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  • 27/08/2007 I costi necessari per tagliare i gas serra (http://www.verdi.it)

    Ricerca personalizzata

    220 miliardi di dollari all'anno per tagliare i gas serra. Un investimento tra lo 0,3 e lo 0,5% del Pil mondiale. Questo il prezzo da pagare secondo l'Onu. Spese maggiori in assenza di misure

    Un investimento che oscilla tra lo 0,3% e lo 0,5% del prodotto mondiale lordo annuo, in soldoni oltre 220 miliardi di dollari. A tanto ammontano i fondi necessari per invertire la rotta che sta portando a un rapido cambiamento climatico del pianeta, checché ne dicano gli scettici.

    La cifra necessaria per ridurre le emissioni globali di anidride carbonica entro il 2030 emerge dall’ultimo rapporto tecnico pubblicato dal segretariato dell'Unfcc, la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite.

    Un documento che costituisce la base dell’assemblea dei tecnici partita il 27 agosto a Vienna, che vede riuniti i rappresentanti di oltre 100 paesi che discuteranno nell’arco della settimana degli obiettivi globali di riduzione delle emissioni da applicare dopo la prima fase del Protocollo di Kyoto, che termina nel 2012.

    Lo scopo dell'incontro di Vienna, fortemente voluto dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon,  è quello di preparare il terreno per la Conferenza di Bali di dicembre, quando si aprirà la partita sul fronte politico. Nodo centrale delle trattative sarà appunto quello dei costi per tagliare i gas serra.



    Secondo gli esperti Onu infatti la cifra di 224 miliardi di dollari è quella considerata indispensabile a riportare la quantità di emissioni ai livelli attuali, cioè 26 miliardi di tonnellate di gas serra ogni anno.

    148 miliardi di dollari serviranno a far decollare le energie rinnovabili, altri 36 miliardi di dollari a spese dell'industria per renderla più efficiente dal punto di vista energetico e infine altri 40 miliardi di dollari da destinare a ricerca scientifica e sviluppo di nuove tecnologie.

    “Questo significa che i finanziamenti per la ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica a carico dei governi e delle istituzioni pubbliche dovrebbero quanto meno raddoppiare rispetto ai livelli attuali - afferma Vincenzo Ferrara, responsabile scientifico della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, promossa dal ministero dell’Ambiente italiano, che si terrà a Roma il 12 e 13 settembre 2007 - ma significa anche che le imprese dovrebbero investire enormemente di piu' sia in ricerca, sia per rimodernare i processi industriali”.

    Secondo gli esperti Onu, per evitare molte delle conseguenze negative dei mutamenti del clima sarebbe necessaria una ricetta più incisiva, con un ulteriore investimento di 456 miliardi di dollari l'anno.

    Nel dettaglio 158 miliardi di dollari andrebbero ai biocarburanti (anche se bisogna valutare il ciclo di vita dell’intera filiera assestandolo su livelli di sostenibilità complessiva) e 67 miliardi di dollari per l'efficienza energetica; 36 miliardi di dollari per le tecnologie a bassa emissione di anidride carbonica; 88 miliardi di dollari all'anno per motori degli autoveicoli più efficienti e ristrutturare e rendere più funzionale il sistema dei trasporti; 51 miliardi di dollari per l'efficienza energetica degli edifici destinati ad uso residenziale, commerciale e terziario; 35 miliardi di dollari per ridurre le emissioni derivanti dalle attuali pratiche agricole e per una migliore gestione agroforestale; 21 miliardi di dollari per la riforestazione e la riduzione del degrado dei suoli.

    Tutti investimenti senza i quali i costi degli effetti dei mutamenti climatici, considerando un altro rapporto curato dall'economista britannico Nicholas Stern, ex dirigente della Banca Mondiale, potrebbero raggiungere una cifra pari al 5-20% del prodotto mondiale lordo.

    Sul fronte delle iniziative per affrontare il problema dell’effetto serra gli Stati Uniti guidati dall’amministrazione Bush, che non hanno ratificato Kyoto e che promuovono un approccio volontaristico e non vincolante in merito alla riduzione dei gas climalteranti, organizzano una conferenza internazionale parallela che si terrà a Washington il 27 settembre.

    Una terza via per affrontare l'emergenza climatica è indicata dall'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, che un anno fa lanciò la Clinton Climate Initiative, che vuole unire amministrazioni cittadine, banche e imprese per ridurre le emissioni responsabili del riscaldamento globale. Il foro annuale promosso da Clinton tra leader della terra si terrà a New York dal 26 al 28 settembre con al primo punto dell'agenda l'emergenza climatica e il risparmio energetico.

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