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  • 13/02/2007 Foibe: Farnesina risponde a Mesic e convoca ambasciatore croato (http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    La Farnesina, in sintonia con la presidenza della Repubblica, ha risposto alle dichiarazioni di ieri del presidente croato Mesic ed ha convocato per oggi l'ambasciatore della Croazia in Italia.

    Il Presidente Napolitano ha condiviso pienamente la posizione espressa dal Vicepresidente del Consiglio e ministro degli esteri, Massimo D’Alema, che ha espresso "stupore e deplorazione per le inaccettabili dichiarazioni del Presidente croato, Stipe Mesic, a commento del discorso pronunciato ieri dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della giornata del ricordo. Si tratta di una reazione del tutto immotivata, che può essere dettata solo da una lettura distorta e fuorviante dell’intervento del Presidente Napolitano, che ha inteso rievocare, in continuità con l’analoga iniziativa assunta dal Presidente Ciampi, la drammatica esperienza vissuta dalle popolazioni giuliano-dalmate nel corso della seconda guerra mondiale".

    "E' del tutto evidente - aggiunge la Farnesina - che né il Capo dello Stato né il Governo hanno mai inteso minimamente rimettere in discussione il Trattato di Pace del 1947 o gli Accordi di Osimo. Sorprende e addolora constatare come le dichiarazioni del Presidente croato contraddicano quei valori e principi che dovrebbero ispirare non solo il rapporto tra due Paesi vicini ma anche il percorso europeo della Croazia". D’Alema ha espresso l’auspicio che, "malgrado le inopportune dichiarazioni del Presidente Mesic, Italia e Croazia possano proseguire sulla strada del dialogo e della collaborazione per rafforzare il rapporto bilaterale e risolvere con spirito costruttivo i problemi ancora in sospeso".

    Il presidente della Croazia Stipe Mesic aveva parlato di "razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico" criticando il discorso tenuto dal presidente italiano Giorgio Napolitano in occasione della Giorno del Ricordo delle foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. Nel suo discorso per il giorno del Ricordo delle foibe, il presidente Napolitano aveva parlato di "un moto di odio e di furia sanguinaria, e un disegno annessionistico slavo, che prevalse innanzitutto nel Trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una 'pulizia etnica'".

    Massimo D'Alema aveva espresso" vivissimo apprezzamento per le nobili parole" pronunciate dal Capo dello Stato, aggiungendo che "la tragedia che colpi' le popolazioni italiane dell'Istria e della costa dalmata nel corso della seconda guerra mondiale e i tristissimi eventi che ne seguirono evocano, nel giorno in cui si ricordano le numerose vittime innocenti, uno dei momenti piu' bui della storia europea" ed un "severo monito ed un rinnovato impulso a garantire sempre ed in ogni circostanza la dignita' della persona umana ed il rispetto dei diritti umani fondamentali". Al contempo, aveva affermato D'Alema, "proprio questa consapevolezza ci rafforza nella determinazione a lavorare per consolidare e rilanciare il cammino inaugurato dopo la seconda guerra mondiale con la costruzione di una casa comune europea".

    Nei giorni scorsi, in una dichiarazione resa ad un giornalista italiano, Mesic aveva affermato che l'azione dei titini croati fu determinata dalla precedente ferocia dell'azione fascista nel suo Paese. Successivamente chiariva il suo pensiero, spiegando che un crimine non puo' essere giustificato da un altro crimine, ma puo' essere spiegato, e la spiegazione "non giustifica, ma a volte aiuta soltanto a capire non solo che cosa e' accaduto ma anche perche' e' accaduto". Ma, ha ripetuto Mesic, "categoricomente e chiaramente: un crimine è un crimine ed ogni crimine dovrebbe essere condannato".

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