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  • 14/02/2007 Uomo morde cane (Marco Travaglio, da l'Unità del 14 febbraio 2007, http://www.canisciolti.info)

    Ricerca personalizzata

    Se qualcuno, fino a due giorni fa, avesse detto a Berlusconi, Feltri e Farina che Ilda Boccassini, Armando Spataro e Guido Salvini avrebbero salvato loro la vita, sarebbe stato cacciato a pedate come un provocatore.

    Invece la notizia è proprio questa: il Cavaliere, il direttore e il condirettore di Libero hanno evitato un attentato grazie alle indagini di tre magistrati che essi han sempre dipinto come «toghe rosse», «girotondini», «eversori», «golpisti al servizio delle sinistre», taroccatori di prove (la Boccassini con l’Ariosto, la bobina del bar Mandara e il fascicolo 9520/95), favoreggiatori del terrorismo (Spataro che chiede l’arresto dei sequestratori di Abu Omar) e nemici giurati dell’antiterrorismo (Spataro che fa rinviare a giudizio Pollari e gli uomini Cia, ma anche Farina alias Betulla per favoreggiamento), fans di Bin Laden e Saddam, inventori di teoremi contro la destra (Salvini autore dell’istruttoria sulle stragi nere nella Milano anni 60 e 70).

    Per noi, che li abbiamo sempre considerati dei bravi e onesti servitori dello Stato, nessuna sorpresa. Ma per chi li aveva raffigurati così, lo stupore dev’essere stato tanto. Ecco per esempio Vittorio Feltri, annata 1996, prima pagina del Giornale,a proposito dei pm che avevano appena inquisito Berlusconi, Previti e Squillante per corruzione giudiziaria: «Lo strapotere che esercitano, la disinvoltura con cui interpretano e usano i codici… intimidiscono il cittadino, lo lasciano in uno stato di vaga inquietudine... Se guardo la foto di Davigo mi sento percorrere dai brividi. Egli mi ricorda il più ossessivo Poe, quello dei racconti gotici e neri… Per non parlare di Colombo, quello con le lenti spesse e i ricci da putto. E D'Ambrosio? È l'unico del pool di cui si ha la certezza che ha un cuore: perché gliene hanno trapiantato uno. Ma uno come Francesco Saverio mi paralizza anche se appare in tv; figuriamoci in un ufficio giudiziario: gli preferirei una sincope. Anche Ilda Boccassini è troppo per il mio grado di tenuta nervosa. Non giudicatemi male: con lei non salirei neppure in ascensore... Tra poco vi saranno le elezioni, difficile credere che sia soltanto una coincidenza. Comunque, dati i personaggi, più che scandalo, questo sarà archiviato come un impiastro. Alla puttanesca».

    Per sapere com’è finito lo scandalo alla puttanesca, domandare a Previti, condannato definitivamente a 6 anni con i suoi compari.

    Quanto alla Boccassini, che Feltri si augurava di non incontrare mai in ascensore, è diventata una santa. Riecco Feltri, ieri, prima pagina di Libero: «Senza tacere i meriti della magistratura (nelle persone della dottoressa Boccassini e del dottor Salvini) che, grazie al suo intervento, permette un brindisi al posto di qualche funerale». Farina, che dopo la sospensione dall’Ordine si firma «Dreyfus», turibola elogi alla «rete tesa da Ilda Boccassini (bravissima)» contro le Br. Bravissima? Strano. L’ultima volta che se n’era occupato, Farina l’aveva dipinta come una subornatrice di testimoni prezzolati (Stefania Ariosto), addirittura come una sadica sequestratrice di bambini strappati a una povera madre somala («Il Dna salva una somala dalla Boccassini», «La guerra santa del pm contro una mamma somala e il suo bimbo», «La Procura che rapisce i bambini»).

    Ora, i casi sono due: o Spataro, Boccassini e Salvini erano bravi anche prima, quando scoprivano le tangenti Fininvest, le trame nere e gli intrighi Cia-Sismi; o sono dei putribondi figuri anche oggi, essendo improbabile che abbiano imparato il mestiere l’altroieri. Nel qual caso, Feltri e Betulla dovrebbero aver la decenza di scusarsi (per Bellachioma il discorso è diverso: nemmeno una parola per ringraziare i pm che hanno sventato gli attentati. Ma lui, si sa, ha i riflessi un po’ lenti: a 10 mesi di distanza non ha ancora ringraziato la polizia per la cattura di Provenzano).

    P.S. Il blitz anti-Br è stato illustrato alla stampa da pm e forze dell’ordine in un conferenza stampa, e i verbali delle intercettazioni con i filmati dei pedinamenti, sono stati distribuiti a giornali e tv. Meno male che gli arrestati erano presunti terroristi e le vittime erano Bellachioma, Feltri e Farina.

    Se, putacaso, gli arrestati fossero stati politici o imprenditori, Bellachioma, Feltri e Farina starebbero strillando da due giorni contro i giudici che violano la privacy e il segreto istruttorio. Invece, al momento, non si segnalano proteste. Persino James Bondi, eccezionalmente, tace. Tutto è bene quel che finisce bene. »

    Marco Travaglio
     l'Unità del 14 febbraio 2007

    14/02/2007 Brigate Rozze (Filippo Facci, Macchianera, http://www.canisciolti.info)

    Le pallottole sono pallottole, c’è poco da scherzare chiunque sia a spararle. Ma qui stiamo parlando di gente che discuteva seriamente d’importare il maoismo in questo Paese, gente che pensava ancora di creare delle cellule nelle fabbriche quando ormai non ci sono più neanche le fabbriche, e quando ci sono non ci trovi i maoisti, ma direttamente i cinesi e gli africani, magari non tutti iscritti alla Fiom; parliamo di gente che per fare proselitismo studentesco ha pensato d’infiltrare un paio di matricole all’università, stiamo parlando di un autofinanziamento consistito sinora nel rapinare un bancomat ad Albignasego (Padova) il giorno prima di capodanno, di attentati politico-militari sfociati nell’aver annerito il portone della sede padovana di Forza Nuova il 30 novembre scorso (non il 22, come ha scritto l’Unità) e che come supremo ideologo aveva una specie di disadattato senz’auto e senza telefono che viveva a Raveno (Tolmezzo) in una casa senza riscaldamento dove dormiva su un divano sistemato in cucina, un capo che nel curriculum eversore vanta addirittura una rapina in banca diec’anni fa.

    Gente, questa, “in grado di realizzare congegni esplosivi” (scrive il gip) perchè hanno trovato un manuale dell’esercito reperibile su internet, gente che ha fatto “esercitazioni militari belliche” sparando in quattro persone con in tutto due armi (un Kalashnikov e una Uzi peraltro difettosi) esercitandosi per un totale di dieci minuti dalle ore 17,50 alle 18.00 del 19 novembre 2006.

    L’arsenale? Non è chiaro, non si è capito bene, si parla di una decina di kalashnikov nel parco dell’Agro di Rho, o forse uno solo a Gassino Torinese, o forse nel rodigino, roba che la Camorra in confronto sono i Marines.

    Le temibili nuove Brigate Rosse (“una cosa seria” come ammonivano diversi quotidiani) erano composte da gente che il 18 gennaio scorso, a Milano, prendeva sette tram per fare mezzo chilometro, ignorava probabilmente l’esistenza delle intercettazioni mobili, poi due tizi si sono piazzati davanti alla palazzina di Libero e hanno cominciato a straparlare di saracinesche e vetrine che neppure ci sono, di una tipografia che non esiste, di benzina mischiata ad acido come i piromani della Sardegna, hanno parlano del temibile T4 (perchè loro parlavano: di base parlavano) salvo rilevare che un esplosivo del genere, due volte più potente del tritolo, tizio “non si ricorda dove l’ha messo”. Accadeva davanti a una palazzina dove abita anche il finanziere Salvatore Ligresti, e dove sono appostate almeno due auto di scorta che gli eversori neppure hanno visto, come del resto non hanno visto il custode che non è un peruviano, ma un poliziotto.

    E poi questi parlavano, parlavano sempre: giravano in tondo per ore, se in casa da soli tacevano, si buttavano sui treni prima che partissero, fantasticavano di furgoni e autobombe sotto una casa che hanno appreso solo più tardi essere di Berlusconi, hanno creduto che Pietro Ichino non fosse scortato quando invece lo è, si sono stupiti perchè all’Eni la notte ci sono delle sbarre e di giorno delle telecamere, hanno progettano un attentato contro il direttore della Fiera di Milano ma per mesi si sono appostati all’indirizzo di un benzinaio, e hanno preventivato fughe in canotto sulla Martesana che a cantarle ci vorrebbe Enzo Jannacci: ma poi qualcuno potrebbe credere che qui abbiamo voglia di scherzare, e non è così.

    Il punto è proprio essere seri, perché le pallottole restano pallottole, un assassinio resta un assassinio, un pericolo resta un pericolo: ma si parli, a questo punto, di ordine pubblico, di reducismo impazzito, se volete di psichiatria, basta che in questo scenario non si racconti che in Italia c’era, e soprattutto permanga, la seria emergenza eversiva delle Brigate Rosse, il problema delle Brigate Rosse: e non un discreto numero di maldestri spiritati che ha deciso di prenderne il nome, “una nuova generazione di terroristi” che siano questi e non altri.

    Gli esperti, gli analisti del dopo, i maniaci del “filo rosso” che collega sempre tutto a tutto, ci hanno già spiegato che peraltro non si tratterebbe neppure del filone residuale e dannato che uccise D’Antona e Biagi: gli arrestati sarebbero i presunti figli di quella “Seconda posizione” nata nel 1984 che è pure l’anno di nascita di alcuni arrestati, basti questo: e nel caso non saremmo neppure più alla tragedia che drammaticamente si è fatta farsa, saremmo alla surreale farsa della farsa.

    Perchè siamo nel 2007, e c’è, si diceva un tempo, un altro brodo di coltura, un altro humus nei giornali, altri pericoli antiglobalisti o islamisti che siano, un presente e un futuro dove certi aratri squinternati e nostalgici non hanno più terra. Non c’è da abbassare la guardia, ma neppure da distoglierla sbagliando orizzonte.

    Filippo Facci

    da Macchianera

    14/02/2007 Milano: Continua il silenzio degli arrestati nell'idagine sulle nuove Br (http://www.canisciolti.info)

    Anche Alfredo Mazzomauro si e' avvalso della facolta' di non rispondere, rifiutando di sostenere l'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano, Guido Salvini. Secondo l'ipotesi accusatoria, Mazzomauro, ventunenne arrestato l'altro ieri nell'ambito della maxioperazione che ha portato in carcere 15 esponenti delle nuove Br, avrebbe avviato un'opera di proselitismo tra gli studenti dell'universita' statale di Milano, dove e' iscritto alla facolta' di Scienze politiche.

    Ma per il suo difensore, l'avvocato Giuseppe Pelazza, ''le stesse fonti dell'accusa dimostrano che il primo ottobre 2006 Mazzomauro non faceva parte dell'organizzazione''. Per il legale, dunque, non esistono i motivi che giustificano la misura di custodia cautelare. Soprattutto perche', ha spiegato il legale a interrogatorio concluso, ''un preteso sodalizio durato 2 mesi non puo' giustificare un arresto''.

    14/02/2007 Indagine su nuove Brigate Rosse si allarga in Svizzera (http://www.canisciolti.info)

    In relazione all'arresto in Italia di 15 presunti esponenti delle nuove Brigate Rosse, anche a Zurigo la polizia cantonale ha proceduto alla perquisizione dell'appartamento di Andrea Stauffacher, l'attivista di sinistra zurighese che secondo gli inquirenti italiani avrebbe fornito appoggio al gruppo estremista. Frattanto le autorità italiane hanno messo le mani su un arsenale di armi a Torino, composto soprattutto di fucili mitragliatori Kalaschnikov.

    Stando al legale della donna, Matthias Brunner, che ha confermato all'ATS varie notizie pubblicate dalla stampa elvetica, la polizia ha compiuto una perquisizione al domicilio della sua assistita impiegando oltre una ventina di agenti. Brunner ha precisato però che la Stauffacher non è stata interrogata.

    14/02/2007 Fiom: L'inchiesta su infiltrazioni terroristiche può allargarsi (http://www.canisciolti.info)

    'La situazione e' delicata: e' possibile che nei prossimi giorni ci siano ulteriori avvisi di garanzia', dichiara il leader della Fiom, Rinaldini. 'Ci sono indagini che si stanno sviluppando e che vanno oltre le dimensioni attualmente conosciute', ha detto al direttivo straordinario della Fiom Cgil aggiungendo che 'si e' attivata una nuova linea di reclutamento' e 'cio' ci impone di avere maggiore attenzione'. La Fiom ha proposto a Cgil, Cisl e Uil uno sciopero generale contro il terrorismo.

    ''Sulla lotta al terrorismo mi permetto di dire che non intendiamo accettare lezioni da parte di nessuno, perche' in questi giorni ho sentito cose giuste ma anche cose profondamente ingiuste, cose dette a proposito e cose dette molto a sproposito''. Lo ha detto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, aprendo l'intervento conclusivo del convegno organizzato a Bari sul tema 'Dalle citta' il nuovo mezzogiorno'.

    14/02/2007 Amato: Emergono contatti tra terroristi e criminalità organizzata (http://www.canisciolti.info)

    Nell'operazione che ha portato all'arresto di 15 presunti terroristi delle nuove Br "sono emersi contatti con la criminalita' organizzata". La conferma arriva dal ministro dell'Interno, Giuliano Amato, nella sua informativa alla Camera. A tenere tali contatti erano "due degli arrestati, Salvatore Scivoli e Bruno Ghirardi, allo scopo di approvvigionamento logistico del gruppo".

    In particolare, "in occasione di un incontro Scivoli aveva fatto cenno alla possibilita', appena avessero recuperato dei soldi (scassinando un bancomat dell'Antonveneta nei pressi di Padova, colpo sventato dalla polizia, ndr) di recarsi in Croazia per acquistare Uzi, kalashnikov, bazooka ed esplosivi pagando qualcuno per farseli portare in Italia". Nella stessa occasione Scivoli "faceva cenno a un suo contatto, da sfruttare per questo progetto, con il fratello di Mimmo Belfiore, esponente di spicco di una cosca di Gioiosa Ionica".

    "Alcuni dei bersagli delle nuove Br erano solo ipotetici": nei loro confronti non ci sono state "preispezioni, ne' controlli di orari"' ovvero "atti preparatori propedeutici all'azione" ha continuato Amato. Atti preparatori che invece ci sono stati per un'ampia "gamma di obiettivi".

    14/02/2007 Amato: Tra i bersagli dei nuovi terroristi c'erano anche (http://www.canisciolti.info)

    Tra i bersagli delle Nuove Brigate Rosse c'erano anche il quotidiano "Il Foglio" e obiettivi israeliani. Lo ha detto il ministro dell'Interno Giuliano Amato nella sua informativa alla Camera. "Le indagini della polizia - ha proseguito Amato - hanno evidenziato contatti e collegamenti tra il gruppo terroristico e la criminalita' organizzata".

    Il ministro ha parlato poi dei possibili contatti tra militanti e Cgil: "L'iscrizione di diversi presunti terroristi alla Cgil puo' essere letta in modo bivalente: adesione al sindacato o infiltrazione in quel gruppo". Quello che tentavano i nuovi brigatisti, secondo il ministro, era un collegamento con il malcontento presente nelle periferie delle grandi citta' o nei comitati No Tav.

    Amato ha invitato tutte le parti politiche a esprimere solidarieta' con le forze dell'ordine "in tutte le occasioni", e in particolare in vista della manifestazione di Vicenza contro l'allargamento della base militare americana, in programma sabato prossimo. Tra gli applausi dei deputati, Amato ha chiesto di dimostrare la solidarieta' "anche durante la manifestazione" di Vicenza, che, secondo il ministro, "potrebbe essere occasione per saldare spezzoni di ostilita' nei confronti delle forze dell'ordine". 14/02/2007 Milano: Continuano gli interrogatori degli arrestati del nuovo 'filone brigatista' (http://www.canisciolti.info) Conclusa la prima tornata di interrogatori sul nuovo filone brigatista, proseguono oggi i confronti di garanzia davanti al Gip di Milano, Guido Salvini. Dopo Davide Bortolato, Claudio Latino e Massimiliano Gaeta, che si sono tutti avvalsi della facolta' di non rispondere, tocchera' ad altri 4 neobrigatisti presentarsi davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia. Si tratta di Vincenzo Sisi, l'uomo trovato in possesso di un kalashnikov, seppellito nel giardino di casa, Bruno Ghirardi, Valentino Rossin e Davide Rotondi. Ghirardi in particolare e' stato definito in ambienti giudiziari milanesi ''un personaggio di un certo interesse'' per gli sviluppi dell'inchiesta, in quanto ''gia' condannato a 22 anni come appartenente del gruppo Colp, ossia l'ultimo spezzone della prima linea di brigatisti con contatti con i francesi dell'Action Directe''. Nel frattempo, sempre da quanto si e' appreso in ambienti giudiziari milanesi, non sono ancora state trovate le armi al parco dei fontanili di Rho, alla periferia ovest di Milano.

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