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  • 21/02/2007 Guantanamo: tribunale e governo negano giustizia e diritti (Rico Guillermo*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Una Corte d'appello USA ha deciso a maggioranza che i detenuti di Guantanamo non hanno diritto a presentare ricorso contro la loro detenzione nella prigione americana a Cuba - dove sono rinchiusi da anni senza accuse ne' condanne - anche se avevano presentato la loro istanza prima dell'avvento della nuova legge che rimette alle commissioni militari la completa giurisdizione su di loro.

    Intanto, la scorsa settimana un gruppo di senatori democratici ha proposto una normativa che colpirebbe i poteri delle Commissioni militari ristabilendo i diritti dell'habeas corpus di tutti i detenuti nella custodia degli Stati Uniti. L'habeas corpus e' una formula giuridica invocata proprio per verificare la legalita' della detenzione. Il pdl limiterebbe anche l'autorita' del presidente di interpretare gli standard dei diritti dell'uomo applicabili ai detenuti e limiterebbe l'etichetta "nemico combattente" a chi partecipa i direttamente alle ostilita' o a chi ha partecipato agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.

    Sempre alla fine della scorsa settimana, l'amministrazione USA ha negato ad una delegazione del Consiglio d'Europa un incontro con i detenuti di Guantanamo. Dick Marty - relatore dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa sulle detenzioni segrete CIA ed il trasferimento illegale dei detenuti - aveva infatti chiesto di visitare il centro di detenzione degli Stati Uniti nella baia di Guantánamo, a Cuba, nell'ottobre 2006 insieme al relatore speciale dell'ONU sulla tortura, Manfred Nowak. Tale richiesta era stata sostenuta dal segretario generale del Consiglio, Terry Davis.

    Lo scopo di Marty era interrogare i detenuti - compresi quelli citati da George Bush nella dichiarazione con cui riconosceva l'esistenza delle prigioni segrete della CIA, nel settembre 2006 - circa eventuali legami con le prigioni segrete in Europa. "Se non posso parlare liberamente con i detenuti - ha detto Marty - un tale viaggio sarebbe superfluo. Non credo nel turismo parlamentare a spese del contribuente". Marty si e' detto deluso dal rifiuto dagli Stati Uniti, Paese osservatore al Consiglio di Europa: "Ma la mia indagine continua".

    La detenzione dei cosiddetti "combattenti nemici" nella baia di Guantánamo era l'argomento del rapporto 2005 redatto dal parlamentare del Consiglio Kevin McNamara, che ha concluso che essa era illegale. Anche la Corte Suprema USA aveva stabilito che i tribunali militari voluti da Bush erano illegali rispetto alle vigenti leggi americane. Per questa ragione Bush e' riuscito a confezionare e far approvare a tempo di record nuove norme che mettono una pietra tombale sulle possibilita' dei prigionieri di chiedere giustizia al di fuori delle commissioni militari e legalizzano di fatto anche diverse forme di tortura, evitando nel contempo che possano essere processati funzionari, agenti e militari USA resisi responsabili di abusi nelle prigioni per "nemici combattenti".

    Restava la speranza che la nuova legge non si applicasse a coloro che avevano presentato ricorso ai tribunali civili - come sancito dalla Corte Suprema - prima della data di entrata in vigore della legge. La Corte d'Appello del distretto di Columbia (Washington) ha preso la sua decisione (due voti contro uno) con la motivazione che "le corti federali non hanno giurisdizione in questi casi". Gli interessati sono comunque soddisfatti della risposta negativa, perche' in tal modo potranno fare appello direttamente alla Corte Suprema.

    Nel suo lungo parere di dissenso alla pronuncia della Corte - come riporta il Washington Post - il terzo giudice, Judith W. Rogers, ha scritto che la Legge militare delle Commissioni non si sposa con la Costituzione o con la storia, perché sospenderebbe indefinitamente il "writ of habeas corpus" (ordine a chi detiene un prigioniero di condurlo davanti ad una corte per verificare la legittimita' dell'imprigionamento), anche in assenza di guerra sul suolo degli Stati Uniti. Rogers argomenta che "La sospensione e' stata un evento estremamente raro nella storia degli Stati Uniti" ed ogni sospensione ha fatto riferimento specifico ad uno stato di ribellione o invasione. Inoltre ogni sospensione e' stata limitata alla durata di quella necessita'. Rogers ha scritto che il congresso ha abusato dei suoi poteri tentando "di revocare la giurisdizione federale spettante alla Corte Suprema", per cui, in conclusione, le decisioni delle Commissioni militari non hanno effetto sulla giurisdizione dei Tribunali federali di considerare questi ricorsi ed i loro appelli.

    Una protesta contro le Commissioni militari era venuta a suo tempo inaspettatamente dagli avvocati d'ufficio (spesso ufficiali di carriera) nominati in difesa degli imputati. Essi avevano giudicato la soluzione voluta da Bush inadatta, non equa per gli accusati e indegna dell'idea che essi hanno della giustizia del loro Paese. Essi avevano anche lamentato le condizioni proibitive in cui erano costretti a compiere il loro dovere di difensore, condizioni che la nuova normativa ha reso legge.

    * si ringrazia Claudio Giusti, membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio

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