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  • 12/08/2004 Morte di Hina

    Ricerca personalizzata

    Muore sgozzata a 20 anni, perchè amava un cristiano e non voleva sposare l'uomo che il padre aveva scelto per lei. Muore scannata per aver osato rifiutare la sharia e viene sepolta con la testa ad est, per devozione ad Allah. Un padre che cerca con la lama tagliente la gola della figlia per rispettare i dettami dell' Islam, le scava una fossa in giardino e la seppellisce Ma già dal 2003, quando era ancora minorenne, Hina Saleem veniva picchiata perchè voleva vivere da occidentale, poi andò in una comunità a Nave, dalla quale si allontanò subito. Ed in più occasioni denunciò il padre-padrone che le imponeva di sposare il cugino figlio di una zia che mai aveva visto e che vive in Pakistan», quel padre che la voleva musulmana. Le denunce riguardavano i familiari, soprattutto il padre e gli altri maschi che le impedivano di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Era maltrattata da tutti, anche dalle sorelle, fratelli e anchedal cognato Mahmoud, l’uomo ora ricercato per il delitto.

    Si accaniscono su di me, aveva dichiarato, mi accusano di assumere atteggiamenti da cristiana e non da musulmana. Mi dicono: sei una cretina, una stupida maledetta. Mia madre, come il resto della famiglia, si limita agli insulti e ai richiami. Mio padre invece ... Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi. Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood marito di mia sorella.
    L' estate del 2002 i primi violenti litigi: Era luglio, racconta, non ricordo la data esatta, mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale. se non al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia dove il medico voleva sapere come avessi fatto a farmi male in quel modo e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta..
    Il mese successivo, agosto, in casa non c’era nessuno, mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime.

    Questa la prima denuncia raccolta nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina alle 11.50 del 4 marzo 2003, quando Hina aveva 17 anni. Poi le altre, sempre ritirate, dalle quali emerge il profilo di un padre-padrone dispotico e violento.

    Hina, arrivata in Italia nel 1999 con madre, sorelle e fratelli e subito occidentalizzatasi,  si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni

    La vera ribellione consisteva in un lavoro in un ristorante indiano a Brescia e le serate trascorse con gli amici italiani, il rapporto di semiconvivenza con il bresciano Giuseppe.

    Anche in Italia, sino al 1981, esisteva il delitto d’onore, punibile da un minimo di 3 anni a un massimo di 7.

    Secondo il diritto islamico, Hina, la ragazza di Brescia uccisa dal padre pakistano, ha commesso il reato di zina, un termine che indica la fornicazione in tutte le sue forme. Secondo la sharia, la ragazza è colpevole di avere avuto rapporti sessuali prima del matrimonio. Per questo reato il Corano prevede un certo numero di frustate, mentre la Sunna (la Tradizione del profeta Maometto) contempla la lapidazione ma il concetto di onore non è prerogativa del mondo islamico né delle società arretrate ma è ancora molto diffuso.
    La discriminazioni contro le donne viene perpetrata in nome della religione stabilendo che i maschi sono autorizzati a fare le ore piccole e frequentare le ragazze bianche, mentre le femmine devono stare a casa e comportarsi da buone musulmane.
    Il delitto d'onore, la condizione subalterna della donna, la poligamia e l'omosessualità sono alcuni dei nodi cruciali dell'Islam in Europa.

    17/08/2006
    Dopo il fermo del padre e dello zio, viene ricercata una terza persona coinvolta nell'omicidio della ragazza pachistana: il cognato, accusato anche lui dell’omicidio di Hina Saleem, la ventunenne pachistana sgozzata e sepolta nel giardino di famiglia perché fidanzata con un ragazzo italiano contro il parere del padre. Dopo il fermo del padre e dello zio di Hina (marito di una sorella della madre), gli inquirenti hanno catturato il terzo uomo coinvolto nell'efferato omicidio: si tratterebbe appunto del cognato di Hina, marito della sorella maggiore, che secondo gli inquirenti sarebbe rimasto in Italia.

    Secondi il Procuratore Brescia sarebbero appunto tre gli assassini della giovane pachistana: padre, zio e un terzo ricercato. A dirlo e' il procuratore di Brescia Giancarlo Tarquini.L'accusa e' di omicidio volontario premeditato e occultamento di cadavere. 'Sembra che a tagliare la gola sia stato il padre - ha detto il procuratore - ma non e' escluso che gli altri abbiano partecipato direttamente. Per noi sono tutti responsabili'. A Brescia e' attesa la madre di Hina. 'Non sappiamo di quanto sia a conoscenza' ha aggiunto Tarquini. Intanto a Brescia è stata attesa la madre di Hina Saleem, da una ventina di giorni in vacanza in Pakistan. Si è detto nei giorni scorsi che le donne di famiglia sarebbero state fatte tornare in Pakistan perchè non assistessero alla feroce punizione che stava maturando.

    L' altro punto da chiarire è quello riguardante la premeditazione: Hina lunedì è andata a casa spontaneamente oppure vi è stata attirata? La madre è partita perchè poteva essere di ostacolo alla sua eliminazione oppure lo ha fatto per altre ragioni? Il tempo dello scavo della buca fa pensare a un' esecuzione programmata o a un impeto di rabbia? Quale coltello è stato utilizzato, forse quello sporco di sangue?

    E intanto si apprende dall' avvocato Alberto Bordone, difensore d'ufficio di Mohammed Saleem, che il padre di Hina è un profondo credente, segue con scrupolo il Corano e le sue idee religiose sono profondamente radicate e molto diverse dalle nostre ragion per cui il rapporto con la figlia Hina era molto complicato, proprio a causa delle sue idee religiose Aveva chiesto di diventare cittadino italiano agli uffici anagrafici di Sarezzo, in provincia di Brescia, dove abita, sei mesi fa, prima di sgozzare la figlia perché non portava il velo e si era innamorata di un occidentale, Mohammed Saleem, anche se in cuor suo continuava a covare un odio profondo verso i costumi di un popolo che lo ospitava ma che non sopportava come non sopportava il comportamento della figlia.

    Il caso di Hina insegna molto ai fini della cittadinanza: è evidente che non basta chiedere l'adesione ai valori della Costituzione, ma bisogna che ci sia un'adesione anche a diritti fondamentali come il fatto che la donna si rispetta secondo regole che io considero universali, ha affermato il ministro dell'Interno Giuliano Amato, la donna ha il diritto di scegliere la sua vita. Il matrimonio combinato noi lo abbiamo abbandonato alcuni secoli fa.

    Governo parte civile contro il padre di Hina
    La responsabile delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini (Ds): basta silenzi sulla condizione di queste donne. Più soldi per i centri antiviolenza.
    Credo che Hina, la ragazza pachistana che ha avuto il coraggio di ribellarsi e di amare, debba essere il simbolo di un impegno per tutti noi...
    Stiamo approfondendo tutti gli aspetti di una questione molto delicata ma c’è la volontà mia affinché ministero dei Diritti e delle Pari Opportunità si costituisca parte civile contro il padre che verrà processato per omicidio

    21/08/2006
    La mamma di Hina è comparsa venerdì 18/08 nella stazione dei carabinieri, dicendo fra le altre cose: Voglio denunciare mio marito, ha ucciso mia figlia. Muhammed ha fatto giustizia, Hina non si comportava da brava musulmana, anche se suo padre non l'ha mai picchiata, né ha mai abusato di lei
    Non ha chiesto il corpo della figlia, nè di vedere il marito ma ha incominciato ad ammettere le sua violenze nei confronti della figlia.

    Viene intanto Spiccato un mandato di cattura europeo per il cognato di Hina, la ragazza pachistana 20enne uccisa e sepolta nel giardino di casa a Sarezzo, in provincia di Brescia.

    Funerale ufficiale per Hina
    Il ministro per i diritti e le pari opportunita' Barbara Pollastrini, chiede un funerale ufficiale per Hina, la ragazza pakistana uccisa a Brescia perchè non ritenuta una buona musulmana. E' un segno di rispetto e compassione corale, e' un fatto che riguarda tutti. Anche cosi' si costruisce l'integrazione e si accompagna chi vuole diventare italiano, ha detto

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