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  • 26/12/2006 Violenze di genere : i punti principali del ddl approvato (Elisa Mabrito, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    L'ultimo Consiglio dei ministri ha approvato un ddl contro le violenze di genere proposto dal ministro per i diritti e le pari opportunità, Barbara Pollastrini, dal Ministro della giustizia, Clemente Mastella, e dal Ministro per le politiche della famiglia, Rosy Bindi, che da alcuni mesi lavoravano al progetto. Il disegno di legge prevede la sensibilizzazione, la prevenzione e la repressione di violenze, anche in ambito familiare, maturate a causa di genere e di forme di discriminazione e di prevaricazione su soggetti deboli, e non riguarda solo le donne, ma anche anziani, minori e disabili.

    Il ddl si muove su tre percorsi fondamentali: misure di sensibilizzazione e di prevenzione, riconoscimento di particolari diritti alle vittime della violenza, ampliamento della tutela processuale sia penale sia civile e introduce nuove fattispecie di reato (per adescamento di minori attraverso la rete internet e per “atti persecutori”) per reprimere fenomeni in crescita allarmante, prevedendo anche nuove aggravanti speciali del reato di violenza sessuale commesso dal coniuge, ovvero commesso ai danni di una donna in stato di gravidanza.

    Sarà possibile il giudizio immediato per i reati di violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minore e violenza sessuale di gruppo, mentre la previsione dell’aggravante generale in vigore è estesa a reati commessi per motivi discriminatori fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. In Italia la violenza sessuale è riconosciuta come reato contro la persona e non contro la morale dal 1996 (legge 15 febbraio 1996 n.66).

    In considerazione del forte rilievo sociale delle norme, ha sottolineato il CdM, il provvedimento verrà presentato alle Camere con l’auspicio di un esame urgente. Il ministro Pollastrini ha commentato : "Vogliamo assistere le vittime e le famiglie in cui c'è stata la violenza", mentre il guardasigilli ha precisato che dal 2004 al 2005 le violenze sessuali sono aumentate del 20% ed era quindi necessario un intervento.

    Ed infatti, secondo i dati del ministero della giustizia e dell'interno, dal 2004 al 2005 le violenze sessuali sono aumentate del 22% (da 1.778 a 2.167). Le violenze su maggiori di anni 14 sono cresciute del 24%, mentre quelle su minori di anni 14 sono del 25%. In un anno le lesioni dolose hanno avuto un incremento del 19,3%, le percosse sono aumentate del 21,3%, le minacce del 16% e gli omicidi preterintenzionali sono aumentati del 67%, mentre i tentati omicidi del 28,5%. Da rilevare anche l'aumento dei sequestri per motivi sessuali, cresciuti del 19,4% e l'aumento dell'87% dei casi di pornografia minorile: + 87%.

    Un'indagine Istat del 2004 rilevava che sono più di mezzo milione le donne dai 14 ai 59 anni che nel corso della loro vita hanno subito una violenza tentata o consumata, che ogni giorno, in media, 7 donne subiscono violenza sessuale, e che nel corso della vita il 44% delle donne ha subito uno stupro o un tentativo di stupro lo ha subito in luoghi familiari (casa propria, lavoro, casa di amici e parenti o spazi circostanti). Secondo l'Ipsos, in Italia il marito o il convivente è l’autore della violenza nell’85% dei casi Nel ddl 1. Oltre il 90% delle vittime non denuncia il fatto, quindi il dato Istat e' ridotto.

    Gli autori delle violenze sono soprattutto persone conosciute: amici (23,5%), datori o colleghi lavoro (15,3%) fidanzati o ex fidanzati (6,5%) coniugi o ex coniugi (5,3%). Secondo il Consiglio d'Europa, solo il 10% dei maltrattatori presenta problemi psichici. Secondo un rapporto Eures-Ansa, nel 2005 sono state 138 le donne ammazzate in famiglia. L’OMS ha indicato la violenza come la prima causa di morte per le donne tra i 15 ed i 44 anni. Secondo l’ONU una donna su tre nel mondo (un miliardo di donne) subisce vessazioni, soprusi, mutilazioni o stupri.

    Nel ddl e' previsto un impegno generale di tutte le amministrazioni statali a realizzare interventi di informazione e di sensibilizzazione per concretizzare l’impegno già annunciato nel comma 1265 della Finanziaria a varare un piano d’azione nazionale di carattere complessivo contro la violenza sessuale e di genere nonché per ragioni di orientamento sessuale. Nel sistema di istruzione e di formazione ed in quello sanitario, assieme a un intervento di principio per rimuovere tutte le discriminazioni (compresa quella relativa all’orientamento sessuale) si prevedono interventi formativi rivolti ai docenti e al personale sanitario realizzati di concerto col Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità. In ambito comunicativo si introduce per la prima volta una norma volta a proibire l’utilizzazione in modo vessatorio o discriminatorio a fini pubblicitari dell’immagine della donna o dei riferimenti all’orientamento sessuale o alla identità di genere.

    Il ddl affida all’Istat un monitoraggio costante del fenomeno della violenza e dei maltrattamenti per comprenderne meglio le caratteristiche fondamentali e per individuare i soggetti più a rischio. Sono altresì allo studio interventi specifici in materia previdenziale. Si è costruita anche una vera e propria “carta dei diritti” della vittima di violenze volta a garantire, per la prima volta, dei livelli essenziali delle prestazioni con un supporto psicologico ma anche sociale e familiare, previdenziale, concependo l’aiuto alle vittime anzitutto per ricostruire in positivo una loro piena autonomia e non tanto un aiuto contro ciò che è accaduto.

    Il ddl prevede programmi di reinserimento lavorativo assimilabili a quelli già operanti in materia di tratta degli esseri umani, che aiutano la donna a reinserirsi socialmente e professionalmente riconoscendole nuovi spazi e possibilità anche economiche di mantenersi autonomamente e una rete integrata col privato sociale, dando vita al Registro dei centri anti-violenza presso il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità per allo scambio di informazioni con le istituzioni pubbliche e alla gestione condivisa degli interventi del piano nazionale un carattere permanente e strutturato.

    Quanto alle norme repressive, si prevedono otto tipologie di intervento per un’effettiva certezza delle pene e per rimediare alle lacune. Nella determinazione della pena per i reati di violenza sessuale si è esclusa la possibilità che il giudice valuti prevalenti o equivalenti le circostanze attenuanti rispetto a quelle aggravanti. Si è qualificato maltrattamento in famiglia anche il comportamento lesivo posto in essere nei confronti del convivente. Si eleva altresì di un anno il minimo di quella pena. Tale intervento ha, da un lato, una funzione preventiva costituendo un monito ai potenziali autori di tali comportamenti, dall’altro consentirà agli inquirenti di avvalersi delle intercettazioni ambientali e telefoniche, altrimenti non consentite.

    Nei casi di violenza sessuale, atti sessuali con persona minorenne e violenza di gruppo si è ammesso il ricorso al più celere giudizio immediato, in luogo del processo a cognizione ordinaria, mentre si è ampliata la possibilità per la vittima, anche non minorenne, di sottrarsi al pubblico dibattimento rendendo le proprie dichiarazioni in sede di incidente probatorio, così evitandole l’ulteriore frustrazione rappresentata dal dovere rendere dichiarazioni spesso intime e dolorose in sede di pubblica udienza.

    Tra le cause di aggravamento della pena nei reati di violenza sessuale si è introdotta una nuova aggravante, sostitutiva di quella originariamente prevista per reati di violenza sessuali posti in essere nei confronti di minore infrasedicenne dal genitore o dall’ascendente ovvero il tutore. La nuova aggravante si estende anche alle ipotesi in cui il reato è commesso nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, il convivente o la persona che sia o sia stata legata da relazione affettiva anche senza convivenza. La violenza commessa dal coniuge, dal convivente, ovvero comunque dal partner non convivente è ritenuta maggiormente lesiva della violenza posta in essere dall’estraneo poiché implica l’approfittamento della condizione di affidamento che caratterizza le relazioni affettive.

    Si è costruita e sanzionata una nuova figura di reato denominata “atti persecutori”: si tratta di quei comportamenti molesti o minacciosi che, turbando le normali condizioni di vita, pongono la vittima in un grave stato di disagio fisico e psichico, di vera e propria soggezione e che sono capaci di determinare un giustificato timore per la propria sicurezza ovvero per la sicurezza di persona particolarmente vicina alla vittima. 6. Si è poi estesa la cosiddetta Legge Mancino (che sanziona alcune forme di discriminazione) agli atti discriminatori fondati sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere nonché a quelli perpetrati per ragioni di appartenenza razziale, etnica e religiosa.

    Si è prevista la possibilità per la Presidenza del Consiglio dei Ministri di costituirsi parte civile nei processi per atti discriminatori; nei processi per violenza nei confronti delle donne potranno altresì intervenire in giudizio gli enti locali e i Centri antiviolenza che abbiano prestato assistenza alla donna. Si è introdotto il reato di sottrazione e trattenimento di minore all’estero. Attualmente una simile condotta, che rientra in una tipologia diversa, comporta la pena della reclusione fino a due o tre anni. Le nuove disposizioni prevedono la pena della reclusione da uno a sei anni nel caso di sottrazione e trattenimento all’estero di minore di quattordici anni o di ultraquattordicenne dissenziente, ovvero da sei mesi a quattro anni nel caso in cui il minore sottratto e trattenuto all’estero sia di età superiore ai quattordici anni e consenziente.

    Nelle norme processuali si introduce una più amplia tutela della vittima, come una nuova misura cautelare – il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa – che offre finalmente uno strumento efficace per interrompere quei reati, come gli “atti persecutori”, che turbano in maniera assai significativa la normali condizioni di vita delle vittime, rendendo possibile, poi, l’intervento della magistratura prima che si consumino reati più gravi.

    Si amplia poi la possibilità di ricorso all’incidente probatorio, cioè la possibilità di sentire la vittima con modalità protette per evitare che vengano rivissute esperienze tragiche e mortificanti che spesso cagionano alla vittima un nuovo danno. Il ricorso a questa modalità di audizione della vittima è ora possibile anche per i delitti di maltrattamenti in famiglia e per gli atti persecutori. Per questi reati, così come per i reati di violenza sessuale, si procede all’assunzione della testimonianza – in modalità protetta – non solo del minore, ma anche della persona offesa maggiorenne, al fine di limitare al massimo la reiterazione del confronto diretto con l’autore. La possibilità di raccogliere la prova già nella fase delle indagini riduce i tempi dei processi e incentiva l’indagato ad avvalersi di riti processuali più veloci.

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