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  • 05/06/2007  Ergastolo, una pena di troppo (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Un gruppo di associazioni e partiti politici presenta la proposta di abolizione dell’ergastolo: mantenere la prospettiva del recupero del condannato diventa la priorità. Ma a questo deve legarsi un altro fattore: la certezza della pena.

    Siamo stanchi di morire un pochino tutti i giorni. Abbiamo deciso di morire una volta sola, le chiediamo che la nostra pena  sia tramutata in pena di morte”: a chiederlo, con una lettera indirizzata al presidente della Repubblica, sono oltre trecento persone condannate all'ergastolo e detenute nelle carceri italiane. Una provocazione, naturalmente, che fa paradossalmente il paio con le richieste di commutazione delle pene capitali in ergastolo che troppo spesso – purtroppo – vengono negate.

    La lettera che abbiamo presentato è in verità un appello, lanciato dall’associazione Antigone, dalla Sinistra europea e dal partito della Rifondazione comunista, e che ha ottenuto il sostegno di numerosi personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo, da Ascanio Celestini a Sandro Curzi, da Erri De Luca a Leo Gullotta. “La questione dell’abolizione dell’ergastolo, una pena che esclude per il condannato la prospettiva di una nuova vita, è questione da sempre al centro delle battaglie progressiste, - scrivono i promotori - è un obiettivo irrinunciabile di civiltà giuridica, è il cardine di quel “diritto penale minimo e mite” che solo può invertire la spirale perversa che continuamente si crea tra le urla scomposte del giustizialismo, l’emarginazione di intere fasce sociali, la negazione dei diritti e della speranza”. 

    Parole che sembrano lontane anni luce dal clima che si respira nel paese, o che pare respirarsi nel paese: allarme sicurezza ed emergenza immigrazione non cedono il passo ai temi dell’inclusione e della cittadinanza, e a distanza di mesi ancora in molti sono pronti a sparare a zero sul provvedimento di indulto approvato dal Parlamento e fortemente voluto dal ministro della Giustizia. Potrebbe insomma apparire decisamente fuori moda appoggiare la proposta di abolizione dell’ergastolo, eppure a ben vedere esso rappresenta un traguardo al quale la cultura giuridica di questo paese si sta avvicinando. Naturalmente, in questo quadro, il punto essenziale è soprattutto uno: la certezza della pena. In un paese in cui la giustizia arriva – se arriva – anche con decenni di ritardo, la certezza della pena racchiude ormai un valore immane: è per questo che dirsi d’accordo sull’abolizione dell’ergastolo significa al tempo stesso dirsi fiduciosi che la gestione delle pene detentive possa basarsi su criteri di certezza e di sicurezza. In caso contrario, saranno molti coloro che non si lasceranno convincere della bontà della proposta di abolizione dell’ergastolo.

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