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  • 24/01/2006 Violazione Continua dei Diritti Umani (Matteo Auriemma, www.verdi.it)

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    Rapporto di Human rights: in nome della lotta al terrorismo ancora calpestati i diritti umani di prigionieri o semplici sospetti


    Il Rapporto Mondiale sui Diritti Umani è stato presentato il 18 gennaio scorso a Washington. Nel documento si legge che "la tortura e i maltrattamenti sono ormai parte integrante della strategia antiterrorista dell'amministrazione Bush".

     

    Kenneth Roth, il Direttore esecutivo dello Human Rights Watch, l'organizzazione statunitense che monitora ogni anno il comportamento di oltre 60 paesi, spiega che "la lotta contro il terrorismo non può non tenere conto della difesa dei diritti umani". Scorrendo le 532 pagine del rapporto si scopre che questi comportamenti non sono imputabili alla violenza di qualche soldato di grado inferiore, ma che si tratta di una strategia politica ben precisa, elaborata e deliberata dagli alti funzionari del governo americano.

     

    "L'amministrazione Bush - dice Roth - deve nominare una commissione speciale per indagare su questi abusi, mentre il Congresso deve nominare un organo indipendente e superpartes per monitorare l'andamento delle indagini". "I maltrattamenti - sottolinea Roth - non fanno altro che incoraggiare i terroristi ad assumere atteggiamenti ancora più violenti".

     

    Non sono, comunque, solamente gli Stati Uniti ad essere sul banco degli imputati per la violazione dei diritti umani. Anche Gran Bretagna e Canada hanno tentato, sostiene il documento, di eludere le regole alla base della difesa dei diritti dell'uomo. E sempre nei confronti di persone solo sospettate di appartenere a organizzazioni terroristiche. Numerosi paesi, tra cui l'Uzbékistan, la Russia e la Cina, hanno utilizzato l'argomento della "guerra al terrorismo" per sbarazzarsi degli avversari politici, considerandoli "terroristi islamici".

     

    Nel maggio scorso, il governo uzbéko ha massacrato centinaia di manifestanti ad Andijan. Il governo sudanese prosegue nella tragica pulizia etnica in Darfur, delle atrocità sono state commesse nella Repubblica Democratica del Congo, così come in Cecenia. In Birmania si è verificata una violenta repressione nei confronti della gente che manifestava, come in Corea del Nord, in Turkménistan, nel Tibet e nella regione di Xinjiang in Cina.

     

    Siria e Vietnam hanno continuato a restringere le libertà della società civile e lo Zimbabwe ha effettuato delle espulsioni forzate sulla base di motivazioni politiche.

     

    Nel rapporto vengono anche messi in evidenza dei comportamenti virtuosi. I paesi "occidentali", ad esempio, hanno sostenuto la difesa dei diritti umani in Birmania e nella Corea del Nord. Dal canto loro, pure i paesi in via di sviluppo hanno giocato un ruolo positivo: l'India ha sospeso gli aiuti militari al Nepal dopo il colpo di stato del Re, mentre l'Associazione delle Nazioni dell'Asia del Sud-Est (ANASE) ha obbligato il presidente della Birmania a lasciare il suo ruolo nel 2006 in ragione degli atteggiamenti deplorevoli in materia di difesa dei diritti umani.

     

    E gli europei come si comportano in merito alla tutela dei diritti umani? Il rapporto giudica negativamente l’ambivalenza dell'Unione europea nei confronti della Russia in relazione al comportamento delle forze militari in Cecenia, più volte condannato da Bruxelles, anche se in seguito, a causa della questione energetica e di altri interessi politico-economici numerosi leader di stati europei non hanno esitato a proclamare la propria vicinanza e amicizia col presidente Putin.

     

    Stesso atteggiamento ambiguo è stato adottato nei confronti della Cina. Per timore di perdere i legami economici col colosso cinese, i governi europei hanno più volte chiuso gli occhi di fronte a palesi violazioni dei diritti umani. Il documento presenta, comunque, anche delle note positive sull'Europa. In primis, la pressione esercitata nei confronti della Turchia in cambio della possibilità di entrare a far parte dell'Unione.

     

    Esempi di atteggiamenti positivi, si legge nel documento, da parte di stati europei giungono da Italia, Germania  e Svezia in relazione al caso che ha visto la Cia accusata di aver prelevato illegalmente dai territori di queste nazioni presunti terroristi per portarli in Egitto o Afganistan e sottoporli agli "interrogatori speciali

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