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  • 21/01/2007 La carta per il clima, l'equità e la lotta alla povertà (Rosaria Di Prata, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Il riscaldamento globale ha finalmente sfondato il muro dell'omertà. Ma le conseguenze e la percezione in Occidente sono limitate. Per combattere la povertà occorre inevitabilmente occuparsi dei rapidi cambiamenti climatici.

    Il problema del riscaldamento globale da circa un anno ha finalmente sfondato il muro dell'omertà, ma le sue conseguenze e la sua percezione in Occidente sono limitate, per ora solo a piccoli inconvenienti.



    Molto diverso è il discorso per chi vive sul filo della sopravvivenza. In questo caso i cambiamenti climatici hanno effetti molto più drammatici. Lunghi periodi di siccità alternati a piogge torrenziali, terreni resi improduttivi dalla desertificazione, riserve idriche inservibili per colpa delle infiltrazioni di acqua marina: tutti questi eventi nei paesi sottosviluppati significano danni economici gravissimi per le popolazioni locali, che sempre più spesso non riescono a risollevarsi.

    Per questo chi è impegnato a costruire un mondo più giusto, più solidale, dove la fame e le malattie più banali possano finalmente essere sconfitte, non può prescindere dalla lotta ai cambiamenti climatici. È sulla scorta di queste considerazioni che oltre trenta sigle dell'associazionismo ambientalista, delle Ong, del volontariato religioso e dei sindacati, hanno deciso di sottoscrivere una Carta per il clima, l'equità e la lotta alla povertà, ponendo la battaglia per ridurre l'effetto serra alla base delle loro politiche. Una messa a fuoco delle strategie, illustrata a Roma dai promotori, che ha trovato subito la benedizione dei ministeri dell'Ambiente e degli Esteri.

    Nell'elenco di chi ha aderito all'iniziativa figurano Wwf, Legambiente, Greenpeace, ma anche le Acli, la Federazione delle Chiese evangeliche, Save The Children, Cgil, Cisl e Uil e una lunga lista di Ong e Associazioni che si impegnano "insieme e ognuno nel proprio ambito, a battersi perché i mutamenti climatici indotti dall'uomo siano controllati e tenuti al di sotto dell'aumento di due gradi centigradi rispetto al periodo preindustriale, e ritengono questo fine strettamente connesso al loro impegno di promuovere la giustizia sociale, ambientale ed economica a livello globale".

    Il prossimo banco di prova per la Carta sarà il World Social Forum 2007, in programma a Nairobi, in Kenya, dal 20 gennaio a giovedì 25 gennaio (leggi su Korazym.org "Nairobi, al via il primo Social Forum africano").

    Fabrizio Fabbri ha anticipato invece l'intenzione del ministero dell'Ambiente di destinare una percentuale del "carbon fund", il fondo creato per saldare il debito italiano rispetto al mancato taglio di emissioni fissato dal Protocollo di Kyoto, a progetti per portare energia di origine rinnovabile a chi non è ancora raggiunto dalla rete elettrica, evitando che vengano usati per imprese verdi solo di facciata. Il ministero, inoltre, ai 50 milioni già previsti per il "carbon fund", stanzierà "altri 100 milioni all'anno fino al 2012 in cui si faranno i conti per il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto".

    Per combattere la povertà occorre inevitabilmente occuparsi dei rapidi cambiamenti climatici.

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