzi sarebbe solo all’inizio, con una prospettiva di interi paesi nordeuropei “spazzati via” dai venti glaciali nel giro di pochi decenni.

     

    Tra le aree più a rischio di “congelamento” Gran Bretagna, Olanda e Francia. In particolare la Gran Bretagna potrebbe registrare entro la fine del secolo un incremento delle tempeste invernali del 25% con una velocità massima dei venti dell'8-16% ad un costo elevatissimo in termini finanziari.

     

    In Olanda, invece, la velocità massima dei venti potrebbe aumentare del 2-15% con un incremento che secondo gli esperti potrebbe attestarsi al +6% per un costo complessivo di 100 milioni di euro e danni di 5 volte maggiori rispetto ad oggi. La Francia potrebbe riportare un aumento delle tempeste fino al 10-20%, con una concentrazione del fenomeno soprattutto nelle zone settentrionali dove la velocità dei venti aumenterebbe del 16%. 

     

    A provocare l'inquinamento globale da gas serra, sono ovviamente il settore energetico e quello dei trasporti. “Basti pensare”, ricorda il Wwf , "che dal settore energetico mondiale dipende il 37% delle emissioni di Co2 prodotte dall'uomo e dovute principalmente ai combustibili fossili tra cui il carbone”.

     

    Una possibile inversione di tendenza potrebbe arrivare”, precisa ancora il Wwf, “solo dalla drastica riduzione delle Co2, già avviata dalla prima fase del protocollo di Kyoto e potrebbe accentuarsi con l'approvazione di un negoziato per la riduzione delle emissioni di almeno il 50%.” 

     

    L’estate scorsa un analogo studio del WWF si era invece concentrato sull’Italia e sugli scenari probabili derivanti dall'aumento della temperatura globale di 2 gradi rispetto all'epoca preindustriale, con estati torride nel bacino del Mediterraneo, aumento dell'intensità delle precipitazioni e della loro concentrazione nel tempo, con conseguenti frane e alluvioni.

     

    “Ma l’uno e l’altro scenario”, precisa Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf, “sono in realtà facce della stessa medaglia.” In questi giorni - sottolinea l'associazione ambientalista - un primo passo è arrivato dall'Unione Europea che ha provveduto ad istituire una task force che lavorerà sui temi di energia, industria e ambiente congiuntamente. "Un’opportunità - commenta Bologna - per tentare un’armonizzazione tra campi così diversi e spesso in competizione”

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