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  • 07/03/2007 Aggressioni a preside e insegnante : reazioni tiepide aiutano bullismo (Rita Guma, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    Le reazioni 'freddine' al pestaggio di un docente da parte dei familiari di un ragazzo e dell'aggressione ai danni di un preside da parte di due o piu' parenti di allievi meritano una riflessione.

    Da un lato infatti esse contribuiscono a spiegare il clima che si e' creato nelle scuole italiane e nella societa': molti ragazzi violano le regole perche' sono spalleggiati dalle famiglie e per questo - mancando un interlocutore adulto con cui fronteggiare l'emergenza minore - gli eccessi finiscono con il ricorso alle forze dell'ordine dopo che qualcuno ne ha fatto le spese. Ma - ed e' la seconda riflessione - la situazione e' destinata a peggiorare, soprattutto se l'indignazione resta solo sulle pagine dei giornali ed e' di modesta portata.

    Giusto infatti indignarsi per l'insegnante che commette violenza su un ragazzo o per un docente assente mentre un minore viene pestato, ma come non indignarsi altrettanto per un docente o un dirigente scolastico aggrediti? Tanto piu' che queste persone rappresentano lo Stato (persino il ministro se ne e' dimenticato), essendo pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni. Secondo l'art. 357 c.p., "Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione.... è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi, e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione e dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi e certificativi".

    La Cassazione - sez. penale - sottolineava nel 2001 che tali sono i presidi e gli insegnanti delle scuole statali (e private parificate, ndr), evidenziando che "A loro sono devoluti, fra gli altri, il potere di proporre o adottare provvedimenti disciplinari, quello di concorrere alle valutazioni periodiche e finali della condotta e del profitto dei singoli alunni e quindi di incidere sul loro destino scolastico, quello di certificare lo svolgimento di determinati programmi imposti dalle leggi dello Stato e di attestare la partecipazione degli studenti". Ma chi se lo ricorda piu'? Sembra quasi che far rispettare le regole da parte di presidi e docenti sia una pretesa.

    La realta' e' che da tempo e' in atto una campagna contro i docenti. Non contro i docenti impreparati e nullafacenti, ma contro i docenti tutti che sono divenuti, nell'immaginario collettivo, per definizione impreparati e nullafacenti. Lo stesso ministro dice che e' ingiusto che tutti gli insegnanti siano danneggiati nell'immagine da poche mele marce, tuttavia dedica poche battute - e su richiesta del giornalista - all'episodio del preside aggredito e nessuna a quella del docente che ha rimediato 21 giorni di prognosi.

    Il bullismo dei minori contro i compagni nelle scuole ha generato immediate e corali reazioni, dalla sinistra di governo all'opposizione. Il ministro ha fatto dichiarazioni a iosa ed emanato ben due circolari. Per l'aggressione al personale della scuola nemmeno un comunicato ufficiale sul sito del ministero. Ma intanto, ad un convegno odierno, Fioroni afferma che "Non è pensabile che un docente che sia tale non viva in una realtà non impregnata di cultura, non sia informato su quello che accade nel mondo, non frequenti un cinema, non ascolti musica".

    Non so come Fioroni possa immaginare che gli insegnanti siano persone del genere. Anche se spesso viene loro richiesto di ampliare il programma all'uso di strumenti informatici o altri per i quali non si e' prevista una preventiva formazione e quindi e' naturale una certa difficolta', Fioroni sta descrivendo persone totalmente fuori dal mondo, mentre e' lecito pensare che la maggior parte dei docenti guardi almeno il telegiornale e la TV.

    E quanto al discorso del ministro sulla volonta' dei docenti di cercare "di avvicinarsi e conoscere quelli che sono i gusti degli allievi per capire il loro mondo e cercare di avvicinarsi il più possibile ad essi". Moltissimi insegnanti in scuole difficili conoscono infatti bene gli interessi degli allievi (droga, notti in discoteca, rapporti precoci con l'altro sesso, quando non violenza mafiosa e camorristica), tuttavia sono proprio i fenomeni da cui tenerli lontani e non certo lo strumento per arrivare a loro. Ne' si puo' sacrificare il compito di trasmettere i saperi alla volonta' di creare un dialogo, se questo resta solo fine a se' stesso. Il dialogo e' importante, ma deve essere strumento, non distrazione. Inoltre, come diceva un vecchio preside, per fare l'amore occorre essere in due, cioe' il dialogo non si instaura senza volonta' reciproca. E se non c'e' la volonta' dell'allievo ci deve essere l'aiuto della famiglia.

    Quella del ministro appare quindi solo demagogia, soprattutto quando afferma che "la formazione costituisce una leva strategica fondamentale per lo sviluppo professionale del personale e quindi per il sostegno ai processi di innovazione in atto e al potenziamento dell’offerta formativa". Ridicolo, quando l'ampliamento dei programmi arriva prima della formazione, oppure arriva da solo, e si continuano a tagliare le risorse (e parlo per questo ministero e per il precedente), a cominciare da quelle per la disabilita'. Ma forse e' per questo che ai docenti della scuola barese in cui il preside e' stato picchiato, il provveditorato pensa di proporre corsi di aggiornamento, che chiunque sia sano di mente si chiedera' se siano di arti marziali.

    E cosi' spetta - quasi paradossalmente - ai genitori, in particolare alle diverse associazioni nazionali di famiglie degli studenti, dire una parola sensata e di sincera condanna sulla vicenda.

    Qui non si vuol negare che alcuni docenti siano incapaci di dialogo o che altri siano impreparati sulla materia curriculare o sulle tecniche didattiche o siano pessimi esempi per gli allievi o infine aspettino solo fine mese per ritirare lo stipendio. Ne' si vuol sminuire l'importanza di una buona comunicazione e di una didattica moderna che sfrutti gli strumenti informatici e i laboratori (quando la scuola ne dispone e sono effettivamente aggiornati e funzionanti), tutti strumenti dei quali sono una fervente sostenitrice. Si vuole invece rimarcare che occorre una ferma e chiara condanna ad episodi di aggressione come questi da parte di tutta la societa'. E si vuole sottolineare che non e' possibile pretendere correttezza di comportamenti dagli allievi (con i docenti e fra loro), se questa condanna non e' evidente e se invece passa l'idea che i professori in fondo se la sono cercata e quindi devono aggiornarsi.

    Prima del famigerato '68 gli insegnanti erano rispettati di per se', in quanto portatori di sapere (se lo erano) o in quanto pubblici ufficiali. Ecco perche' ci si alzava all'ingresso del docente in aula, che fosse 'buono' o 'cattivo', preparato o impreparato, cordiale o severo: per rispetto verso l'istituzione. La societa' e la famiglia andavano unanimi verso questa direzione ed i ragazzi seguivano a ruota.

    Oggi non e' piu' cosi', ma colpevolizzando i docenti, non solo quando attori o passivi spettatori, ma anche quando vittime dei soprusi, non si va verso una societa' piu' legalitaria e migliore, semmai il contrario. Con buona pace delle circolari e dei proclami, che servono solo a fingere di saper gestire l'emergenza e a prendere voti o un primo piano TV.

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