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  • 27/02/2007 Genocidio di Srebrenica e Serbia : cosa ha detto la Corte de L'Aja (Gabriella Mira Marq, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Quello di Srebrenica fu genocidio, ma la Serbia non può essere ritenuta responsabile di averlo promosso o guidato, ne' puo' esserle imputata la guerra in Bosnia. Tuttavia la Serbia ha infranto i suoi obblighi sotto la Convenzione sulla prevenzione e sulla sanzione del crimine di Genocidio non impedendo il genocidio di Srebrenica e non consegnando i criminali al Tribunale per l'ex Jugoslavia. E' in estrema sintesi la sentenza con cui la Corte di Giustizia internazionale, a maggioranza, ha concluso il caso dell'applicazione della Convenzione alla vertenza Bosnia - Herzegovina versus Serbia - Montenegro.

    Il procuratore del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia Carla Del Ponte aveva proprio pochi giorni fa parlato della necessita' di far luce sulla verita' come missione del Tribunale. E secondo alcuni la verita' non e' emersa dal processo de L'Aja conclusosi ieri, anzi, esso ha affossato per sempre la ricerca di tale verita'. Infatti il giudizio della Corte e' senza appello, ma va tenuto conto che essa delibera riguardo agli Stati, mentre restano in piedi i processi contro gli individui presso il Tribunale per la ex Jugoslavia, che e' una apposita sezione del tribunale ONU, il cui mandato cessera' pero' nel 2010. Fra gli incriminati da quest'ultimo tribunale, Slobodan Milosevic e' morto e Radovan Karadzic e Ratko Mladic sono ancora latitanti. Il segretario dell'ONU Ban Ki-moon ha chiesto al Consiglio di sicurezza di porre in essere le misure atte a costringere gli Stati interessati a consegnare i ricercati.

    Vediamo percio' come ha ragionato la Corte e quali sono state in dettaglio le sue conclusioni, ponendo particolare attenzione ai quesiti cui essa era chiamata a rispondere, cioe' verificare i profili inerenti alla Convenzione sulla prevenzione e sulla punizione del crimine di Genocidio - crimine che ha caratteri giuridici ben definiti e non e' da confondersi con altri crimini di guerra o contro l'umanita' di cui sono accusati molti imputati del Tribunale per la ex Jugoslavia - in particolare riguardo al fatto che ne fosse responsabile uno Stato specifico o che questi non avesse operato per evitarlo.

    Il processo era stato intentato contro la Repubblica federale di Iugoslavia, che allora consisteva nelle due Repubbliche distinte di Serbia e Montenegro. Poiché il Montenegro e' divenuto indipendente il 3 giugno 2006, la Corte ha concluso che l'unico "imputato" formale dovesse essere la Serbia. La Corte de L'Aja ha rifiutato per dieci voti a cinque le obiezioni sul fatto di non avere giurisdizione per giudicare sulla disputa sollevata al suo cospetto il 20 marzo 1993 dalla Repubblica di Bosnia e Herzegovina, affermando invece che essa le e' garantita in base all'articolo IX della Convenzione sulla prevenzione e sulla punizione del crimine di Genocidio.

    La Corte ha osservato che, secondo la Convenzione, uno Stato puo' essere giudicato responsabile di genocidio o complicita' in genocidio, anche se nessun individuo e' stato condannato per il crimine da un tribunale competente, ma che si puo' qualificare genocidio solo un insieme di atti accompagnati dall'intenzione di distruggere un gruppo protetto, in tutto o in parte, in quanto tale. Essa ha sottolineato la differenza fra genocidio e "pulizia etnica„, che puo' essere effettuata con lo spostamento forzato di un gruppo di persone da una zona specifica. La corte ha ricordato che il gruppo designato deve essere definito da caratteristiche positive particolari - nazionali, etniche, razziali o religiose - e non dalla loro mancanza, quindi ha rifiutato la definizione negativa proposta come "popolazione non serba" ed ha concluso che, per gli scopi del caso, il gruppo deve essere definito come "i Musulmani bosniaci". Ecco perche' quello dell'enclave di Srebrenica e' genocidio.

    A maggioranza, il tribunale ha stabilito che la Serbia non ha commesso il genocidio attraverso i suoi organi o persone i cui atti ne avrebbero coinvolto la responsabilita' secondo il diritto internazionale, ne' ha cospirato per commettere il genocidio, ne' ha incitato alla commissione del genocidio, in violazione ai suoi obblighi sotto la Convenzione. Con dodici voti a tre, la Corte ha pero' stabilito che la Serbia ha violato l'obbligo di impedire il genocidio, sotto la stessa convenzione, co riguardo al genocidio di Srebrenica del luglio 1995, mentre per 14 voti a 1 ha trovato che la Serbia ha violato i suoi obblighi non trasferendo Ratko Mladic - incriminato per genocidio e complicità in genocidio - perche' fosse giudicato presso il tribunale criminale internazionale per la ex Iugoslavia.

    Inoltre con tredici voti a due, il tribunale internazionale ha ritenuto che la Serbia abbia violato il suo obbligo di aderire alle misure provvisorie ordinate l'8 aprile e il 13 settembre 1993 dalla Corte, poiche' non e' riuscita ad approntare tutte le misure in suo potere per impedire il genocidio in Srebrenica nel luglio 1995. Quasi all'unanimita', il Tribunale ha deciso che la Serbia dovra' prendere subito misure efficaci per adeguarsi completamente al suo obbligo di punire gli atti del genocidio come definito dalla convenzione, fornendo gli atti e cooperando completamente con il tribunale competente. Secondo la Corte, qualora la Serbia ottemperasse a tali prescrizioni avra' pagato il suo debito con la giustizia e non dovra' pagare una compensazione, ma dovra' anche dare assicurazioni e garanzie che tutto cio' non si ripetera'.

    Per quanto riguarda le prove, la corte richiede che le accuse di crimine di genocidio o gli atti riferiti enumerati nell'articolo III della convenzione siano dimostrati da prove conclusive. La Corte si e' basata per le sue valutazioni su diversi documenti, fra cui quelli raccolti dal Tribunale per l'ex Jugoslavia e il rapporto del segretario generale delle Nazioni Unite intitolato “la caduta di Srebrenica„. La corte ha esaminato i collegamenti fra il governo della Repubblica federale di Iugoslavia e le autorità del Republika Srpska (che era “la Repubblica auto-affermata della gente serba della Bosnia e dell'Herzegovina„), concludendo che quest'ultima non era autonoma nelle azioni.

    Il Tribunale de L'Aja ha quindi analizzato i fatti dichiarati dalla Bosnia - Herzegovina per decidere: se le atrocità presunte sono accadute e, se, in tal caso, i fatti stabiliscono l'esistenza di un'intenzione, da parte dei perpetratori, di distruggere per intero o in parte il gruppo dei Musulmani bosniaci. La Corte ha detto che ci sono prove schiaccianti delle uccisioni massicce durante guerra in Bosnia ed Herzegovina, ma ha dichiarato di non essere convinta che quelle uccisioni siano state accompagnate dall'intenzione specifica da parte dei perpetratori di distruggere, in tutto o in parte, il gruppo dei musulmani bosniaci. Quindi le uccisioni potrebbero ricadere sotto le figure giuridiche di crimini di guerra ed i crimini contro l'umanita', ma essa non ha giurisdizione per determinare se sia cosi'.

    Riguardo al massacro di Srebrenica del luglio 1995 la corte conclude che i membri dell'esercito della Republika Srpska hanno avuto l'intenzione specifica necessaria di distruggere in parte il gruppo dei musulmani bosniaci (specificamente i musulmani bosniaci di Srebrenica) e che si tratta di conseguenza di genocidio, in base all'articolo che parla di "danno fisico o mentale grave ai membri del gruppo protetto" ed ha trovato che altrove i Musulmani bosniaci erano sistematicamente vittime di maltrattamento, di battiture, di violenza di massa e di tortura durante il conflitto, ma che l'intenzione specifica di distruggere il gruppo protetto non si puo' stabilire.

    Alla luce delle informazioni disponibili, poi, la Corte ha trovato che gli atti di coloro che commisero il genocidio a Srebrenica non possono essere attribuiti allo Stato secondo le regole di diritto internazionale che stabiliscono le responsabilita', dato che gli atti di genocidio possono essere attribuiti allo Stato solo qualora fossero commessi da persone o istituzioni di quello Stato o in base ad istruzioni o sotto la guida di tali autorita' (come avvenuto invece ad es. con Hitler). La corte ha detto di non aver trovato le prove che le autorita' di Belgrado fossero al corrente del fatto che il genocidio era imminente, tuttavia ha sottolineato che la Serbia non ha dimostrato di aver messo in atto ogni iniziativa per impedire cio' che e' accaduto, quindi non ha fatto niente per impedire i massacri di Srebrenica ed ha violato così il suo obbligo di impedire il genocidio.

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