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  • 01/06/2006 Riforma Costituzionale: il punto di Vista delle Associazioni dei Cittadini (Gregorio Arena, Presidente di Cittadinanzattiva, www.helpconsumatori.it)

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    II disegno di legge di riforma costituzionale gia approvato in prima lettura, sia per le dimensioni dell'intervento (riguardante ben 40 dei 139 articoli della Costituzione vigente), sia soprattutto per i suoi contenuti, si configura come una radicale modifica dell'assetto e degli equilibri fra i poteri nel nostro Paese, con riflessi anche sulla tutela dei diritti fondamentali. Non è facile in poche righe condensare le osservazioni ad una riforma di questa portata e mi scuso in anticipo per le inevitabili semplificazioni; chi vuole approfondire l'argomento può guardare nel sito di Astrid (http://www.astrid-online.it ) dove sono pubblicati vari contributi in materia oppure leggere il volume curato da Astrid contenente 63 saggi di altrettanti costituzionalisti di varie scuole di pensiero (maggiori indicazioni nel sito).

    Esaminando la riforma costituzionale sia dal punto di vista dei cittadini in generale sia da quello nostro, di cittadini attivi militanti di un'organizzazione per la tutela dei diritti e la promozione del principio di sussidiarietà è inevitabile giungere alla conclusione che se questa riforma entrerà in vigore produrrà al nostro Paese danni gravi sia sul piano istituzionale sia su quello sociale.

    Ritengo pertanto che le associazioni dell'attivismo civico, del volontariato e del Terzo Settore dovrebbero mobilitarsi contro tale riforma perchè essa prefigura un modello di società opposto a quello per cui noi ci battiamo. Se la Costituzione dovesse essere modificata nel senso voluto da questo disegno di legge non solo nei prossimi anni sarà più difficile 1'azione delle nostre organizzazioni, ma il contesto istituzionale e politico in cui tale azione si svolgerà sarà ostile ai nostri obiettivi e valori di fondo.

    Il punto essenziale sta nella trasformazione del nostro regime parlamentare in regime elettorale del primo ministro, secondo una concezione fortemente personalizzata e tendenzialmente plebiscitaria della democrazia e con una forte riduzione del ruolo di bilanciamento e di controllo esercitato dagli organi di garanzia (Presidente delta Repubblica, Corte costituzionale e autorità amministrative indipendenti).

    Secondo la riforma in via di approvazione in questi giorni, il primo ministro è (sostanzialmente) eletto direttamente dal corpo elettorale; non deve ottenere la fiducia iniziale del Parlamento sul proprio programma di governo; nomina e revoca i ministri; determina la politica generate del Governo; può condizionare l'ordine del giorno della Camera, ponendola di fronte all'alternativa di accettare le sue proposte o sciogliersi; può chiedere sotto la sua esclusiva responsabilità lo scioglimento della Camera e in tal caso il Presidente delta Repubblica deve procedere.

    Il primo ministro italiano secondo questa riforma avrebbe poteri superiori a quelli di qualsiasi altro governante di qualsiasi altra democrazia avanzata (solo in Israele esiste un primo ministro elettivo con 2 poteri simili, ma il sistema ha dato pessima prova). In particolare, l'attribuzione al capo dell'esecutivo del potere di scioglimento delta Camera (il Senato invece non può essere sciolto dal primo ministro) può portare ad un corto circuito istituzionale e impedisce di fatto il funzionamento di uno dei principi cardine dello Stato di diritto, quella separazione dei poteri grazie alla quale ogni potere costituisce il contrappeso ed il bilanciamento degli altri.

    Se a questo si aggiunge che la persona per cui tutto questo è pensato controlla anche i mezzi di comunicazione di massa e dispone di risorse finanziarie ingentissime, si capisce perchè si parli in questo caso di "premierato assoluto".

    Dal nostro punto di vista di cittadini attivi vi è poi un ulteriore elemento di preoccupazione. Questa riforma attribuisce al primo ministro il ruolo di fiduciario dei cittadini: egli governa in nome e per conto loro, sulla base di un'investitura personale che si presume conferita dall'elettorato al momento del voto. Secondo questa concezione è come se col voto la sovranità popolare si trasferisse in capo al primo ministro (e non, come accade nei sistemi parlamentari, al Parlamento nel suo insieme), cui il popolo (o meglio, una parte di esso...) conferisce direttamente e irrevocabilmente un mandato quinquennale a governare.

    E' paradossale, ma quello schema bipolare che nella sfera amministrativa, cioè nel rapporto fra amministrazioni e cittadini, è ormai superato (sia pure più in teoria che in pratica) grazie all'art. 118, u.c., secondo questa riforma diventa invece lo schema fondamentale su cui modellare il rapporto fra governanti e governati nella cruciale sfera della politica. Quegli stessi cittadini che secondo il principio di sussidiarietà possono diventare soggetti attivi nella soluzione di problemi di interesse generale, prendendosi cura dei beni comuni insieme con i soggetti pubblici, per quanto riguarda il governo del Paese sono invece relegati in un ruolo passivo, semplici spettatori delle decisioni assunte da un uomo cui si presume che abbiano delegato i poteri elencati sopra (più alcuni altri che si vedranno fra poco), senza nessuna possibilità di incidere su scelte spesso vitali per il futuro del nostro Paese.

    Le Costituzioni non sono soltanto le carte fondamentali su cui si fonda la vita collettiva di una nazione; esse contengono anche nelle proprie disposizioni un modello di società. Se la società italiana in questi ultimi 50 anni si è sviluppata in maniera democratica, pluralista e partecipata non solo nella sfera istituzionale, ma in tutti i suoi ambiti, ciò lo si deve in gran parte alla Costituzione del 1948, i cui principi e norme hanno sostenuto e agevolato tale sviluppo.

    Introdurre oggi nella nostra Costituzione un modello di governo fondato sulla delega, mediante un'investitura fiduciaria e personale, relegando i cittadini nel ruolo di spettatori deresponsabilizzati e disinformati dai mezzi di comunicazione, significa fare di questa modalità di esercizio del potere il modello delle relazioni in tutti gli ambiti delta vita associata. Se la riforma entrerà in vigore, nei prossimi anni sarà molto più difficile per associazioni come la nostra portare avanti la battaglia per tutelare i diritti dei cittadini rendendoli autonomi, responsabili, attivi e partecipi dei problemi collettivi; l'idea di cittadino passivo che sta alla base del modello del "premierato assoluto" è un'idea forte, che non rimarrà confinata al mondo delle istituzioni, anche perchè sono molti coloro che preferiscono delegare e, di fronte a problemi percepiti spesso come troppo complessi per il cittadino medio, non assumersi responsabilità.

    Sotto questo (ed altri) profili, la revisione in corso di approvazione a molto di più di una "revisione" della Costituzione vigente, essa contiene invece in se un modello di società e un'idea di cittadinanza radicalmente diversa da quella per cui noi ci battiamo. A queste considerazioni riguardanti quello che a mio avviso è il nucleo centrale della riforma se ne devono aggiungere altre, che completano e aggravano il quadro gia tracciato.

    In primo luogo, la revisione, che formalmente riguarda solo la seconda parte della Costituzione, in realtà va a toccare anche i diritti disciplinati nella prima parte. Poichè spetta alla Camera legiferare in via definitiva sulla discipline attuativa delta maggior parte dei diritti costituzionali, il primo ministro, utilizzando la minaccia dello scioglimento, può ottenere la modifica delle leggi che disciplinano il diritto di famiglia, tutto il diritto del lavoro, il diritto di sciopero, i partiti politici, le libertà sindacali, il diritto penale e il diritto civile (escluso il diritto della concorrenza), il diritto processuale civile e penale, 1'ordinamento giudiziario, la giustizia amministrativa e altri ancora.(per 1'elenco completo v. pag. 220 del volume di Astrid).

    In secondo luogo, 1'attribuzione alle regioni delle competenze esclusive in materia di sanità, scuola e polizia amministrativa locale frantuma l'unità dei grandi sistemi nazionali, aggravando ulteriormente le disparità fra le vane parti del Paese e mettendo a rischio l'universalità dei diritti fondamentali dei cittadini in materia di salute, istruzione e sicurezza. Dopo la riforma del Tit. V da parte del governo dell'Ulivo (anch'essa, purtroppo, approvata a colpi di maggioranza...) già si erano visti i primi effetti del "federalismo"; la cosiddetta "devolution" aggraverà la situazione e renderà ancora più difficile la tutela dei diritti dei cittadini in settori cruciali.

    Infine, viene modificato l'art. 138 della Costituzione, che regola il procedimento di revisione della Costituzione stessa, in modo tale da rendere per il futuro più difficili le revisioni costituzionali. In sostanza le modifiche attualmente portate alla Costituzione vengono per cosi dire "blindate" rispetto ai possibili futuri interventi di maggioranze diverse dall'attuale; una volta entrata in vigore questa "nuova" Costituzione, insomma, cambiarla sarà un'impresa.

    Articolo tratto da http://www.webalice.it/m.depasquale

  • 20/05/2006 Tutto sul Referendum Costituzionale del 25 Giugno
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